FOCUS

ALINA

Birmana e musulmana. Solo 15 anni e una famiglia che la esorta a espatriare per cercare lavoro. Lei ci prova con altri connazionali, per sfuggire alla povertà e ai rimproveri dei suoi. Alla frontiera thailandese viene fermata. E’ clandestina, se vuole proseguire deve pagare, ma non ha un soldo. Allora i poliziotti esigono l’altro tipo di pagamento, quello più degradante e schifoso. La portano in una stanzetta e nonostante lei si difenda con le unghie e coi denti la stuprano uno dopo l’altro. Sono in sette. Poi, invece di farla proseguire, la rimandano indietro. E lei si ritrova nel suo villaggio, povera come prima e ancor più terrorizzata, soprattutto quado si accorge di essere incinta: una paura invincibile la trattiene dal rivelare a chiunque la sua maledetta avventura... Cerca di nascondere sotto l’ampia veste la sua gravidanza e quando il bimbo nasce l’uccide. Non se la sentiva di subire il marchio d’infamia che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Ma da allora Alina non è più la stessa: la sua mente ogni tanto vacilla. Man mano che il tempo passa, incupisce, sempre più chiusa e smarrita in un mutismo angoscioso e spesso delirante. Nessuno sa perché, lo attribuiscono al fallimento dell’espatrio. E’ riuscita a farfugliare qualcosa alla suora che l’ha incontrata sul ciglio di Rangoon. Chissà se si riprenderà. “Ma queste brutture gridano vendetta al cospetto di Dio”, dice convinta suor Delicia.