SISTEMA PREVENTIVO

CARITÀ PEDAGOGICA

di Francesco Casella

Dicevamo delle numerose richieste a Don Bosco da parte di parroci e vescovi, ma anche di autorità civili e da estimatori entusiasti, perché aprisse opere a favore della gioventù. Qual era il segreto di questo successo? Certamente il suo genio. Ma è fuor di dubbio che uno dei fattori determinanti fu quella che potremmo definire "carità pastorale" o, più salesianamente, "carità pedagogica".

La carità pastorale inclina ad amare il giovane, qualunque sia lo stato in cui si trova, per portarlo alla pienezza di umanità che si è rivelata in Cristo, per dargli la coscienza e la possibilità di vivere da onesto cittadino come figlio di Dio. Il Rettor Maggiore don Juan Vecchi descrive così la carità pastorale:

«La carità pastorale comprende tutto il servizio della Chiesa all'uomo: annunciare il vangelo, promuovere le persone, animare la comunità, compiere le opere di misericordia corporali e spirituali. Il Concilio la propone come via di santificazione a coloro che intendono coinvolgersi intensamente nella missione della Chiesa: vescovi, sacerdoti, religiosi di vita attiva, laici impegnati.

La carità pastorale salesiana ha un'altra determinazione più precisa che non la restringe, ma la definisce meglio: è una carità pedagogica. È un amore che sa creare un rapporto educativo: si esprime sulla misura dell'adolescente e dell'adolescente povero che deve essere aiutato ad aprirsi, a scoprire la ricchezza della vita, a crescere. Per questo adolescente povero, a volte scarso di coraggio, di educazione, di parole e di pensiero, la carità del salesiano deve diventare segno leggibile dell'amore di Dio. È dunque una carità che sa arrivare agli ultimi, ai più umili, a coloro che hanno maggiori difficoltà.

La carità pedagogica dimostra ardore, ma anche tatto, buon senso, misura e affetto. In una parola, saggezza paterna che insegna ad affrontare la vita. Il patrimonio di riflessione ed esperienza su questa forma di carità è espresso nelle costituzioni [Costituzioni SDB 20; Costituzioni FMA 7, 66] con queste parole: "Guidato da Maria che gli fu Maestra, Don Bosco visse nell'incontro con i giovani del primo oratorio un'esperienza spirituale ed educativa che chiamò Sistema Preventivo". Era per lui un amore che si dona gratuitamente, attingendo alla carità di Dio che previene ogni creatura con a sua Provvidenza, l'accompagna con la sua presenza e la salva donando la vita».

ATTEGGIAMENTI E PRATICA

La carità pastorale oltre ad esigere alcuni atteggiamenti, richiede una pratica adeguata che la rende visibile. Schematicamente potremmo esprimerla così:

gli atteggiamenti sono:

conseguentemente la pratica richiede:

La carità pastorale fa intuire e alimenta le energie che Don Bosco riassume nel trinomio: "ragione, religione, amorevolezza".

I PILASTRI DEL SISTEMA

La ragione

Il termine ragione sottolinea, secondo l'autentica visione dell'umanesimo cristiano, il valore della persona, della coscienza, della natura umana, della cultura, del mondo del lavoro, del vivere sociale, ossia di quel vasto quadro di valori che è come il necessario corredo dell'uomo nella sua vita familiare, civile e politica.

Don Bosco attribuiva molta importanza agli aspetti umani e alla condizione storica del soggetto: alla sua libertà, alla sua preparazione alla vita e ad una professione, all'assunzione delle responsabilità civili, in un clima di gioia e di generoso impegno verso il prossimo. Egli esprimeva questi obiettivi con parole incisive e semplici, quali "allegria", "studio", "pietà", "saggezza", "lavoro", "umanità".

In sintesi "la ragione", a cui Don Bosco crede come dono di Dio e come compito inderogabile dell'educatore, indica i valori del bene, nonché gli obiettivi da perseguire, i mezzi e i modi da usare. La "ragione" invita i giovani ad un rapporto di partecipazione ai valori compresi e condivisi. Egli la definisce anche "ragionevolezza" per quel necessario spazio di comprensione, di dialogo e di pazienza inalterabile in cui trova attuazione il non facile esercizio della razionalità.

Oggi occorre la visione di un'antropologia aggiornata e integrale, libera da riduzionismi ideologici. L'educatore, oggi, deve saper leggere attentamente i segni dei tempi per individuare i valori emergenti che attraggono i giovani: la pace, la libertà, la giustizia, la comunione e la partecipazione, la promozione della donna, la solidarietà, lo sviluppo, le urgenze ecologiche, la pluralità delle culture, la pace e la convivenza tra etnie diverse, l'impegno contro lo sfruttamento di qualunque tipo dei minori e contro le nuove forme di schiavitù.