ARTE SACRA: CROCIFISSI

di Filippo Manoni filippo652@interfree.it

MONICA GIUSSANI - LUCE VERITÀ DEL VOLTO

Giovane artista contemporanea del sacro. Molte le esposizioni sia collettive sia personali. Molte sue immagini illustrano copertine di libri, come il “Domenico Savio” di M. Vito Fabbian, ed. Messaggero.

 

Entrando in una chiesa, chi crede, forte o debole che sia la sua fede, al contatto quasi corporeo con il sacro compie automaticamente il gesto che una tradizione millenaria ha standardizzato: il “segno di croce” – spesso non conoscendone nemmeno il significato preciso – accompagnato dalle parole, altrettanto automatiche, della formuletta imparata al catechismo. Nessuno o quasi si chiede chi sia quel “Figlio”, appartenente alla misteriosa Trinità che il segno evoca. Ancor meno balena alla mente che quel gesto in realtà nasconde una storia che intreccia la cattiveria umana con l’amore divino, gesto sintesi di una narrazione meravigliosa, gesto profetico di ricongiunzione, ricompattamento, risignificazione tra cielo e terra da sempre separati e lontani; gesto, infine, che spalanca una “porta di luce” che irradia sulle speranze umane e le rinvigorisce, ridonando certezze. La giovane artista Monica Giussani ha posto la ricerca e la rappresentazione della luce sacra al centro della propria opera la quale, traendo origine dalla classicità, percorre un suo personalissimo sentiero, fino a rivestire di forza e vigore, come una cromatura di luce, le sue composizioni, per perpetuarne l’espressività e coinvolgere sentimentalmente.

 

In questo Cristo al Calvario l’artista sapientemente riassume e concentra attraverso lo sguardo di cielo del condannato, la tensione del tragico momento che egli sta vivendo e che i muscoli tesi rivelano; ma sono presenti nella Vittima crocefissa una dolcezza, una serenità, una compostezza che incantano e testimoniano che qualcosa di tragicamente grande è avvenuto, e ormai tutto è compiuto. Si può quasi leggere in quel volto una sfumatura di soddisfazione, senza nemmeno l’ombra di un lontano masochismo, la soddisfazione di chi è rimasto fedele “usque ad mortem”, gli occhi rivolti al cielo che può apparire vuoto, ma vuoto non è. Il tragico grido di quell’ora – Dio mio perché mi hai abbandonato? –sembra smentitodalla celeste limpidezza di quegli occhi che scorgono oltre l’umano un cielo popolato. Tutto è buio intorno, la scena è esaltata da uno sfondo che dà sul nero, dunque senza colore, paradigma di un mondo avvolto dalle tenebre. Un crocefisso, questo di Monica, immateriale, perciò spirituale. Una pittura che scava, impone domande, smaterializza la materia, stimola il sentimento, e si colloca nel cuore delle tragedie umane per ridare speranza.