LETTERE AL DIRETTORE

 

BIBBIA E JIHAD. Egregio direttore, ho letto un po’ esterrefatta, la notizia che il professore filosofo Galimberti afferma che la Bibbia è la madre di tutte le jihad, e che Dio ha un volto violento e che tolto Dio…

Angela, Taranto

Cara signora, forse l’ineffabile professore non è molto ferrato in teologia quanto lo è in filosofia. E forse, non so quanto incolpevolmente, dimentica che in Occidente le immagini di Dio più diffuse sono due, o meglio tre, e tutte e tre sono ben lontane dall’avere le caratteristiche di violenza di cui parla. La prima è quella del Bambino Gesù in una mangiatoia, con relativo contorno di bue e asino… Non so che cosa ci possa vedere di violento il prof. suddetto. L’altra è quella del Dio-Crocifisso sul Golgota, uno che subisce violenza non che la fa. La terza immagine è quella del Sacro Cuore… Costituisce, tra i cristiani, la devozione largamente più diffusa, cui fa riscontro una iconografia fors’anche un po’ retro, ma certo efficace: quella di un Dio il cui cuore palpita d’amore per tutti, fino a sanguinare, quella di Uno del quale si può dire esattamente l’opposto di quanto predica il famosissimo effato latino: “mors tua vita mea”; Cristo infatti dice “mors mea vita tua!”. A questo punto, forse, gentile signora non resta che concludere che ciascuno faccia il suo mestiere. 

 

LETTERA APERTA AGLI INDUSTRIALI E A CHI COMMERCIALIZZA PRODOTTI… Sono un parroco di campagna. Parlo senza pretese […] Non vi è lecito usare a quel modo la figura della donna, per lanciare sul mercato i vostri prodotti […]. Non ci vuole molto a capire con quali sentimenti possono crescere fanciulli e preadolescenti che si abituano a vedere figure di donna usate per vendere merce […]. Una legge che intende tutelare i minori c’è. La legge Migliori, ma non c’è chi la faccia osservare […] E’ giusto preoccuparsi più della nettezza urbana che di quella dello spirito? Il poeta Giovenale, in piena società pagana, ha enunciato una norma di valore perenne: “Al fanciullo si deve il massimo rispetto!”. Oggi, in piena società “civile” si segue un’altra norma: “Basta pagare!”[…] e se mi azzardassi a togliere quelle sfacciataggini diseducanti sarei passibile di denuncia! Questa è civiltà? E le Amministrazioni non muovono un dito […] Quelli che hanno il dovere di far rispettare la legge […] dicono che i magistrati oggi assolvono sulla base del “mutato senso del pudore”, criterio poco giuridico per la verità. Non se ne esce, insomma...

Un parroco in Sardegna

Caro don, non ho nulla da aggiungere, se non darle ragione. Siamo disarmati. Ci rimane la coscienza… o, come lei ha opportunamente ricordato, e io gli ho proditoriamente tagliato per ragioni di spazio, la voce del profeta: “Mi scaglierò contro di loro come orsa derubata dei suoi nati”.

 

PRETE MIO FIGLIO? MAI!  Mio figlio si è laureato da poco, e proprio mentre poteva aspirare a una carriera nell’ambito del lavoro […], ci ha piantato, me, suo padre, la ragazza, per farsi frate […] Lui dice che l’ha fatto perché è “affamato d’amore”[…]. Mi scusi, ma non è un’idiozia? Rompere tutti i legami con chi gli vuole un bene dell’anima […]

Mariella, Udine

Ho letto di un giovane geniale che d’improvviso lascia la sua carriera universitaria per scegliere una comunità monacale (parlo di un giovane dei nostri giorni). Gentile signora Mariella, anziché chiedersi perché mai un giovane abbia il coraggio di fare una scelta idiota (secondo lei!), dovrebbe chiedersi perché un giovanotto “affamato d’amore” non dovrebbe scegliere una comunità il cui statuto è la fraternità, la cui regola è l’accoglienza, il cui distintivo è l’uguaglianza, la cui identità è l’appartenenza, il cui precetto è la carità. Perché, insomma, dovrebbe scegliere un mondo in cui la legge suprema è la lotta per il potere, la ricerca dei soldi, lo sgomitare per arrivare primo, la legge della giungla per difendersi dall’amico, dal vicino, dal fratello… “Ho scelto un gruppo di sorelle dove la lotta è contro il male, invece che contro le persone; ho scelto di stare in una comunità dove sono tutti primi, invece che vivere in una società dove per uno che vince cento altri perdono, e le carcasse degli sconfitti sono seminate ovunque ad appestare l’aria”. Proprio così mi ha detto un giorno una gran bella ragazza che aveva deciso, contro ogni previsione dei suoi, di entrare in convento… di clausura, per di più. Con ciò, signora, non voglio affermare che in convento si realizzi questo ideale, perché il male è… “dietro l’angolo” anche lì. Voglio solo dire che la scelta fatta da suo figlio non è così idiota! Beh, adesso mi tolga una curiosità… Leggendo la sua accorata e lunga missiva, che per esigenze di spazio ho riassunto, ho trovato qualche difficoltà a vederla nel ruolo che lei ha scritto di avere. Mi dica, insomma lei è la mamma o la fidanzata di…?

 

L’ESPERIENZA INSEGNA. Direttore caro, io credo che sia necessario che i ragazzi imparino dagli esempi concreti a non fare certe cose (corsivo d.r.). Se vedono un film in cui uno ammazza e viene catturato, imparano a non ammazzare, se vedono un carabiniere che mette in galera un ladro, imparano a non rubare… Insomma bisogna provocare delle ingiustizie, magari piccole piccole, per imparare la giustizia […] bisogna che i ragazzi vedano almeno un po’ di disonestà per imparare l’onestà... O no? Sono confusa.

Landina, Napoli

Ci vada piano, cara signora con gli esempi. Ciò che afferma è pericoloso. Lei mi fa ricordare l’episodio di un attore, tale Levenson, o qualcosa del genere – non sono forte in questo campo – il quale raccontava che la mamma, quando lo accompagnò per la prima volta a scuola, disse alla maestra: “Se mio figlio si comporta male, lei riempia di botte il suo vicino di banco, così lui impara con l’esempio!”. Signora esimia, non si possono commettere ingiustizie per far capire ai nostri ragazzi l’ingiustizia! Bisogna, caso mai, imparare sulla propria pelle (mi sto riferendo alle “botte”, ovviamente), non su quella degli altri: gli esempi, direbbe il vecchio san Tommaso, devono essere “ad hominem”.

 

IL SIGNIFICATO.  Egregio direttore, […] Mi domando spesso quale significato ha la mia esistenza. Mi accorgo che tutto o quasi va male da Nord a Sud da Est a Ovest dovunque, lei sarà ben d’accordo con me che c’è ovunque guerra, morte, dolore. E l’uomo è proprio niente; sta solo qui a soffrire e nient’altro. Come vede sono un po’ leopardiano, ma… […]

Simon, Verona

Prova a pensare se capita mai che una formica resti stupefatta di fronte a un tramonto, se un albero sorrida riconoscente al vento che l’accarezza… No, Simon, l’uomo non “sta solo qui a soffrire e nient’altro”. L’uomo è circondato da un universo stracolmo di significati, e lui stesso è una immensa sorgete di significato. Tutte le volte che la tua vita incide anche minimamente nell’ambiente in cui vive, quando cogli una rosa e ne orni la tua cameretta, quando fai scattare un grazie per un dono ricevuto, quando un tuo atteggiamento fa a sua volta atteggiare le labbra a un sorriso sul volto di una qualsiasi persona, quando ti dedichi a liberare la piantina dai rami secchi o dalle foglie morte, tu hai creato dei significati, sei intervenuto nel corso normale del tempo e in quel segmento di tempo che hai avuto in sorte di occupare tu hai dato un senso (“Qualcuno” te l’ha regalato proprio a questo fine!) non solo, ma sei capace di dare senso, di creare significati in ogni istante della tua esistenza. In questo consiste la tua identità: rappresenti qualcosa di unico, sei una goccia pensante nell’oceano della vita, non un ammasso informe di tessuti. L’uomo con la sua capacità può salvare o distruggere il pianeta in cui vive, le potenzialità della sua anima sono una miniera inesauribile e ha un’imprevedibile facoltà di sviluppare il suo universo interiore: “Vi è più potenzialità nella sua anima che in qualsiasi altro essere a noi noto”, dice un filosofo contemporaneo. Nessun albero può asciugare una lacrima, e il tuo cane fedele può forse leccarti una ferita ma mai potrà regalarti il suo sorriso, né dirti “Io ti amo e per te morirei!”. Guarda il cielo e, per questo è bella la fede, puoi perderti a pensare che “lassù Qualcuno mi ama”. Non dimenticarlo: l’essenza dell’uomo non si esaurisce in ciò che egli “è”, ma in ciò che “può essere”.

 

TROPPE COMPLICAZIONI.  Direttore, perché tante complicazioni? Già la vita è dura per conto suo con tutto quello che giornalmente succede. Io ci ho dentro una convinzione che non mi ha mai abbandonato: l’uomo come ogni altro animale è sostenuto dalla forza dell’istinto che è sufficiente per farlo sopravvivere. L’istinto è la vera forza della vita. A seguire l’istinto non si sbaglia mai.

…Romano

Caro signore, per quale occulta ragione lei si mostra così innamorato degli animali? Io gli voglio bene, ma “cum grano salis!”. L’uomo è un essere in oscillazione tra tre forze: l’animale, il razionale e lo spirituale. All’uomo non basta il razionale per essere se stesso. L’istintuale sappiamo cos’è: spesso si affaccia alla soglia della nostra razionalità e prende per qualche istante il sopravvento… E sono i momenti peggiori dell’uomo perché succede di tutto. La sua razionalità è spesso limitata da una volontà corrotta, la sua parte spirituale spessissimo non curata, dimenticata. L’antidoto è costituito proprio dal fatto di essere in rapporto con Dio, quindi dalla sua parte spirituale che costituisce il significato essenziale della sua vita. Dice un autore che “se l’uomo avesse continuato a camminare orizzontalmente, e i conigli avessero imparato a camminare verticalmente molti dei mali del mondo non esisterebbero”. Un paradosso per affermare che lo sviluppo razionale dell’uomo non è andato di pari passo col suo sviluppo psichico e spirituale e che – anche secondo Rita Levi Montalcini – a livello di sentimenti l’uomo è ancora all’età delle caverne. Per come è fatto l’uomo, se non è più che umano allora è meno che umano… La sua patente di nobiltà è costituita dal fatto che, unico tra gli esseri viventi, ha la forza e il desiderio di superare se stesso. Allora, caro signore, tiriamoci fuori dalla tana, che non è la nostra dimora naturale, e cerchiamo di volare, perché la dimora ultima è lassù, secondo i desideri e i bisogni più segreti coltivati nel silenzio da ciascuno. Ciò che caratterizza l’uomo rispetto agli altri animali è questa tensione verso l’impossibile, verso un’altra condizione, un’altra dimora. Scrive un teologo che “vi è un solo modo per purificare l’aria intossicata del nostro mondo, quello di vivere al di là dei nostri bisogni e interessi”, cioè al di là della nostra parte animale.

 

IL 7 OTTOBRE.  Caro direttore, le faccio notare una coincidenza: 7 ottobre 1571 attacco dell’armata cristiana contro l’armata musulmana a Lepanto; 7 ottobre 2001 attacco dell’America cristiana contro l’Afghanistan musulmano… Non le pare una cosa strana o qualcosa di più che una coincidenza questo battaglia tra croce e mezzaluna?

Dario, Matera

Non lavori troppo di fantasia, signor Dario. Io continuo a sperare che il 7 ottobre sia scattata un’azione contro il terrorismo, non contro una civiltà né contro una religione. Non voglio credere nemmeno che sia uno scontro del razionalismo occidentale contro il fideismo orientale; mi appaiono illazioni o esemplificazioni riduttive. La realtà è – come al solito – più semplice e più complessa nel medesimo tempo. Spiego l’apparente contraddizione. E’ più semplice perché si tratta, come movente immediato, di una guerra per rispondere a un attentato che ha fatto migliaia di morti: il più grave, pare, della storia umana. Nello stesso tempo è complessa perché le radici, le scaturigini di questo odio hanno componenti etniche, etiche, sociali, e, forse, commerciali, politiche e militari. Non può essere, ad esempio, che nascano anche dalle grandi ingiustizie perpetrate nel mondo dalla colonizzazione, dalla spropositata e incontrollata depredazione delle risorse del pianeta, dalle pretesa di voler essere i giudici globali solo perché si è i più potenti, di volersi considerare gli unici detentori della libertà, i principali estensori dei diritti umani, e via discorrendo? Isaia la dice chiara: “La pace è frutto della giustizia”. Trovo attualissimo il vecchio profeta, la sua affermazione mi sembra la sintesi e la chiave di tutto. D’accordo con lei sulle culture e sul fatto che “ogni” percorso storico è irto di errori. Secondo una interpretazione che appare maggioritaria nell’Islam, jihad è prima di ogni altra cosa“sforzo sulla via di Dio” e non è per niente volto alla conquista di territori. Il Corano evita la guerra e non menziona mai “la guerra santa”, anche se autorizza la guerra contro chi li attacca per il fatto che sono musulmani. Nel caso specifico non credo che l’America abbia attaccato l’Afghanistan in quanto musulmana.

 


APPELLI

 

Raccolgo immagini, piccole, medie o grandi della BEATA VERGINE ADDOLORATA per una mostra per il 1° centenario della fondazione della festa in Lascari che si terrà a settembre 2002. Salvatore Piazza, Via della Libertà, 60 – 90010 Lascari PA.

 

Sono un ragazzo di 13 anni e cerco trenini elettrici, anche non funzionanti. Alfredo Marello, Via Romita, 8 – 12050 Cuneo.

 

Cerco immaginette e santini.  Quartararo Silvana, via Scarli, 2 – 72015 Fasano BR.

 

Cerco e scambio immaginette sacre di ogni tipo ed epoca; risposta assicurata. Cesarano Mario, via Marconi, 33 – 80030 Mariglianella NA.

 

Mi chiamo Marilena, 26 anni, cerco amiche/amici di penna. Sono desiderosa di corrispondere per realizzare simpatica amicizia.  Tarantino Marilena, Via Silvio Pellico, 95 – 73043 Copertino LC

 

È bandito il premio nazionale di poesia “Monte Netto” a tema libero. Primo premio €1.500. Partecipazione gratuita, scadenza 31 maggio 2002. Info: 030/97.48.683