CASA NOSTRA
di Francesco Mosetto
Ratisbonne, la nuova opera salesiana inaugurata nella terra di Gesù, a Gerusalemme.
In Terra Santa i primi salesiani giunsero nel 1891. A Gerusalemme nel 1904 assunsero la direzione della Scuola Regia Italiana, e qualche anno dopo vi aprirono anche un oratorio. L’opera fu sospesa durante la seconda guerra mondiale; ma da qualche mese Don Bosco è nuovamente di casa a Gerusalemme…
Ratisbonne
è un nome noto a Gerusalemme e fuori. Negli ultimi decenni dell’800 due
sacerdoti francesi di origine ebraica, Alfonso Maria Ratisbonne (che
si era convertito in seguito a un’apparizione della Madonna nella chiesa di S.
Andrea delle Fratte a Roma) e il fratello Teodoro, su di una collina a
ovest della città vecchia costruirono un bell’edificio, dando vita a un’opera
educativa moderna e accogliente: una scuola professionale aperta a ragazzi
ebrei e palestinesi, cristiani e musulmani, diretta dai Padri di Sion,
la congregazione da loro fondata. Alla fine della seconda guerra mondiale
l’istituto accolse numerose famiglie di profughi, scampati agli eccidi e alle
sofferenze dell’Europa centrale e orientale. Negli anni ’70 iniziò le sue
attività un Centro cristiano di studi ebraici che nel 1995 ebbe il
titolo di Pontificio; ma nel 2002 i corsi accademici sono stati
trasferiti a Roma presso un’analoga istituzione della Pontificia Università
Gregoriana. La Santa Sede allora ha offerto ai salesiani l’istituto, con la
prospettiva di collocarvi lo Studentato teologico.
Così nel settembre 2004 a Ratisbonne si è così trasferito lo Studio Teologico Salesiano, sorto nel 1929 a Betlemme, da dove nel 1949 era emigrato a Tantur, non lontano da Gerusalemme, e da qui a Cremisan nel 1957. Dal 1966 esso è affiliato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Salesiana: al termine del quadriennio gli studenti conseguono il Baccellierato in Teologia. Il nome di Cremisan è noto in tutta la Terra santa, colpa (!) dell’ottimo vino che produce. La celebre cantina, spesso visitata dai pellegrini che si recano a Betlemme (da cui dista solo sei chilometri), è tuttora attiva e sta rilanciando la sua produzione. A Cremisan si sono formate generazioni di giovani salesiani, ora sparsi in tutto il mondo: dall’Italia alla Polonia, dall’America latina all’estremo Oriente. Sono circa 400 i preti salesiani che in tre quarti di secolo si sono formati in Terra Santa. Negli ultimi anni le forti tensioni dovute alla seconda Intifada, con la conseguenza di strade interrotte e difficoltà di comunicazione, hanno messo a dura prova anche la vita dello studentato salesiano.
Il trasferimento da Cremisan a Gerusalemme è l’aspetto più evidente del rinnovamento di questo centro studi, ma non l’unico. Vivere nella Città santa offre di per sé una serie di vantaggi: è più facile, infatti, partecipare agli avvenimenti religiosi e coltivare contatti di ordine culturale. Ma le novità più rilevanti stanno nel carattere internazionale dello Studio Teologico Salesiano “Santi Pietro e Paolo”, e nel più stretto rapporto con i superiori della Congregazione, secondo il particolare Statuto approvato dal Rettor Maggiore il 10 giugno scorso. A ciò si aggiunge una scelta strategica, volta a favorire l’internazionalità di questo teologato, che a partire dal prossimo anno adotterà la lingua inglese sia nell’insegnamento sia nella vita comunitaria.
Ratisbonne sorge nel cuore di Gerusalemme ovest, nel centralissimo quartiere di Rehavia, a breve distanza dalla Grande Sinagoga Heichal Shlomo e dalla residenza del Primo Ministro. Andando a piedi, in venti minuti si arriva alle mura della città vecchia e, entrando dalla Porta di Giaffa o da Porta Nuova, si raggiunge il Santo Sepolcro. L’edificio, su progetto di Honoré Daumet (celebre architetto francese, che operò anche nella basilica del S. Cuore a Montmartre, Parigi), si presenta solido e spazioso, benché necessiti di riparazioni e diversi adattamenti. Mentre la vasta cappella (su disegno di Bernard Guillemot), arricchita da belle vetrate, attende il restauro, si utilizza il salone conferenze al pian terreno. Sullo stesso piano si trovano gli uffici, le aule scolastiche e la “sala Montezemolo”: in questa nell’anno 1993, si svolsero le trattative tra la Santa Sede e lo Stato di Israele che portarono al reciproco riconoscimento. Nel piano seminterrato è stata collocata la biblioteca, ricca di 60 mila volumi, con 120 riviste correnti.
La comunità, che da alcuni mesi si è insediata nel “Salesian Monastery Ratisbonne” (è il nome ufficiale), conta in questo momento 40 confratelli, trenta dei quali sono studenti. Nonostante il piccolo numero (che però crescerà, non appena si renderanno disponibili nuovi ambienti), essa è come un microcosmo, una piccola ONU salesiana, nella quale sono rappresentate ben 19 nazioni di quattro diversi continenti. In un paese dove due popoli trovano difficoltà a convivere pacificamente, è lecito sperare che la piccola comunità salesiana diventi segno profetico di pace e fratellanza.
Le giornate sono scandite tra la preghiera, la scuola, lo studio e i momenti comunitari. Le settimane scorrono veloci, intervallate da escursioni archeologiche che permettono di visitare i siti più celebri della storia biblica e post-biblica (da Nazaret e Cafarnao a Qumran, Beersheba, ecc.), ma anche quelli meno noti e tuttavia attraenti. Celebrare il Natale a Betlemme e la Settimana santa a Gerusalemme è una fortuna che molti ci invidiano. Queste esperienze lasciano il segno per tutta la vita.
In visita alla Terra Santa per il centenario dell’ispettoria del Medio Oriente, il 5 aprile 2003 il Rettor Maggiore, don Pascual Chávez, visitò Cremisan e rivolse la sua parola alla comunità, formatori e studenti, sul tema: “Le sfide della formazione salesiana oggi”. «Conformarsi a Gesù Cristo e dare la vita per i giovani, come Don Bosco – ha affermato il suo successore – è, in sintesi, la vocazione del salesiano, la sua identità». È questa la consegna affidata alla comunità formatrice salesiana, rinata all’alba del terzo millennio nella culla del cristianesimo. Un impegno e una sfida.