LETTERE AL DIRETTORE

CRISTO SUL DÉCOLLETÉ! Gentile Direttore, voglio protestare verso una moda in uso. Non condivido l’uso che si fa del Crocifisso che viene appeso su vistose scollature femminili, tanto da sembrare più un richiamo sessuale che l’espressione di un credo. Povero Cristo, utilizzato per attirare gli sguardi cupidi dei maschi su carni generosamente esibite. Il messaggio del Crocifisso è un altro e, se non vado errato, passa anche attraverso la mortificazione della carne. O no?

Giovanni@...

Già, povero Cristo! Crocifisso anche sul decolleté di ragazze procaci e/o pornostar! Beh, però non deve meravigliarsi troppo, caro signore, Cristo non ha ancora finito di stare in Croce! Qualcuno, un po’ sarcasticamente, ha suggerito – l’ho letto su una rivista – che l’essere crocifisso su un calvario di tal fatta dovrebbe risultare piacevole! Pessima battuta: se t’ammazzano su una montagna di sterco o su una di zucchero, il risultato finale è lo stesso.

Abbiamo un Cristo assoggettato alla moda! Pensi lei!… Il mondo è cambiato sì, ma non così tanto per il Crocifisso: gliene hanno fatte dire e fare di tutti i colori lungo duemila anni di storia, e continuano imperterriti sulla stessa strada. L’hanno costretto sull’elsa della spada, l’hanno piazzato nelle sale delle torture, l’hanno innalzato nei labari delle legioni, l’hanno forzato negli zaini dei soldati (ricorda il Got mit uns di... “sfelice” memoria?), l’hanno sbeffeggiato nelle liturgie sataniche, l’hanno turlupinato nei riti magici, l’hanno chiamato a testimonio in processi fasulli...

Ma Cristo non s’è mai arreso e non si arrende… Chissà che questo non sia la realizzazione di quella sua profetica affermazione: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me” (Gv 12,32), in un modo o nell’altro, aggiungo io. E chissà che prima o poi, questa sua quasi dimenticata ma insistente presenza in tanti spazi della civiltà odierna non riprenda forza e vigore, e s’imponga di nuovo come l’unica vera presenza salvatrice, dopo il totale e conclamato fallimento di tanti pseudoliberatori nostrani che hanno riempito di bombe e di parole – spesso più devastanti delle bombe – la nostra lunga e travagliata storia.

Chissà!

 

I SALESIANI ASSENTI. Caro Dir. sono delusa da voi salesiani... Avete sempre da fare. Vado per parlare col mio direttore di oratorio, e lui dice adesso no! Non ho tempo! Più tardi!... Ci rivai e le espressioni non cambiano. Ci riprovi ancora e sembra scocciato... Insomma il “più tardi” non arriva mai! Come se si avesse paura di “accompagnare” le persone. Sembra che i salesiani sappiano solo programmare attività. Ma allora, che salesiani siete?

Elena, Enzo, Piergiorgio(da diverse città)

Cari amici, ho messo il succo delle vostre lettere e opero l’improbo tentativo di cercare di rispondere. Sarò esplicito, perché “menare il can per l’aia” non è nel mio carattere. Per quanto riguarda “l’accompagnamento” cui avete diritto, mi corre l’obbligo di dirvi: se non ce l’avete conquistatevelo, continuate a chiedere, a esigere, a “scocciare”, a pungolare. Non arrendetevi; si devono arrendere loro, gli educatori, a voi non voi a loro. Il diritto all’educazione è sancito dalle leggi, quello alla formazione spirituale e all’accompagnamento è esigito dalle regole salesiane che ogni membro della congregazione è tenuto a rispettare per voto. Permettete una noticina personale: quando mi sono trovato a dirigere una comunità, mi è capitato un giorno un giovane universitario che ha bussato al mio ufficio, è entrato, ha visto il mucchio incredibile di fogli e cartelle che avevo sul tavolo e, forse intimidito da carte e carteggi in cui figuravo immerso, s’è tirato indietro balbettando qualche scusa. “Dove vai? Vieni pure!”. “Ma lei ha da fare... vedo!”. “Certo che ho da fare... con te. Vieni, siediti!”. Abbiamo parlato. Quando se n’è andato, ho preparato un cartello e l’ho messo in vista sulla bacheca degli universitari. Ci avevo scritto: “PRIMA LE PERSONE POI LE SCARTOFFIE!”. Ho parlato in quell’anno con tante persone, come mai mi era capitato. Sono convinto che se non si capisce questa semplice norma di vita apostolica non si capisce niente di apostolato, e meno che niente di salesianità. Come promesso, non giro attorno al problema... anche se spero ardentemente – anzi, ne sono quasi sicuro – che queste siano eccezioni, non la regola. Conosco tanti salesiani per i quali l’accompagnamento è la regola prima, giovani o vecchi che siano. C’è di più: gli educatori sanno – e i salesiani sono educatori – che non esiste un momento opportuno per chiacchierare con un prete: tutti i momenti sono opportuni. Nessuno potrà convincermi del contrario. Devo anzi fare ammenda anch’io che qualche volta mi sono piegato all’attività e ho resistito alle persone. Meno male che non mi è capitato tanto spesso, se no avrei un bel rimorso da portarmi appresso.

 

MIRACOLI FINZIONI? Caro Direttore, Ho avuto una lunga discussione con qualche amico che non crede assolutamente che possano esistere miracoli, e perciò considera quelli dei santi delle “finzioni” messe in atto per portare sugli altari delle persone degne di stima e di imitazione ma certo non capaci di sconvolgere le regole naturali e cioè di fare miracoli […] Tra i miei amici non sono pochi gli scettici […] Mi può dare un’indicazione…

Leonello, Vicenza

Caro Leonello, sì, è vero, non sono pochi gli scettici riguardo ai miracoli. Credo di aver risposto nel corso di questi anni a qualcosa del genere, ma poiché continuano ad arrivare lettere al riguardo, descrivo brevemente l’iter che si percorre per arrivare al riconoscimento di un miracolo.

La prima cosa che si fa, è quella di istituire un “processo” attorno alla persona che ha ricevuto il miracolo. Si raccolgono tutti i documenti inerenti al caso acquisendo tutti i certificati medici possibili, le descrizioni, le dichiarazioni, le testimonianze, i pareri pro e contro, gli scritti, ecc.

Tutto il materiale, vagliato dal postulatore, colui che segue l’iter della causa, passa poi alla “Consulta medica” appositamente istituita in Vaticano. Un pool di 5 specialisti prende in esame il presunto miracolo, lo studia, soppesa e scevera, scandagliandone tutti i risvolti. Per essere riconosciuto tale i medici devono dichiarare e sottoscrivere che il caso in questione non ha spiegazione, cioè che allo stato delle conoscenze quell’evento non avrebbe dovuto verificarsi. Dalla Consulta medica si passa al “Congresso dei teologi”. Si tratta della terza tappa di questo esame. Nove teologi discutono sulla natura del miracolo e sul fatto se possa davvero essere riconosciuto come “miracolo”, cioè se possa considerarsi verosimile l’intervento divino o potrebbe invece configurarsi altra spiegazione. L’ultimo esame è quello dei “cardinali”, per il sì definitivo. Solo dopo questa tappa si può procedere alla beatificazione o alla santificazione dell’autore da parte del Papa, con una cerimonia pubblica e solenne.

L’iter completo può durare anni e anni. Le basti pensare che ci sono delle persone che attendono da secoli di essere proclamate beate o sante, benché nel paese dove hanno operato siano ampiamente considerate tali soprattutto dal popolo e venerate con preghiere e pellegrinaggi, e questo perché non è stato riconosciuto alcun miracolo loro attribuito. Giudichi lei se è ragionevole pensare che tutto ciò sia una finzione.

 

GUERRA UMANITARIA? Caro Direttore, tanti, anzi troppi hanno parlato della guerra contro Saddam, definendola in mille modi. Io ero e sono favorevole a quella guerra per eliminare i dittatori, e ho anche la definizione che mi sembra la più vera e ho anche sentito in TV da qualche nome noto: per me è stata una “guerra umanitaria”.

francesco@ecc.

Caro Francesco, attento alle contraddizioni in termini, cioè alle “topiche”. La storia conosce guerre di conquista, guerre coloniali, guerre per vendetta, guerre per amore, guerre per motivi economici, guerre per motivi politici, guerre per motivi razziali, e perfino guerre per motivi religiosi... ma guerre umanitarie proprio no! Non esistono guerre di questo tipo, come non esistono torture umanitarie, ingiustizie umanitarie... Se definisci una guerra come umanitaria, ci vuole poco poi a definire un terrorismo come umanitario... quello, per esempio, di chi, avendo una terra occupata e non avendo mezzi per riconquistarla ricorre all’unico mezzo che possiede: imbottirsi di esplosivo e... Capisci a quali assurdi si va incontro? E poi, che genere di umanitarismo ci vedi in una guerra come quella contro l’Iraq che ha scatenato la più lunga e terribile reazione terroristica che mai sia stata vista sulla faccia della terra? Che guerra è mai quella che dopo che è finita ha prodotto più morti del periodo in cui è stata combattuta? E ancora, umanitarismo verso chi, se prima della guerra nella nazione, governata dal pugno di ferro di un feroce dittatore vigeva la paura, e dopo, cacciato lui, ha cominciato a regnare il terrore? Sostituire la paura col terrore le sembra un cambio che valga la pena? Guerra umanitaria, dunque. Io conosco alcuni volontari che sono in zone “calde” del mondo (calde è ovviamente un eufemismo... uso l’aggettivo “caldo” per dire che lì la vita è impossibile, c’è tutto quello che non vorremmo, tutto il peggio che possiamo immaginare).Provo a fare un paragone. Sai qual è la differenza sostanziale tra un soldato e un volontario medico? Che il soldato se trova un ribelle ferito lo cura e poi lo schiaffa in galera (quanto meno!) magari per sottoporlo a tortura, e non racconto fesserie, come ben sai; il volontario medico, invece, lo cura e basta. Questi è un buon samaritano, l’altro è un buon soldato. Meglio non mescolare le carte. Non ti pare?

 

APPELLI

Sono appassionata di immaginette sacre ed è mia intenzione allestire una mostra. Chiedo che monasteri, parrocchie, lettori mi diano un aiuto. Con i collezionisti posso contraccambiare coi miei numerosi doppioni. Mastria Maria Giovanna, Via Credaro 24 – 73039 Tricase (LE).

Colleziono immaginette di beati/e, santi/e, Servi/e di Dio/Venerabili. Sarei disposta a contattare altri collezionisti per eventuali scambi. Stangoni Chiara, Via dei Mille, 76 – 07100 Sassari.

Faccio collezione di cartoline italiane di ogni genere, ogni soggetto della nostra meravigliosa Italia. Grazie a chi me ne invierà. Cesare Mangini, Via Monache, 41 – 70017 Putignano (BA).