ORATORI

ORATORI XXI SECOLO

di Serena Manoni

A Collevalenza, in due turni, si è svolto il più grande raduno di sempre per responsabili di oratorio. Più di 600 persone tra salesiani e laici hanno ascoltato e dibattuto questo appassionante tema. Per la prima volta erano presenti anche i giovani salesiani in formazione. Abbiamo intervistato alcuni responsabili.

(Maggi) Cambiando i tempi, i modi di vivere, le condizioni di ogni giorno, è necessario un ripensamento, e un rilancio. Partecipano anche dei giovani, e questo obbliga a risposte pertinenti. E', insomma un corso di formazione, per essere educatori del III millennio.

(Sigalini) Sono molto presenti, anche perché nelle stesse relazioni c'è scritto che un oratorio non cablato non è un vero oratorio. Gli spazi della vita dove i giovani spostano tutte le loro energie non sono quelli che prepariamo noi per loro ma quelli che loro si cercano e creano di propria iniziativa; e gli educatori non sono solo quelli che vengono a lavorare nel gruppo coi ragazzi seduti attorno al tavolo, ma quelli che stanno nei posti in cui i giovani vivono. Così, dobbiamo riscrivere i nostri progetti per l'oratorio, ma anche per fuori oratorio...

(Spreafico) L'immagine del ponte tra la strada e la chiesa dice bene l'immagine dell'oratorio che sogniamo, con un progetto, una comunità e delle persone che attuino il progetto e gli diano continuità. Un progetto scritto da tutti, chiaro, possibile che superi sia i particolarismi dell'individuo che i freni della comunità. (Maggi) Del resto l'oratorio è parte integrante del progetto della parrocchia in cui si trova; lo caratterizza l'attenzione ai giovani, comunque e dovunque, superando ogni steccato territoriale, etnico, religioso, politico... Vero ponte tra l'istituzionale e l'informale. E' tuttavia perentorio chiarire problemi di identità, modelli educativi, e spazi espliciti di educazione al vangelo.

(Sigalini) Lo hanno affrontato all'oratorio gli stessi ragazzi. In diversi modi. Per esempio sono tornati a riscrivere i giornalini, e non sono redazioni asettiche ma frutto di mailing list su argomenti di forum, di chat line, di SMS. Sono loro a creare i siti degli oratori... C'è solo da fare uno sforzo maggiore per fare del web uno spazio che veicola anche i nostri elementi educativi. E' un cambiamento socio/antropologico nel modo di essere del ragazzo che non acquisisce più per memoria ma per interattività. Allora non c'è più solo un problema di trasmissione, ma di invenzione tipica del metodo. Su questo bisogna che lavorino la catechesi, l'associazione, lo stesso sport, ecc. E non c'è da temere, saranno i ragazzi stessi a risolvere i problemi che noi non riusciamo a risolvere. (Maggi) E tuttavia, dobbiamo sempre far sì che il gruppo si incontri ancora, lanci messaggi di aggregazione, interagisca con altri gruppi. C'è dunque da curare il dialogo non solo virtuale, ma reale, c'è da elaborare messaggi e fare esperienze che si possano lanciare via Internet& Insomma, il cortile si dilata a dismisura, diventa il mondo! (Spreafico) Non è facile indubbiamente capire questo "nuovo mondo" per cui un passo in più per conoscere queste dinamiche e capirle è da chiedere a tutti i salesiani e agli educatori in genere.

(Sigalini) Credo che non sia un problema specifico dell'oratorio. L'utilizzo di internet infatti sta invadendo pub, bar, sale gioco oltre a qualche oratorio, perciò va maturato nella comunità cristiana. Ai moralisti chiediamo che ci aiutino a riquadrare l'attenzione evangelica a questi elementi. Per adesso internet lo vediamo come uno strumento di mobilitazione mondiale dei giovani. Dal punto di vista etico, essendo sempre utilizzato in gruppo non pone problemi come quelli che pone quando è utilizzato nel chiuso della propria camera. Per adesso è un grande strumento di comunicazione... che va educata. (Spreafico) Dopo l'11 settembre, aver mandato messaggi, riflessioni, pareri, ecc. via Internet ha aiutato a riflettere, interrogarsi. Dunque può essere un mezzo che aiuta la morale a imporsi...

(Sigalini) ...Ci sono sempre di più oratori che distribuiscono spazi e orari a disposizione di giovani di diversa estrazione religiosa. Più difficile è far convergere giovani verso cammini di fede che riscrivano l'esperienza credente, anche per altri che vorrebbero ascoltare la parola di Cristo. (Maggi) Potremmo essere aiutati da chi ospita più musulmani che cristiani, come capita nelle case salesiane del Medio Oriente. Gli oratori dovranno prima o poi prevedere spazi di educazione secondo il sistema preventivo. Ragione e amorevolezza sono cardini per tutti, Il discorso religioso, ovviamente, è un problema da studiare, essendo una novità completa.

(Maggi) Il problema non è di età, è di mentalità, è dello stile con cui ci si mette in mezzo ai giovani. Se uno è in ascolto... si può ascoltare anche a 90 anni! E chi ascolta è ascoltato!