VIAGGI
di Manieri Giancarlo
In Albania sono presenti con due opere anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, e non da adesso.
Le prime opere delle FMA già prima dell’indipendenza. Le alterne vicende durante la prima guerra mondiale e le successive invasioni, fino alla presa del potere da parte dei comunisti. Il vuoto di religione nel periodo dittatoriale. La lenta ripresa, dopo la caduta del comunismo. L’Albania salesiana attuale.
Le
Figlie di Maria Ausiliatrice presero dimora nel piccolo stato nel 1907, quando
ancora era sotto l’impero ottomano. Poi la guerra e le invasioni. Chissà perché
tutte le potenze europee si accanivano a volere sotto il proprio dominio quel
fazzoletto di terra di nemmeno 29 mila km²! Anche l’Italia. Il Duce la
conquistò nel 1939, annettendola come territorio d’oltremare. Ma durò poco: nel
1946 subentrarono il comunismo e la dittatura. Le suore non hanno mai mollato;
evacuate o cacciate, appena possibile tornavano, tenacemente abbarbicate a
quella terra di gente dura e generosa. La più dolorosa delle espulsioni fu
proprio l’ultima, quando la dittatura rossa riservò a preti e suore di origine
albanese il carcere duro, i lavori forzati o il confino; agli altri religiosi/e
stranieri l’estromissione forzata dal territorio e il ritorno alla patria
d’origine.
La missione albanese delle Figlie di Maria Ausiliatrice ebbe inizio con un orfanotrofio e 5 religiose. Una missione irta di difficoltà, ma entusiasmante, sia per l’impegno apostolico addirittura debordante, sia per il clima familiare che seppero instaurare tra loro e con la popolazione: lavoro, preghiera, servizio, dialogo con i parenti delle orfanelle. Ma per loro era ancora poco: è sempre poco quello che si fa quando le necessità sono infinite e appaiono tutte urgenti. Ecco allora sorgere, l’anno dopo, un ricovero per anziani: vera oasi per gente che in casa non poteva avere attenzioni e cure dal momento che l’arrabattarsi per il pane occupava l’intera giornata e oltre. Funzionò dal 1908 al 1916, poi la guerra e i successivi avvenimenti costrinsero le generose suore alla ritirata. L’altra meritoria opera di bene fu l’ospedale “Principessa Jolanda” che dal 1914 all’avvento del comunismo (1946) fu una vera benedizione del cielo. Ma gli anni della dittatura volatilizzarono suore e opere, e quando nel ’91, puntualmente come sempre, esse poterono tornare, trovarono ad attenderle bunker, impalcature a brandelli, ciminiere smozzicate, lamiere ferruginose, chiese ridotte a palazzi sportivi, macerie, strade impraticabili e, ahimè, gente indurita e diffidente. S’accorsero, le suore, di dover ricominciare da zero: il vento scarlatto della più ottusa delle dittature aveva spazzato via ogni forma di religiosità esterna (chiese, edicole, croci, monumenti...) e quasi ogni traccia di religiosità “in foro interno”.
A Scutari le ha “accolte” Bernard, piccolo lustrascarpe, uno dei primi bambini incontrati per strada, vicino al posto dove si ricominciò a fare oratorio, un posto anonimo perché non c’erano ancora spazi propri. Dell’antico orfanotrofio, infatti, e dell’ospedale “Principessa Jolanda” restavano solo mura fatiscenti. Fu proprio lui, Bernard, che durante i fatti del ’98, quando il vento della rivoluzione squassò ancora una volta la giovanissima democrazia, spingendola fin quasi sull’orlo della guerra civile, salvò la casa dei salesiani, presa di mira dalle bande armate che infestavano le città. Bernard, ormai diciottenne, si presentò uno di quei tristi giorni alle suore armato di kalashnikov e protetto da un giubbotto antiproiettile. Disse: “Stanotte qui faccio io la guardia! Voi siete qui per noi, e io e i miei amici vi difenderemo, è il minimo che possiamo fare. State tranquille, non permetteremo che vi sia fatto alcun male”.
Sono passati 14 anni dal rientro in Albania. L’operosità femminile ha “ricostruito” la presenza, espandendola e diversificandola. A Tirana la casa, situata in un quartiere popolare, sembra piccola tra i palazzi a 8 piani che spuntano all’intorno come i funghi. Palazzi vuol dire cioè bambini, ragazzi, giovani. Ecco allora, subito, l’asilo, ecco i corsi professionali: segreteria, pasticceria, taglio e cucito, lingue straniere, informatica. Ma anche il convitto per le ragazze dei villaggi. A Scutari la casa è grande. La materna ha più di 100 bambini, la scuola dell’obbligo (8 anni) quasi 180 ragazzi/e, la professionale 200 ragazze e giovani, felici di frequentare i corsi. Ma c’è anche il convitto, per le ragazze dei villaggi che altrimenti non potrebbero frequentare. Alcuni comportamenti fanno rimanere a bocca aperta, come quello delle ragazze più grandi che chiedono di poter avere più compiti a casa: il desiderio di imparare e di sapere è la loro dote più bella. Alcune chiedono di frequentare anche quando sono ammalate: hanno da ricuperare decenni di nulla, sembra che vogliano studiare sia per se stesse sia per i loro genitori e parenti che non hanno potuto farlo: frequentare le superiori è ancora un lusso, perché in Albania nei villaggi non esistono.
Completano l’educazione il canto, la danza, il teatro, lo sport: gli ingredienti “esterni” del sistema preventivo salesiano che aiutano a fare miracoli. Last but not least, l’oratorio. È bello vedere i cortili zeppi all’inverosimile ma anche, contemporaneamente, le aule dove ragazzi e ragazze sono intenti alle attività più disparate, dal catechismo allo studio delle lingue, dalla scuola di chitarra alla recitazione... Tutto a carico di 8 suore a Scutari e 5 a Tirana.
(Continua)