Nel mese "salesiano", volentieri presentiamo ai nostri lettori la nuova sistemazione del "MUSEO DELLE CAMERETTE", un percorso che ci restituisce un Don Bosco vivo, parlante e ci mostra il suo itinerario di fondatore, di santo, di amico dei giovani...
LE "NUOVE" CAMERETTE
di Natale Maffioli
Valdocco, la casa madre della famiglia salesiana, ha un
cuore che si trova al secondo piano del corpo di fabbrica che
"invade" il cortile a fianco della basilica di Maria Ausiliatrice. In
queste stanze Don Bosco è vissuto per quasi quarant'anni e ha concluso la sua
vicenda terrena all'alba del 31 gennaio 1888.
La storia degli
ambienti è tormentata, fatta di aggiunte successive e di ristrutturazioni.
Bisogna anche tenere presente che i primi successori, don Rua, don Albera, don
Rinaldi hanno occupato le stesse stanze. Solo dopo la beatificazione di Don
Bosco, nel 1929, è nata l'esigenza di attrezzare il luogo per la visita,
esponendo quanto gli era appartenuto, e cercando di ricomporre i locali così
com'erano all'indomani della sua morte. Negli ultimi settant'anni si sono
succeduti diversi allestimenti; l'ultimo più che a far visitare degli ambienti
ed esibire delle cose, è stato finalizzato a un incontro con Don Bosco uomo
di Dio, grande educatore dei giovani, artefice di presenze nuove nella Chiesa,
apostolo impareggiabile del Regno. Tutto ciò offrendo documenti della sua
attività, e disponendo gli oggetti appartenutigli negli ambienti dove
presumibilmente si trovavano quando il santo era ancora in vita.
LE NOVITA'
Ovviamente non si è proceduto solo a una nuova disposizione delle suppellettili e del vestiario, ma si è anche adeguato il complesso alle norme di sicurezza, si è dotata la struttura di ascensore, si è creata una via di fuga in caso di sinistro. L'occasione era propizia anche per una revisione dello spazio del grande salone attiguo alle camerette, così si è provveduto ad abbattere il solaio per riportare il volume come in antico, con lo spiovente del tetto a vista. Un'altra innovazione consiste nell'eliminazione di tutte le didascalie apposte sugli oggetti, sostituite con dei video che forniscono sintetici testi esplicativi.
Nella prima stanza, usata da don Bosco come camera e ufficio dal 1852 al 1861, sono stati collocati gli oggetti che ordinariamente ingombravano la sua scrivania; su una parete è stato posto il ritratto di san Domenico Savio del pittore Caffaro Rore e il cartello con le parole ispiratrici dell'azione di Don Bosco: "Da mihi animas cetera tolle" (Dammi le anime e tieniti il resto) perché in questo ambiente è avvenuto il primo colloquio importante tra i due, e qui ha preso le mosse la congregazione salesiana. Nella teca sono state poste due copie dei verbali redatti il 26 gennaio 1854 e il 18 dicembre 1859: il primo, scritto da Michele Rua (non era ancora sacerdote), è la cronaca dell'incontro di Don Bosco con quattro giovani dell'Oratorio per fare una promessa o un voto al Signore: "A coloro che fanno questa prova e che la faranno in seguito è stato dato il nome di Salesiani"; il secondo è l'atto costitutivo della congregazione salesiana.
La stanza successiva è occupata dall'altare usato dal santo negli ultimi anni di vita e benedetto dal cardinale Gaetano Allimonda, allora arcivescovo di Torino. In due teche di fronte al mobile sono conservati gli oggetti di uso liturgico: paramenti, calici, candelabri, messali sicuramente usati da Don Bosco. Sul retro si apre una galleria dove il santo, oramai impedito di scendere in cortile, usava passeggiare. In una vetrina sono esposti alcuni suoi oggetti da passeggio, assieme alla talare e al soprabito; sono stati collocati in basso perché il visitatore possa rendersi conto della statura di Don Bosco, che era alto un metro e 62 centimetri!
Ritornati nella cappella, grazie a un nuovo percorso, si passa nella stanza dove Don Bosco è morto; in realtà era l'ufficio dove lavorava, ma negli ultimi tempi di malattia fu trasformato in camera per dare la possibilità a un salesiano di occupare la stanza attigua e di assisterlo. Subito accanto vi è la camera da letto usata da Don Bosco dal 1861 al 1887, arredata con i mobili dell'ufficio del santo.
UN PROGETTO PRECISO
La visita a questi ambienti storici è scandita secondo una precisa sequenza che fa risaltare la personalità del santo, il suo dinamismo pastorale, la sua missione nella Chiesa, la sua creatività educativa, i progetti coraggiosi, le intense relazioni, il lavoro instancabile che caratterizzarono gli ultimi decenni. Nel grande salone si è accolti da una serie di ritratti di Don Bosco; a destra in una teca, sono esposte tre tele: la prima, un ovale, è stata dipinta nel 1886 dal pittore bresciano Enrico Benzoni, la seconda da Giuseppe Rollini nel 1888, e la terza da Paolo Gaidano nel 1889. Nella teca di fronte, invece, è mostrato il volto di Don Bosco così come appare in diverse foto, eseguite tra il 1861 e il 1888; l'ultima lo ritrae sul letto di morte.
Don Bosco ha intuito quanto bene poteva fare con la diffusione dei buoni libri: ne scrisse davvero tanti, li stampò e li diffuse per ogni dove. Nello spazio successivo sono esposte alcune sue opere; alcune riproduzioni di manoscritti e di bozze corrette di suo pugno, mettono in evidenza la preoccupazione di fornire ai lettori un testo senza errori oltre che passabile dal punto di vista letterario. Fu un grande catechista. Non solo con la parola e gli scritti: egli volle che gli edifici stessi e gli arredi fossero una chiara esposizione della dottrina cristiana. Così in un apposito spazio sono esibiti, assieme a quelli dell'Oratorio, i progetti delle sue "fabbriche" sacre: la basilica di Maria Ausiliatrice e la chiesa di san Giovanni su corso Vittorio Emanuele. L'architetto Antonio Spezia offrì per la prima un progetto nella più tradizionale forma architettonica: chiesa a croce latina, di gusto barocco, con una facciata che si rifaceva a modelli palladiani, rivisti con un'ottica neoclassica, come aveva fatto a Roma l'architetto Valadier per la chiesa di san Rocco al porto Ripetta. Nella chiesa di san Giovanni Evangelista l'architetto Edoardo Arborio Mella ripropose, invece, uno stile frutto di una commistione di elementi romanici e di verticalismo gotico. Si era all'epoca della rinascita degli stili medioevali; i vicini valdesi avevano costruito il loro tempio ispirandosi alle forme gotiche.
Fuori di questa sezione si può ammirare il modelletto degli affreschi che decorano la cupola della basilica, opera del Rollini e realizzati nel 1889. Lo spazio vicino è occupato da sculture e dipinti: una statua in cartapesta della Madonna Consolata, la prima che figurò nella cappella Pinardi, e una in gesso di san Francesco di Sales che Don Bosco mise nell'omonima chiesa in sostituzione della tela ovale con una raffigurazione del santo patrono che si può vedere accanto al bozzetto della pala maggiore della basilica di Maria Ausiliatrice di Tommaso Lorenzone. La visita prosegue con una sezione dedicata alla glorificazione di Don Bosco: l'urna di legno intagliato e dorato (disegnata dall'architetto salesiano Giulio Valotti e realizzata dalla Scuola Professionale Salesiana di San Benigno Canavese) e il grande paramentale con ricami d'oro su laminato d'argento (donato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice) approntati per la beatificazione del nostro nel 1929.
Al fondo del salone sono esposti alcuni mobili di uso liturgico: il pulpitino della "buona notte" (il saluto che Don Bosco dava ai suoi ragazzi prima che andassero a dormire), il pulpito donato da san Giuseppe Cafasso, un confessionale e l'altare usato da Don Bosco nel suo appartamento. La collocazione di questi elementi vuol sottolineare l'importanza data dal santo ai sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione nonché all'apostolato della predicazione.
La sala attigua è occupata da una cappella per la celebrazione eucaristica di gruppi. Il dipinto dietro l'altare è una sorta di ex voto per l'approvazione delle costituzioni della Congregazione salesiana, fatto realizzare dal pittore Rollini nel 1880 e donato al santo dagli exallievi. Nelle teche addossate alle mura perimetrali sono collocati i ritratti di Santa Maria Domenica Mazzarello, di Margherita Occhiena, mamma di Don Bosco, di don Rua e di don Rinaldi, di un santo allievo dell'oratorio Besucco Francesco, di Marianna Rua, mamma di don Rua; del pittore Rollini, pittore di Don Bosco ed exallievo dell'oratorio e del Teologo Borel uno dei primi aiuti del nostro santo.