SISTEMA PREVENTIVO

TUTTI LO VOGLIONO

di Francesco CasellaLe odierne scuole professionali salesiane...

Don Bosco: il suo grande attivismo, il suo amore per i più poveri, il suo preoccuparsi per il lavoro dei minori e per la loro anima, il suo adattarsi ai tempi, il suo dispiegare una pedagogia della santità giovanile e, allo stesso tempo, del recupero sociale, lo pongono fra i grandi del secolo XIX, sia come prete che come educatore.

Oltre le case effettivamente aperte, a Don Bosco giunsero più di trecento richieste di fondazione, tutte documentate nell'Archivio Salesiano Centrale, che non si poterono esaudire, ma che testimoniano l'interesse di vescovi, sacerdoti, amministratori della cosa pubblica, laici, cooperatori e benefattori verso l'opera educativa da lui intrapresa a favore dei giovani "poveri e abbandonati" o "pericolanti e pericolosi". In un discorso - che ebbe risonanza anche in Germania - dell'avvocato torinese, militante cattolico nel consiglio comunale, Saverio Fino (1874-1937), che nell'istituto salesiano di Bologna aveva svolto il tema «Per l'umanità di un santo», si può già percepire la grandezza di Don Bosco e la sua sensibilità verso i problemi del suo secolo. Ecco alcune affermazioni e convincimenti:

«[Don Bosco fu] l'onesto e indefesso lavoratore in un secolo manufatturiero, come è stato il secolo XIX, e sarà il santo protettore del secolo XX, che si inalba fra l'urlare degli scioperi, il fischio delle sirene, e il balenio del pensiero oltre gli spazi»; «Don Bosco nasce, si può dire, con lo stigma della modernità... dando l'esempio di sapere adattarsi ai tempi moderni e voler usare per le battaglie sociali tutte quelle armi che i nuovi tempi gli offrivano... Noi possiamo bene a ragione ricordare come per geniale intuizione egli iniziasse così a metà il secolo XIX quella grande opera di elevazione della massa proletaria coll'educazione del popolo, con l'assistenza nei suoi bisogni morali e materiali, con la formazione di coscienze lavoratrici, che la sapienza di un Pontefice saluterà poi col nome di democrazia cristiana... Mentre ancora presso di noi era in fasce la grande industria... quell'uomo già preparava alle generazioni nuove le falangi d'artigiani istruiti nella loro arte elevando a decoro il mestiere come una professione; e quando erano cose ignote a noi le istituzioni che fiorivano nella Germania specialmente, egli diffondeva quelle scuole professionali, che dovevano all'industria preparare il necessario e valido coefficiente della mano d'opera istruita»; «Don Bosco ha dato l'artigiano all'industria».

UN REALIZZATORE GENIALE

In effetti Don Bosco fu tra i primi e più geniali realizzatori di istituzioni e scuole educative popolari non solo di arti e mestieri, ma anche umanistiche, che permisero in epoca di gravi crisi sociali, una formazione culturale cristianamente ispirata in schiere di giovani. Si può dire che con Don Bosco il problema dell'assistenza alla gioventù esposta ai rischi dell'emarginazione in una società in trasformazione non solo politica, ma anche economica e sociale diventa opera attiva, di forte slancio missionario, per fornire un'arte, un mestiere, una cultura adatta a inserire i giovani nel mondo complesso delle società industriali o in via di sviluppo.

Con la sua molteplice azione preventiva in favore dei giovani Don Bosco appare negli ambienti ecclesiastici e civili, moderati o conservatori, come il più efficace risolutore in campo cattolico di un problema che era ritenuto molto grave. E questo perché le due dimensioni, quella pedagogica e quella sociale, accompagnano costantemente la riflessione e l'esperienza di Don Bosco, e ciò spiega come nella storia «si siano avute accentuazioni differenti, talora quasi antitetiche della sua figura: operatore sociale, apostolo della gioventù operaia, promotore di una pedagogia di "santità giovanile"; filantropo rivolto preferenzialmente al ricupero della gioventù "marginale", "povera, e abbandonata", "pericolante e pericolosa" oppure "padre e maestro" di tutti i giovani senza sostanziali distinzioni di situazione economiche e culturali; uomo dall'azione eminentemente pratica ed empirica o portatore di un riflesso sistema educativo, pastorale, spirituale, il "sistema preventivo". Effettivamente questo è Don Bosco e il suo messaggio con ciò che dice, opera, comunica verbalmente e emotivamente, dentro e oltre le istituzioni educative e scolastiche "salesiane" concretamente promosse ed attuate».

UN GENIO DELL'EDUCAZIONE

Il tratto peculiare della genialità di san Giovanni Bosco è legato a quella prassi educativa che egli stesso chiamò "Sistema preventivo". Questo rappresenta, in certo modo, «il condensato della sua saggezza pedagogica e costituisce quel messaggio profetico, che egli ha lasciato ai suoi e a tutta la Chiesa».

La carità pastorale

Per Don Bosco educare comporta uno speciale atteggiamento dell'educatore e un complesso di procedimenti, fondati su convinzioni di ragione e di fede, che guidano l'azione pedagogica. Al centro della sua visione sta "la carità pastorale", che egli così connota: «La pratica del sistema preventivo è tutta poggiata sopra le parole di san Paolo che dice: la carità è benigna e paziente, soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo». (continua)


FOTO e DIA


  1. Le istituzioni educative non sempre si mostrano all'altezza nell'educare le giovani generazioni&


  1. &Eppure, oggi come ieri e come sempre l'educazione resta la pedina fondamentale per la crescita umana e sociale della gioventù.


  1. Anche nella nostra società superevoluta esistono giovani "pericolanti e pericolosi", come ai tempi di Don Bosco.


  1. e 5. Le odierne scuole professionali salesiane preparano ancora, in ogni parte del mondo, "falangi di artigiani istruiti nella loro arte".