MISSIONE

STRADE DI POLVERE

di Maria Antonia Chinello

Un manipolo di donne coraggiose opera su frontiere di avanguardia.
Le strade dell'isola rossa, al Sud del mondo, sono solcate dai passi
delle Figlie di Maria Ausiliatrice incontro ai poveri, ai giovani, alle donne.
Compagne di viaggio di un popolo sempre in cammino.

La Toyota arranca a fatica, ma sicura, guidata dalle mani esperte di suor Antonia, missionaria della prima ora, da 17 anni in Madagascar, che conosce le buche "come le proprie tasche". Ogni giorno, lei e le "sorelle", a volte molto prima del sorgere del sole, affrontano la lingua di terra rossa che collega la loro casa con la piccola cappella dei salesiani: 45 minuti, se tutto va bene. «A volte capita che a due chilometri dalla meta bisogna tornare indietro; le piogge rendono impraticabile la via. Altre mattine non si parte nemmeno». È la prima corsa del giorno. Altre ne seguiranno per raggiungere le sei parrocchie affidate alla animazione della sua comunità, formata da tre suore oltre lei: Krystyna, Saveria e Soanivo.

Manazary è un villaggio di circa 3 mila abitanti sulla sommità del monte, poco distante dalla cima conosciuta come "l'ombelico del Madagascar". Un orizzonte ampio. A perdita d'occhio si contano le colline, e campi coltivati rincorrono le distese delle risaie. Risorse che non bastano alla fame dei bambini che sbucano dalle povere case di fango, al rumore del motore della Toyota.

IL PRODIGIO DELLA LUCE

«Quando siamo arrivate qui, nel 1994, la gente ha saputo cos'era la luce elettrica. I primi giorni si affacciavano curiosi alle nostre finestre per scoprire il "prodigio". Mai visto niente di simile prima». Siamo attorno al tavolo, il ticchettio della pioggia ci fa compagnia, e i ricordi si snodano mentre le fotografie passano di mano in mano. Ecco la prima domenica di oratorio. Anche qui, come in altre case del Madagascar, le "suore che giocano" fungono da calamita per i bambini. Dal gioco, alla catechesi, all'alfabetizzazione! E la casa delle suore diventa la casa di tutti. Le mamme incominciano a fidarsi di quelle donne vestite di bianco.

Poi, tre anni fa, la scuola. Nella Repubblica Democratica del Madagascar, l'istruzione non è obbligatoria. La sorpresa è grande. Ma altrettanto grande e coraggiosa è la decisione delle suore di avviare qui, quasi alla fine del mondo, una scuola elementare che sia centro di cultura per innalzare il livello del villaggio. «Nelle scuole pubbliche e private del paese - spiega suor Saveria - le classi possono anche raggiungere 50, 70, 90 allievi, e più. Noi abbiamo tenuto duro, e ne accogliamo al massimo 30 per classe. All'inizio alcuni genitori hanno fatto resistenza. Ma ora capiscono, colgono la "qualità" dell'insegnamento, e sono orgogliosi che i loro figli frequentino la nostra scuola». Una caparra sull'educazione e sul domani che si gioca anche negli incontri e nelle visite alle famiglie. Suor Soanivo, malgascia, è accolta con saluti di gioia. Una carezza ai bambini, uno scambio veloce di battute con le giovani intente a "battere" la farina, la sosta presso un'anziana che ha accolto come figlie due orfane, il dialogo con un papà alle prese con la costruzione della casa. Storie di tenerezza e di solidarietà silenziosa.

L'ORATORIO DI AMBATOLAMPY

È giorno di festa all'oratorio di Ambatolampy, uno dei quartieri cintura di Antananarivo, la capitale dell'isola rossa. Casupole di latta, legno, mattoni si stringono, cercando di strappare alla vista scampoli di cielo. I viottoli di terra rossa, segnano la geografia della fatica e della sopravvivenza della gente che, seduta a terra, vende le poche cose che possiede. Suor Maria Teresa Añaños è di casa. È tra le ultime arrivate come missionaria qui, dopo anni di servizio in Africa Ovest. Non parla ancora correttamente la lingua, ma quanto sa basta per stringere amicizia con i bambini e le mamme. Incontriamo Cecile, una donna non più giovane che negli anni della pensione ha deciso di dedicarsi allo sviluppo e alla promozione dei più poveri. Con l'aiuto di organizzazioni straniere, ha avviato progetti e ottenuto che si aprisse una scuola di alfabetizzazione nel quartiere.

Ma non le bastava. L'incontro con suor Maria Teresa e con tre coppie di giovani sposi, ha fatto nascere l'oratorio che ha occupato via via spazi privati come la casa di Roxane e Michelle, la scuola pubblica, la parrocchia e la casa della municipalità. Laboratori di cucina e pasticceria, di attività manuali, taglio e cucito, dattilografia e alfabetizzazione impegnano i pomeriggi di vacanza dei bambini e dei preadolescenti.

LA SCOMMESSA DI BETAFO

Le note della piccola orchestrina si perdono nei campi che circondano il centro della cittadina di Betafo. Qui hanno sede la parrocchia, l'oratorio dei salesiani, la scuola e l'internato delle FMA. Oggi si conclude l'oratorio estivo: quattro settimane di animazione comune tra suore e sacerdoti, coadiuvati da un gruppo di vivaci animatori e animatrici per circa trecento ragazzi e ragazze. «Abbiamo vinto la scommessa di strapparli, almeno per un mese, al duro lavoro dei campi, cui li costringe la famiglia per arginare lo spettro della fame e della povertà - racconta suor Valérine, la coordinatrice -. Quest'anno le piogge sono state abbondanti e purtroppo gran parte del raccolto è andato perduto». La gente vive vendendo i raccolti della campagna. Fin dalle prime luci dell'alba, il popolo malgascio cammina da un mercato all'altro. Di valle in valle. Non importa con quale tempo. Tutti in viaggio: grandi e piccoli, donne e uomini. Ognuno con il suo fardello sulle spalle, in testa, al braccio.

Qui l'educazione è scelta controcorrente. Decidere di mandare un figlio o una figlia a scuola significa investire tempo e denaro, per risultati che non sono immediatamente convertibili in pane da mangiare. Bisogna anche fare i conti con le distanze. «Per venire incontro alle esigenze di chi abita nei villaggi più interni, abbiamo aperto un internato - dice suor Teresa Leonik -. Le giovani condividono con noi tanti momenti della giornata, oltre la scuola. Cerchiamo di ricreare quell'ambiente di famiglia che le fa sentire accolte così come sono. Ci sono anche le più piccole, quelle che frequentano la scuola elementare». Oltre all'istruzione di base, a Betafo è aperta anche una scuola professionale, che si sta ponendo come trampolino di lancio perché le giovani, una volta tornate nel loro ambiente, possano esercitare ciò che hanno appreso. C'è allora la continua ricerca per verificare la domanda di lavoro del mercato. Le suore - Marjeta, Norma, Nunziatina, Teresa e Valérine - sanno che la missione ha i tempi lunghi.