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Monsignor JOSEPH PRATHAN

Thailandese di origine cinese, ispettore della provincia che comprende Thailandia e Cambogia dal 98’ Rieletto nel febbraio 2004 è stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II il 9 ottobre 2004, a 58 anni di età, e consacrato il 28 novembre.

Monsignore, ha già qualche idea di programma per la sua diocesi?

Sì. Bibbia ed Eucarestia saranno le parole d’ordine per i miei preti e la mia gente. E’ del resto la continuazione del programma del mio predecessore. Inoltre cercherò di incrementare la diffusione delle comunità di base e la preparazione di laici impegnati pastoralmente, data anche la scarsità di preti.

A proposito di preti, quanti ne ha in diocesi? Quanti sono i cattolici...

Ho solo 43 preti, 7 dei quali del clero diocesano, gli altri sono religiosi. Le suore sono una cinquantina, appartenenti a 6 congregazioni. I cattolici sono poco più di 6000 su 10 milioni di abitanti, sparsi in 15 province che si estendono per una lunghezza di 100 km. Tre di queste province sono a maggioranza musulmana e sono le più turbolente. S’immagini i problemi che dovrò affrontare.

E’ vescovo di Suratthani. Dove si trova? Prevede di trovarcisi bene?

Suratthani è a 530 chilometri a sud di Bangkok... Mi ci troverò bene, almeno credo, perché sono già conosciuto dai cattolici della diocesi; sono stato, infatti, invitato più volte dal mio predecessore a tenere delle lezioni sulla Lectio Divina, che clero e fedeli hanno apprezzato molto e desiderano continuare a seguire.

Sappiamo che alcune delle province sono un po’ turbolente...

L’anno passato ci sono stati più di 400 morti. E’ un motivo in più per impegnare i cattolici a essere operatori di pace ed ecumenismo. Vogliamo buoni rapporti sia col buddismo sia con l’islam. Sarà uno dei miei programmi. Un altro è quello di aiutare i più poveri, soprattutto nel periodo delle piogge quando le inondazioni fanno disastri. Ora e chissà per quanto tempo ancora, sono alle prese col terribile flagello dello tsunami che ha fatto danni inimmaginabili.

Farà qualcosa per i giovani? Qual è la loro situazione?

Pensi a droga, violenza sessuale, fragilità familiare, ecc. e s’accorgerà che i problemi non sono pochi. Oserei dire che sono come quelli della gioventù occidentale. Per noi salesiani e per noi pastori urge approfondire il taglio educativo della nostra azione apostolica: la speranza è l’educazione.