LETTERE AL DIRETTORE

 

ABBASSO LE MACCHINE! Direttore caro, io sono molto vecchia e non capisco perché un sacco di gente perde la testa per vedere le corse delle macchine... Ma che razza di divertimento è? Intanto, mio nipote per andare a Montecarlo a vedere uno che lui chiama Sciumi ha incidentato e ha perso un occhio!

Ivana, Brescia

Cara nonna, in questo rito collettivo del guardare con partecipazione emotiva lo sport, soprattutto lo sport estremo quale può essere quello di bolidi che viaggiano a velocità da brivido guidati da veri superman, credo ci sia una sottile autogratificazione. Oggi molto più di ieri abbiamo bisogno di superman, perché accerchiati da una società che ci stritola nei suoi mille incontrollabili meccanismi... Non è per puro divertimento che si diventa fan, tifosi, ecc. ma, forse, per un bisogno, per riempire dei vuoti, delle paure, delle insicurezze. Un sociologo ha scritto - cito a memoria - che l'atteggiamento delle migliaia di migliaia di persone che corrono ad assistere a qualche gara sportiva è quello di un rituale: la gente assiste all'addomesticamento della macchina, bolide infernale che ha qualcosa che l'uomo non ha. Dominare una macchina è ribadire la dignità, la forza, la superiorità dell'uomo, è inneggiare alla sua capacità, è autogratificarsi... Certo tutto ciò dovrebbe farci riflettere non poco, e dovrebbe impensierire gli educatori, i sociologi, i preti, i professori e soprattutto i genitori, ma... non so se tutti questi "professionisti" sono impensieriti come lei!

 

LA SETE DEL POTERE. Direttore, ho un nipote che da sempre spasima di essere eletto [... ] Durante le ultime elezioni era diventato quasi nevrastenico; intrattabile era. Nel corso di una discussione mi ha detto che io che ho sempre servito non posso capire il gusto che dà una carica, che cosa significa comandare, e che comandare non è una preoccupazione, è facile e gratifica. Capisce? Lui sarebbe felice solo se vincesse le elezioni; vincere gli interessa più della moglie e dei figli... Mi viene la voglia di pregare perché non vinca.

Francesca, P.

E io, Signora, l'aiuto a pregare che suo nipote non sia eletto; ma non gli faccia leggere questa mia risposta... anzi no, se vuole, gliela faccia pur leggere. Vede, uno che si rallegra della carica, che ci aspira, e non è preoccupato della responsabilità che comporta, ha capito poco o niente di che cosa significhi essere un amministratore dello Stato, cioè servire il pubblico, i cittadini. Gli ricordi, a suo nipote, che una volta eletto dovrà fare, e con molta più attenzione, quello che lei ha fatto tutta la vita, e lui disprezza: "servire". La tragica grandezza di una carica pubblica poggia non sul primo elemento (essere eletto) ma sul secondo (servire). Se suo nipote non capisce questo, a lei non rimane che inginocchiarsi, levare le mani come Mosé sul monte, e pregare con tutti i sentimenti perché lo raggiunga una sonora sconfitta. Se è un seguace della religione del potere, temo per lui - che ne resti sopraffatto - ma soprattutto temo per i poveri disgraziati che dovrebbe amministrare. Quando i problemi saranno troppo complessi che cosa farà? Su questo interrogativo poggia il paradosso del "potere che logora". Che se poi desidera il potere per il potere, per assaporarne il gusto, allora suo nipote costituisce anche un pericolo per la comunità, e bisognerebbe fare qualcosa perché perda le elezioni! PS. A elezioni finite ho ricevuto un biglietto della predetta signora: "Elezioni passate, direttore, e pericolo scampato: mio nipote non ce l'ha fatta". "Grazie a Dio!".

 

TROPPE REGOLE! Direttore, sento sempre dire dai miei vecchi che il troppo stroppia, e io sono d'accordo. Ci sono troppe regole: a casa, a scuola, per la strada, in chiesa, al cinema, al ristorante... In ogni luogo c'è qualcuno che ti dice alt! Non se ne può più. La vita va già male per conto suo. Uno deve agire come pensa che sia giusto. E basta. Non con tante regole messe da non si sa chi. Che razza di vita è?

Giusy, Imola, II^ media

Ma la vita che vorresti tu, piccola, sarebbe una vita del caos. Se la vita va già male con le regole, domandati come andrebbe senza. Che faresti, come agiresti quando trovassi uno/a che pensa sia giusto esattamente l'opposto di quello che pensi tu? Senza regole saremmo come il marinaio che naviga senza bussola. Si deve forse fidare del naso per trovare il porto? E se ha il raffreddore? Non sto scherzando. Se non c'è qualcuno che legifera, a decidere è l'individuo... così si sarebbe in balia del più forte, o del più scaltro, o del più delinquente. Ognuno si fa il suo codice di comportamento, la sua morale, e si creerebbe una giungla inestricabile. La regola c'è per far migliore la vita non per rovinarla, anche se gli uomini possono sbagliare a far le regole. Adesso prova a pensare alla questione "Bene" e "Male": con quale cognizione di causa tu potresti decidere su ciò che è bene e ciò che è male? E poi potresti deciderlo per chi? Solo per te o anche per gli altri? E se gli altri decidessero al contrario di quello che hai deciso tu, come andrebbe a finire la questione? Come puoi ben intuire, non c'è nessuno che ha le carte in regola per decidere sul Bene e sul Male, è una questione che riguarda Dio. Diceva Dostoevskij nei "I fratelli Karamazov": "Se Dio non esistesse tutto sarebbe lecito", con tutte le conseguenze... del caos!

 

L'OBBEDIENZA? NON È UNA VIRTU'! Caro direttore, tutti parlano di libertà, forse perché nessuno si sente libero [... ] Io sono un exallievo, abbastanza giovane, e un libertario fin da piccolo: non amo restrizioni, e perciò non amo nemmeno l'obbedienza; don Milani diceva che non è una virtù [... ] perché va contro la libertà. Quindi obbedire, dico io, è rinunciare alla libertà. Per intenderci io non amo né i rossi, né i neri, né i bianchi, né i carabinieri, né i preti, né le leggi... Mi capisce?

Alfiero, Udine

No, non molto per la verità. Intanto don Milani diceva che non è "più" una virtù... E quell'avverbio che tu trascuri vale molto, perché si riferiva al tempo che stava vivendo in cui le ingiustizie sociali sembravano giustificare la disobbedienza civile, anzi militare; lui, infatti, si riferiva all'obiezione di coscienza... Tu più che libertario mi sembreresti un po' anarchico. E temo che nella tua testa ci sia qualche garbuglio di troppo. Non è che te l'hanno insegnato i salesiani? No, non credo proprio. Vedi, caro Alfiero, che tu lo voglia o no, già l'esistenza stessa è un'obbedienza: non siamo noi che abbiamo "liberamente" deciso di venire al mondo. Nella vita soffriamo, lottiamo, mangiamo, dormiamo, udiamo, ecc. non perché lo abbiamo deciso noi: la stessa volontà e un'obbedienza, una risposta. Riferiamoci, per fare un esempio, alla "logica": il pensare "secondo logica" appartiene alla libertà della mente, nel senso che potrei anche pensarla "secondo illogica"; però il fatto che ci sia una logica che presiede ad atti, movimenti, atteggiamenti, non appartiene alla mente, è un'obbedienza. Ma continuiamo la disanima esemplificativa: implacabile è anche l'obbedienza alle regole da cui è completamente fasciato il tuo stesso corpo. Pensa a cosa succederebbe se il cuore, invece di pompare, in agosto pretendesse le ferie! O se gli occhi decidessero che "basta con il fotografare, è ora che impariamo a camminare!". Quanto altrettanto implacabili sono le regole del traffico: prova a viaggiare in autostrada con libertà assoluta, magari controsenso, per vedere se arrivi sano a casa! E ancora, prova a disobbedire alle leggi dello Stato, o alle etichette, o alle "regole di buona creanza!"... Quindi non agitarti caro amico, l'esistenza intera, te lo ripeto, è un'obbedienza. La questione è raccordare in equilibrio tutte le facoltà e pregare Dio che continuino a obbedire, decidendo a nostra volta di obbedire anche noi per avere una vita equilibrata e piena e un esito non disastroso di essa. Tutto ciò che esiste obbedisce. La vera aspirazione di una persona non è che l'io si ribelli a se stesso, e faccia il pazzo scatenato sulle strade della coscienza e/o sui sentieri della vita, ma che perpetui il suo significato: dice Heschel: "Tutti gli esseri obbediscono alla legge; l'uomo invece è capace di esprimere la legge con un canto". Riflettici.

 

LA BOLLETTA SALATA. Abito a Ravenna. Qui l'acqua è dolce ma la bolletta salata. Si deve pagare un minimo di 90 mc anche se non consumati. Io vivo sola e consumo molto meno, ma per anni ho pagato... e mi fa rabbia. Vivo con la pensione minima, ho reclamato più volte, ma senza risultati. Ho deciso di scendere in piazza per difendere chi non ha alcun potere, raccogliere firme di protesta e richiesta. L'aiuto di alcuni amici, un tavolo, tre cartelloni, il permesso del comune per la petizione e il gioco incomincia... Sorpresa: contro ogni aspettativa la gente si ferma, chiede di firmare, e non solo gli anziani [... ] Molti si lamentavano perché oltre al danno materiale questa regola incita allo sciupio indiscriminato: pago, quindi non bado a sprechi, anzi! L'avventura non è stata lunga, in 24 ore abbiamo raccolto più di 1300 firme. Ne bastavano 350 per avere diritto di parola all'assemblea comunale. Il successo ha scatenato attorno a me la danza telefonica di alcuni uomini di partito. Volevano parlare. Sono stata chiara: intendo rimanere dalla parte dei deboli e dei poveri, se qualche partito fa la stessa scelta lo verificherò all'assemblea. E venne il 5 ottobre. C'eravamo tutti attorno al tavolo dei bottoni. E' toccato a me aprire i discorsi; l'ho fatto riferendo il problema l'iniziativa e le richieste di tanta gente[... ] Sono seguiti vari interventi... Pochi stavano con me. Qualcuno ha voluto "lisciare" dicendo di apprezzare l'iniziativa, ma che la società erogatrice, poverina, deve affrontare costi molto alti!... Nessuno lo mette in dubbio, nessuno però vuole sborsare soldi che non ha speso. L'esito è stato positivo, ma... c'era qualche cristiano nell'assemblea, perché non s'è schierato? Costatarlo fa più male che pagare l'acqua non usata...

Lidia, Ravenna

Grazie, Lidia, per il coraggio dimostrato. Spero che il suo esempio sia seguito dai molti cristiani che nella nostra società continuano a nascondersi, siano essi gente comune o uomini politici, non si sa bene per quale motivo... O forse si sa pure troppo bene!


 


APPELLI

 

Ciao. sono un ragazzo di 26 anni e vorrei corrispondere con persone di tutte le età, per confrontarmi scambiando opinione su vari tempi. Marra Vincenzo, Via Casa Verde, 3 - 80016 Marano NA.

Mi chiamo Antonia, di 35 anni. Credo nell'amicizia e mi piacerebbe corrispondere con chi vorrà scrivermi. Pasculli Antonia, Via General Cadorna, 9 - 20011 Corbetta MI.

Scambio i miei santini "locali" e i miei doppionicon i vostri doppioni e i vostri santini "locali". Piccinni Antonietta Lucia, Via Umberto 1°, 94 - 73039 Tricase LE.

Desidero corrispondere con i lettori del BS e sambiare cartoline di ogni genere. Francioso Giuseppe, via Ravenna, 25 - 72017 Ostuni BR.

Cerco cartoline e immaginette esclusivamente mariane per una mostra di tutte le immagini della Madonna venerate in Italia. Inizio Elio, via P. Piemonte, 14 - 73020 Cavallino LE