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LETTERA DA GOMA

IL VULCANO MALEDETTO

 

Goma, forse mezzo milione di abitanti tra residenti e rifugiati, è stata investita dall’ira del Nyiragongo venerdì 18 gennaio. “Piove sul bagnato”… e piove fuoco dal cielo. Circondati anche i salesiani che a Goma hanno due opere: una scuola tecnica secondaria e un centro di formazione professionale…

 

Ieri sono arrivati a Gatenga, (Rwanda) 146 bambini in fuga dall’inferno di Goma. Abbiamo loro spalancato le porte e il cuore. La loro città è sotto un bombardamento di fuoco, ceneri infuocate, lapilli, lava, fumi micidiali… una città che muore. Qui non c’è più spazio, né mezzi, siamo all’emergenza, anzi alla sopravvivenza, ma resta il nostro cuore, che ha ancora tanto spazio…

A Goma stanno arrivando anche dei militari, ma più per saccheggiare che per aiutare, mentre il vulcano continua a scuotere la terra e infangare il cielo, oltre che polverizzare quanto incontra sul suo cammino. 

 

La lava per miracolo si è fermata attorno ai depositi di carburante dell’aeroporto. Siamo in apprensione: le nostre due opere sono lì vicinissime: se saltano sarà una tragedia: la scuola professionale ospita 1300 sfollati! La famiglia di Christian Kalule, il salesiano di Goma, ha perso tutto… Così migliaia di altre famiglie. Un fiume di profughi si è riversato verso il lago Kivu poi verso il Rwanda, poi è tornato indietro perché il richiamo della propria terra e della propria casa è più forte della paura, della fame, e perfino della morte: preferiscono vivere in totale precarietà nella loro terra piuttosto che essere confinate in un campo per rifugiati in Rwanda.  Regna, sovrana, la disorganizzazone.

 

Stiamo cercando di aiutare tutti. Ma… abbiamo pochi mezzi, e più di tanto non riusciamo a fare. Essere impotenti in casi di emergenza estrema fa rabbia. Il problema maggiore non è il cibo, ma l’acqua potabile. Viviamo col rischio/colera incombente come una spada di Damocle sul capo. La lava ha invaso mezza città… è ancora calda e fumante… Qualcuno si avvia a piedi verso il luogo dove doveva essere la propria abitazione ma spesso è costretto a tornare sui suoi passi urlando di dolore: le lame della lava solidificata o le bruciature di quella ancora non raffreddata li fanno desistere… Il nostro centro di Ngangi è protetto dallo sciacallaggio dei soliti delinquenti da gruppetti di nostri giovani. Pregate per noi.