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salesiano, arcivescovo di Ispahan (Teheran) dei Latini dal dicembre 1989, nominato quando era direttore/parroco alla Consolata di Teheran.
Monsignore, lei sta in una nazione musulmana. Ci si trova bene?
Assolutamente sì. Sono tra gente ospitale, cordiale, credente. In Iran non sono un estraneo per nessuno, quasi quasi mi sento più estraneo a Roma, dove la gente mi sembra più indifferente, più individualista...
Qual è la consistenza numerica e la situazione dei cristiani in Iran?
Su
un milione e 645 kmq. di superficie vivono 65 milioni di abitanti, musulmani
con un'infima minoranza di cristiani che raggiunge appena le 100 mila unità.
A quanti riti appartengono?
Le
minoranze non musulmane riconosciute sono gli zoroastriani, gli ebrei e i
cristiani dei vari riti e confessioni. In Iran sono presenti la Chiesa
Assiro/nestoriana, quella Armeno/gregoriana, quella cattolico/latina, quella
protestante nelle sue varie denominazioni, la Chiesa Siro/caldea e quella
Armeno/cattolica.
Come sono i rapporti tra cristiani delle varie confessioni?
C'è armonia e intesa tra le varie rappresentanze religiose; ci si aiuta a vicenda, più di quanto avvenisse prima della rivoluzione. I rapporti con i musulmani sono improntati al rispetto reciproco. Si respira una certa aria di cambiamento. Il presidente Khatami è un musulmano che vuole il rispetto di tutte le religioni, e questo crea un clima di stima reciproca. La sua è, tuttavia, una carica di rappresentanza, un po' come quella del presidente italiano...
A quale dei due tronconi (sciiti/sunniti) appartengono i musulmani dell'Iran?
Agli
sciiti che sono anche nel sud del Libano, in Siria, nel sud dell'Iraq. I
sunniti, successori dei califfi, sono per la stragrande maggioranza nei paesi
arabi... Gli iraniani sono persiani, non arabi.
Può dirci quali margini di libertà di culto si hanno in Iran?
La
legge riconosce il "diritto di culto" che significa poter pregare e celebrare
all'interno dei propri luoghi di culto. Pubblicamente non sono consentite
manifestazioni religiose. In Iran vige la legge islamica.
Lei è cittadino iraniano?
No.
Non viene facilmente concessa cittadinanza a stranieri, e le chiese non sono
ufficialmente riconosciute. I capi religiosi non musulmani sono considerati dei
"datori di lavoro" e i preti i loro impiegati. Gli spostamenti interni sono
liberi, previo avviso al ministero competente.
È viva la religiosità nei giovani?
Molto. Hanno un gran rispetto della religione: al contrario dell'Europa, non si bestemmia, non c'è turpiloquio, è viva la presenza di Dio, l'ora della preghiera scrupolosamente rispettata... I giovani iraniani sono davvero "a modo", puliti, leali, credenti. Il pericolo è costituito dai non-valori propagandati, purtroppo, dai media occidentali. Sia i capi religiosi musulmani che quelli di altre religioni siamo convinti che i giovani che emigrano in Europa perderanno la fede.