| DON BOSCO |
SCRITTI |

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RICORDI CONFIDENZIALI AI DIRETTORI
(1863-1886)
Documento prezioso, dettato da urgenze immediate (sostenere
il giovane don Michele Rua nel compito di direttore della prima comunità di
confratelli, di giovani, di collaboratori fuori Torino) ma che sotto l’involucro
di consigli pratici, di esempi concreti, di rapide annotazioni ed intuizioni,
porta il segno delle profonde certezze e delle vive preoccupazioni di don Bosco.
Quella che nel 1863 costituisce una semplice lettera, di carattere strettamente
privato, dal 1871, con ritocchi ed integrazioni dettati da successive esperienze
e riflessioni, si presenterà come "Ricordi confidenziali ai Direttori delle
case particolari della società salesiana" o anche "Testamento che
indirizzo ai Direttori delle case particolari". Si pubblica il testo definitivo
del 1886.
Testo critico con introduzione, apparati delle
varianti e delle note storico-illustrative in Pietro Braido (ed.), Don
Bosco educatore scritti e testimonianze. Terza edizione con la collaborazione
di Antonio da Silva Ferreira, Francesco Motto e José Manuel Prellezo. Istituto
Storico Salesiano, Fonti, Serie prima, n. 9. Roma, LAS 1997, pp. 179-186.
TESTO
Al suo amatissimo figliuolo D. Rua Michele
il Sac. Bosco Gio’ salute nel Signore. / Poiché la divina provvidenza ha disposto
che noi possiamo aprire una casa destinata a promuovere il bene della gioventù
in Mirabello ho pensato che possa tornare a gloria di Dio e a vantaggio delle
anime affidandone a te la direzione. Ma siccome non posso sempre trovarmi
al tuo fianco per suggerirti quelle cose che forse tu hai più volte udito
o veduto praticarsi tra noi e che io vorrei spesso ripeterti; così spero farti
cosa grata scrivendoti qui alcuni avvisi che ti potranno servire di norma
nell’operare. Ti parlo colla voce di un tenero padre che apre il suo cuore
ad uno de’ suoi più cari figliuoli. Voglio scriverli di mia mano perché tu
abbia sempre teco un pegno del grande affetto che ti porto, e ti siano di
memoria permanente del vivo desiderio che nutro che tu guadagni molte anime
al Signore.
Con te stesso
1° Niente ti turbi.
2° Evita le austerità nel cibo. Le tue mortificazioni siano nella diligenza
a’ tuoi doveri e nel sopportare le molestie altrui. In ciascuna notte farai
sette ore di riposo. È stabilita un’ora di latitudine in più o in meno per te
e per gli altri, quando v’interverrà qualche ragionevole causa. Questo è utile
per la sanità tua e per quella de’ tuoi dipendenti.
3° Celebra la Santa Messa e recita il Breviario pie, attente ac devote. Ciò
sia per te e pe’ tuoi dipendenti.
4° Non mai omettere ogni mattina la meditazione e lungo il giorno una visita
al SS. Sacramento. Il rimanente come è disposto dalle Regole della Società.
5° Studia di farti amare piuttosto che farti temere. La carità e la pazienza
ti accompagnino costantemente nel comandare, nel correggere, e fa in modo che
ognuno dai tuoi fatti e dalle tue parole conosca che tu cerchi il bene delle
anime. Tollera qualunque cosa quando trattasi d’impedire il peccato. Le tue
sollecitudini siano dirette al bene spirituale, sanitario e scientifico dei
giovanetti dalla Divina Provvidenza a te affidati.
6° Nelle cose di maggior importanza fa’ sempre breve elevazione di cuore a Dio
prima di deliberare. Quando ti è fatta qualche relazione, ascolta tutto, ma
procura di rischiarare bene i | fatti e di ascoltare ambe le parti prima di
giudicare. Non di rado certe cose a primo annunzio sembrano travi e non sono
che paglie.
Coi Maestri
1° Procura che ai Maestri nulla manchi di quanto loro è necessario pel vitto
e pel vestito. Tien conto delle loro fatiche, ed essendo ammalati o semplicemente
incomodati, manda tosto un supplente nella loro classe.
2° Parla spesso con loro separatamente o simultaneamente; osserva se non hanno
troppe occupazioni; se loro mancano abiti, libri; se hanno qualche pena fisica
o morale; oppure se in loro classe abbiano allievi bisognosi di correzione o
di speciale riguardo nella disciplina, nel modo e nel grado dell’insegnamento.
Conosciuto qualche bisogno, fa quanto puoi per provvedervi.
3° In Conferenze apposite raccomanda che interroghino indistintamente tutti
gli allievi della classe; leggano per turno i lavori d’ognuno. Fuggano le amicizie
particolari e le parzialità, né mai introducano allievi od altri in camera loro.
4° Dovendo dare incombenze od avvisi agli allievi, si servano di una sala o
camera stabilita a quest’uopo.
5° Quando ricorrono Solennità, Novene o Feste in onore di Maria SS., di qualche
Santo Patrono del paese, del Collegio, o qualche Mistero di Nostra Santa Religione,
ne diano annunzio con brevi parole, ma non omettano mai.
6° Si vegli affinché i Maestri non mandino mai allievi via di scuola ed ove
vi fossero assolutamente costretti li facciano accompagnare al Superiore. Neppure
percuotano mai per nessun motivo i negligenti o delinquenti. Succedendo cose
gravi se ne dia tosto avviso al Direttore degli Studi o al Superiore della Casa.
7° I Maestri fuori della scuola non esercitino alcuna autorità su’ loro allievi,
e si limitino ai consigli, agli avvisi o al più alle correzioni che permette
e suggerisce la carità ben intesa.
Cogli Assistenti e Capi di Dormitorio
1° Quanto si è detto dei Maestri si può in gran parte applicare agli Assistenti
ed ai Capi di Dormitorio.
2° Procura di distribuire le occupazioni in modo che tanto essi quanto i Maestri
abbiano tempo e comodità di attendere ai loro studii.
3° Trattieniti volentieri con essi per udire il loro parere intorno alla condotta
dei giovani ai medesimi affidati. La parte più importante dei loro doveri sta
nel trovarsi puntuali al luogo dove si raccolgono i giovani pel riposo, scuola,
lavoro, ricreazione e simili.
4° Accorgendoti che taluno di essi contragga amicizia particolare con qualche
allievo, oppure che l’ufficio affidatogli, o la moralità di lui sia in pericolo,
con tutta prudenza lo cangerai d’impiego; se continua il pericolo, ne darai
tosto avviso al tuo Superiore.
5° Raduna qualche volta i Maestri, gli Assistenti, i Capi di Dormitorio e a
tutti dirai che si sforzino per impedire i cattivi discorsi, allontanare ogni
libro, scritto, immagini, pitture (hic scientia est) e qualsiasi cosa
che metta in pericolo la regina delle virtù, la purità. Diano buoni consigli,
usino carità con tutti.
6° Sia oggetto di comune sollecitudine scoprire gli allievi che fossero pericolosi;
scopertine inculca che ti siano svelati.
Coi Coadiutori e colle persone di
servizio
1° Fa’ in modo che ogni mattina possano ascoltare la S. Messa ed accostarsi
ai SS. Sacramenti secondo le regole della Società. Le persone di servizio
si esortino alla Confessione ogni quindici giorni od una volta al mese.
2° Usa gran carità nel comandare, facendo conoscere colle parole e coi fatti
che tu desideri il bene delle anime loro: veglia specialmente che non contraggano
familiarità coi giovani o con persone esterne.
3° Non mai permettere che entrino donne nei dormitori od in cucina, né trattino
con alcuno della casa se non per cose di carità o di assoluta necessità. Questo
articolo è della massima importanza.
4° Nascendo dissensioni o contese tra le persone di servizio, tra gli assistenti,
tra i giovani od altri, ascolta ognuno con bontà, ma per via ordinaria dirai
separatamente il tuo parere in modo che uno non oda quanto si dice dell’altro.
5° Alle persone di servizio sia stabilito per capo un coadiutore di probità
conosciuta, che vegli sui loro lavori e sulla loro moralità, affinché non succedano
furti né facciansi cattivi discorsi. Ma si adoperi costante sollecitudine per
impedire che alcuno si assuma | commissioni, affari riguardanti i parenti, od
altri esterni, chiunque siano.
Coi giovani allievi
1° Non accetterai mai allievi espulsi da altri Collegi, o de’ quali ti consti
essere di mali costumi. Se malgrado la debita cautela, accadrà di accettarne
alcuno di questo genere, fissagli subito un compagno sicuro che lo assista
e non lo perda mai di vista. Qualora egli manchi in cose lubriche, si avvisi
appena una volta, e se ricade, sia immediatamente inviato a casa sua.
2° Procura di farti conoscere dagli allievi e di conoscere essi passando con
loro tutto il tempo possibile adoperandoti di dire all’orecchio loro qualche
affettuosa parola, che tu ben sai, di mano in mano ne scorgerai il bisogno.
Questo è il gran segreto che ti renderà padrone del loro cuore.
3° Dimanderai: — Quali sono queste parole? Quelle stesse che un tempo per lo
più furono dette a te. P.E.: Come stai? — Bene. — E di anima? — Così
così. — Tu dovresti aiutarmi in una grande impresa; mi aiuterai? — Sì,
ma in che cosa? — A farti buono. Oppure: A salvarti l’anima; oppure: A farti
il più buono dei nostri giovani. Coi più dissipati: — Quando vuoi cominciare?
— Che cosa? — Ad essere la mia consolazione; a tenere la condotta di
S. Luigi. A quelli che sono un po’ restii ai santi Sacramenti: — Quando vuoi
che rompiamo le corna al Demonio? — In che modo? — Con una buona confessione.
— Quando vuole [?]. — Al più presto possibile. Altre volte: — Quando
faremo un buon bucato? Oppure: Ti senti di aiutarmi a rompere le corna al Demonio?
Vuoi che siamo due amici per gli affari dell’anima? Haec aut similia.
4° Nelle nostre Case il Direttore è il Confessore Ordinario, perciò fa’ vedere
che ascolti volentieri ognuno in Confessione, ma da’ loro ampia libertà di confessione
da altri se lo desiderano. Fa’ ben conoscere che nelle votazioni sulla condotta
morale tu non ci prendi parte e studia di allontanare sin l’ombra di sospetto
che tu abbia a servirti, oppure anche ricordarti di quanto fu detto in Confessione.
Neppure apparisca il minimo segno di parzialità verso chi si confessasse da
uno a preferenza di un altro.
5° Il piccolo Clero, la Compagnia di S. Luigi, del SS. Sacramento, dell’Immacolatta
Concezione siano raccomandate e promosse. Dimostra benevolenza e soddisfazione
verso coloro che vi sono ascritti; ma tu ne sarai soltanto promotore e non Direttore;
considera tali | cose come opera dei giovani la cui direzione è affidata al
Catechista.
6° Quando riesci a scoprire qualche grave mancanza, fa’ chiamare il colpevole
o sospettato tale in tua camera e nel modo il più caritatevole procura di fargli
dichiarare la colpa e il torto nell’averla commessa; e di poi correggilo e invitalo
ad aggiustar le cose di sua coscienza. Con questo mezzo e continuando all’allievo
una benevola assistenza si ottennero dei maravigliosi effetti e delle emendazioni
che sembravano impossibili.
Cogli Esterni
1° Prestiamo volentieri l’opera nostra pel servizio religioso, per la predicazione,
per celebrare Messe a comodità del pubblico e ascoltare le confessioni tutte
le volte che la carità e i doveri del proprio stato lo permettono, specialmente
a favore della parrocchia nei cui limiti trovasi la nostra casa. Ma non assumetevi
mai impieghi o altro che importi assenza dallo stabilimento o possa impedire
gli uffizi a ciascuno affidati.
2° Per cortesia siano talvolta invitati Sacerdoti esterni per le predicazioni,
od altro in occasione di Solennità, di trattenimenti musicali e simili. Lo stesso
invito si faccia alle Autorità e a tutte le persone benevoli o benemerite per
favori usati o che siano in grado di usarne.
3° La carità e la cortesia siano le note caratteristiche di un Direttore tanto
verso gli interni quanto verso gli esterni.
4° In caso di questioni sopra cose materiali accondiscendi in tutto quello che
puoi, anche con qualche danno purché si tenga lontano ogni appiglio di liti,
od altro che possa far perdere la carità.
5° Se trattasi di cose spirituali, le questioni risolvonsi sempre come possono
tornare a maggior gloria di Dio. Impegni, puntigli, spirito di vendetta, amor
proprio, ragioni, pretensioni ed anche l’onore, tutto deve sacrificarsi per
evitare il peccato.
6° Nelle cose di grave importanza è bene di chiedere tempo per pregare e dimandare
consiglio a qualche pia e prudente persona.
Con quelli della Società
1° L’esatta osservanza delle Regole e specialmente dell’ubbidienza sono la
base di tutto. Ma se vuoi che gli altri obbediscano a te, sii tu ubbidiente
a’ tuoi superiori. Niuno è idoneo a comandare, se non è capace di ubbidire.
2° Procura di ripartire le cose in modo che niuno sia troppo carico d’incombenze,
ma fa’ che ciascuno adempia fedelmente quelle che gli sono affidate.
3° Niuno della Congregazione faccia contratti, riceva danaro, faccia mutui o
imprestiti ai parenti, agli amici o ad altri. Né alcuno conservi danaro od amministrazione
di cose temporali senza esserne direttamente autorizzato dal Superiore. L’osservanza
di questo articolo terrà lontano la peste più fatale alle Congregazioni religiose.
4° Abborrisci come veleno le modificazioni delle Regole. L’esatta osservanza
di esse è migliore di qualunque variazione. Il meglio è nemico del bene.
5° Lo studio, il tempo, l’esperienza mi hanno fatto conoscere e toccar con mano
che la gola, l’interesse e la vanagloria furono la rovina di floridissime Congregazioni
e di rispettabili Ordini Religiosi. Gli anni faranno conoscere anche a te delle
verità che forse ora ti sembreranno incredibili.
6° Massima sollecitudine nel promuovere con le parole e co’ fatti la vita comune.
Nel Comandare
1° Non mai comandare cose che giudichi superiori alle forze dei subalterni,
oppure prevedi di non essere ubbidito. Fa’ in modo di evitare i comandi ripugnanti;
anzi abbi massima cura di secondare le inclinazioni di ciascuno affidando
di preferenza quegli uffizi che a taluno si conoscono di maggior gradimento.
2° Non mai comandare cose dannose alla sanità o che impediscono il necessario
riposo o vengano in urto con altre incombenze od ordini di altro superiore.
3° Nel comandare si usino sempre modi e parole di carità e di mansuetudine.
Le minaccie, le ire, tanto meno le violenze, siano sempre lungi dalle tue parole
e dalle tue azioni.
4° In caso di dover comandare cose difficili o ripugnanti | al subalterno si
dica P.E.: — Potresti fare questa o quell’altra cosa? Oppure: Ho cosa importante,
che non vorrei addossarti, perché difficile, ma non ho chi al pari di te possa
compierla. Avresti tempo, sanità; non te lo impedisce altra occupazione, ecc.?
L’esperienza ha fatto conoscere che simili modi, usati a tempo, hanno molta
efficacia.
5° Si faccia economia in tutto, ma assolutamente in modo che agli ammalati nulla
manchi. Si faccia per altro a tutti notare che abbiamo fatto voto di povertà,
perciò non dobbiamo cercare nemmeno desiderare agiatezza in cosa alcuna. Dobbiamo
amare la povertà ed i compagni della povertà. Quindi evitare ogni spesa non
assolutamente necessaria negli abiti, nei libri, nel mobiglio, nei viaggi, ecc.
Questo è come Testamento che indirizzo ai Direttori delle Case Particolari.
Se questi avvisi saranno messi in pratica, io muoio tranquillo perché sono
sicuro che la nostra Società sarà ognor più fiorente in faccia agli uomini
e benedetta dal Signore, e conseguirà il suo scopo che è la maggior gloria
di Dio e la salvezza delle anime.
Aff.mo in G. C.
Sac. Gio. Bosco
Torino, 1886, festa dell’Immacolata Concezione di Maria SS.,
45° anniversario della fondazione dell’Oratorio