COME DON BOSCO - l’educatore
di Bruno Ferrero
I problemi dell’organizzazione, dell’ordine mentale, ecc. non vanno
sottovalutati nei figli. L’organizzazione aiuta l’apprendimento e la memoria.
Anche certi giochi li favoriscono. Rilevare i punti deboli. 
Vostro figlio è sempre in ritardo, non riesce a rispettare una scadenza o un appuntamento, va in confusione se gli si danno da fare più di due cose per volta? Se la risposta è sì, il vostro ragazzo potrebbe avere problemi nella capacità di reperire e creare un ordine nel vasto mondo delle sequenze, delle informazioni che devono essere ricordate o utilizzate secondo un ordine determinato. Oppure è privo di senso dell'orientamento, confonde la destra con la sinistra e il più delle volte lascia in giro o perde gli oggetti personali? Se sì, potrebbe avere problemi nel reperire e creare un ordine nello spazio.
I piccoli hanno bisogno di organizzare la loro mente per avviare e orientare il loro apprendimento, il loro pensiero, il loro modo di ricordare e di produrre secondo una sequenza temporale utilizzabile e uno schema spaziale coerente.
Non è un’operazione istintiva e non è semplice. Ricordare come allacciarsi le scarpe e, più tardi, come farsi il nodo alla cravatta richiede l'abilità di memorizzare e poi recuperare sequenze motorie. Ricordare i compleanni, la ricetta della torta di mele o una barzelletta piuttosto lunga sono tutte azioni che richiedono la capacità di memorizzare le cose nell'ordine giusto. Fin dalle prime classi i bambini vengono introdotti nel mondo del tempo e delle sequenze a un livello già piuttosto sofisticato. Distinguere l'ordine delle lettere dell'alfabeto, capire quali numeri sono maggiori di altri e leggere l'ora rappresentano pietre miliari per i bambini dai cinque ai sette anni, che devono anche assimilare concetti temporali come «prima», «dopo», «finché» e «quando». L'abilità nel capire e usare questi termini dipende in parte dal loro senso interno del tempo e della sequenzialità. La sequenzialità è un tratto dominante in matematica. I problemi in più fasi e il calcolo, in particolare le moltiplicazioni, sono faticosi esercizi di ordinamento sequenziale. Al tempo stesso, agli alunni viene richiesto di raccontare storie, riferire avvenimenti e scrivere brevi componimenti secondo precise sequenze logiche.
Negli anni seguenti, mentre il carico di lavoro aumenta, gli studenti devono dimostrare anche di saper gestire il loro tempo. Devono rispettare le scadenze e portare a termine compiti di ampio respiro adottando una sequenza logica di passaggi. Devono essere consapevoli dello scorrere delle ore durante le verifiche in classe, in modo da finire nel tempo previsto e non ridursi a fare in fretta parti che avrebbero affrontato molto meglio lavorando con più calma. Devono imparare a trovare un compromesso tra velocità e qualità. E’ molto importante, in questo periodo, che i genitori, mentre sollecitano i figli ad allenarsi, facciano lo sforzo di rilevare eventuali punti deboli in questo campo. Chi non impara ad avere una mente “organizzata” rischia un vita scolastica tribolata e scoraggiante. L'esigenza di organizzare il proprio tempo cresce ancora alle superiori, anche se molti adolescenti tendono a trascurarla o rifiutarla.
Tutti i ragazzi devono essere aiutati a imparare a gestire il tempo, per esempio facendo loro approntare il programma di un pomeriggio di commissioni o l'itinerario delle vacanze. Con bambini e preadolescenti è meglio usare orologi analogici e non digitali, essi possono così seguire il movimento delle lancette e organizzare il proprio tempo in base agli intervalli successivi scanditi sul quadrante. Anche la scuola dovrebbe contribuire a questa funzione educativa, facendo stendere ai ragazzi orari e piani di lavoro o completare progetti di lunga portata illustrandone via via le varie fasi. Insegnanti e genitori devono essere pronti ad accorgersi se il bambino si disorienta, si distrae o addirittura va in crisi quando riceve istruzioni o comandi complessi da eseguire in più fasi. Potrebbe infatti trattarsi di un caso di memoria sequenziale inadeguata. Sarebbe bene che i genitori incoraggiassero i figli a tenere un diario e a controllare con i compagni ciò che è stato loro chiesto di fare.
Fin dai primi anni di vita poesie, canzoncine e giochi basati sul ritmo possono rinforzare le capacità di ordinamento sequenziale. Le filastrocche sull'alfabeto e sui mesi dell'anno e vari altri espedienti di tipo pratico sono particolarmente efficaci. In generale, la musica rappresenta un ottimo mezzo per favorire l'ordinamento sequenziale. Le esigenze poste dalla scuola possono rappresentare una vera terapia d'urto per l'acquisizione della capacità di gestire gli oggetti. A casa, un ambiente di lavoro bene organizzato è di enorme aiuto. I genitori dovrebbero essere comprensivi e aiutare i ragazzi che hanno problemi con l'ordine spaziale a diventare più organizzati. È del tutto inutile ripetere lamenti e raccomandazioni. È fiato sprecato e serve solo a mortificare i figli. E’ meglio aiutarli a fare una “mappa” delle cose e usare etichette sui cassetti.
I ragazzi che sembrano perennemente in guerra con lo spazio dovrebbero abituarsi a verbalizzare i fenomeni spaziali. Per esempio, ripetersi sottovoce dove hanno lasciato le cose: «L'ho messo nel cassetto in basso»; e cercare sempre di tradurre in forma linguistica i concetti geometrici o la rappresentazione del sistema solare o le formule chimiche. Così, un soggetto verbalmente dotato, invece di figurarsi nella mente un pentagono, ricorderà più facilmente che «penta» significa cinque e che dunque un pentagono deve avere cinque lati. I genitori devono anche accorgersi se, al contrario, i bambini hanno buone capacità spaziali e sequenziali. Dovrebbero aiutarli a sfruttarle nelle arti figurative, nella danza, nella musica e anche nella manualità. Forse le loro doti non aspettano altro che di essere coltivate.
COME DON BOSCO - il genitore
di Marianna Pacucci
Gli adulti maturi di oggi sono gli adolescenti di ieri. E’ stato tutto un fallimento? E’ proprio vero che i genitori di oggi non sanno più educare e i loro figli sono tanto malconci?
Proprio così: Kaos con la “kappa”. Perché i nostri ragazzi amano usare questa lettera invece della più modesta e italica “c”. Inconsapevoli lettori di Pirandello (che dette questo nome alla sua casa), forse ritengono di nobilitare il loro disordine riportandolo alle origini greche del termine piuttosto che a quelle ebraiche, in cui il caos è l’occasione buona per far emergere l’armonia di Dio e la sua capacità di costruire un mondo che davvero rifletta la sua perfezione. Come a dire che noi adulti dobbiamo farcene una rassegnazione, quando al mattino ci tocca affrontare camere adolescenziali informi, stratificate, sconvolte da ritirate tardive e mattutina carenza di energie da investire nella razionalizzazione dello spazio domestico.
In famiglia, peraltro, eravamo stati un po’ viziati: Alessandra, la primogenita, ha rivelato subito di aver ingoiato alla nascita un orologio e un contenitore dove riporre ogni cosa in perfetto ordine. Il suo territorio è stato sempre rigorosamente organizzato; le sue giornate caratterizzate da una puntualità meticolosa e perfino un po’ maniacale.
Devo confessarlo: questa figlia così precisa qualche volta mi dava sui nervi. Sono stata immediatamente punita per questo mio pensiero ingrato, perché dopo qualche anno è arrivato Claudio: improvviso come un uragano, sconvolgente come un tifone, disordinato in modo paradossalmente sistematico.
Le abbiamo provate tutte: per anni abbiamo confidato che la convivenza nella stessa camera dei due pargoli potesse creare un po’ di equilibrio; ma i figli, poiché non appartengono al mondo della natura, non seguono il principio dei vasi comunicanti e dunque abbiamo speso tempo e fatica a dirimere le loro infinite discussioni sulla gestione dello spazio comune. Perciò abbiamo deciso a un certo punto di separarli e da allora è cominciato il tour de force familiare: mentre Alessandra ha trovato pace – ma la sua stanza ha precisioni geometriche che non è sempre facile rispettare –, i tentativi di rendere il piccolo più ordinato ci hanno lasciati praticamente stremati: tuttora ci alterniamo con la nonna per ottenere un po’ di ordine, passando dalle lusinghe alle minacce, dai ricatti a una pietosa ricomposizione degli oggetti, per rendere più vivibile la sua cameretta, riportando risultati pressoché nulli perché effimeri.
Claudio continua imperterrito a trascorrere metà della sua vita mettendo in disordine le sue cose e l’altra metà nel cercare di ritrovarle; nei ritagli di tempo rivendica il suo “diritto al caos” sostenendo che, in realtà, è soltanto un modo diverso di tenere in ordine la sua vita.
Il bello è che alla fine è riuscito quasi a convincerci: perché non possiamo certo negare che la sua stanza esprime la sua personalità, né, tanto meno, che lui riesce a far nascere stelle dal caos: il suo essere disordinato, infatti, si traduce in una creatività suggestiva, in una flessibilità che facilita l’adattamento a situazioni diverse e non sempre comode, nello sviluppo di attitudini e competenze di “ricerca”, dovendo utilizzare ogni indizio per orientarsi nel suo variegato mondo quotidiano e per dominare la “complessità” che domina il suo spazio e il suo tempo vitale.
Ciò non significa certo che questo modo di vivere sia del tutto positivo, ma semplicemente che la guerra al disordine non la si può vincere soltanto cercando di tenere sotto controllo armadi e cassetti. Intanto, è importante dimostrare ai figli che li si accetta e si vuol loro bene comunque; allo stesso tempo, occorre essere testimoni credibili della teoria che l’ordine esteriore è il riflesso di quello interiore e viceversa; infine vale la pena misurarsi con i loro criteri organizzativi ed estetici, che sicuramente sono differenti da quelli che utilizziamo noi adulti, ma non necessariamente sbagliati. Forse, soltanto graduati con una diversa interpretazione di ciò che è fondamentale e di quello che è accessorio nella vita quotidiana. E poi dobbiamo lasciarci prendere da un dubbio: e se il caos dei ragazzi fosse l’invocazione sommessa che la casa sia altro da una caserma? Confesso: il disordine di Claudio talvolta mi irrita, ma più spesso mi fa simpatia, perché apre la famiglia a divertenti avventure di “caccia al tesoro” e a scoperte imprevedibili che rendono meno monotona la vita quotidiana.