DIBATTITI

di Severino Cagnin

ELIMINARE LA SCUOLA?

Come è oggi non serve e fa odiare la cultura. Bisogna ri/creare una scuola diversa.

...Al primo giorno di scuola ho iniziato con Virgilio...Un’insegnante di scuola superiore con anni di esperienza, in un piano di rinnovamento del proprio istituto, si trova nella “Commissione” incaricata di produrre nei primi 15 giorni di settembre un “Progetto Accoglienza”, da realizzarsi in tutte le classi all’inizio del nuovo anno scolastico. Ecco alcune “norme”: Non fare lezione i primi giorni. Sforzarsi di creare un clima disteso e sereno con gli allievi. Portare gli studenti a visitare ambienti e attrezzature dell’istituto, ecc. Gli insegnanti di Lettere, da parte loro, sfornano il “Progetto Mongolfiera”: con un grande cartellone ovale, affisso alla lavagna, su cui gli alunni sono invitati a incollare una nuvoletta con i loro desideri per il nuovo anno: vorrei farmi tanti amici, vorrei non prendere insufficienze, vorrei trovarmi la ragazza... La nostra insegnante racconta in un libro di essere rimasta sbalordita: sarebbero queste le novità? Era convinta che molti alunni si sarebbero vergognati di bambinate simili e pregava Dio che nelle nuove classi non ci fossero ragazzi troppo intelligenti! Che cosa avrebbero potuto apprendere in una scuola di quel livello?Così, forse, le nacque nella fantasia il racconto Una barca nel bosco, vincitore del SuperPremio Campiello 2004.

Lei, controcorrente, iniziò l’anno come aveva sempre fatto: già al primo giorno di scuola affrontò Virgilio, in latino e in metrica. Voleva dare agli alunni un punto di riferimento, un filo. Le piaceva che ci fosse un filo, dal primo giorno di liceo all’ultimo. Virgilio valeva la pena! Gaspare, uno scolaro taciturno, le manifesta il proposito di laurearsi in Lettere Classiche, con una tesi su un autore latino, titolare di una via al paese dei suoi genitori. E ci riesce, sostenuto da lei che lo segue fino alla fine, anche negli anni di Università. Il segreto e la spiegazione di tutto è questa insegnante che si sente educatrice, con la passione di ricavare da ciascun ragazzo il meglio di sé.

A SCUOLA PER STUDIARE

Per fortuna, non tutte le scuole sono “da cani“, come dice il titolo dell’ultimo suo libro La scuola raccontata al mio cane. Dallo studio si possono ricavare tante soddisfazioni e ottimi risultati, se si è convinti che lo scopo per cui si frequenta sia “imparare”. Certo, occorrono un metodo, gradualità di percorsi, diversità di livelli e di modalità... Insomma, una scuola a misura di studente; accontentandosi anche di risultati non sempre ottimi e accettando periodi negativi. Non pochi adulti attribuiscono il successo professionale allo sblocco riuscito di un brutto momento e perfino alla ripetizione di una classe. Le scienze dell’educazione c’informano che l’apprendimento deve partire dalla lettura. L’analisi delle parole, dall’etimologia al loro significato simbolico e universale, è il necessario punto di avvio. Fortunatamente stanno formandosi “scuole di lettura”, dove una pagina viene analizzata cercando di coglierne suggestioni e messaggi, a partire dal significato plurimo dei termini. Provare per esempio ad analizzare l’ultima pagina di Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, dove l’incedere incerto del figlio handicappato, appoggiato al muretto della strada, diventa l’apertura gioiosa di una vita nuova, quasi una seconda nascita, per sé e per i genitori. Un’altra splendida pagina, al riguardo, la si trova ne Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, nel sorriso dell’anziano tenente, vicino alla morte, che nella camera d’albergo alza gli occhi verso le stelle e capisce, finalmente, che la vita non è noia e inutile attesa. Leggere è il passaggio obbligato per capire la vita. Se la parola non scava nel profondo, serve a poco. Claudio Magris, studioso e pensatore, lo dice espressamente: “La lettura – come l’amore, l’amicizia o anche solo uno sguardo sul mare o sui colori della stagione – dovrebbe essere un momento privilegiato di vivere il presente, di accostarsi all’epifania della vita rivelata da una pagina, che si legge non perché serva a un disegno da realizzare, ma perché ci fa guardare meglio in faccia il riso o la morte...”.

La lettura è ritenuta, oggi, da molti, il punto di partenza e il lavoro più importante della scuola. Sviluppa, infatti, una visione della vita, e della storia; aiuta a capire da dove viene e dove va la nostra esistenza. Nessuno più crede che la scuola sia un puro fatto professionale e conoscitivo. Bene o male, uno vive come pensa e pensa a seconda di come ha elaborato nella propria mente – grazie alla scuola – una visione personale delle componenti etiche, sociali, affettive e politiche del proprio tempo. Possiamo verificare questa fusione cultura/vita in alcuni grandi eventi contemporanei. L’Europa unita con la sua integrazione tra genti e culture diverse, non potrà sopravvivere senza studiare i propri legami con il passato e, contemporaneamente, aprirsi a nuove forme di collaborazione e incontro. Una ricerca ha evidenziato che a New York la quarta lingua parlata è l’italiano e la terza lingua studiata (nelle Università) è il latino. Gli Inglesi studiano i classici, come pochi: ci sono più vocabolari di Latino a Londra che nel resto del mondo. Il Latino è il codice genetico delle lingue europee.

DIVERSI E INSIEME

I grandi eventi in fermentazione, oggi, sono l’emigrazione, la libertà di comunicazione, la globalizzazione dei mercati, con le conseguenze finanziarie, i livelli economici divergenti, i problemi ecologici... Non è difficile rendersi conto che tutto, anche le malattie mondiali come l’AIDS, la droga, e persino la circolazione stradale, l’uso delle ore notturne, il rispetto ecologico dell’ambiente, tutto fa appello alla scuola. È nell’età scolare, dalla Materna all’Università, che si devono formare persona e personalità. La scuola tornerà a essere considerata maestra di/della vita? Si stanno provando, a livello di ricerca e sperimentazione, dei corsi che mirano a un tipo di formazione che potrebbe costituire il modo di pensare e di agire dell’umanità nel prossimo futuro. In breve, ognuno conquista la convinzione di essere unico e irripetibile, ma con ineludibili doveri verso gli altri. Il punto-forza di tale teoria non è la tradizione, né la superiorità economica, culturale o politica, ma una diversità personale che tende a proporre all’altro livelli di esperienze e di emozioni sempre più alte, verso i valori di un’etica, religiosa o anche solo laica. Se la cosa riuscisse, si preparerebbero gli uomini del domani: professionisti di alto livello, genitori capaci di giusti rapporti con i figli, insegnanti abili anche nell’educare, giovani attenti alle loro ricchezze affettive, medici dedicati ai malati, sportivi veri...

In questo clima, anche un libro letto a scuola può far camminare la vita sul sentiero vero. È capitato e non raramente. Ha scritto Giulio Einaudi, uomo di cultura prima che politico: “Il libro – sia esso romanzo, saggio o poesia – deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore. Quando in un libro di poesia o di prosa, una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo. Al pari di un quadro, scultura o monumento, quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato, ma ti muta nell’essenza”.