FMA

di Maria Antonia Chinello

Una scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Texas modello di interculturalità.

LA FRONTIERA DEGLI INVISIBILI

Austin è la capitale del Texas, uno tra i più grandi stati dell’America che, insieme a California e Arizona, condivide la linea di frontiera con il Messico. Varcarla, dicono, è trovarsi in un altro mondo: impoverimento, disoccupazione, emarginazione, immigrazione. Con le Figlie di Maria Ausiliatrice di Austin abbiamo percorso le strade della città e abbiamo incontrato giovani e anziani, donne e uomini, bambini. Un popolo di invisibili che, come in un viaggio di ritorno, chiede riconoscimento e cittadinanza.

La comunità FMA con padre LarrySe non fosse per le parole di suor Martina e delle sue sorelle, che ci accompagnano, non scopriresti una realtà sommersa, discretamente nascosta ai crocicchi delle strade, sommessamente nomade per le vie dei quartieri residenziali alla periferia della città. L’altra faccia dell’America.

Gli uffici della Parrocchia Cristo Rey di Austin sono distribuiti ai quattro angoli della strada e disegnano il quadrilatero della solidarietà e dell’accoglienza. Anticamente, il Texas era territorio messicano. La conquista della terra da parte degli americani non ha cancellato le antiche radici, che si rivelano nei cognomi e nei tratti somatici della gente. «Qui tutti parlano spagnolo», conferma padre Larry, il parroco che, con altri quattro frati francescani minori, è artefice di un miracolo quotidiano fatto di gesti e parole di amore. Accanto a loro, da alcuni anni, c’è una piccola comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice: suor Martina, suor Rosa, suor Emma e suor Guadalupe.

«L’esigenza di aprire una presenza - spiega suor Martina, animatrice della comunità - così vicina alla frontiera con il Messico è stata dettata dall’aumento del fenomeno dell’immigrazione dai paesi dell’America Latina verso gli Stati Uniti». Vi arrivano in molti, attraversando ormai sempre più clandestinamente la frontiera, posizionata geograficamente a circa due ore più a sud, nei pressi di Laredo. Le politiche dello Stato del Texas, come quelle di altre parti del mondo, si sono fatte inflessibili, e non è più così facile e scontato “trovare lavoro, casa, pane” negli Stati Uniti.

La parrocchia Cristo Rey, di fronte al bisogno di chi, anche favorito dal buio della notte, bussa alla porta per chiedere asilo e cibo si è interrogata e ha attivato una serie di servizi e di iniziative volte ad accogliere, promuovere, sostenere il cammino di interi nuclei familiari, che vivono sulla propria pelle la condizione di “emigrante”.

LA PARROCCHIA DEI 4 CANTONI

«I servizi della parrocchia sono distribuiti ai quattro angoli – spiega suor Rosa -. La chiesa parrocchiale ha annessi gli uffici del Centro La Fuente, dove si trovano gli ambienti più direttamente coinvolti con la dimensione sociale: apprendimento della lingua, formazione professionale ed educazione religiosa, centro di ascolto e di prima accoglienza; di fronte, dall’altro lato, ci sono quelli per l’animazione liturgica, la catechesi e l’evangelizzazione. Ancora, attraversata la strada, gli uffici parrocchiali e, infine, per fare quadrato, la casa dei giovani con il centro per gli aiuti e la grande sala per la mensa comunitaria».

Dietro alle parole di suor Rosa, si coglie l’articolazione di una missione affidata a laici e religiose, volontari e sacerdoti che hanno fatto della parola “costruire una casa comune” l’obiettivo principale.

«Non potremmo fare questo - interviene suor Emma - senza una continua ricerca e analisi della situazione e, soprattutto, un costante lavoro di ascolto e di coordinamento tra noi, i francescani, i laici e le laiche, i giovani. L’emigrazione è solo la decisione finale di un cammino lungo e doloroso che riassume l’abbandono della propria terra, della casa, degli affetti familiari, delle proprie radici culturali e linguistiche».

DARE VISIBILITÀ

«La nostra giornata... inizia alla sera – racconta suor Martina –. È solo con il favore del buio, che la gente esce dall’invisibilità e allora uomini e donne prendono corpo, volto e nome. Dopo giornate di fatica, vissute alla ricerca di un lavoro oppure in occupazioni sommerse, come la costruzione di edifici, strade, adulti e bambini, uomini e donne si ritrovano in parrocchia e si distribuiscono nei vari progetti attivati».

Un percorso preferenziale è quello dell’educazione religiosa: preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, incontri di preparazione al matrimonio, gruppi di ascolto della Parola e di educazione alla fede. «Il nostro lavoro educativo, accanto a quello della parrocchia - precisa suor Rosa - si basa sulla convinzione che non si possono perdere o misconoscere le proprie radici culturali. Il dialogo con la cultura che accoglie è fondamentale per promuovere la persona e aiutarla a ritrovare se stessa, anche se in un nuovo contesto».

I GIOVANI DEL “SENZA”

Suor Guadalupe è incaricata della pastorale giovanile: «I giovani sono i più colpiti dal fenomeno dell’immigrazione. Sono loro i primi che, con il coraggio e l’intraprendenza che contraddistinguono proprio l’essere “giovani”, lasciano i loro paesi, anticipando e preparando a lungo termine l’arrivo dei genitori e degli altri componenti la famiglia. Purtroppo, quando arrivano qui sono senza identità, senza lavoro, senza casa, senza risorse economiche».

Per questo è stata allestita la casa del giovane: ci sono alcuni spazi per dormire e riposare, ambienti in cui incontrarsi e stringere amicizia, pregare e confrontarsi sull’avvenire.

«La nostra missione - continua suor Martina - è quella di essere accanto a storie di dolore e di fuga, di incertezza e di paura, e di far intravedere una possibilità di riscatto, di educazione e promozione, di dignità. È una missione che ci riporta al centro della nostra decisione di donare tutta la vita per i giovani, i più piccoli e i poveri – afferma suor Emma –. La nostra preghiera e le nostre giornate sono abitate dai volti e dalle storie che ascoltiamo, avviciniamo. Non abbiamo sempre le risposte pronte, ma sentiamo di crescere nell’umiltà di un dono che si offre come serenità, riconoscimento dei propri diritti: casa, amore, futuro».