DOCTOR J.
di Jean François Meurs
GUARDARE ALLE QUALITA'
Caro dottor J., ho letto con una certa emozione la testimonianza di Vincenzo. Mi sono confrontata con l'omosessualità il giorno in cui mio figlio è venuto a dirmi: "Credo di essere omosessuale!". Per me non era mai stato un problema fino ad allora, perché non c'ero dentro. Uso la parola "problema", perché nella mia testa risuonano le parole "devianza" e "anomalia". Ho subito provato una grande senso di colpa, come tanti genitori in casi del genere. Ho cercato la spiegazione all'interno della coppia e nelle relazioni con i figli; operazione che mi ha distratto dall'essenziale: essere a fianco di mio figlio in un momento difficile, imparare ad accettarlo, non contare su un miracolo per cambiarlo, ma aprirgli delle strade. Ai genitori che si sono confrontati con l'omosessualità, non so dare consigli, parlerei di porte da aprire: guardate le qualità di vostro figlio/a: sono meno figli a causa della loro "diversità"? E credete che sia per loro impossibile vivere i valori che gli avete trasmesso? Sono più chiusi rispetto agli altri, al dono di sé, alla vita spirituale, ai valori evangelici? La loro vita è forse totalmente infeconda? Teresa, Livorno
Cara
Teresa,
in effetti,
l'avventura omosessuale non è estranea all'amore, che è l'essenza
dell'avventura umana. Due film come "Filadelfia" o "Quattro
matrimoni e un funerale" che sono piaciuti ai giovani, lo
lasciano intuire. Il primo rivelava agli occhi degli spettatori, a volte
sorpresi, la tenerezza, l'aiuto reciproco e la fedeltà di una coppia
omosessuale dove uno dei partner, colpito da AIDS, veniva licenziato dal lavoro
a causa della sua malattia. Le qualità umane di questa coppia permettevano a un
avvocato di evolversi verso più sensibilità, il che si rivelò benefico nei suoi
rapporti con la moglie e i figli. "Quattro matrimoni e un funerale"
raccontava il percorso di un giovane dongiovanni, e di un gruppo di scapoli che
hanno giurato di bandire il matrimonio. Non credevano alla fedeltà. Il giorno
del funerale di uno di loro, sentendo il discorso dell'amico, si rende conto,
non senza una punta di gelosia, che questa coppia era davvero affiatata,
teneramente complice e fedele. Si può sempre imparare, da chiunque, in
qualsiasi situazione.
Questi film non presentavano degli eccentrici, dei "pazzi", delle caricature di esseri umani che provocano solo il rifiuto, ma degli uomini normali nei quali ci si può, in parte, identificare. I film, ovviamente, non provano niente, ma possono allertare la sensibilità, aiutare ad avere un diverso approccio al problema, a porre domande e aprire possibilità: anche gli omosessuali potrebbero insegnare qualcosa alle coppie eterosessuali, testimoniare, nonostante tutto, una buona qualità di amore. Insomma può capitare che certe coppie omosessuali sappiano sviluppare una qualità relazionale e spirituale che spinge verso l'alto. Una parte di bellezza non è loro rifiutata, non più che agli altri. Lezioni di amore ablativo non si possono mai rifiutare, da qualunque parte provengano. Questo, secondo me dovrebbe essere il punto di vista dell'educatore.
La realtà è però meno bella. Certamente non c'è da fare l'elogio della omosessualità, contrariamente a quello che una certa moda ha potuto far pensare, affermando che gli omosessuali sono spesso più creativi, moderni e aperti che non gli eterosessuali. Non è giusto mettersi a credere questo. L'omosessualità in sé non ha proprio niente di invidiabile; in più è sovente attraversata dagli incontri casuali, dall'adescamento, dall'instabilità della coppia, dall'infedeltà... Ma questo è spesso colpa delle condizioni in cui sono lasciati, privi del loro entourage familiare, e della stessa famiglia. Non di rado sono costretti a investire il loro potenziale affettivo in maniera distorta. E dunque, signora Teresa, approvo la sua volontà e preoccupazione di tener aperte le porte. Non si tratta di fare come se tutto fosse uguale, sullo stesso piano, o come se tutti i comportamenti umani fossero equivalenti, ma di dare a ciascuno uguali possibilità.
I genitori non condannino i loro figli a vivere la loro sessualità nei ghetti, costringendoli a trovare soddisfazioni affettive sui luoghi di adescamento, a vivere in un mondo confinato che presto diventa un inferno. Non si ha mai il diritto di costringere chicchessia a condizioni di vita che conducono alla degradazione e alla distruzione. Soprattutto non in nome della morale, o con la scusa di salvaguardare la morale. Il condannare senza appello, il provocare sofferenze, il voler creare ingiustizie non vedo in che modo possa fare onore alla morale.