FMA

 

Maria Romero Meneses, una Figlia di Maria Ausiliatrice missionaria, in questo mese sarà “beata”.

 

A servizio degli ultimi

di Graziella Curti

 

Più volte eletta cittadina onoraria e donna dell’anno a Costa Rica,

dove ha lavorato per più di quarant’anni tra i più poveri,

Maria Romero, Figlia di Maria Ausiliatrice,

è la prima donna del Centro America che raggiunge gli onori degli altari.

 

 

Maria nacque in Nicaragua, la terra dei vulcani e dei laghi. Da lì prese il suo carattere vulcanico per le continue iniziative e nello stesso tempo calmo, come le acque lacustri, per quel senso di pace che riusciva sempre a trasmettere. Venne alla luce all’inizio del secolo scorso, in una famiglia benestante di Granata. Studiò con gusto pianoforte e violino, mentre frequentava il Collegio delle FMA. Temperamento di artista, sapeva disegnare molto bene ed era brillante sia nella scuola, sia nelle relazioni: caratteristiche fondamentali per essere salesiana. A 18 anni, Maria iniziò il suo cammino per diventare Figlia di Maria Ausiliatrice. San José di Costa Rica divenne il campo della sua missione in cui privilegiò i più poveri, i ragazzi e ragazze della strada.

Un giorno, una sua alunna le raccontò di una sua visita a un quartiere di periferia dove «le famiglie, bambini, vecchi, giovani vivono in catapecchie di cartone, con pavimento in terra battuta, senza mobili…». Questo bastò a suor Maria perché fosse presa, come dicevano le amiche, dalla mania dei poveri. E subito inventò le missionariette, ragazzine del Collegio che andavano a due a due, come i discepoli, nei sobborghi ad aiutare e a fare catechismo. Nacquero così decine e decine di oratori festivi dove arrivavano migliaia di ragazzini per pregare, giocare, ricevere abiti e cibo. Ma suor Maria non solo scelse i poveri e si consacrò ad essi, riuscì a convincere i più ricchi ad essere solidali con chi non aveva nulla.

 

LE CITTADELLE DI MARIA

 

Dopo la Casa de la Virgen, che era dimora per i poveri con dispensario medico, scuola di orientamento sociale e casette per le ragazze povere ed abbandonate, Maria aveva un altro sogno da realizzare. Le persone che lavoravano alle opere sociali avevano visto anche le case in cui vivevano gli assistiti. Se case potevano chiamarsi: non c’erano sedie, né letti, né piatti per mangiare. Il Papa dalle pagine de L’Osservatore Romano, invitava a preoccuparsi di più dei poveri, aiutandoli nelle loro necessità. «Che cosa farebbe don Bosco?», si domandava Maria.  Dopo molto pregare venne l’illuminazione: un gruppo di signore per soccorrere i senza tetto. E lì stesso, in chiesa, lei, disegnatrice per vocazione, disegnò il suo prossimo progetto: un grande cerchio, un sole con scritto nel centro il nome dell’associazione che avrebbe fondato: ASAYNE, cioè Asociación Ayuda Necesitados. Segnò i quattro punti cardinali e scrisse i nomi delle periferie di San José dov’era più urgente dare case ai senza tetto: stavano per sorgere le Cittadelle di Maria Ausiliatrice.

E subito, da grande organizzatrice, pensò, oltre ai prestiti bancari anche a una sorta di azionariato popolare per far partecipare i ricchi alla costruzione delle cittadelle: creò dei buoni da 100 e più colones. E poi pensò anche a una sorta di tutor del progetto: le signore dell’Associazione si sarebbero occupate di tutta l’organizzazione e i signori, avvocati, ingegneri, industriali…, si sarebbero invece occupati della costruzione stessa delle cittadelle. Oggi tutte queste opere sussistono, e sono gestite da schiere di laici che, insieme con alcune suore salesiane, hanno raccolto il testimone profetico di suor Maria, e continuano a organizzare la speranza.

 

FIORETTI QUOTIDIANI

 

Tutto era semplice nella vita di suor Maria. Si rivolgeva con l’abbandono di un bimbo alla sua Regina, come chiamava la Madonna, e al suo Re, Gesù. Era tale la sua fiducia che neppure le molte situazioni difficili che dovette affrontare riuscirono a intaccare il suo amore aperto e franco, la sua voglia di vivere, la sua allegria. Per lei, i piccoli miracoli quotidiani entravano a far parte dell’ordinaria amministrazione. Un giorno, doveva pagare 500 colones per il pane dei ragazzi, ma la cassa però era vuota. Arrivò il fornaio con le ceste colme e… la fattura. Maria senza allarmarsi gli disse: «Aspetti un momento». Poi pregò la Madonna chiedendole: «Metti la tua mano, Madre mia, mettila prima della mia». Si aprì la porta ed entrò una cooperatrice che le disse con gioia: «Ho potuto vendere quel terreno, prenda». E le consegnò una busta. Nella busta c’erano 500 colones. Così capitò per i biscotti. C’erano dieci scatole da cento porzioni. I piccoli erano mille. Suor Maria si raccomandò molto con la suora della distribuzione che non ne desse alle mamme, perché i biscotti erano contati. Ma, questa si lasciò impietosire e li distribuì a tutti. Al termine, si accorse di aver esaurito una sola scatola.

Quando lei chiedeva qualcosa alla Madonna, la Vergine sorrideva e lei a sua volta trasformava questo sorriso in tanto benessere per i più poveri. Le testimonianze dicono che Dio le concesse il dono della bilocazione, le diede la forza di muovere le coscienze, di guarire i mali interni e anche le malattie fisiche.

 

SMS PER IL CIELO

 

In una biografia recente, suor Maria è stata definita contempl-attiva. Era veramente così. Le sue giornate si snodavano in una attività intensa, ma dato che il suo cuore dimorava in Dio, lei riusciva a essere insieme Marta e Maria. Ai suoi tempi non esisteva il cellulare, e tanto meno gli SMS, ma lei anche in questo fu originale e profetica. Alla sua morte, si sono ritrovati moltissimi foglietti volanti con i suoi rapidi messaggi per il cielo. Alcuni sono dichiarazioni d’amore per il suo Re e per la sua Regina; altri sono pensieri sullo stile evangelico di comunione; i più numerosi recano laudi, alla maniera francescana, per le bellezze del creato e tutte le opere di Dio. Essendo un’artista, suor Maria usava tutte le modalità di espressione che conosceva per rendere più belli i suoi messaggi. Spesso suonava, cantava o scriveva poesie, coltivava fiori.

All’alba, molte volte, si metteva all’organo e intonava la canzone napoletana preferita O Sole mio per onorare il suo Sole, il Dio della vita. Un giorno, alcune ragazzine ospite de la Casa de la Virgen, guardando dalle finestre, la videro parlare con le rose e, fatto meraviglioso, i fiori tutti tesi verso di lei benché non ci fosse vento che potesse determinarne l’inclinazione. Anche alla fine della sua vita, in riposo per qualche giorno vicino all’Oceano, disse: «Io vedo Dio in ogni goccia di questo mare. Come deve essere bello morire di fronte al mare!».

Messaggio ricevuto. Poche ore dopo, i parenti trovarono sr. Maria addormentata per sempre.  Era il 7 luglio 1977.