INSERTO CULTURA

 

La nostra indagine di questo mese di aprile 2002 prende in considerazione il museo regionale missionario di Fortín Mercedes nella Patagonia argentina, dove i salesiani sono sbarcati stabilmente nel lontano 1895, e attualmente gestiscono una scuola elementare e secondaria anche per interni, una parrocchia un oratorio, un santuario dedicato a Maria Ausiliatrice con annessa casa per pellegrini.

 

 

IL MUSEO REGIONALE

DI FORTÍN MERCEDES

 

Fortin Mercedes è un centro di cultura e di spiritualità. Soprattutto spiritualità salesiana. Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice si prodigano da più di un secolo per tener viva la memoria delle imprese dei primi missionari. Qui è sepolto il “santino” della Pampa argentina, Zefinrino Namuncuá, figlio di un cacico (capo) mapuche

 

 

È poco più che un villaggio Fortín Mercedes, ubicato nella provincia argentina di Buenos Aires. Le sue origini risalgono al 1833, quando il generale Juan Manuel de Rosas fondò un piccolo stanziamento militare sulle rive del rio Colorado e lo chiamò Fortín Colorado. Successivamente, nel 1858, per proteggerlo meglio dagli attacchi degli indigeni, fu trasferito nel posto attuale. Il nome si deve a un fatto miracoloso: durante una epidemia che imperversò nella regione, il fortino fu preservato dal contagio, e si attribuì questo fatto al favore della Vergine; ciò spinse ad ampliare l’antica cappella che fu dedicata alla Beata Vergine della Mercede, patrona dell’esercito argentino. A quel tempo Fortín Mercedes era costituito da nient’altro che tre povere fattorie difese da una palizzata.

 

I SALESIANI

 

I salesiani giunsero nella zona una prima volta nel 1879 con monsignor Giacomo Costamagna, cappellano della Expedición del Desierto. Giunsero in seguito don Giuseppe Maria Beauvoir con don Domenico Milanesio. In un primo tempo fu proprio la cappella della Vergine della Mercede a servire da residenza ai primi missionari. In tanti passarono per il fortino, ma chi si dedicò con passione all’evangelizzazione della zona fu don Pietro Bonacina. Per esplicito mandato di monsignor Cagliero visitò frequentemente le fattorie sorte su entrambe le rive del rio Colorado. La presenza di numerosi ragazzi, alcuni dei quali orfani, rese necessaria la fondazione di un collegio con internato. L’opera ebbe inizio il 16 luglio 1895. Negli anni successivi l’opera cambiò sovente destinazione: fu scuola agricola, aspirantato salesiano e noviziato, studentato di filosofia per giovani salesiani e, per un certo tempo, teologato.

 

IL MUSEO

 

Un primo abbozzo di museo nacque nel 1925. Don Luigi Pedemonte aveva raccolto materiale per illustrare l’attività dei missionari salesiani: in un piccolo ambiente espose minerali, ed esemplari di fauna e flora patagonica; una sezione era dedicata alle armi e agli strumenti di vita quotidiana delle antiche popolazioni della zona. Tutti gli oggetti (specialmente quelli della sezione naturalistica) furono catalogati da Rafael Orsi professore universitario. L’accrescimento del materiale determinò la necessità di acquisire nuovi spazi con conseguenti spostamenti, finché nel 1993 si determinò la costruzione di un nuovo edificio che potesse ospitare adeguatamente le collezioni, e che fosse in sintonia con gli edifici già esistenti. La nuova sede del Museo Regionale e Missionario fu inaugurata il 1° ottobre 2000. Nel 1966 l’antico fortino era stato ricostruito; ora fa parte integrante del Museo, ne costituisce una sorta di zona d’accoglienza.

Il Museo si compone di cinque grandi sale: una di accoglienza, una seconda dedicata alla flora e alla fauna; la terza espone testimonianze della popolazione che aveva abitato la zona, e ancora fossili e memorie delle varie campagne di conquista da parte del governo argentino nonché testimonianze della prima presenza dei salesiani. La quarta sala è dedicata al cardinale salesiano Giovanni Cagliero, alle Figlie di Maria Ausiliatrice e ai tanti personaggi salesiani che hanno fatto la storia spirituale e materiale del territorio. Il complesso comprende infine un’ultima sala riservata alle esposizioni temporanee.

Sulle pareti esterne del museo sono stati affrescati alcuni episodi della vita di Don Bosco e dei primi salesiani che, giunti al seguito dell’esercito conquistatore, si sono dedicati alla cura materiale e spirituale della popolazione indigena. Infine, accanto alla reception è stato allestito un ambiente per la proiezione di filmati connessi con l’attività del Museo; alcune immagini sulle pareti e sulle vetrate rendono ragione della validità della presenza salesiana sul territorio.

 

PARTICOLARI…

 

La prima sala dedicata a fauna e flora presenta un esauriente documentazione espositiva della regione patagonica. I visitatori camminano su una passerella sopraelevata che ricorda il ponte di una imbarcazione, come se non dovessero disturbare gli abitanti di un habitat incontaminato. Per rendere più verosimile l’ambientazione del materiale esposto, sulle pareti sono stati dipinti alcuni scorci del caratteristico paesaggio patagonico. Al centro dell’ambiente, sospesa con tiranti al soffitto, s’incontra l’enorme mandibola di una balena. Sul pavimento sono presentati esemplari tipici della fauna del territorio; alcuni di questi sono davvero preziosi come la volpe fueghina, una specie estinta di cui esistono due soli esemplari in tutto il mondo, e uno è proprio quello del Museo. Compaiono poi esemplari di nandù, di puma, di diversi volatili, caratteristici all’ambiente patagonico.

Sopra l’ingresso della seconda sala è collocato un condor imbalsamato è il Condor Martín; la storia di questo volatile è legata a Fortín Mercedes: catturato, si adattò alla cattività ambientandosi completamente nella vita dei giovani: li seguiva a passeggio e giocava con loro durante le ricreazioni. Al termine dei suoi giorni fu imbalsamato, ed è divenuto il simbolo del Museo.

Nella terza sala quella delle testimonianze dei primitivi abitanti della Patagonia, sono state ricostruite alcune loro caratteristiche abitazioni; sono in mostra le armi, gli strumenti e altri oggetti tipici dell’attività indigena. Non mancano in questa sezione esemplari di fossili e minerali di grande interesse. In questa parte del Museo sono state poste alcune testimonianze legate a Zefirino Namuncurá, figlio del capo (cacico) indigeno Manuel; un giovane, Zeffirino o Ceferino, che ha fatto proprio l’ideale di santità che fu di san Domenico Savio, e ora anche lui è avviato all’onore degli altari.

Lo slogan della quarta sala è: “Un sogno che diventa realtà”. Qui sono conservate le testimonianze dell’attività dei salesiani: al centro in una teca esagonale è custodita la cappa cardinalizia, il pastorale, e la mitria del cardinale Cagliero. Nelle vetrine tutto attorno sono esposte testimonianze dell’attività di tanti missionarie e missionari salesiani che hanno speso la propria vita per la promozione umana e cristiana dei patagoni: oggetti di uso comune e personali di don Pietro Bonacina, de Artemide Zatti, il coadiutore salesiano da poco proclamato beato dal Papa; di don Domenico Milanesio, di don Zaccaria Genghini, di don Vachina, l’apostolo del Chubut. E anche arredi della cappella della Madonna della Mercede e del tempio di Maria Ausiliatrice. L’ultima sala poi è dedicata, come accennammo, alle esposizioni temporanee del tanto materiale di proprietà del Museo che non trova spazio nelle teche della parte permanente.