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Redazionale

 “PERCHÉ NON SONO NATA ANGELO?”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Lisa Peota, 27 anni. Il morbo di Hodgkin l’ha portata via, ma ella vive ancora. I suoi ideali hanno mosso mamma, papà e alcuni amici a continuare la sua favola. Attraverso l’associazione “Voglia di favola”.

Diceva Montaigne: “Il valore della vita non sta nella lunghezza dei giorni, ma nell’uso che ne facciamo: uno può essere vissuto a lungo e tuttavia pochissimo”.  Lisa ha avuto una vita lunghissima, perché intensissima. “Perché non sono nata angelo?”, diceva, ancora bimba, alla mamma. Forse Lisa non se n’era accorta, ma era nata angelo: ella ha potuto compiere nel giro di pochissime stagioni ciò che solo un essere spirituale avrebbe saputo fare... dato che il suo corpo, già a 20 anni, era stato ferocemente attaccato da un morbo che non perdona.

Lisa era innamorata della vita, della vita vera, quella più serena, più pulita, più tenera, più fabulosa, quella in cui gli occhi guardano ancora senza malizia, le orecchie odono senza distorsioni, la bocca parla con la saggezza dell’innocenza, e la mente sogna... favole di gioia! Aveva un sogno, Lisa, infatti, quello di ridonare agli adulti un cuore di fanciulli, perché essi, i fanciulli, “sono lo specchio della verità, diceva, e in loro ho visto e percepito Dio!”.

Così, per rispondere a questo desiderio per nulla segreto che per lei era diventato una missione, ha fondato l’associazione “Voglia di favola”, chiaramente ispirata a uno dei messaggi più suggestivi  del Vangelo: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno”. I bambini, in effetti, sono i protagonisti di questo progetto di laboratorio teatrale fatto per e con i più piccoli perché “sono lo specchio della verità, e la verità non va solo trovata ma inseguita!”.

Lisa fa parte di quella schiera di persone che non sono nate invano, che vivendo brevemente hanno in realtà vissuto una lunga vita, costruito una lunga storia, intrecciato una vasta trama di azioni e relazioni che resterà nel cuore di molti. Ella ha vissuto senza disperdere nemmeno un minuto del tempo concessole, ha bruciato in fretta gli anni e le ore presa dalla voglia di cielo: ha saputo trasformare il tempo breve a disposizione della sua creatività in una lunga teoria di gesti di bontà, che le valgono una vita. I suoi bambini/protagonisti hanno portato il suo semplice messaggio, oltre che nella loro Giaveno, anche a Moncalieri, al Sermig di Torino, al Teatro Don Bosco di Corso Francia... Papà e mamma hanno raccolto il testimone. Ora c’è anche Barbara... Ci auguriamo che duri. Perché pensiamo che ne valga la pena!              

Per saperne di più: 011.93.40.339: 347.25.20.729; <vogliadifavola@libero.it>