TERZO MILLENNIO

di Gaetano Scrivo - già Vicario del Rettor Maggiore don Pascual Chavez, Rettor Maggiore

 

IL RETTOR MAGGIORE

IDENTITA’ E RUOLO

 

Quando queste righe verranno lette, il nuovo Rettor Maggiore dei salesiani sarà eletto e insediato. Il prossimo articolo di fondo, com’è tradizione pluriennale del B.S., sarà il suo. Queste poche righe per ricordare ai lettori il ruolo che svolge il Rettor Maggiore e il senso del suo mandato. 

 

 

Sin  dal primo testo delle Costituzioni (1875), il superiore generale dei salesiani è indicato con il nome di Rettor Maggiore. Le attuali Costituzioni, ripensate e rielaborate secondo le esigenze del Vaticano II, assicurano la continuità delle origini, conservando nome, identità e funzione del Rettor Maggiore, presentato con tre caratteristiche: collegamento a Don Bosco come successore, ruolo pastorale come padre, vincolo della comunione come centro di unità.

 

¤ SUCCESSORE

Nel "Testamento spirituale" di Don Bosco leggiamo: "Prima di partire per l'eternità io debbo compiere verso di voi alcuni doveri e così appagare un vivo desiderio del mio cuore […] Il vostro Rettore è morto, ma ne sarà eletto un altro che avrà cura di voi e della vostra eterna salvezza. Ascoltatelo, amatelo, ubbiditelo, pregate per lui come avete fatto per me". Queste parole fondano la tradizione di vedere il Rettor Maggiore "successore di Don Bosco": è una maniera concreta di esprimere il vincolo ininterrotto che allaccia al fondatore e lo rende presente e operante. In quest’ottica va vista la simpatica tradizione di accogliere il Rettor Maggiore, in ogni parte del mondo salesiano, con il canto: "Don Bosco ritorna tra i giovani ancor".

 

¤ PADRE

Se il Rettor Maggiore è "Don Bosco vivo oggi", non si può coglierlo nella sua più vera identità se non come "Padre". "Il nostro Fondatore - ha scritto don Rinaldi - non è mai stato altro che Padre[...] Tutta la sua vita è un trattato completo che viene dalla paternità del Padre celeste e come la sua vita non è stata altro che paternità, così la sua opera e i suoi figli non possono sussistere senza di essa". "Padre" Don Bosco voleva essere considerato e chiamato dai suoi giovani: "Chiamatemi sempre padre e io sarò felice". Nel Rettor Maggiore la paternità è caratteristica essenziale: è un "profeta della bontà", un "genio del cuore". "La bontà di Don Bosco - scrive don Ceria - s'irradiava in ogni parte. Era come il sole, che diffonde luce e calore anche dove non si vede".  Certo Don Bosco, come superiore e fondatore, ha sempre detenuto ed esercitato un primato di evidente autorità giuridica, ma il primato più vero è il primato della paternità spirituale.

 

¤ CENTRO DI UNITÀ

La necessità della comunione, fu sottolineata e richiamata con vigore dallo stesso Don Bosco, che vedeva nell'unità un elemento indispensabile per la sua fondazione. Il 3 febbraio 1876, in occasione delle conferenze ai direttori, così precisava il suo pensiero: "Tutti diano una mano al Rettor Maggiore, lo sostengano, lo aiutino in ogni modo: si faccia da tutti un centro unico intorno a lui. Il Rettor Maggiore a sua volta ha le regole; da esse non si diparta mai, altrimenti il centro non resta più uno ma duplice, cioè il centro delle Regole e quello della sua volontà. Bisogna invece […]che le Regole e il Rettor Maggiore siano la stessa cosa".

L'insieme di queste tre caratteristiche, dà al Superiore una tipica originalità che risale al pensiero e all'esempio del Fondatore, e ha un riferimento a tutta la "Famiglia salesiana": è questa una prospettiva radicata nella storia delle nostre origini e connessa con la valorizzazione e il rilancio della Famiglia salesiana operati dal Capitolo Generale Speciale e dai Capitoli successivi. Le tre caratteristiche ne determinano anche il compito principale: "Promuovere la costante fedeltà al carisma salesiano per prolungare nel tempo la missione giovanile e popolare per la quale lo Spirito Santo suscitò, con l'intervento materno di Maria, san Giovanni Bosco".

 

¤ Concludo con una testimonianza. Ho avuto contatti frequenti e prolungati con tre Rettor Maggiori. Da ispettore con Don Renato Ziggiotti; da consigliere generale della Pastorale giovanile, e da vicario del Rettor Maggiore con Don Luigi Ricceri; ancora da vicario del Rettor Maggiore con Don Egidio Viganò. Considero un dono del Signore aver potuto sempre vedere in quelle personalità, sotto tanti aspetti molto diverse, il prolungamento di Don Bosco nella storia; di essermi sentito costantemente avvolto dalla loro bontà paterna; di averli sempre visti operare in funzione della comunione nell'unità. Tutti e tre ebbero il conforto di vedere che le parole del testamento spirituale di Don Bosco "Ascoltatelo, amatelo, ubbiditelo, pregate per lui", erano vive e presenti nei salesiani.