TERZO MILLENNIO

di Antonio Martinelli, Consigliere per la Comunicazione sociale e la Famiglia Salesiana

COMUNICARE CHE COSA

MICROFONI DI DIO

La santità fiorita tra le mura delle case salesiane: una suora, un sacerdote, un coadiutore, saranno dichiarati beati proprio in questo mese.Un’altra suora è ormai vicina al traguardo.
Un dono da diffondere.

Il dono della santità impegna: nel saperla imitare, nel farla apprezzare e amare ma soprattutto nel diffonderla.Diffondere la santità è far parlare i santi con i fatti della loro esperienza quotidiana. Non hanno bisogno di "esagerazioni" perché siano resi simpatici agli occhi della gente. E’ vero che i santi vengono considerati degli eroi, ma quello che hanno vissuto e operato rientra nella più assoluta normalità.

Artemide Zatti è un salesiano laico, semplice, genuino che ha compiuto il suo dovere di infermiere in modo così completo da meritare il titolo di “dottore” dai primari dell’ospedale. Non solo per la sua professionalità, ma per l’ordinaria straordinarietà del suo amore per gli ammalati .

Luigi Variara è un salesiano che ha dovuto resistere alla tentazione di “abbandonare il campo”... E’ stato straordinario nella continuità, e nella capacità di sopportare le avversità connesse con il lavoro a favore dei più poveri e abbandonati dalla società: i lebbrosi.

Maria Romero è una FMA, missionaria in una terra che non era la sua patria, considerata però parte della sua storia. Ha trattato il soprannaturale come un dato della vita quotidiana, mettendolo a disposizione di giovani e adulti, incontrati sulle strade del suo quartiere .

Eusebia Palomino è una suora nata povera, vissuta nella povertà, immessa in una attività povera: la cucina. Tra odori e sapori ha affinato la sensibilità per un amore grande e generoso verso tutti, ricevendo in cambio da Dio il gusto della contemplazione e della generosità.

C’è poi da far apprezzare e far apprezzare e comunicare la santità. E’ vero: oggi si guarda ai santi come a persone un po’ “aliene”. Forse perché non si riesce a cogliere il legame tra la santità e i desideri più diffusi del cuore. Le attese profonde delle persone si raccolgono attorno ai valori di sempre: il significato del vivere, la gioia del cuore e la speranza nel bene. In un mondo che può contare sulla continua novità che la tecnica mette a disposizione per soddisfare i bisogni quotidiani, uomini e donne perdono l’orientamento, si sentono spaesati a casa propria. Tutto si appiattisce verso il basso, la tavolozza dei colori si stempera e tutto diventa grigio...

I santi “quotidiani” hanno la funzione di far riscoprire i fili invisibili della vita, per cui tutto può essere riscattato e acquisire senso. Parlare dei santi è far rinascere il gusto di vivere; raccontare le loro esperienze è raccontare realtà di tutti i giorni. Potrebbe sembrare banale, oltre che scontato, ricordare che l’umanità si affatica nella ricerca della gioia, della felicità. Si costruiscono rapporti, si lavora fino alla stanchezza, si accumulano cose e strumenti, denaro e averi, si cercano soddisfazioni e realizzazioni personali, si barattano ideali e valori pur di avere un po’ di piacere. Spesso i credenti parlano dei santi con il volto triste e corrucciato. Così non fanno pubblicità alla santità, ma nemmeno alla vita .

Non è cosa facile, oggi, ripetere la parola della speranza. La dilatazione del tempo presente toglie spazio e valore al passato, alla tradizione e alla memoria. A volte abbiamo paura di fermarci a pensare. Preferiamo cercare distrazioni. Eppure sono l’ascolto e la memoria a dischiudere il futuro, ad aiutare a vivere il presente non solo come tempo di soddisfacimento dei bisogni, ma anche come luogo dell’attesa, del manifestarsi di desideri che ci conducono oltre, legandoci agli altri uomini, compagni nel viaggio della vita. I santi sono l’immagine e la realizzazione della speranza.Tutti i santi hanno parole di speranza: sono una parabola della speranza. Occorre presentarli alla gente per suscitare speranza, non per fare di loro creature lontane dalla vita.

E’ fondamentale, perciò, amare la santità e i santi . Ricollego questo impegno alle indicazioni della Strenna 2002: Duc in altum, cercare il mare aperto e scandagliare le acque profonde dello Spirito. Come credenti siamo sospinti oltre i piccoli cabotaggi. Lasciarsi guidare dall’ardimento, non dalla paura. La vita di fede oggi chiede il coraggio dell’annuncio e della realizzazione nuova.