VIAGGI

di Giancarlo Manieri

Scutari è l’antica capitale degli Illiri, oggi una città in ricostruzione e in espansione.

LA CITTÀ DEI TRE FIUMI

Ha un passato remoto glorioso di capitale, un passato prossimo da dimenticare e un presente in ripresa. Dopo il periodo buio della dittatura vi arrivarono anche i salesiani che oggi sono una realtà apprezzata dalla Chiesa locale e dalla comunità civile. L'ex consolato italiano, ora sede dei Salesiani a Scutari

La storia di Shkodra inizia con un castello e una leggenda. Il castello è quello che domina la città, poderoso e suggestivo. Dall’alto della sua collina stende la vista su un’area splendida incorniciata da un lago, da tre fiumi, il Bunes, il Drin e il Kiri, e dalle montagne albanesi. La leggenda narra di una maledizione che impediva a tre fratelli la costruzione del castello, e di una donna, moglie del più giovane, che accettò di esservi murata viva per superare il sortilegio, chiedendo solo che le fosse lasciata scoperta una mammella per allattare il figlioletto, un occhio per vederlo, una mano per carezzarlo, una gamba per cullarlo. Accanto al maniero sorse lentamente la città, che il sacrificio della donna rese prospera. Il sacrifico è una necessità e un dovere, se si vuole crescere fortunati, virtuosi, benedetti. La città si chiamò Shkodra o Shkodër, o Scutari. Il castello ebbe il nome deIl’eroina che diede la vita per esso: Rozafa. Traci e Illiri sono all’origine della storia del luogo che poi subì la sorte di tutti i centri ricchi e importanti: fu via via preda di romani, bulgari, bizantini, serbi, veneziani, turchi e ultimamente è stato funestato dalla dittatura di Enver Hoxha... Ora è finalmente una democrazia.

I SALESIANI

Scutari è la località del primo “sbarco” dei salesiani e della loro prima opera. Quando arrivarono, nel 1992, dopo un primo approccio nel ’91, vennero ospitati in una casa privata presso un signore la cui figlia divenne la prima FMA dopo il comunismo: una vocazione nata “sul campo”. La ragazza, Teuta, frequentò le primissime attività dei figli di Don Bosco, partecipò ai primi incontri e alla loro gioia serena e operosa. E s’innamorò di quella vita “oratoriana”, fatta di giochi, catechesi, incontri formativi, attività educative, canto, musica... Del resto si comincia sempre così.

Dalla casa “privata” i salesiani passarono poi a una casa “pubblica”. Il Municipio, infatti, concesse loro un edificio vuoto che era stato il consolato italiano. Qualche ritocco per adattarlo alle esigenze meno seriose e diplomatiche dei figli di Don Bosco e subito il fervore creativo crebbe a livello esponenziale, incoraggiato dal nunzio cui non pareva vero di avere in diocesi dei preti tanto attivi e tanto amati. Affidò loro la catechesi in vari villaggi... così nacque la necessità di avere dei testi in albanese. Ed ecco la traduzione in lingua locale dei catechismi. Quel testo oggi è quello ufficiale.

CON QUALI FRUTTI?

Ho chiesto a don Michele, parroco in alcuni villaggi, e uno dei fondatori della presenza salesiana a Scutari:

-         Qual è il frutto più bello di questi primi 10 anni di presenza in Albania? Risponde senza esitare:

-         Due giovani kossovari sono diventati salesiani, altri cinque hanno fatto la prima professione e ci sono novizi e aspiranti...

-         E le attività pastorali sono in espansione?

-         Altro che! C’è posto anche per te. Ci è stata affidata una parrocchia di circa 4000 cattolici a Berdica, 6 km da Scutari; abbiamo responsabilità diocesane per la pastorale giovanile, la catechesi e la liturgia; conduciamo attività in molti villaggi abbandonati; abbiamo costruito due chiese intitolate a Don Bosco... Avrebbe continuato se non lo avessi interrotto:

-         Tutto facile, dunque?

-         Mica tanto! La mentalità, la cultura, le tradizioni, la lingua... Siamo nel mondo slavo, non dimenticarlo. Non solo è difficile capire, è anche difficile incidere su tradizioni ancestrali, inculcare concetti come il perdono, la fiducia reciproca ma soprattutto è arduo sradicare decenni di ateismo obbligato che ha indebolito la fede, annullato l’operosità creativa dei cristiani e fatto letteralmente sparire le chiese e la Chiesa.

LA STORIA RECENTE

Gli avvenimenti degli ultimi anni ’90 hanno messo a dura prova l’Albania. Bande di sbandati s’aggiravano per città e campagne... i cittadini armati dallo Stato che, non avendo ancora un corpo di polizia addestrato, ha preferito distribuire armi ai cittadini nella speranza di fermare mafiosi e malavitosi che approfittavano della debolezza degli organi preposti per taglieggiare, saccheggiare, estorcere... Ma il rimedio si rivelò peggiore del male, incoraggiò anche altri a mettersi al di fuori della legge. Soprattutto i più poveri.

-         Vuoi sapere che cosa rubavano? Mi chiese improvvisamente don Michele.

-         Perché, miravano a qualcosa di speciale?

-         Proprio così: prendevano sedie, letti, infissi, stoviglie...

-         Ma va!

-         Sì. Rubavano ciò che mancava nelle loro case. Ci hanno provato anche qui, da noi, nel ’98. Cinque novizi e il direttore sono precipitosamente fuggiti calandosi con le lenzuola annodate dalle finestre. Don Rudi è caduto malamente e si è fratturato entrambe le gambe. Hanno sparato più di 150 colpi di kalashnikov. Guarda lassù, ci sono ancora alcuni buchi dei proiettili, li ho lasciati “ad memoriam”.

Don Michele mi raccontò ancora dei rifugiati kossovari del ‘99, dell’operazione arcobaleno, delle stupende iniziative del Vis... Un peana da immortalare. Mi disse anche dei giovani che desiderano l’Italia perché vedono i programmi dei quiz dove si guadagnano con una telefonata quello che loro non guadagnano in tre anni... Un grosso lavoro attende i salesiani in Albania, campo di apostolato di inimmaginabili proporzioni.