VIAGGI

 

Da Calcutta a Berhampore via Krisnagar, continua un viaggio denso di insegnamenti

 

YUVA JYOTI, Meccanici riparatori al lavoro

LUCE PER I GIOVANI

di  Giancarlo Manieri

 

Quattro ore, da Calcutta verso l’interno, per vedere una delle opere più straordinarie dei salesiani in India. Quasi un’avventura che ha lasciato segni indelebili nel cuore.

 

L

a nazionale che da Calcutta porta a Krisnagar e a Berhampore è una strada presa d’assalto dai “bisonti” della strada. Il che non toglie nulla alla straordinaria bellezza del paesaggio dominato da piante e alberi tra loro diversissimi, corsi d’acqua, laghetti e stagni, piantagioni di riso, di tè e di iuta, e da splendide edicole alla dea Kalì, la cui particolarissima architettura, i colori, e la perfetta manutenzione contrastavano fortemente con il resto delle costruzioni: suggeriva l’idea di un edificio vestito a festa, rispetto agli altri che indossavano panni di lavoro o... di accattonaggio! Ma, si sa, presso tutti i popoli di ogni regione del mondo, da che mondo è mondo, al proprio dio è riservata – com’è ovvio – “la parte migliore”.

 

TAPPA A KRISNAGAR...

 

A Krisnagar un convitto accoglie i ragazzi dei numerosi villaggi viciniori che presso i salesiani trovano possibilità di andare a scuola, arricchirsi di un mestiere e imparare ad autogestirsi (lavano i propri panni, cucinano, riordinano, puliscono...). Ci sono arrivato a tarda sera. Mi hanno accolto, oltre alla cordialità squisita dei salesiani, anche le rane! Saltellavano tranquille sotto il porticato quasi fosse casa loro, senza preoccuparsi troppo degli ospiti. Facevano giusto un salto indispettito verso il bordo del porticatoquando stavi per pestarne qualcuna, segno inequivocabile di una abituale familiarità coi residenti umani. Il sonno è stato accompagnato dal grido insistente di un non qualificato uccello notturno che doveva avere una gran voglia di compagnia per gridare tanto: alle tre di notte non se l’era ancora fatta finita.

La mattina presto sveglia e via. Ci attendevano altre due ore di macchina prima di Berhampore, dove i salesiani sono impegnati in una attività sorprendente e straordinaria. E’ poco più che un villaggio Berhampore, ma è zeppo di giovani. La maggior parte di essi vive alla giornata, s’industria come può, s’inventa lavori dai più strani ai più comuni per sbarcare il lunario, e quelli che non trovano niente da fare o intristiscono inutilmente aspettando una qualsiasi occasione, o si danno a iniziative poco ortodosse... Non per nulla la zona è densa di delinquenza all’ingrosso e al minuto, e ben fornita di luoghi di detenzione, tutti immancabilmente zeppi di “clienti” per lo più giovani.

 

...POI A BERHAMPORE

 

In una regione povera di industrie ma ricca di materiale umano, i salesiani hanno pensato a un’opera coraggiosa e... pericolosa!  Troppi i giovani allo sbando, quelli senza prospettive e senza futuro, troppi i teppisti di piccolo cabotaggio ma anche quelli d’alto mare!  L’idea che ha folgorato don Scaria è stata quella di un lavoro di prevenzione unito a un lavoro di recupero: portare i giovani sbandati e nullafacenti dai salesiani e… mandare i salesiani in carcere! Lo scopo è lo stesso: insegnare un mestiere, far scuola di valori, educare alla prevenzione, lavorare al recupero… Un’idea un po’ temeraria, ma il coraggio dell’incoscienza a volte fa miracoli. Giovani che vogliono tirarsi fuori da una vita grigia e senza futuro, o che vogliono ritrovare sentieri smarriti, o anelano a rimettersi in carreggiata, a “ricostruirsi”, ce ne sono più di quelli che possiamo immaginare.

Certo non è facile in un contesto dove i ragazzi che non vanno a scuola lavorano per non più di 10/15 rupie per dodici ore di “servizio”. Basta pensare che una rupia vale, più o meno, come 50 delle nostre vecchie lirette, corrispondenti oggi a tre centesimi di euro! Del resto lo stipendio di un impiegato, e anche di un insegnante, non supera spesso le 200 mila lire, il che significa 103,29 euro mensili, e per gli operai arrivare a 60 euro mensili è già un sogno.

 

UNA BENEDIZIONE DI DIO

 

La “stazione culturale” creata dai salesiani a Berhampore si chiama Yuva Jyoti, luce per la gioventù… In effetti, lì i giovani che la frequentano vedono per la prima volta un po’ di luce nel loro futuro. Attenzione: non sto parlando dei giovani migliori del Bengala Occidentale, sto invece parlando di giovani non/incensurati, di detenuti o ex detenuti. Ogni giorno, infatti, arriva a Yuva Jyoti in treno un considerevole numero di ragazzotti, ospiti di luoghi di detenzione ubicati anche a 60 chilometri di distanza, che hanno chiesto e ottenuto il permesso dal governo di frequentare la scuola salesiana… Viaggiano, badate, senza scorta, e la sera, immancabilmente, se ne tornano in galera. Tutti. Nel collegio vanno a frequentare corsi per autoriparatori (un lavoro sicuro, dato l’enorme parco macchine e il loro pessimo “stato di salute”), per elettricisti, saldatori, meccanici “domestici”, panificatori, manutentori, ortolani, tecnici di serre, sarti… Non c’è bisogno di calzolai, dato che in India la calzatura che va di più è il sandalo di plastica o quello che ti ha regalato mammà alla nascita! Oggi Yuva Jyoti onora il suo nome: è davvero una luce, perché a scuola s’impara anche il mestiere di vivere, con corsi di psicologia pratica, di formazione del carattere, di autostima...

Ma, dicevamo, Yuva Jyoti è famosa per un altro motivo… (continua