COME DON BOSCO L'educatore
di Bruno Ferrero

I REGALI SEGNO D'AMORE?

La fiaba -vera- dei bacini. L'amore è fatto di piccole cose. La gratuità è essenziale perché ci sia amore. La persona è insostituibile. Nessun regalo può sostituirla.

Il dono di sé.

La bambina stava preparando un suo pacco di Natale. Avvolgeva una scatola di costosissima carta dorata. Con la lingua fra i denti, impiegava una quantità sproporzionata di carta e fiocchi e nastro colorato.«Cosa fai?» la rimproverò aspramente il padre. «Stai sprecando tutta la carta! Hai idea di quanto costa?». La bambina con gli occhi pieni di lacrime si rifugiò in un angolo stringendo al cuore la sua scatola. La sera della vigilia di Natale, con i suoi passettini da uccellino, si avvicinò al papà ancora seduto a tavola e gli porse la scatola avvolta di preziosa carta da regalo: «E' per te, papi», mormorò. Il padre s'intenerì. Forse era stato troppo duro. Dopo tutto quel dono era per lui. Sciolse lentamente il nastro, sgrovigliò con pazienza la carta dorata e aprì pian piano la scatola. Era vuota! La sorpresa sgradita riacutizzò la sua irritazione ed esplose: «E tu hai sprecato tutta questa carta e tutto questo nastro per avvolgere una scatola vuota!?». Mentre le lacrime tornavano a far capolino nei suoi grandi occhi, la bambina disse: «Ma non è vuota, papà! Ci ho messo dentro un milione di bacini!». Per questo oggi, c'è un uomo che in ufficio tiene sulla scrivania una scatola da scarpe. «Ma è vuota» dicono tutti. «No. E' piena dell'amore della mia bambina» risponde lui.

L'amore esige dei segni concreti, fisici, visibili. I doni sono un segno visibile dell'amore. Quasi tutto ciò che è stato scritto sull'amore indica che il punto principale di questo sentimento è nel dare. Per alcuni fare e ricevere dei regali, segni visibili dell'affetto, è il migliore modo per dimostrare che si ama. Un dono è qualcosa che si può tenere in mano dicendo: "Mi vuole bene", oppure: "Mi ha pensato". Non importa il suo reale valore. Le mamme ricordano i momenti quando i figli regalavano loro dei fiori. Esse si sentivano amate, anche se erano fiori banali. I bambini sono soliti fare dei piccoli regali ai loro genitori e ciò dimostra che il dare dei doni è importante per chi ama.

I regali non devono essere necessariamente costosi e dati ogni settimana; il loro valore non ha niente a che vedere con il costo ma molto con l'amore. I doni possono essere di ogni tipo, colore e dimensione. Possono essere acquistati, trovati o fatti. Il marito che raccoglie sul bordo della strada un fiore da regalare a sua moglie compie un atto di amore, tranne se la moglie è allergica ai pollini. Chi ha la possibilità, può acquistare un biglietto di auguri da cinque euro, mentre chi non ha il denaro può realizzarlo, prendendo un foglio di carta, ritagliandolo a forma di cuore e scrivendo Ti amo. Più sono una "sorpresa", più sono graditi. Tuttavia il rito del donare è complesso. In questo rito si incrociano linguaggi diversi: quello del dare e del chiedere, del donare e del ricevere.

Troppo spesso l'oggetto diventa la soluzione più semplice, ubbidisce a una richiesta inconscia di bilanciare un rapporto tra persone che si avverte squilibrato. Un dono per essere tale dovrebbe essere totalmente gratuito. Troppe volte invece maschera una necessità ricattatoria: non è gratuito, richiede qualche altra cosa in cambio. Lo fa notare anche Gesù: «Se date a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto...»

La storia comincia subito male. Il bambino, ci dicono gli esperti, viene accompagnato nel suo cammino da un oggetto d'amore (la figura materna) e da un oggetto-sostituto (l'oggetto transizionale, il succhiotto o qualcos'altro). Se la presenza della figura materna è scarsa, il bambino concentra la sua attenzione sugli oggetti inanimati per sostituire la madre, e comincia a « mettere» dentro a questi oggetti tutto il Bene che non riesce più a trovare nel volto umano. Gli oggetti non sono più per lui un sostituto occasionale della madre, ma diventano «la madre». L'oggetto diventa per lui più importante della persona.

Purtroppo anche i genitori si abituano a farsi sostituire da "cose". Se i ragazzi crescono vedendo ogni richiesta affettiva soddisfatta attraverso il dono di un oggetto, saranno portati a idolatrare gli oggetti a scapito delle relazioni. I regali rischiano di diventare pedine di scambio necessarie all'adulto per lenire i propri sensi i colpa. Se un genitore, con un po' di coraggio, invece di comperare un oggetto costruisse alternative che implicano la propria diretta disponibilità, si accorgerebbe che molte volte la richiesta di un dono altro non è che la richiesta di una presenza affettiva. La ripetuta richiesta Papà, ricordati del motorino può semplicemente essere un'invocazione: «Papà, ricordati di me!». Il regalo è dunque spesso la forma più semplice ed efficace per tacitare questa richiesta. I doni spesso si fanno proprio perché non richiedono molto, solo i soldi. Nella nostra cultura il linguaggio del dono rischia dunque di ridursi a scambio, a baratto tra oggetti e rassicurazioni. Genitori e figli perdono la possibilità di parlarsi, intendersi, comprendersi. Resta solo uno scambio meccanico. Resta, alla fine, solo un po' più di solitudine, impacchettata con un nastro d'argento.

C'è un dono che è il migliore segno di amore che esista. E' il dono di sé, il dono del tempo, della presenza. Essere presenti con il cuore e fisicamente, quando il coniuge e i figli hanno bisogno di affetto, è il più bel dono che si possa fare. Un marito un giorno mi raccontò che per i funerali della madre il datore di lavoro di sua moglie le aveva concesso solo due ore di permesso. Sua moglie gli disse: «Mio marito ha bisogno di me per più di due ore, oggi non verrò in ufficio». «Attenta, potrebbe essere licenziata».«Mio marito è più importante del lavoro». Così lei restò tutto il giorno con lui. Per fortuna non perse il lavoro, ma quel marito non ha mai dimenticato il dono della vicinanza di sua moglie, in quel giorno.


COME DON BOSCO il genitore

di Marianna Pacucci

PER ASSAPORARE LA FESTA

E DIRE "TI VOGLIO BENE"

La "temperatura" in occasione delle grandi feste.
Un regalo può essere una cosa importate, che fa bene alle relazioni.
L'effetto sorpresa, la gratuità, l'originalità, ecc. Servono i regali costosi?

La "temperatura" famigliare non presenta, in genere, bruschi rialzi in occasione delle grandi feste (natale, compleanni, promozioni...). Non abbiamo dunque grossi problemi quando dobbiamo mediare l'esigenza di possedere le cose, il piacere di usarle, con la disponibilità a circoscrivere i desideri e i bisogni personali in ragione di altre necessità o come antidoto allo spreco.

Pur rispettando quest'orientamento educativo di fondo, riteniamo che l'esperienza di dare o ricevere un dono resta qualcosa di speciale, un gesto che fa bene alle relazioni famigliari e le arricchisce di maggiore affetto, soprattutto se non si riduce ad un rituale sociale ritmato dall'esterno, ma rispetta un impulso che nasce dall'interiorità di ciascuno di noi. Per questo, in casa abbiamo privilegiato alcune scelte particolari, usando un codice non scritto ma profondamente condiviso.

g La prima regola è quella di scambiare regali non solo in occasioni canoniche, ma gustando l' "effetto sorpresa". Non c'è niente di più bello di vedere spuntare dal nulla qualcosa quando meno uno se l'aspetta. È un modo per dire che la quotidianità può indossare gli abiti della festa senza chiedere particolari autorizzazioni. La seconda impegna ciascuno di noi ad essere protagonista nel dare e nel ricevere, senza che la reciprocità possa però dare adito a contrattazioni. La gratuità, il non aspettarsi nulla in cambio, devono essere sempre evidenti e portare ad un atteggiamento di sincera riconoscenza, indipendentemente dal valore dell'oggetto che si è donato. Vietatissimo anche fare confronti con il regalo ricevuto dal compagno di classe o dall'amica del cuore: un regalo non vale più di un altro solo perché è più costoso o maggiormente gettonato dalle mode del momento.

g E' importante anche la disponibilità a regalare qualcosa di originale, che sia stato ideato e possibilmente anche costruito con le proprie risorse di fantasia, di tempo, di denaro. Non importa se certo manufatti sono orripilante nel gusto o nella realizzazione: risultano comunque più espressivi degli oggetti confezionati in serie e onnipresenti in tutti i mercati e supermercati. Anche i figli hanno imparato ad usare grande carità verso certe mie creazioni culinarie malriuscite, perché sanno che le ho preparate comunque con il cuore e con grande fatica, dribblando fra telefono, computer e riunioni di vario tipo. Quarta regola: cercare, se è possibile, di puntare su doni condivisibili, da godere insieme. Quando Alessandra e Claudio erano piccoli, i giochi da tavolo erano puntualmente preferiti a quelli che comportavano un uso individuale e inevitabili contese sul possesso e sull'utilizzo. Ora che sono più grandi, può essere molto gradevole regalarci il piacere di una gita insieme o una rimpatriata serale al cinema, anche perché è sempre ben apprezzata la possibilità di vivere un'avventura nuova.

g Infine, la norma più importante che è stata anche la più difficile da approvare e applicare: mai fare regali come ricompensa ad una "prestazione"; suona come un ricatto. I figli hanno protestato vivacemente riferendo che gli amici sono regolarmente "retribuiti" con regali costosi quando hanno buoni voti a scuola, ma noi siamo stati sempre inflessibili: ci sta bene festeggiare tutti insieme la fine dell'anno scolastico con qualcosa di piacevole, ma non è possibile retribuire un dovere assolto in modo più o meno scrupoloso. Anche perché il profitto scolastico dei nostri ragazzi ci porterebbe alla rovina economica, se tentassimo di quantificare il costo di un regalo a seconda delle valutazioni nelle varie materie.

Piccolo test di verifica per confermare l'idea che un dono non può avere effetto retributivo: offrire un gesto di attenzione (un "regalino-ino-ino", o anche l'offerta di una pietanza particolarmente gradita) proprio quando i figli lo meritano di meno. È il momento migliore perché sia chiaro che un regalo deve comunicare un'idea semplice e fondamentale: ti voglio bene sempre e comunque...