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Sig.ra MARIA POLSELLI SANTORO

88 anni, cooperatrice salesiana, è la mamma di don Andrea Santoro, l’eroico sacerdote ucciso da un giovane squilibrato in Turchia il 5 febbraio 2006.

 

Signora, come e dove ha conosciuto i salesiani?

Mi ha chiamato a dargli una mano don Armando Buttarelli, allora delegato ispettoriale dei cooperatori. Con me anche mio marito. Erano gli anni Sessanta, quando si stava finendo la costruzione del Tempio di Don Bosco a Cinecittà.

 

Ha svolto qualche attività con loro?

Don Armando ci volle (me e mio marito) nel consiglio ispettoriale dei cooperatori e ci diede l’incarico della loro formazione… Forse perché eravamo una coppia tranquilla, che tentavamo di sdrammatizzare sempre tutto e che andavamo d’accordo. Così ho potuto conoscere tante brave persone visitando i centri, partecipando alle riunioni, parlando con chiunque volesse scambiare dei pareri con noi…

 

Per quanto tempo ha lavorato con i salesiani?

Una trentina di anni, credo. Mi è anche capitato di animare gli Esercizi spirituali dei cooperatori che si tenevano a Villa Tuscolana, insieme a don Buttarelli e don Spera. Con quest’ultimo per quattro anni abbiamo portato i bambini poveri ai campi estivi.

 

Come ha preso la decisione di don Andrea di lasciare Roma per un paese musulmano?

Da sempre Andrea coltivava il desiderio di fare il missionario. Il giorno della sua prima messa mi ha confidato che avrebbe voluto partire per zone dove non c’erano sacerdoti, perché, diceva, sono tutti figli di Dio, tutti hanno diritto alla sua Parola, a tutti dobbiamo voler bene. Io ero fiera di questo fervore missionario, ma nello stesso tempo preoccupatissima: e se non lo vedessi più, se gli capitasse qualcosa, come farà così lontano da casa, da me?…

 

Lei certamente è sempre rimasta in contatto con don Andrea. Le sembrava felice della scelta fatta?

Felicissimo, direi. Io gli facevo capire che ero preoccupata, ma lui mi diceva di stare tranquilla. Così soffocavo la mia preoccupazione perché potesse continuare a vivere contento con la benedizione della mamma.

 

La grande tragedia di suo figlio si sta trasformando in un trionfo: che sentimenti le suscita?

Che cosa devo dire? Il dolore è grande! Non si può descrivere il cuore di una madre trafitto da una spada. Ma io penso anche alla madre di chi ha ucciso mio figlio. Diranno che il mio è un martire e il suo un assassino. Perciò penso anche al suo grande dolore di madre per avere un figlio così. E tuttavia io come faccio a dire che gioisco? Ho provato e provo ancora tanto dolore. E voglio sperare che proprio questa intima sofferenza serva per la pace nel mondo.