VIAGGI

Prima tappa: Bombay, oggi Mumbai, città tentacolare di oltre 16 milioni di abitanti

QUANDO ESPLOSERO LE NAVI

di Manieri Giancarlo

Matunga posto simbolo. Gli inizi: una grande area da utilizzare. L'uomo della provvidenza, padre Aurelio Maschio, divenuto quasi un mito. La sua organizzazione a favore dei poveri non solo indiani. Un'opera immensa con scuola, oratorio, santuario, periodici, laboratori.

Bombay, coi suoi 16 milioni e rotti di abitanti, mi ha accolto di notte, viva, caotica, frettolosa, come se avesse premura di risolvere i suoi 16 milioni di problemi! Formicolante di gente. Ormai le città del mondo, soprattutto le grandi città, vivono senza soluzione di continuità: non si addormentano più, sono scomparsi il silenzio notturno e la misteriosa tranquillità del buio; il daffare domina l'arco delle 24 ore con traffici, commerci, riunioni, comunicazioni che non conoscono tregua. E i claxon degli automezzi rispettano scrupolosamente la regola del codice stradale indiano che, a buon diritto, molti conducenti scrivono sul retro dei loro automezzi: horne please, suonare prego! Così suonano tutti senza ritegno. Da quanto ho sentito dovrebbe essere una delle disposizioni di gran lunga più rispettate.

MATUNGA

Matunga è stata la prima tappa di un viaggio sorprendente e fruttuoso nelle terre unificate dal Mahatma. Matunga è un nome e un programma. Già dal lontano 1928 avvennero i primi contatti coi salesiani. Poi, quando vi giunse padre Aurelio Maschio, le cose presero una svolta decisiva, uno sviluppo inarrestabile che ha fatto gridare al miracolo. Giovanissimo, appena quindicenne, Aurelio cominciò il suo percorso salesiano a Shillong nel 1924. Ma nel 37, a soli 28 anni di età, era già superiore a Bombay in una casa dove i salesiani stentavano a decollare, e anzi c'era aria di sfratto - erano in affitto - che si materializzò poco dopo il suo arrivo. Che fare? Con un coraggio che per molti rasentava la pazzia, egli comprò per pochi soldi un grande terreno che nessuno voleva. Sfido! era un acquitrino puzzolente del tutto inservibile, ubicato nel quartiere di Matunga. Ci voleva un colpo di fortuna, o meglio - come lui amava dire - di Provvidenza con la "P" maiuscola per cambiarlo!

LA GRANDE ESPLOSIONE

E, incredibile a dirsi, il colpo venne. Una notte Bombay fu scossa da un boato apocalittico che gettò nel panico decine di migliaia di persone, autorità comprese. Tremò la terra, e l'onda d'urto fece danni per chilometri all'intorno. Ma non era il terremoto, né un'insurrezione. Si trattava di un banale incidente. C'erano nel porto alla fonda due grosse navi da guerra della marina reale inglese, cariche di esplosivo. Quella notte non si sa come, non si sa perché - qualche malizioso a distanza di anni suggerì che potesse essere il colpo di Provvidenza atteso da don Maschio - l'esplosivo in effetti esplose, polverizzando le navi. I mastodonti del mare vennero ridotti letteralmente in frantumi, e i relitti si sparsero fino a 10 km di distanza. Un problema gigantesco si presentò alle autorità: raccogliere i detriti e interrarli, ma dove? La soluzione la suggerì il dinamico missionario straniero, offrendo il suo terreno paludoso come discarica. I vantaggi si presentavano appetibili per tutti: la soluzione al problema del governo sarebbe stato padre Maschio, la soluzione al problema dei salesiani sarebbe stato il governo. Si parlò di circa 70 mila camion di detriti arrivati a "bonificare" la palude comprata dal missionario italiano. Così cominciò a realizzare i suoi sogni!

NON SI È PIÙ FERMATO

Ebbe allora inizio una delle più straordinarie opere missionarie dell'India salesiana. Sopra il cimitero delle navi oggi si allarga un grande campo per i ragazzi, il santuario di Maria Ausiliatrice che richiama quello di Valdocco e ora accoglie le spoglie del padre, il convitto, i padiglioni di una grande scuola che va dalle elementari alle superiori per un totale di più di tremila alunni, l'oratorio, la grande opera di padre Maschio che ha a disposizione un intero palazzo e, ultima nata, la casa ispettoriale. Il padre, divorato dal fuoco della carità, non si è mai fermato. Dopo Matunga ha realizzato altre quaranta opere: si tratta di collegi e scuole, parrocchie e chiese, centri giovanili e oratori, centri missionari, cooperative agricole, un lebbrosario e centri per la comunicazione, creando una rete di benefattori che si estende in tutto il mondo. La sua rivista raggiunge centomila famiglie cattoliche in India. Morto nel 1986, la sua organizzazione gli sopravvive, perché ha continuato fedele sul solco da lui tracciato; giunge a distribuire, a tutt'oggi, aiuti per circa venti milioni al mese ai più diseredati tra i diseredati che ogni giorno fanno la fila alla sua porta.

TRIONFO DELLA CARITÀ

Quando ho sentito snocciolare quelle cifre con naturalezza impressionante ho chiesto: "Da dove arrivano tutti questi soldi?". "Di gente buona ce n'è al mondo, non sono mica tutti cattivi! Padre Maschio ha lavorato bene, e perciò tanti gli vogliono bene. Egli è ormai la nostra icona. A noi basta fare come lui". Ho pensato che l'India deve essere terra di Dio: Gandhi, Madre Teresa, Padre Maschio... E' stato un accostamento spontaneo. E' proprio vero che lo spirito soffia dove vuole!