IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Sembrano tornati i tempi di Caligola: l’individuo – chiunque esso sia – vale nella misura del potere che rappresenta. Per cui, anche un cavallo...
L’impunità per i potenti che diventa una questione di principio in una società democratica, fondata sull’uguaglianza di tutti davanti alla legge, può mettere a rischio il principio di responsabilità che regola la convivenza civile. Portando agli estremi anche in campo etico e giuridico il principio liberista dell’economia dalla mano libera, si favorisce l’individualismo sfrenato nel quale prevale sempre il più forte e dove ciascuno, anziché a collaborare per il bene comune, mira a difendersi o a trarre vantaggio per sé. Il sistema etico e giuridico, di conseguenza, deve rappresentare e garantire – secondo questa mentalità – la nuova scala di valori imperniati sull’individualismo e l’utilitarismo.
Dove l’individuo non vale in quanto persona ma nella misura del potere (politico o economico specialmente) rappresentato e dove ai forti, non solo viene garantita l’impunità, ma dove si ritiene un valore e un progresso sociale garantire l’impunità ai potenti di turno.
Ci si richiama alla pretesa modernità di tali scelte giuridiche per liberare da lacci e laccioli il mercato e i suoi attori più fortunati e riusciti. In realtà si scivola sostanzialmente nel tempo in cui Caligola poteva fare senatore il suo cavallo e tutti dovevano gioire o trovare geniale una tale demenza, pena la morte per lesa maestà. Si ripete spesso che la condizione delle nostre società democratiche è tanto diversa da quei tempi bui in cui il signore di turno infrangeva impunemente le regole sociali, con gravi conseguenze per i sudditi e non ne pagava le conseguenze. Sui banchi di scuola, il Manzoni ha ricordato a tante generazioni di italiani una storia di prepotenza nobiliare capace di crocifiggere la vita dei poveri. Oggi si afferma che la democrazia è una garanzia di fronte a possibili e analoghe pazzie e soprusi. Sarebbe vero se le nostre democrazie fossero sane, partecipate, vive e non sfinite. O se fosse accertato che le democrazie, una volta stabilite, restassero per sempre garantite. Ma così non è. La storia, dai tempi di Platone ce lo ha insegnato in tutte le salse.
Oggi anche le migliori e più affermate democrazie dell’Occidente corrono gravi rischi, non tanto e non solo per la ridotta partecipazione della gente, ma per il potere manipolatorio che i nuovi mezzi di comunicazione di massa hanno. Non è nuovo l’allarme che saggi di ogni paese del mondo hanno lanciato sul pericolo che le democrazie si trasformino lentamente e in maniera indolore in telecrazie. E non si deve sottovalutare la crisi mondiale della stampa, sempre più concentrata in mano di pochi magnati, alcuni dei quali presenti in ambigue aree commerciali sul limite della legalità.
Mettere alcuni cittadini al di sopra della legge, fossero anche cittadini eletti democraticamente, non rafforza gli stati democratici. È, mutatis mutandis, fare più o meno la stessa operazione di Caligola. E crea problemi ai percorsi educativi. I giovani sono sensibili alla giustizia non solo perché – di solito – difendono i deboli, ma anche nel senso che ritengono giusto che ciascuno paghi le sue colpe per reati liberamente commessi. Convincerli che i propri governanti o i parlamentari, o categorie sociali privilegiate possano farla franca, grazie a leggi che li rendono immuni dalle inchieste giudiziarie, non sarebbe né facile né redditizio per nessun educatore.
Dal momento poi che coloro che sono eletti dovrebbero presentarsi agli elettori senza avere scheletri nell’armadio passibili di azione penale da parte della magistratura.
Anche le vicende di alcuni dittatori moderni ci aiutano a capire: avevano fatto leggi e cambiato la costituzione per rendersi immuni dal dovere di rispondere davanti alla gente dei propri atti. E apparire anzi dei benefattori del popolo. Avevano anche i numeri per farcela. Ma la riuscita è stata temporanea. La storia, prima o poi, scopre i coperchi.