INSERTO CULTURA
I PITTORI DI DON BOSCO
Nella
basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco sono ospitate opere di Lorenzone,
Carcano, Fino, Sonetti, Rollini, commissionate da Don Bosco stesso ai
rispettivi autori.
La
consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice di Torino, avvenuta il 9
giugno 1868, poneva fine al periodo, lungo e irto di difficoltà, della
costruzione dell'edificio e ne apriva un secondo: quello della sua decorazione.
Iniziava per Don Bosco la preoccupazione - che sappiamo essere stata viva
durante la preparazione della pala dell'altare maggiore, con l'immagine
dell'Ausiliatrice circondata dagli apostoli e dagli evangelisti -
dell'allestimento iconografico, e della ricerca di pittori che sapessero
tradurre sulla tela e sugli intonaci le sue idee in fatto di devozione.
Certamente Don Bosco aveva in mente un preciso piano iconografico: voleva,
attraverso i dipinti posti sugli altari e le devozioni che vi si espletavano,
comunicare dei contenuti, presentare al fedele non solo dei santi cui
indirizzare le proprie preghiere, ma degli esempi da seguire. Don Bosco stesso
nella descrizione che fece dell'apparato decorativo della sua chiesa in un
numero delle Letture Cattoliche del 1875, intitolato "Maria Ausiliatrice
col racconto di alcune grazie", diede ampie spiegazioni del suo
programma, commentando le decorazioni sia ad affresco che su tela.
COLLOCAZIONE
Nel
giugno del 1868 era già al suo posto il quadro maggiore; mancavano all'appello
gli altri quattro dipinti che dovevano decorare altrettanti altari minori, ma
nel giro di sette anni, entro il 1875, l'impresa era portata a compimento. La
pala maggiore con l'Ausiliatrice, opera di Tommaso Lorenzone, illustrava
il titolo dato al santuario e condensava con un'iconografia nuova quello che
Don Bosco aveva in cuore circa la devozione e la protezione della Madre di Dio.
L'altare nel transetto sinistro era (ed è tuttora) dedicato a san Giuseppe,
"Sposo della Madre di Dio", anche questo dipinto era stato
approntato dal Lorenzone. Il transetto destro aveva un altare dedicato a san
Pietro (oggi è dedicato allo stesso Don Bosco); la pala era stata dipinta dal
pittore milanese Filippo Carcano; il soggetto era la consegna delle
chiavi simboliche da parte di Gesù al suo successore. Procedendo verso il
fondo, si incontrava l'altare dedicato a sant'Anna (ora a santa Maria
Mazzarello); lo ornava un dipinto opera di Giovanni Battista Fino. Il
soggetto raffigurava sant'Anna che insegna alla piccola Maria a leggere. A
sinistra della porta principale, vi era un altare dedicato da Don Bosco ai
Sacri Cuori di Gesù e Maria; il quadro sopra l'altare si doveva al pennello del
pittore torinese Giovanni Bonetti mentre gli affreschi che decoravano le
pareti erano stati approntati dal Giuseppe Rollini (1842-1904).
L'altare, dopo essere stato intitolato a san Francesco di Sales, recentemente è
stato dedicato a san Domenico Savio.
TOMMASO LORENZONE
Il
Lorenzone, era nato a Pancalieri (TO) il 13 febbraio 1824; aveva studiato
all'Accademia Albertina e si era distinto come prolifico produttore soprattutto
di quadri a soggetto sacro, di grandi e piccole pale d'altare. Sono famose
quelle conservate nelle chiese torinesi dedicate a san Francesco da Paola, san
Filippo, san Gaetano e san Secondo. Purtroppo la sua vena artistica non fu
sempre così vivace, e anche dai contemporanei fu considerato un pittore che, a
un certo punto, non fu in grado di uscire dagli angusti schemi di una pittura
devota intrisa di sentimentalismo. Morì a Torino nel 1901. Come ebbe a scrivere
lo stesso Don Bosco, il quadro dell'Ausiliatrice, ultimato nel 1868, è "lavoro
ben espresso, proporzionato, naturale; ma il pregio che non mai perderà è
l'idea religiosa che genera una divota impressione nel cuore di chiunque la
rimiri". La tela per l'altare di san Giuseppe, invece, è al centro
di un piccolo giallo: Don Bosco nel 1868 presenta il lavoro del Lorenzone al
suo posto sopra l'altare nel transetto sinistro, mentre in una lettera del 14
ottobre 1873 a don Rua scrive: "Tra D. Cagliero e D. Savio pensate al
quadro di S. Giuseppe che è presso al Sig. Lorenzone finito, e non manca più
che della cornice poi si metta a posto". Come poteva descriverlo
nel '68 se è stato terminato nel '73? Forse sull'altare, al momento della
consacrazione della chiesa, era stato posto il dipinto allo stato di abbozzo.
Sta di fatto che l'altare fu inaugurato il 26 aprile 1874.
FILIPPO CARCANO
Il
dipinto della Consegna delle chiavi a san Pietro del Carcano ha avuto un
iter meglio documentato. Con tutta probabilità, Don Bosco si rivolse al duca
milanese Tommaso Gallarati Scotti perché gli suggerisse un pittore all'altezza
dell'opera che voleva per la sua chiesa. Il duca gli presentò Filippo Carcano
come il più capace interprete delle sue idee. Il pittore inviò un bozzetto
iniziale; Don Bosco, come ebbe a scrivere al duca il 5 settembre 1868, lo
esaminò attentamente e diede alcuni suggerimenti in modo che il dipinto non
contenesse solo la figura di san Pietro ma pure quella di san Francesco di
Sales. Come seconda soluzione propose anche "Un dipinto solo per S. Pietro
che riceve le chiavi del Salvatore; e fare un dipinto ovale che rappresenti S.
Francesco di Sales; come secondario e da porsi in basso al dipinto maggiore".
Il 28 settembre successivo Don Bosco, in una lettera al Gallarati Scotti,
ritornò sulle sue idee suggerendo un nuovo soggetto, avendo come modello la
fotografia di un dipinto che aveva avuto tra le mani: proponeva di variare i
personaggi, ma poi lasciò al duca il compito di scegliere la soluzione più
adeguata. Il quadro era già pronto il 21 aprile
1869; in quella occasione Don Bosco scrisse da Mornese a don Michele Rua perché
sollecitasse "la cornice del quadro di S. Pietro". Il 27
giugno successivo informava il duca Gallarati Scotti che "Il quadro di S.
Pietro è a suo posto, la cornice lo aggiustò benissimo". Filippo
Carcano era nato a Milano il 25 settembre 1840; entrato all'Accademia di Brera
ebbe come maestri Hayez e Bertini; fu a Parigi e Londra nel 1860. Ritornato in
patria si distaccò progressivamente dal mondo accademico al punto che i suoi
dipinti ebbero quasi unicamente acquirenti inglesi ed americani. Fin verso il
1880 il pittore si dedicò quasi prevalentemente alla composizione di scene di
genere: esemplari sono Una partita a bigliardo e Scuola di ballo;
dopo quella data le sue ricerche si concentrarono con successo sulla pittura di
paesaggio. Partecipò a numerose esposizioni nazionali ed internazionali. Morì a
Milano il 19 gennaio 1914. La Consegna delle chiavi è dunque un'opera
giovanile; il Carcano è ancora alla ricerca di un suo linguaggio, ma si rivela
già orientato verso quello che si può definire un protodivisionismo anche se è
molto attento ai dati del reale. Il dipinto è firmato. Una curiosa notizia
l'apprendiamo da una lettera del pittore a Don Bosco del 20 aprile 1873: il
santo aveva inviato all'artista tre biglietti di una lotteria, quest'ultimo ne
trattenne uno rimandando gli altri due con l'importo di £. 10. Attualmente la
tela si trova nella cripta di san Pietro della Basilica di Maria Ausiliatrice.
GIOVANNI BATTISTA FINO
Del
pittore Giovanni Battista Fino si hanno poche notizie; nacque a Torino nel
secondo decennio del 1800; dipinse soggetti religiosi, storici e quadri di
figura ed espose a più riprese alla Promotrice delle Belle Arti di Torino. Il
quadro per la chiesa di Maria Ausiliatrice non è opera di pregio; il pittore
non si discosta da uno schema iconografico logoro; i personaggi sono
scarsamente definiti sia dal punto di vista fisionomico che psicologico. Il
quadro di sant'Anna del Fino fu sostituito nel 1893 con uno dedicato ai martiri
Avventore Solutore e Ottavio, approntato dal pittore Enrico Reffo (1831-1917).
Attualmente la tela si trova nel matroneo di destra della Basilica.
GIOVANNI BONETTI
Il pittore Giovanni Bonetti si era formato all'Accademia Albertina di Torino dove aveva frequentato i corsi di pittura sul finire degli anni sessanta del 1800. Aveva partecipato al concorso per il "Disegno di Figure" del 1869 risultando ventunesimo, e a quello del 1870 vincendo una medaglia d'argento. Partecipò ancora al concorso del 1871, e nei saggi fuori concorso è tra i 'Menzionati con assegno d'incoraggiamento'. Dal 1876 al 1879 partecipò anche alle esposizioni della Promotrice delle Belle arti di Torino; un suo quadro, esposto nel 1876, fu acquistato dal Gran Magistero dell'Ordine Mauriziano. Il dipinto per la nostra chiesa è dunque un'opera giovanile; è lavoro di notevole impegno e di buon risultato; anche se la composizione non brilla per originalità, l'effetto d'insieme è di grande vivacità: specialmente negli angioletti che sorreggono la nuvola del piccolo Gesù, dove il pittore dimostra una notevole inventiva e padronanza tecnica. La pala fu tolta dalla sede originaria nel 1891 quando l'altare fu dedicato al patrono della congregazione san Francesco di Sales; sostituita con una tela del Reffo fu inviata a Caserta da don Michele Rua, il primo successore di Don Bosco, a decorare l'altare maggiore della cappella dell'Istituto salesiano di quella città.