INSERTO CULTURA

Continua la rassegna sistematica dei musei salesiani sparsi nel mondo, soprattutto quelli missionari, che sono la grande maggioranza e rendono giustizia dello straordinario lavoro di evangelizzazione, ma anche di acculturazione operato dai figli di Don Bosco là dove l'obbedienza li ha destinati.

IL MUSEO MISSIONARIO DI MADRID

di Natale Maffioli

Il Museo della Procura Missionaria Salesiana di Madrid è una di queste realtà volta a testimoniare l'avventura emana ed evangelizzatrice portata avanti dai salesiani in questi ultimi 125 anni, ed è allestito nell'edificio della Procura al n. 81 della Calle Ferraz.

Parlare di musei a Madrid vuol dire riferirsi a realtà del calibro del Prado, una delle più importanti pinacoteche del mondo, stracolma di capolavori della pittura europea in genere e spagnola in specie, oppure del Museo Archeologico. Non mancano però piccole realtà, che, se da una parte non hanno neppure lontanamente la pretesa di paragonarsi con le più ampie istituzioni culturali, tuttavia hanno la loro ragion d'essere perché testimoni delle diverse iniziative che hanno riempito di sé la volontà di evangelizzazione dei missionari spagnoli.

DAGLI INIZI AD OGGI

L'inizio è stato un poco in sordina: don Modesto Bellido, dopo essere stato membro del Consiglio Superiore della congregazione, fu incaricato di fondare la Procura Missionaria di Madrid in Calle Eduardo Aunós. Assieme a questa nacque una prima piccola esposizione degli oggetti, regali e ricordi, inviati dai missionari, specialmente spagnoli. Anche i Rettori Maggiori della congregazione contribuirono ampiamente alla qualificazione della esposizione e alla sua trasformazione in un museo. Nel 1986 la Procura si trasferì in Calle Ferraz, e un locale fu destinato ad esposizione permanente. Con il passare del tempo e l'accrescimento degli oggetti esposti, si sentì l'esigenza di dedicare spazi ulteriori a quello che stava assumendo la fisionomia di un museo vero e proprio, anche se di dimensioni modeste. In occasione del 120° anniversario della prima spedizione missionaria inviata da Don Bosco in America Latina, si è pensato di dare forma definitiva al museo, almeno dal punto di vista degli spazi ad esso dedicati, e così l'11 novembre del 2000, è stato inaugurato il nuovo allestimento alla presenza di monsignor Ximenez Belo, salesiano, vescovo a Timor Est e premio Nobel per la pace.

Oggi il Museo è una splendida realtà, corona della Procura Missionaria, raccoglie e conserva oggetti e materiali realizzati e usati dagli indigeni, e sono documenti parlanti della loro attività e cultura. Si tratta di prodotti di uso quotidiano e rituale, pieni di significato e bellezza, realizzati con grande abilità nei più diversi materiali, alcune volte a noi sconosciuti: cortecce di alberi, piume di uccelli esotici, materiali preziosi, seta e lacca. È una sorta di passeggiata attraverso i 128 paesi dove i salesiani svolgono la loro missione, ed è pure la presentazione di quanto possa inculturarsi il sistema educativo di Don Bosco: non vi è cultura che non possa accogliere positivamente il messaggio del nostro santo, e di questo danno testimonianza gli oltre 2000 oggetti esposti appartenenti alle più diverse etnie e culture.

LA DISPOSIZIONE

All'ingresso dell'esposizione sono presentati al visitatore, in quattro vetrine, i principali problemi dell'umanità e le risposte che offre la religione: la differenza razziale, la violenza, la fame, la malattia e la morte; a tutte le inquietudini dell'uomo la fede cristiana può dare una risposta di speranza. Di inestimabile valore è l'ambiente dedicato alla musica. Sono esposti strumenti musicali originali e antichi provenienti dall'Africa, dall'America Latina e dall'Asia. Sono da ammirare in otto vetrine le raccolte complete di tamburi africani, di flauti americani e asiatici; i materiali di cui sono fatti sono i più vari: si va dal legno al bambù e alla terracotta. Questa è senza dubbio la migliore mostra di strumenti musicali indigeni che ci sia in Madrid.

Un ampio spazio è dedicato all'Africa: sono un migliaio i salesiani presenti in 39 paesi del continente nero. Nel museo trovano posto delle belle sculture in ebano che dicono la delicatezza e la sensibilità degli artigiani che le hanno prodotte; una serie di sculture in bronzo degli antichi regni di Lunda, Dahomey e Monomotapa, e ancora sculture in ebano dal Mozambico dal Kenya di incredibile bellezza e perfezione. Sono esposte delle maschere dalle espressioni fantastiche usate nelle feste e nei riti religiosi. E ancora strumenti musicali, feticci per rituali di magia e stregoneria, ornamenti di vario genere: collane, copricapo, braccialetti&

Ma è soprattutto l'America Latina ad essere ampiamente rappresentata. Questa terra è stata sognata da Don Bosco, e i primi missionari salesiani hanno iniziato la loro attività proprio in America del Sud. Il Museo espone nelle sue vetrine, una per ogni nazione, una ricchissima serie di oggetti, con una descrizione nel dettaglio dedicata a ciascuno dei pezzi esposti. Le didascalie sono un supporto indispensabile per situare geograficamente e comprendere le culture dei diversi popoli.

Particolare menzione meritano una "tsansa" degli Shuar dell'Equador: è una testa umana, presente in diversi altri musei salesiani e non, miniaturizzata grazie a un procedimento conosciuto solo da queste popolazioni. Sono esposti molti strumenti musicali, alcuni davvero curiosi, utilizzati dalle popolazioni indigene della foresta amazzonica; pugnali, archi, frecce e lance sono caratterizzanti gli strumenti di caccia utilizzati dagli indigeni. Il Museo possiede diversi utensili e oggetti di utilizzo ordinario, dimostrativi dello stile di vita degli indigeni: attrezzi per produrre il fuoco, teli e tessuti artigianali, tutti fatti di fibre vegetali intessute o di corteccia pestata e ridotta allo spessore della carta-riso. Non mancano gli ornamenti del capo e delle caviglie e dei polsi e le cinture variopinte.

SOGNI REALIZZATI

Don Bosco, durante la sua permanenza a Barcellona, sognò di percorrere una sorta di itinerario aereo tra Valparaiso in Cile e Pekino, quel sogno che allora pareva irrealizzabile si è invece tradotto in realtà; dal 1920 i salesiani sono presenti in Asia: l'India e la Cina sono state le prime grandi nazioni a ricevere i figli di don Bosco. Da allora si è creata una sorta di ponte tra le missioni asiatiche e la madrepatria: tanti missionari hanno inviato ricordi della loro terra di missione e testimonianze dello stile di vita dei popoli presso i quali vivevano. Molti di questi oggetti sono di livello raffinatissimo, anche perché le civiltà che li hanno prodotti hanno una grande tradizione artistica. I bronzi, le porcellane e le terrecotte sono quanto di più elegante è stato realizzato dagli artigiani cinesi; oggetti di avorio, legno, bambù, decorazioni di lacca, stoffe di seta dipinta o ricamata con fili d'oro e d'argento sono rappresentativi dell'attività dei laboratori orientali.

Le divinità orientali sono presenti con una miriade di statue in miniatura fatte d'avorio, di legno e di sandalo. Gli orientali hanno infuso il loro buon gusto anche nei semplici oggetti di uso quotidiano e al Museo di Madrid sono esposti utensili, indumenti e calzature. Anche le testimonianze del culto degli antenati sono raccolte nelle vetrine assieme a tavole laccate con incrostazioni di madreperla dove sono raffigurate le scene di una vita felice.

Il Museo Missionario della Procura di Madrid non vuole essere solo una esposizione di pezzi curiosi o preziosi e rari, ma vuole anche testimoniare l'universalità della Chiesa e l'alta considerazione in cui sono tenute le diverse culture dove i salesiani da 125 anni svolgono la loro missione per la diffusione del Regno di Dio.