IL DOCTOR J.

di Jean François Meurs

COSTRETTI A CAMBIAR CASA...

 “Caro Doctor J., mio nipote Achille, 17 anni tra non molto, mi ha chiesto se poteva appoggiare i suoi oggetti personali nella camera dei “ragazzi”, a casa mia. Era la sua quando i suoi genitori venivano da me a passare una quindicina di giorni durante le vacanze, ma la usava ovviamente anche Marco, suo cugino, quando venivano i suoi. Spesso, ci hanno dormito insieme. Achille desidera venire ad abitare a casa mia. Ne ha parlato a Marco e lui si è mostrato d’accordo. Achille dice che per lui è più comodo, perché ne ha abbastanza di tirarsi dietro le sue cose da un posto all’altro, da quando i suoi genitori hanno divorziato, più di un anno fa e lui è costretto ad abitare un po’ con l’uno e un po’ con l’altro. Difatti, dopo la separazione, l’ho sempre visto con un grande zaino col quale trasloca le cose cui tiene di più: i suoi CD, l’apparecchiatura hi-fi, la divisa di football, un vecchio jeans zeppo di firme che rifiuta di lavare, l’orsacchiotto di quand’era piccolo e qualche altra cianfrusaglia, oltre al dopobarba che gli ha regalato il nonno poco tempo prima di morire. Il lunedì, giorno del cambio di residenza, quello zaino se lo trascina anche a scuola: i suoi genitori, infatti, lo tengono una settimana per ciascuno. Peraltro, essi tentano di fare il meglio possibile, ma sia presso l’uno sia presso l’altro, Achille è costretto a condividere la camera con un fratellastro, perché mio figlio e mia nuora si sono risposati. Io ho accettato la situazione, perché li vedevo infelici. Ma adesso il problema è Achille. Quando gli si chiede l’indirizzo, non sa mai quale scegliere tra quello del padre e quello della madre. Personalmente non mi sento né il diritto né la forza di assumermene la responsabilità. Lui spesso mi dice: “Non te la prendere per mio padre e mia madre, hanno fatto bene. Non gli rimprovero nulla. Però, è inevitabile che talvolta mi senta un po’  ‘schizzato’, e preferisca la tua casa... Tu sei d’accordo, spero”. Da allora, passa da me molto più spesso di prima e qualche volta ci dorme anche. Ha piazzato i suoi poster, sistemato la sua biancheria nell’armadio e viene a rifornirsi quando ne ha bisogno. Suo cugino Marco viene a volte a dormire con lui, come fossero fratelli. Achille è peraltro molto discreto. Ne ho parlato a sua madre e a suo padre che hanno accettato questo cambio. La soluzione dell’affidamento alternato mi pare equa, ma non metto in dubbio che mio nipote possa essere disturbato dai continui traslochi.

Elena, 67 anni, Cremona

Carissima Elena,

La custodia alterna del figlio ai genitori divorziati appare come una soluzione ideale: offre ai due l’occasione di dividere le proprie responsabilità in parti uguali. Una volta, i padri si vedevano sovente attribuire una parte secondaria e ridotta rispetto alle mamme, nella gestione del tempo da passare con i figli. Con questa soluzione, essi restano in qualche modo ambedue in prima linea e con precisi compiti educativi. Il papà non è più il distributore automatico di giocattoli per il figlio, con un ruolo di paternità più virtuale che reale.

C’è un altro aspetto da considerare: più la separazione avviene presto, più esiste la possibilità che sia meglio vissuta dal figlio. Il ragazzo, infatti, ha più tempo per familiarizzare con spazi diversi, assorbe più facilmente questa realtà anomala e saprà destreggiarsi meglio quando arriva l’età dei problemi, l’adolescenza.Le cose sono certamente più difficili quando la separazione arriva tardi perché l’adolescente ha particolarmente bisogno di uno spazio intimo nei posti dove vive. Infatti, come ben si sa, questa età è caratterizzata da una sorta di feticizzazione: il legame a certi oggetti personali e ai luoghi segnati dalla sua storia è fortissimo. Gli è difficile rinunciare a questi riferimenti. Dal momento che egli investe enormi energie nella ricerca della propria identità e nel suo sviluppo sessuale, questa rinuncia può diventare una fatica supplementare. La ricerca di un luogo tutto per sé, dove invitare i suoi compagni, lo impegna e gli impedisce di rispondere ad altri appelli pure importantissimi.

Non tutti gli adolescenti soffrono alla stessa maniera per il fatto di avere due spazi di vita distinti nelle rispettive dimore del papà e della mamma. Questo potrebbe anche risultare positivo quando, adolescenti, i figli cominciano a sentire il bisogno di una vita propria, di spazi e tempi personali e quindi sentono anche di dover prendere le distanze nei confronti dei genitori. C’è da dire che il nomadismo non è cattivo in sé, li prepara all’avvenire, poiché è molto adatto nella vita professionale. In generale, tutti gli adolescenti, messi in questa situazione, inventano delle soluzioni più o meno originali per salvaguardare l’unità della loro personalità. La maggior parte di loro sceglie un domicilio principale o preferito, mentre l’altro diventa secondario. Nel domicilio principale è la camera lo spazio intimo, ed essi la personalizzano secondo i propri gusti, mentre l’altra camera diventa semplicemente funzionale. Per alcuni ragazzi lo spostamento e/o la sistemazione degli oggetti personali è importante, per altri, è sufficiente tenerci il loro diario intimo. Non sono rari quelli che «dimenticano» (appositamente) alcune cose di cui hanno bisogno, per poter tornare, durante la settimana in cui vivono nell’altra stanza, nel domicilio principale per recuperarli.

Se Achille ha scelto di prendere dimora a casa vostra, forse è perché gli è più facile negoziare il suo spazio con suo cugino Marco e con voi. E’ possibile anche che il doversi dividere tra due luoghi acuisca in lui il disagio della separazione dei genitori, così il ritrovare una relativa stabilità nella casa dei nonni faccia in qualche modo da calmiere e renda più sopportabile e meno traumatica questa lacerazione dell’unità familiare. Va da sé che una famiglia unita, il cui amore lega reciprocamente i membri in uno stesso luogo e in uno stesso abbraccio, resta l’ideale per la crescita armonica dei figli.