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C'E' IL SOLE QUANDO C'E' LUI!

di Giancarlo Manieri

La storia semplice di un salesiano laico, che in poco tempo ha raggiunto vette di umanità al confine con la santità.

"El ga le gambe storte", sentenziò la zia Rina quando Luigino venne al mondo come figlio di Dio nel momento in cui il prete lo battezzò, dopo che Fortunato e Rita l'avevano messo al mondo come loro figlio. "Ma l'è bel!", aggiunse con tenerezza, gli occhi luccicanti e un gran sorriso di soddisfazione. Spesso sorge del contrasto tra "tre genitori": non sempre i sogni e i progetti dei due genitori "naturali" coincidono con quelli del Genitore "soprannaturale". Capitò anche Luigi Possamai.

UN ALTRO DESTINO?

Si cominciò a intravedere qualche segnale particolare fin da quando il marmocchio a Colbertaldo cantava con timbri d'angelo le nenie di Natale. Qualcuno pensava che quel ragazzino, tutto casa e chiesa, fosse sprecato per la zappa, la forca e il badile... E le energie impiegate per le scalate agli alberi da frutta, la caccia ai nidi, le corse a ostacoli tra le zolle appena arate, i giochi sull'aia di casa potessero meritare altri esiti che non quelli riservati a un onesto contadino. Intanto aveva una gran passione Luigino, la meccanica. Ci andava a nozze quando poteva mettere (meglio sarebbe dire imbrattarsi) le mani su un motore. Così papà Fortunato, d'accordo con mamma Rita, lo inscrisse all'Avviamento professionale. Lui da parte sua volle fare anche un'altra cosa: cominciò a imparare l'armonium; pigiava sulla pedaliera con l'ardore con cui trattava i pedali della sua bici. Tutto insomma sembrava filar liscio a casa Possamai finché, un bruttissimo giorno, papà Fortunato se ne andò in cielo, senza preavviso, e Luigino a 15 anni si ritrovò, si può dire, capofamiglia. Solo allora s'accorse che quella del contadino non era la sua strada. Ci pianse, ci pregò, si sfogò con la mamma, e la signora Rita comprese, e lo mandò in collegio. Così Luigino si ritrovò al Cini di Venezia dai salesiani, con un po' di magone dentro perché sapeva di lasciare i familiari - due sorelle, un fratellino, la mamma e la nonna - in un mare di guai. Un altro mondo Venezia: le strade erano canali d'acqua, e i carretti gondole, ma ci si adattò. Né perse l'abitudine al lavoro: per non gravare sulla famiglia s'industriò a fare il cameriere e il garzone, così poteva pagarsi vitto e alloggio in collegio.

ECCO LA STRADA

Don Bosco, che già un po' conosceva per via di un vecchio quadro appeso in cucina a casa sua, gli cambiò i connotati! Responsabili di questa svolta radicale furono i suoi maestri e capi laboratorio, degli strani "preti non/preti" che oltre a insegnanti erano assistenti, fratelli maggiori, amici, educatori, animatori dei giochi, attori, cantori& Li ammirava quasi più che non i "preti veri". La loro serenità, l'allegria, la laboriosità, l'abilità e la naturalità nel passare da un lavoro all'altro, dall'essere capi a diventare animatori del cortile, lo conquistarono definitivamente. Li vedeva lavorare e pregare, giocare e insegnare, assistere e studiare, il tutto con una disarmante naturalezza. Eccola la strada! Lo disse a mamma Rita. Ma lei rispose no; recisa. Poi però si arrese di fronte alla infinita tristezza di Luigino per quel rifiuto. Sapeva, la brava donna, di aver messo al mondo dei figli non per sé, sapeva che a ciascuno Dio riserva una strada tutta sua, e non voleva mettersi contro Dio. Da quel giorno il sorriso non abbandonò più il volto di Luigino, e la contentezza di aver trovato la sua strada gli trasmise un fervore che, scrisse, "alle volte mi fa star male!". E il giorno in cui, leggendo alcune pagine dello psicologo Le Senne, scoprì di essere un "emotivo/attivo/secondario" cioè di avere lo stesso identico carattere di Don Bosco, non stava più nella pelle, avrebbe voluto urlare di felicità.

In noviziato si distinse tra tutti. Un esempio: solo a lui il maestro concesse di fare un'ora di adorazione notturna, "per sentire Gesù cuore a cuore", disse lui stesso. La sua vita salesiana, dopo i voti temporanei la cominciò all'istituto Rebaudengo - Reba per tutti - di Torino. Man mano che cresceva negli anni s'approfondiva la sua fede, la fedeltà a quanto aveva professato, la gioia di essere quello che era. A 21 anni vergò per la mamma un bigliettino: "L'incontro col Signore mi ha rallentato la corsa degli anni!". Insomma Luigino aveva capito tutto della vita salesiana.

LA BUONA STAMPA

Al "Reba" scoprì un altro servizio, quello di diffusore della "buona stampa". Aveva compreso che libri e riviste erano più letti che non il catechismo, e che un buon articolo poteva avere più efficacia di una predica. Così cominciò ad allestire qua e là rivendite di "buona stampa", e assieme ad altri che aveva convertito alla sua causa, a vendere libri e riviste alle porte delle chiese, quando la gente usciva dalla messa. A chi borbottava per questa sua attività rispondeva semplicemente: "Ma lo dicono le nostre regole!". Mise in croce anche mamma Rita, finché a Colbertaldo non si trovò più famiglia cui Luigino non avesse "appioppato" qualche abbonamento. Anche quando venne ricoverato per un'appendicite, suore, infermieri, medici e pazienti furono inondati di "buona stampa!".

L'ultima tappa della sua parabola terrena fu l'istituto Bearzi di Udine. I superiori sapevano ormai di che stoffa era fatto, e lo inviarono, unico coadiutore, nell'équipe dei corsi di orientamento vocazionale. Risultò tra i più simpatici, incisivi e ricercati. Era davvero maturo. Tant'è che ormai sognava le missioni anche se non aveva il coraggio di dirlo alla mamma. Intanto faceva al meglio quanto era chiamato a fare: laboratorio, meccanica - aggiustava sempre tutto con quelle sue manone da contadino divenute mani abili di tecnico sopraffino - e i ragazzi lo volevano tutti, e lo cercavano non tanto per quello che sapeva fare, ma per quello che sapeva dire, per confidarsi, chiedere consigli, diventare più buoni. Era ormai l'assistente di tutti, il salesiano super, l'amico. Faceva anche, con ottimi risultati, il maestro di musica (quasi un autodidatta, perché le poche lezioni della maestra cieca di Vidor non potevano avergli trasmesso capacità mozartiane!).

Era diventato un fiore troppo bello e profumato perché il Signore non se ne innamorasse... Così, d'improvviso una mattina (!) se lo portò via. Avvenne quando inforcata la sua scalcagnata motoretta con il pacco di Buona Stampa" da recapitare a una parrocchia, una macchina lo travolse, togliendo un modello dalla terra, ma aggiungendo un santo in cielo!...