LETTERA AI GIOVANI

 

Pasqua è appena passata, ma la gioia della resurrezione non contamina tutti: c’è chi non ha risolto i suoi problemi, chi vorrebbe fuggire lontano, chi, affamato di tenerezza, cerca disperatamente di sopravvivere...

 

PENSIERI DENTRO

PUNTO DI VISTA

 

Ho letto tutta d’un fiato la tua lettera. Le tue parole sono altrettanti proiettili contro la vita, il mondo, l’uomo, la regola.

Ti senti schiavo, fin dalla nascita.

Droga, denaro, ribellione, rabbia sono le tue catene.

C’è un verbo in tutta questa apocalisse che ti lasci sfuggire come un tuo accorato, prolungato S.O.S.: “partire, andare lontano da tutti e tutto per nascere di nuovo, vivere senza pregiudizi o legami o dittature.

Ti sento per certi versi intangibile dal momento che avverto il tuo io messo a morte dal rifiuto, dall’ingiustizia, dalla ribellione di te stesso..

Ti sei dato la morte prima di morire. Ma non è così. Forse vorresti farmelo credere

 

Lasciami parlare come farebbe un padre.

Non credere di camminare più in fretta cercando di andare lontano, quasi fuggissi da me che mi consumo d’amore per te.

Non puoi spogliarti della tua personalità, non odiare la tua stessa vita per fare esperienza altrove.

Le mie braccia sono sempre spalancate in attesa di stringerti al mio cuore.

 

Mi permetto una sola parola, come fossi una mamma.

Non sei chiamato, bambino mio, a conquistare la vita, quanto piuttosto a lasciarti generare da essa.

Nel tuo cuore troverai la via più breve per arrivare a me.

Non c’è terra, non c’è casa più ambita da abitare che quella del proprio io.

Occorre accettare il peso del proprio essere.

Abbi cura di te. Per me sei tutto.

Non diffondere tristezza. In te ci sono risorse e tanti motivi per essere felice.

Non temere di apparire troppo diverso o troppo uguale agli altri: sii te stesso.

Non fuggire, devi solo scendere o salire: scendere nel mistero e nella ricchezza del tuo cuore o salire a Dio, e lì troverai il tuo cuore nuovo.

 

Concludo come sacerdote.

Ti sento solo, ma affamato di amicizia, tenerezza. In te vive un bambino povero e orfano da far crescere. Senti il bisogno di ripartire da zero.

Vivi nella condizione di farlo e vuoi dimostrare a tutti che sei in grado di riuscirci.

Ti chiedo scusa se mi intrufolo nei tuoi sentimenti e ti do consigli senza esserne richiesto.

Un po’ di umiltà potrebbe guarirti, non ti farebbe male.

L’umiltà vera non dispera mai.

Ti smantella solo per ricostruire nuovi approcci di vita.

Nasce dalla prova, dalla sofferenza, come la tua. E’ il grembo della gioia.

L’umiltà

nei giorni di rabbia, purifica i tuoi pensieri;

nei giorni di stanchezza dà riposo al tuo cuore;

nei giorni di fragilità e peccato chiede misericordia;

nei giorni di gioia glorifica il Signore.

 

Sursum corda. Non abbatterti.

La vita è amore. Non prendertela se ti dico che ti voglio bene.

Tuo

Carlo Terraneo