LETTERA AI GIOVANI
Carissimo,
ti ho sempre visto solo soletto: all’oratorio, al bar, in calzoncini e maglietta su un campo sportivo.
Oggi con un bimbetto in braccio: tuo figlio.
Un’emozione unica.
Un sogno proibito tempo fa quando ti compiacevi come single, macho.
Ti ho osservato a lungo.
Tutto dividi a metà con tua moglie: casa, fornelli e pupo. Con il tuo bambino non c’è metà che tenga. Tutto è per lui. Senza un figlio non si può esistere.
Sei una chioccia. L’effusione della tua paternità è materna: premuroso, geloso, giocherellone.
Mi vien voglia di chiamarti “mammo” oltre che papà: i baci non si contano. Ti muovi come un clown in cerca di un sorriso a tutti i costi.
Forza, papà!
Non ci sono regole. C’è un segreto per tirar su tuo figlio: l’amore.
Per un po’ di tempo non saprai che farne del tuo “io”, perché l’“io” di tuo figlio è a te più intimo, prolungamento della tua esistenza.
Ti seguirà come un’ombra.
Non te lo leverai di dosso tanto facilmente: sei il suo marsupio.
E’ il tuo biglietto da visita quando ti presenti agli amici, alla cena, alle feste.
Quando guardi tuo figlio, osservagli le unghie: sono tenere, induriranno.
Se lo ami, lo devi aiutare a difendersi.
Avere un figlio non significa fare bingo. E’ più che una scommessa.
Perché cresca bene occorre essere sempre in due, mamma e papà. D’ora in avanti siete in tre a decidere. Dovete farvi in quattro in ogni situazione.
Forza, papà!
Che ti costa sorridere, curare il tono della voce, dire di tanto in tanto: “ti voglio bene”?
Papà non si nasce. Si diventa giorno dopo giorno.
Un marito può deludere, il papà, no.
La voglia di maternità, di paternità è nell’aria anche oggi.
Una nostalgia di casa pervade il mondo intero.
Le città sono invase da un’esplosione di quartieri nuovi. Presto le strade adiacenti pulluleranno di grida di bambini.
Ne guadagnerà l’equilibrio psicologico di tutti.
La vita è vita.
Carlo Terraneo