OSSERVATORIO
19 novembre 2001, sulla “maledetta” di Kabul cade in un’imboscata Maria Grazia Cutuli, di Catania, exallieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice, giornalista impegnata in zona di guerra, sorretta da grandi ideali…
Per Maria Grazia Cutuli tutto inizio a Catania, la sua città: la vita e la carriera. Frequentò dalla prima alla quarta elementare presso l’Istituto “San Giovanni Bosco” delle Figlie di Maria Ausiliatrice di via F.lli Mazzaglia, a Barriera. La sua abitazione sorgeva vicino al santuario del “S. Cuore”, con annesso oratorio, affidato fin dall’origine ai salesiani. Frequentò anche l’oratorio, e ricevette i sacramenti nella parrocchia/santuario. Le suore la ricordano per il carattere risoluto, l’intelligenza, la disponibilità, l’impegno. In famiglia la chiamavano teneramente “Graziolina”, e lei era sì sensibile, ma sapeva anche essere severa e puntigliosa, tenace e riservata.
“Telecolor” e “La Sicilia” furono la sua gavetta professionale. Una grande forza di volontà, un certo amor proprio, una buona dose di autoironia la prepararono al grande balzo di cronista nelle zone di guerra.
La commovente cerimonia funebre in duomo che ha visto la partecipazione di migliaia di persone tra cui il parroco salesiano della sua parrocchia di origine, ha messo in luce le grandi doti di questa grande giornalista, exallieva, colta, esigente verso se stessa, nemica della mediocrità e della superficialità. Il suo impegno più profondo si estendeva ben al di là di quello professionale che pure amava tanto, perché la sua vera vocazione, come aveva ribadito ella stessa non molto tempo prima di morire, era quello di aiutare i più deboli e di tornare a dedicarsi alle missioni umanitarie nelle regioni più derelitte e misere del mondo.
L’arcivescovo metropolita, monsignor Bommarito, ha messo in evidenza la formazione salesiana di questa coraggiosa donna-simbolo del giornalismo italiano che, con il suo sacrificio, ha certamente meritato il suo “pezzo di paradiso” che Don Bosco prometteva ai suoi ragazzi che facevano fino in fondo il proprio dovere. Anche il celebre e celebrato Igor Man, anch’egli catanese, ha definito la giovane collega una di “quelle ragazze che hanno una grinta di ferro e un carattere sanguigno come l’Etna”, mentre i colleghi del “Corriere” la qualificavano come “una donna di ferro e un fascio di nervi”.