ANNIVERSARI

di Francisco Castellanos

Sono passati giusto cento anni da che i salesiani arrivarono a Guadalajara in Messico.

GUADALAJARA CENTO

Il 30 marzo 1905, dopo cinque anni d’insistenza da parte di monsignor Giuseppe Ortiz, arrivarono i figli di Don Bosco a Guadalajara. Erano il direttore don Nicola Grondona, i chierici Carlo Kerfs,  Giacomo Montaner e il coadiutore Giovanni Bertolotti.

Una classe del Garibaldi (1944)Appena arrivati a Guadalajara, i salesiani dovettero subito rimboccarsi le maniche: vennero loro affidati 25 piccoli convittori delle elementari, per i quali “... s’incominciò ad introdurre il nostro sistema...; s’incominciò la classe ma solo per insegnare loro le preghiere e tutto quello necessario a confessarsi e comunicarsi...”(Cronaca 1905). Erano stati “parcheggiati” in un edificio in cui si trovavano a disagio sia perché stretto e angusto, sia perché avevano pochi alunni e tutti piccoli. Fortunatamente, l’11 aprile dell’anno dopo si trasferirono nel collegio del canonico Azpeitia, dove trovarono più di cento alunni e alcuni laboratori. La comunità venne in seguito rafforzata con altri sei confratelli, anche perché c’era da ristrutturare un po’ tutto: livellare i cortili, sistemare i servizi igienici, rifare i laboratori, ricavare un salone e delle aule, sistemare i corridoi, costruire la cappella... Ma i salesiani sono come le formiche: lavorano, lavorano, lavorano finché tutto è come lo sognano. L’applicazione rigorosa e gioiosa del sistema preventivo non tardò a dare i suoi frutti, e la fama dei nuovi “missionari” cominciò a espandersi a macchia d’olio, diffusa da allievi e supportata dall’alta professionalità e dalla irreprensibile condotta degli ex-alunni che man mano assumevano posti di responsabilità nella società civile.

ARRIVANO LE SPINE

Ma era troppo bello per durare! Non durò a lungo, infatti e non per colpa dei salesiani, ma della brutta aria che tirava nel paese. Le avvisaglie della drammatica rivoluzione messicana si erano avute già nel 1910; nel ’14 essa era in pieno svolgimento con il suo carico tragico di lutti, sopraffazioni, lotte fratricide e caos istituzionale. Il 14 luglio di quell’anno il collegio salesiano fu letteralmente invaso da 150 revolucionarios. I salesiani furono imprigionati come e con quasi tutti i sacerdoti della città, poi esiliati. Il calvario durò sei anni, fino a che coraggiosamente don Giuseppe Sutera si presentò al governatore Praslow per supplicare che venisse restituito il collegio ai figli di Don Bosco, i quali non facevano nulla contro il governo, tutt’altro, davano ai giovani un mestiere e un’educazione. Così, il 24 luglio 1920 i salesiani poterono rientrare e ricominciare un po’ per volta le loro attività educative e culturali. Ma il collegio era quasi da ricostruire: dove arriva la soldataglia non si salva quasi nulla, è purtroppo un dato acquisito. Meno male che la Provvidenza anche stavolta non mancò: essa ebbe il volto dell’arcivescovo Orozco y Jimenez che fece un’offerta di duemila pesos. Rimessisi in carreggiata, i salesiani ripresero a pieno ritmo le attività scolastiche, ludiche e formative, e il collegio raggiunse punte di tutto rispetto: tra interni ed esterni gli ospiti erano più di 300. Il più bel frutto di quegli anni furono le vocazioni che fiorirono abbondanti.

LA PERSECUZIONE

Ma un’altra calamità si abbatté sul Messico cristiano e furono le leggi persecutorie del 1925 del presidente Plutarco E. Calles. È storia tristemente nota: carcere e martirio. Per sfuggire alla persecuzione e continuare a lavorare, i salesiani si misero sotto la protezione del governo italiano, tant’è che da allora il collegio dello Spirito Santo divenne “Collegio Italiano” e il direttore don Sutera venne addirittura nominato “Console italiano a Guadalajara”. Bel colpo!

Nel 1929 i vescovi messicani firmarono con il loro governo i patti (los acuerdos) che mettevano fine alla persecuzione, ma i cristeros (cristiani che si erano armati) non furono d’accordo, né il governo rispettò i patti. Che anzi, quando nel 1934 fu eletto presidente Lazzaro Cárdenas, di tendenze socialiste, lo scontro si inasprì. Il 5 dicembre 1935 Cárdenas confiscò il collegio di Guadalajara. Un anno dopo toccò a quelli di México, Puebla e Morelia, né valsero i chiarimenti che erano istituzioni a favore dei ragazzi poveri, degli orfani e dei bisognosi. Poterono tornare solo nel 1941, perché il coro di voci a loro favore si era ingrossato a dismisura. Presero dimora in un palazzo in affitto e rifondarono la presenza salesiana. Subito arrivarono ben 150 alunni. Da allora l’espansione non si arrestò più. In agosto aprirono l’oratorio festivo presso il tempio di Maria Ausiliatrice, a novembre il vescovo affidò loro il piccolo tempio di Santa Caterina che essi posero sotto la protezione di San Francesco di Sales e la gente chiamò S. Panchito. L’anno dopo ci volle un collegio più grande, perché gli alunni straripavano. Ma ormai si pensava a una struttura completamente nuova. Proprio per questo si acquistò il terreno in via Garibaldi.

LO SVILUPPO

Il 1° gennaio 1946 la cronaca della casa annota:“Le nostre opere attuali sono: Tempio di San Francesco di Sales, Tempio di Maria Ausiliatrice, Oratorio Festivo Maria Ausiliatrice, Oratorio Festivo Don Bosco (il futuro Oratorio di San Luigi Gonzaga), Collegio Anáhuac ed altro Collegio nuovo in Maria Auxiliatice. Dobbiamo attendere anche a Cooperatori Salesiani, Exallievi, Associazioni, ecc., ecc....(Cronaca, pag. 19). Insomma Guadalajara si rivelava una città magica per i salesiani che, nonostante le difficoltà descritte, continuarono il loro sviluppo in maniera quasi miracolosa. Tant’è che, visto anche il proliferare di vocazioni, già nel 1947 si poté iniziare la costruzione dell’Aspirantato di Tlaquepaque, che dal 1949 ospitava circa 200 aspiranti, e nel 1950 il filosofato di Chapalita.

Né lo sviluppo si fermò qui. Oggi, infatti, a cento anni dalla fondazione, le opere a Guadalajara sono sei. Vale la pena annotarle: la casa ispettoriale; il collegio di Chapalita Anáhuac con elementari, ginnasio e liceo; Anáhuac Garibaldi con elementari, secondarie, liceo e oratorio festivo; Revolución con elementari, ginnasio, liceo, chiesa pubblica e oratorio festivo; San Francesco di Sales con chiesa pubblica, centro giovanile, libreria, audiovisivi, ufficio missioni; San Luis Gonzaga con  chiesa pubblica, oratorio festivo, centro giovanile.