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STRAORDINARIO NELL'ORDINARIO

di Giancarlo Manieri

Il signor Lisi Mario era uno di quei salesiani laici taciturno, silenzioso, che poteva anche apparire scontroso, ma aveva un cuore d'oro, e un amore alla congregazione quasi esagerato.

Se si fosse fatta l'indagine nella sua ispettoria sul salesiano più conosciuto, senza alcun dubbio il suo nome sarebbe comparso tra i primissimi posti, se non al primo. Era da tutti conosciuto, ammirato, amato, per le molteplici attività che hanno caratterizzato la sua vita salesiana. Sorpreso una volta in sacrestia ad "aggiustare" i fiori, gli ho detto: "Lisi, ma quanti mestieri hai imparato". "E chi li conta?!", ha risposto con quel suo mezzo sorriso... perché lui misurava e sapeva controllare anche il sorriso. Non ricordo di averlo mai sentito ridere in modo sguaiato.

UN UOMO POLIEDRICO

Poliedrico il signor Lisi: ha fatto l'assistente di oratorio, il guardarobiere, l'infermiere, il provveditore, il regista, l'attore, il cantore solista, il truccatore, il giardiniere, l'ortolano, il "presepista", l'addobbatore, il pittore e, all'occorrenza, il cuoco... Tuttologo? Sì, ma non di quelli del pungente apologo di Conrad Lorenz sugli animali della foresta, in cui un coniglio, un uccello, uno scoiattolo, un pesce, un'anguilla insegnavano ciascuno la sua materia, finché per amore di par condicio, venne deciso che tutti insegnassero tutto, col risultato che leader del corso era diventata l'anguilla, mentalmente ritardata, che faceva ogni cosa a metà. Lisi quello che faceva lo faceva da professionista. Aveva mani d'oro, un cuore dello stesso materiale sotto la ruvidità apparente della scorsa, una voce tenorile limpida, diventata baritonale in vecchiaia, e una duttilità unica: passava con stupefacente disinvoltura da un lavoro all'altro, con risultati a dir poco sorprendenti. Agli aspiranti di Loreto, coi quali stette molti anni, insegnò la recitazione, l'addobbo, il trucco, la pittura di scene. Li curò, inoltre, nelle loro malattie: si presentava per la puntura con ago e siringa già pronti e un sorrisetto sarcastico: "Girati, ché ti buco... e sta pronto quando tiro via l'ago: attappa subito se no ti esce il cervello!". "Sor Lisi, la testa è da un'altra parte!". "Ah sì? Toh, non me n'ero accorto! Allora, girarsi!  concludeva fintamente imperioso  ché ti rimetto a posto la testa!". Scherzava volentieri, ma ti voleva un bene dell'anima. Era un burbero benefico, sempre pronto a ogni tua esigenza... E se ne avevi combinate qualcuna, ti serviva come sempre con scrupolo e coscienza, ma subito dopo aggiungeva il "fervorino": solo due parole, magari, ma azzeccate, che ti arrivavano al cuore. Le sentivi solenni, e ti dispiaceva che anche lui era venuto a sapere della marachella!

LA LITTORINA

Possedeva sotto la scorsa ruvida una comicità nascosta che a volte esplodeva in scherzi, studiati a puntino, in modo da non fare mai male, né far alterare le "vittime", anzi da renderle più allegre. Come quando convinse un gruppetto di giovani a indossare i vestiti più belli, giacca, cravatta, mocassini, per una misteriosa passeggiata... che si rivelò poi essere una lunga scarpinata sulla più alta montagna delle Marche! O quando a qualche ragazzetto un po' ingenuo si presentava col martello pneumatico munito di punteruolo: "Olà tu, Tuff (era il buffo soprannome che appioppava a tutti), giù i pantaloni ché facciamo la punturina!". O quando in cortile correva senza sosta a movimentare la massa dei ragazzi (lo chiamavano "la littorina", in onore della nuova motrice delle Ferrovie dello Stato entrata in funzione al posto dell'asmatico ciuf ciuf), soprattutto se s'accorgeva che la ricreazione languiva... In quei casi inventava dei giochi e poi scatenava apposta grandi bagarre, allo scopo di animare i ragazzi, interessandoli alla cagnara che... dirigeva da maestro. Non pochi salesiani, presenti a quelle pantomime, raccontavano poi gli sforzi fatti da Lisi per non scoppiare a ridere e recitare bene la parte dell'arrabbiato. E gli riusciva, perché era un attore nato. In scena faceva e sopportava di tutto... Come quella volta che, nella parte del "Re burlone", dell'operetta omonima, si beccò in testa un paio di padellate che un salesiano attore in vena di scherzi improvvisamente gli rifilò "fuori copione" con gran fracasso, facendo sbellicare attori, e spettatori, compresi il maestro del coro che restò con la bacchetta in aria piegandosi all'indietro dalle risate, e il maestro di musica che si piantò sui tasti con un accordo che... sembrava una risata fuori registro!

NON SOLO!

Ad Amelia, prima tappa della sua "carriera" di religioso, faceva il catechismo all'oratorio. Era esigentissimo. A chi sapeva meglio, dava dei buoni valevoli per la premiazione di fine anno. I suoi alunnetti erano sempre tra i migliori. Quando approdò a Loreto, dove rimase per il resto della sua vita diventando un'istituzione, non cambiò nulla dei suoi modi, restò sempre uguale a se stesso!

Ma, descritto così, Lisi sarebbe descritto a metà. Perché era anche un uomo di fede. Una fede vera, vissuta sì nel servizio, ma anche nella preghiera, nella meditazione, nella cura della chiesa, nell'addobbo floreale dell'altare, nell'annuale composizione del presepio, nella preparazione degli arredi liturgici... Lisi non si fermava mai. Negli ultimi tempi l'unica sua ricreazione era il tempo che passava in Santa Casa: ore! Mai l'avresti sospettato. Lo sorprendevi spesso in chiesa, tutto solo, a pregare. Da tempo immemorabile ogni giorno scendeva in basilica a pregare nella Casetta della Madonna che sembrava diventata un po' anche la sua. Tornava più pronto per riprendere il lavoro.

Una volta in sacrestia lo interpellai: "Lisi, mi servirebbe...", non mi lasciò finire: "Ma che, sei tutto tuff? Adesso sto servendo il Signore!...". "Va beh, ma non ti si trova mai una volta libero!". "Te lo devo insegnare io la faccenda del pane, lavoro e paradiso... a voi studiosi! Ma che studiate le gnacchere?". Quando lavorava per il Signore, sembrava indisponibile per altro. In realtà lui si ricordava sempre quello che gli avevi chiesto e, terminato il servizio al Signore, correva a servire te.

FOTO

  1. L'Istituto salesiano di Loreto dove Lisi ha passato gran parte della sua vita.

  1. Lisi nella arte del Re Burlone

  1. Lisi già truccato, trucca gli altri attori

  1. Uno dei suo presepi

  1. Lisi era protagonista anche delle grandi sfilate di carnevale per le vie di Loreto