MISSIONI

Un lungo viaggio in India del direttore del BS per raccogliere testimonianze di prima mano.

NELLA TERRA DEL MAHATMA

di Giancarlo Manieri

"Se non sai dove vai, finirai da un'altra parte!" (Lawrence). L'India è tutt'ora nell'immaginario della gente per alcune caratteristiche: la povertà, la guerra per il Kashmir, Madre Teresa di Calcutta, i templi indù, i bramini, gli Hare Krishna, i marajà, Sandokan e le tigri della Malesia... Ma l'India è anche altro, molto altro!

Diceva a suo tempo Petronio: "Lascia le tue terre e cerca altre sponde! E ti si apriranno orizzonti nuovi!". E Omero parlando di Ulisse nell'Odissea: "Vide le città di molti uomini e ne conobbe i pensieri". Sono questi i sentimenti che hanno guidato il mio viaggio in India. Del resto scoprire nuovi orizzonti e conoscere gli uomini, i loro pensieri, le loro realizzazioni fa parte del mio lavoro attuale. L'India che conoscevo era quella dei libri di Salgari che da piccolo, come molti della mia generazione, divoravo: l'India misteriosa dei Thugs, della dea Kalì, dei marajà, delle tigri del Bengala, dei pirati di Mompracen... Un Paese insomma che non ha nulla a che vedere con quello reale.

Bombay è stato il primo impatto. Coi suoi 16 milioni e passa di abitanti mi ha presentato l'India di oggi: popolosa, diversificata, contraddittoria: povertà e ricchezza, baracche e grattacieli, capanne e templi superbi, analfabetismo e cultura ad altissimo livello, agglomerati impossibili e parchi riposanti... e il traffico!

IL TRAFFICO

Un traffico incredibile, convulso, caotico. Ne ho avuto la prova durante il viaggio in jeep da Calcutta a Krisnagar. Avevo pensato a un tragitto tranquillo in cui riposare occhi e membra. Sbagliato. Sono stati 200 chilometri di passione. Più volte ho pensato a quanto avessero ragione i viaggiatori medioevali che prima di partire facevano testamento! Man mano che a velocità folle lungo la carreggiata ci sfioravano i camion, mi sfiorava pure il pensiero che io il testamento non l'avevo fatto, e forse avevo fatto male! Sembrava che "i bisonti della strada" ti venissero contro, invece che incontro; deviavano solo all'ultimo momento, proprio quando anche l'autista della jeep, bontà sua, aveva lui pure deciso di deviare, così che i due automezzi, riportandosi ciascuno verso la propria corsia, quasi si strofinavano a vicenda, e tu ti sorprendevi a ripetere giaculatorie alla Madonna del Buon Viaggio che, fortunata Lei, andava a piedi, o, al massimo a dorso d'asina! A centinaia, a migliaia i camion occupano/attraversano le strade dell'India allo stesso modo che i bisonti le verdi praterie indiane. L'accostamento mi appariva pertinente, anche se gli indiani dei bisonti appartenevano a tutt'altro Paese e paesaggio! I camion avevano sostituito gli animali nella giungla di oggi, la strada. Ce n'erano in mezzo alla carreggiata, ai bordi di essa, messi per dritto, per traverso, in sosta, in riparazione, rovesciati sui greppi, in rottamazione, vecchie carcasse arrugginite poste qua e là quasi moderne sculture... Mi sono chiesto più di una volta: quello che ci fa lì in mezzo? Il pronome era riferito a qualche camion abbandonato in mezzo alla carreggiata, che costringeva a slalom impossibili. Niente ci faceva. L'autista, s'era evidentemente stufato di guidare aveva bloccato il messo ed era sceso per "sgranchirsi". Tutto lì. Se alla descrizione fatta si aggiunge che la quasi totalità degli chassis appariva di età veneranda, dando l'idea che avevano resistito per tigna agli insulti del tempo e agli scontri, il quadro della situazione è, forse, completo! Ah, no! Mancano ancora l'assordante sferragliare e le maleolenti coltrine fumogene provocate da una carburazione carburata... a naso!

Con i camion in India competono le bici. Nel numero ovviamente! La nazione produce biciclette di tipo diverso: normali, da tiro, da viaggio, da soma!... Specialmente nei villaggi vedi un popolo in bici, tanto che pensi di stare in cine, secondo l'immaginario collettivo occidentale. In alcuni villaggi di pianura hai l'impressione che siano di poco inferiori al numero delle persone. Con le bici/risciò si porta la gente a passeggio, con la bici/taxi la si porta a destinazione, le bici/carrette trasportano pesi incredibili, le bici/normali spostano da un posto all'altro le persone che ne possiedono una.

IL PAESAGGIO

Quasi ovunque il paesaggio indiano è stupendo. Verso l'interno del Bengala Occidentale sulla strada nazionale, oltre al già citato traffico, mi hanno accompagnato i paesaggi sublimi della foresta bengalese, tagliata a tratti da immensi campi di riso con contorno di acquitrini, laghi, fonti, fiumi... Ovunque in mezzo all'acqua giacevano a marcire fasci di verghe di juta. Completavano il paesaggio, soprattutto a cornice degli specchi d'acqua, palme, banani, alberi da cocco, mango, e i lunghi e verdi arbusti della juta.

La natura appariva incontaminata, in netto e stridente contrasto con le dimore dell'uomo. L'acqua in alcuni luoghi - come il Bengala appunto - è tanta... anzi troppa! Qualche anno fa ha fatto anche 10 mila morti. La foresta è dominata dai giganteschi alberi di Teek, e da quelli di caucciù, assieme a papaia, guavà, jack fruit, e i già ricordati banani, mango ecc.

LA GENTE

Il paesaggio intristisce un po' quando la strada attraversava un villaggio. Si presentano, i villaggi, come agglomerati senza vie secondarie,dove tutto o quasi si esaurisce nelle case che costeggiano da ambo i lati la strada, spesso l'unica vera strada. Quando questa affiancava un fiume, le abitazioni quasi sempre di legno - erano costruite con la parte anteriore poggiante sulla sponda mentre il resto si protendeva nel fiume, poggiante su grossi pali di legno... Palafitte, insomma! Chi ha della fantasia vivace, provi ad immaginare il colore dell'acqua sottostante, e tutto il resto. Quanto più incontaminata appariva la natura tanto più contaminato era lo spazio occupato dall'uomo: fango, legno, rottami d'ogni tipo, cocci, plastica, rifiuti...

Eppure la gente ti impressionava: gli occhi buoni, il portamento modesto, il gesto pacato, il saluto cordiale, il sorriso amichevole. Li vedevi a volte accucciati in posizione fecale a parlare tranquillamente. Non ti piantavano gli occhi addosso come ho visto in Africa. Non ti seguivano, non ti molestavano con la richiesta di elemosina. Sembrava che non esistessi. Scendevi dalla vettura per scattare qualche foto, e loro continuavano tranquillamente a comprare, a vendere, a camminare, a parlare, a lavorare...