COME DON BOSCO - L’educatore
di Bruno Ferrero
30 CONSIGLI PER GENITORI FRETTOLOSI
Qualche semplice regola che può migliorare la vita familiare e l’educazione.
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I primi anni di vita sono importanti: è in questo periodo che si posano le
strutture fondamentali della persona.
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I bambini sono persone con carattere, temperamento, bisogni, desideri,
cambiamenti di umore proprio come voi. Lasciate che anche i vostri figli
qualche volta diano in escandescenze.
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I bambini imitano quello che fate voi. Non faranno mai quello che ordinate.
Soprattutto non fate prediche. I bambini imparano solo quello che vivono.
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I due genitori devono avere la stessa idea di educazione. Questo non significa
che devono fare le stesse cose o apparire un muro di cemento armato.
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Non entrate in conflitto con i vostri figli. Ogni volta che entrerete in
conflitto con i vostri figli voi avrete già perso.
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Siate pazienti. Anche con voi stessi. Nessuno ha mai detto che sia facile
essere un genitore.
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I genitori non sono i soli educatori: c’è anche la società in cui i figli sono
immersi.
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Dite “no”. In questo modo i vostri figli sapranno che li proteggete anche dai
loro errori. Insegnate ai vostri figli che non possono avere tutto e subito. È
prudente, perciò, usare con cautela il sistema di assecondare: i bambini
devono imparare a manovrare le frustrazioni, perché la vita dell'adulto ne
è piena. È pura assurdità partire dal principio che il bambino sarà in
grado di affrontarle quando sia più grande; che cosa, infatti, c'è di magico
nella crescita per fornire una capacità che si dovrebbe rivelare fin dai
primi anni di vita?

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Riservate del tempo per ridere insieme e divertitevi insieme. Vivete i vostri
valori nella gioia. Se fate la morale tutto il giorno ai vostri figli verrà
voglia di scappare.
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Scambiatevi dei regali.
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Imparate a relativizzare i problemi, ma risolveteli.
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Accogliete in casa gli amici dei vostri figli.
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L’incoraggiamento è l’aspetto più importante nella pratica di educazione del
bambino. E’ tanto importante, che la mancanza di esso si può considerare quale
causa fondamentale di certe anomalie del comportamento. Un bambino che si
comporta male è un bambino scoraggiato.
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Consentite ai vostri figli di non avere il vostro parere. E soprattutto
ascoltateli veramente. Fa parte del nostro pregiudizio comune sui bambini
pretendere di capire quello che vogliono dire senza in realtà ascoltarli. I
figli hanno una diversa prospettiva e spesso soluzioni intelligenti da
proporre. Il nostro orgoglio ci impedisce di ascoltarli. Quante volte potremmo
approfittare della loro sensibilità se li trattassimo alla pari e li
ascoltassimo davvero.
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Sottolineate i lati positivi dei vostri figli. I bambini non ne sono sempre
coscienti. I complimenti piacciono a tutti, anche ai vostri figli.
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Consentite loro di prendere parte alle decisioni della famiglia. Spiegate bene
i motivi delle vostre scelte. Rispondete ai loro «perché».
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Mantenete la parola. Siate coerenti. Attenetevi alle decisioni prese. Non
promettete o minacciate a vanvera.
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Riconoscete i vostri errori e scusatevi. Abbiate il coraggio di essere
imperfetti e consentite ai vostri figli di esserlo.
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Giocate con i vostri figli.
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Quando dovete fare un “discorso serio” con i vostri figli, aspettate che siano
in posizione orizzontale. Non fatelo mai quando sono in posizione verticale.
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Ricordate che ogni bambino è unico. Non esiste l’educazione al plurale.
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Alcuni verbi non hanno l’imperativo. Non potete dire: «Studia!», «Metti in
ordine!», «Prega!» e sperare che funzioni.
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Spiegate ai vostri figli che cosa provate. Raccontate come eravate voi alla
loro età.
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Aiutateli a essere forti e a riprendersi quando le cose vanno male.
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Raccogliete la sfida della TV. La televisione non è tanto pericolosa per quello
che fa quanto per quello che non fa fare.
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Non siate iper/protettivi. Cercate le occasioni giuste per tirarvi indietro e
consentire ai vostri figli di mettere alla prova la loro forza e le loro
capacità.
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Un bambino umiliato non impara nulla. Eliminate la critica e minimizzate gli
errori. Sottolineando costantemente gli errori, noi scoraggiamo i nostri figli,
mentre dobbiamo ricordarci che non possiamo costruire sulla debolezza, ma
soltanto sulla forza.
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Non giudicate gli altri genitori dai loro figli e non mettetevi in competizione
per i figli con parenti e amici.
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Date loro il gusto della lettura.
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Raccontate loro la storia di Gesù. Tocca a voi.
COME DON BOSCO - il genitore
di Marianna Pacucci
SI PUO’ ESSERE GENITORI FRETTOLOSI?
Nel rapporto con i figli la cosa più pericolosa
è dimostrare di avere fretta.
Non dimostrate di aver fretta: se è vero che essere genitori è l’avventura più
bella che ci possa capitare nella vita (lo sanno bene tutte le coppie che non
riescono a realizzare una maternità/paternità biologica e che spesso sono
disposte a tutto pur di regalarsi questa esperienza), rinunciare a gustarla
giorno per giorno è davvero un gran peccato. È un torto che facciamo a noi
stessi e anche un’ingiustizia che facciamo ai nostri ragazzi, perché li
spingiamo a vivere il proprio cammino di crescita con infinite ansie e
conseguente senso di inadeguatezza; li abituiamo precocemente che quel che
conta è affrontare le giornate come un insieme di prestazioni che hanno senso
soltanto se uno arriva prima alla meta e batte un personale record.
E’ indubbio che noi adulti di tempo ne abbiamo sempre meno rispetto a
quel che ci servirebbe per assolvere a tutti i nostri impegni; ma dovremmo,
innanzitutto, fidarci un po’ di più del buon Dio, che ci dà tutto il tempo
necessario per fare ciò che davvero è essenziale nella nostra vocazione umana.
E comunque, occorre organizzarsi: se si fa attenzione a costruire una
graduatoria seria delle cose che contano, è scontato che i figli stanno in cima
all’elenco e dunque vengono prima di tante altre cose. Resta poi sempre il
jolly da giocare: le relazioni educative hanno sicuramente bisogno di una
presenza durevole, ma soprattutto di qualità. Dunque, perché affannarsi in
tante fesserie che creano incomprensioni piuttosto che convergenze fra genitori
e figli? Bisogna puntare con decisione su alcuni elementi: il primo, appunto, è
dimostrare di non avere fretta, anche se è inevitabile qualche volta dover
rinviare. Ma basta dire che questa è una scelta e non una costrizione: si
rimanda a dopo quel che si vuole vivere con maggiore intensità. E non è affatto
una bugia.
Una seconda attenzione: la gradualità. Un genitore non può pretendere da
un figlio tutto e subito (che è poi ciò che maggiormente caratterizza la
difficoltà di crescere dei ragazzi di oggi). Occorre saper modulare la propria
presenza, sia dal punto di vista affettivo sia sotto il profilo educativo, con
interventi discreti ma allo stesso tempo costanti e coerenti, che offrano un
continuo rinforzo per chi deve raggiungere il traguardo della maturità. Tutto
questo abilita alla pazienza, che non è soltanto un atteggiamento interiore: è
una condizione perché la reciprocità possa trovare spazio concreto di
attuazione. Bisogna costruire con pazienza un ambiente educativo, entro il
quale tutte le relazioni familiari possano acquisire senso e consistenza. Una
madre può essere presente anche quando è fisicamente lontana da casa; sono
tanti i modi e i segnali con cui esprimere questa disponibilità a essere
compagni di viaggio, rispettando l’autonomia dei giovanissimi. Un certo stile
di vita, peraltro, non viene abbandonato dai ragazzi soltanto perché manca un
immediato riferimento agli adulti; se è stato proposto e testimoniato in modo
autorevole, diviene abitudinario e caratterizza tutti i comportamenti
quotidiani, dentro e fuori la ristretta cerchia del nucleo domestico.
Infine, la voglia e la disponibilità a ritrovarsi insieme tutte le volte
in cui è possibile. Soprattutto quando i figli diventano un po’ più grandi, è
forte la tentazione di badare ciascuno ai propri impegni, di vivere in famiglia
come in un albergo. È proprio allora che noi genitori dobbiamo smentire i
ragazzi, dimostrando loro di avere sempre tempo e spazio per accoglierli,
magari rinunciando a qualcosa nella nostra vita. Senza però inutili
recriminazioni e piagnistei: anzi, con un sorriso a trentadue denti che dica
con chiarezza: “avrei potuto fare altro, ma sono più contento se stasera stiamo
insieme”. È l’occasione per una cena più succulenta e festosa; per qualche
confidenza più intima; per fare spazio ai desideri, ai sogni e ai progetti; per
regalarsi e regalare un rallentamento del ritmo della vita che fa bene al
cuore, oltre che agli altri organi.