ANNIVERSARI

REPORTAGE DA TIJUANA

di Giovanni Eriman

Fanno giusto 15 anni da quando sono nati gli oratori di frontiera in una delle città più caotiche e ingestibili del mondo... era il 19 marzo 1987.

Tijuana è frontiera... Una mobilità senza eguali ne cambia ogni giorno i connotati. Un inimmaginabile tappeto di baracche come questa, casette da anni in via di costruzione, stamberghe, tende ricopre la sua immensa periferia. Tijuana è una periferia.

Ogni giorno e ogni notte gruppi di disperati col miraggio del benessere cercano di varcare da clandestini la frontiera d'acciaio verso San Diego, città dell'opulenza USA. L'interminabile elenco dei morti ammonisce sinistramente della difficoltà dell'impresa.

Anche chi riesce a costruirsi una casa continua a coltivare un desiderio che brucia: che si presenti l'occasione per tentare l'espatrio. La gente è formata da un miscuglio indescrivibile di razze; Tijuana si configura come una città di apolidi!

In questa realtà sono nati gli oratori salesiani di frontiera. Ce ne sono otto sparsi nell'immenso territorio che aiutano la gente - giovani soprattutto - a riposizionarsi nella vita e nella storia. Un pugno di salesiani e volontari vivono assieme l'avventura.

Lavorano distanti chilometri gli uni dagli altri, ciascuno nel suo oratorio, ciascuno coi suoi ragazzi... Poi la sera si ritrovano assieme per condividere successi e fallimenti del giorno, per pregarci su e riprendere lena per l'indomani.

Costruiti su terreni impossibili, gli oratori stanno a testimoniare un impegno caparbio, una volontà indomita di ridare la dignità di cittadini e lo status di stanziali a gente che si considera senza storia e spesso senza legge.

All'oratorio Miguel Magone costruito come quasi tutti gli altri su una collina, si lavora per sistemare lo spazio, rinforzare gli argini, bloccare gli smottamenti che ogni pioggia provoca, delimitare i campi e il terreno dell'oratorio.

All'oratorio Maria Ausiliatrice s'impara informatica. Solo la speranza di un futuro possibile e soprattutto credibile blocca i tentativi di espatrio, le fughe verso il miraggio statunitense, con la conseguente perdita dei valori della propria cultura.

La parete a vetro del presbiterio della chiesa parrocchiale salesiana che si affaccia sulla città è emblematica: la parrocchia è la casa aperta sulle necessità della gente, quelle spirituali e morali, ma anche quelle più immediate e materiali.

All'oratorio Don Bosco si ha tempo di posare per una foto prima di avviarsi in un'aula per le lezioni. E subito dopo si aiuta il direttore a pulire, a finire le costruzioni avviate, a sistemare i laboratori, a dipingere i muri: l'oratorio è anche la loro casa...

Si studia sodo negli oratori di Tijuana, non si ha a disposizione tanto tempo libero: bisogna sfruttare tutte le occasioni per imparare un mestiere. Al "Maria Ausiliatrice" il laboratorio di acconciatura femminile attira moltissime ragazze.

Per arginare gli smottamenti che le friabilissime colline di Tijuana subiscono a ogni pioggia, sono utili i copertoni. A Tijuana i cimiteri di macchine - scarto degli USA - sono numerosi come le cavallette. E il riciclo dei copertoni è quasi un'industria.