INTERVISTA A
Belga fiammingo. Missionario in Centro Africa dal 1994; direttore e parroco a Bangui, fondatore dell’opera salesiana in Centro Africa. È stato nominato Vescovo di Kaga Bandoro.
È grande la sua diocesi?
Relativamente. Ha 120 mila abitanti di cui il 25% sono cattolici. E, fortunatamente, non esistono problemi etnici.
Allora quali sono i problemi?
L’instabilità politica, ad esempio. Nella Repubblica Centro Africana vari sono stati i colpi di stato. Attualmente il presidente viene eletto democraticamente nonostante che sia andato al potere proprio con un colpo di stato.
E a livello economico?
Si potrebbe stare bene, anzi benissimo. Abbiamo diamanti, cotone, caffè… ma, ahimè, sono nelle mani di grandi gruppi stranieri, che voi chiamate multinazionali. Purtroppo c’è molta povertà, anzi, il Paese è uno dei più poveri del mondo.
E qual è la situazione dei giovani, monsignore?
Ti dico subito che i giovani sono moltissimi. Il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. Si può dire perciò che è uno Stato di giovani… Ma essi non hanno diritti. Non ci sono scuole, e quelle che ci sono non vanno benissimo. La sanità è assillata dall’irrisolto problema dell’AIDS, oltre che dalla malaria, dalla tubercolosi, ecc. Moltissimi sono i decessi. Il 14% dei bambini muoiono al momento della nascita e migliaia di giovani sono orfani.
Chi si occupa di loro?
La mia diocesi ha 11 preti diocesani con 8 parrocchie su un territorio 3 volte più grande del Belgio. Ho una comunità di comboniani (2 sac.), 4 comunità di suore (comboniane, santa famiglia di Besançon, suore del Rwanda e suore del Senegal) fanno un buon lavoro soprattutto per handicappati e orfani. Non ho salesiani, eccetto il vescovo che sono io, ma desidererei che venissero.
Esistono altre confessioni religiose?
Moltissime sette: piccoli gruppi ma molti attivi. L’urgenza più grande è la formazione del clero, dei catechisti e dei laici collaboratori. Sul mio stemma la scritta è: da mihi animas, la formazione è la cosa più importante. Ti rivelo una cosa, c’è un solo sacerdote in una parrocchia con 50 cappellanie!
Ma non esistono vocazioni locali?
Certo, ci sono. Ma la diocesi ha solo 7 anni. Le vocazioni sono perciò ancora scarse. Solo 25 sono i seminaristi. Comunque gli 11 sacerdoti della mia diocesi sono tutti “autoctoni”, cioè locali e, guarda caso, sono contenti di avere un vescovo “bianco”. Si attendono molto da lui. Speriamo di non deluderli.