Insieme verso il CG24 Introduzione - 1. Un avvenimento straordinario - 2. Avvenimento di comunione - 3. Il significato del CG24 - 4. La comunicazione fra la comunità capitolare e le comunità locali - 5. La comunità, soggetto realizzatore del Capitolo Generale - 6. Due livelli di riflessione e di impegno comunitario - Conclusione Roma, 8 dicembre 1995 ACG 355 Cari confratelli, quando riceverete questa lettera saremo già alla soglia del CG24. Ci siamo impegnati a prepararlo con la stessa cura e passione che don Egidio Viganò vi stava dedicando, a partire dalla scelta del tema, dal vaglio attento dei problemi dottrinali e pratici che esso comportava e dallo studio delle modalità di lavoro. I capitolari hanno già da tempo nelle mani, tradotto in varie lingue, il documento precapitolare che raccoglie la sintesi organica dei contributi pervenuti dalle Ispettorie e linee di riflessione per il Capitolo Generale. E' frutto del lavoro della Commissione Precapitolare, composta da sedici confratelli provenienti da altrettante Ispettorie e da tredici nazioni, che si è riunita per tre settimane, alla Casa generalizia, sotto la guida del Regolatore del CG24, don Antonio Martinelli. Essa ha lavorato in un clima di fraternità, con ritmi sostenuti, alternando momenti di ascolto e di dialogo, di studio e di preghiera, utilizzando anche moderni strumenti di raccolta, catalogazione e schedatura. Ciò ha consentito di giungere ad un risultato che è stato giudicato positivo da tutti i membri della Commissione e da altre persone che l'hanno letto prima dell'approvazione per l'invio. Dalla documentazione pervenuta si evince che il tema capitolare ha coinvolto la Congregazione a livello di riflessione e di verifica della prassi. Si apprezza la diversità dei toni e delle sfumature provenienti da ogni parte della Congregazione, che è confluita, per così dire, in un unico sforzo di incarnare Don Bosco oggi. Ringrazio tutti coloro che, nelle Ispettorie, nella Direzione Generale, nella Commissione Precapitolare, si sono presi a cuore il CG24, permettendoci di guardare avanti, verso la sua celebrazione, con fondata speranza. Con queste pagine intendo invitare confratelli e comunità a parteciparvi spiritualmente e a prepararsi ad accoglierne gli orientamenti, creando fin d'ora le condizioni per una loro pronta applicazione. 1. Un avvenimento straordinario I Capitoli Generali hanno segnato la vita della Congregazione. Alcuni di essi hanno raccolto, dopo successive e pazienti revisioni, norme e forme di vita che, grazie alle loro deliberazioni, diventarono stabili e condivise. Altri hanno creato ruoli e organismi che determinarono nuovi sviluppi in importanti settori di attività. Altri ancora hanno consolidato aspetti della formazione spirituale e culturale. Qualcuno è stato oggetto di particolare attenzione da parte di studiosi,[1] per l'incidenza avuta nel nostro percorso storico. A noi sono ben conosciuti gli ultimi Capitoli, più lunghi e partecipati. Ma ripassandoli con pazienza uno a uno e collegandoli, vediamo che anche quelli meno ricordati hanno impresso delle spinte, che assunte dal governo ordinario hanno aggiornato o rafforzato la nostra identità. In tal senso tutti furono segni di unità e la consolidarono, discernendo quello che la grazia della vocazione suggeriva in tempi che certamente si succedevano a ritmo più lento dei nostri. La preparazione e l'accoglienza nella fede sono state, e sono ancora oggi, condizioni essenziali per l'efficacia dei Capitoli Generali. Non c'è in essi nulla di automatico. Il CG resta anzitutto un appello alla nostra libertà che riconosce con semplicità e con interiore docilità che esso “detiene nella Società l'autorità suprema”[2]. Non solo né principalmente in senso giuridico, ma soprattutto in senso carismatico: è la mediazione che meglio ci indica gli indirizzi da prendere e le energie da attivare nel momento che viviamo. Rincresce - diceva don Egidio Viganò - quando nel visitare la Congregazione, capita di trovare qualche Ispettoria che, per le più diverse ragioni, è rimasta indietro di due o tre Capitoli. Si avverte subito come il ritardo non tocchi soltanto il loro piccolo ambito, ma la vita della Congregazione e la dimensione ecclesiale della vocazione salesiana. E' facile cogliere infatti come i nostri Capitoli Generali si celebrino in stretta connessione con essenziali cammini ecclesiali. Così, a titolo di esempio, se il CG23 ha rappresentato lo sforzo qualificato della Congregazione per entrare in sintonia con la “Nuova Evangelizzazione”, il CG24 ha in programma di mettere la Congregazione al passo con la “Christifideles Laici” e con la riflessione sulla Vita consacrata, portata avanti dal Sinodo dei Vescovi. Sicché partecipare ai Capitoli vuol dire entrare con la nostra propria modalità nel movimento della Chiesa. 2. Avvenimento di comunione I mezzi di comunicazione spesso avvicinano i Capitoli Generali dei religiosi o i Sinodi a una costituente, a un parlamento, a un congresso o collegio elettorale. Sono le categorie di cui dispongono e, credono, più alla portata della gente. E' chiaro che la somiglianza è solo materiale. Noi abbiamo l'esperienza che un CG è ben più di un organo tecnico o giuridico, che si raduna per evadere delle precise incombenze, come l'elezione del Consiglio Generale, lo studio di un tema, i ritocchi a Costituzioni e Regolamenti. Introducendo il primo Capitolo Generale, aperto a Lanzo il 5 settembre del 1877, Don Bosco affermava: “Il Divin Salvatore dice nel Santo Vangelo che dove sono due o tre congregati nel suo nome, ivi si trova egli stesso in mezzo a loro [...]. Possiamo dunque essere certi che il Signore si troverà in mezzo a noi e condurrà egli le cose in modo che tutte ridondino a sua maggior gloria”[3]. Sottolineava così il carattere di evento che ha la celebrazione di un CG. Ci consegnava, in qualche modo, il profilo che l'articolo 146 delle Costituzioni dà del CG quando lo descrive come incontro fraterno, luogo della comune sensibilità “ai bisogni dei tempi e dei luoghi”, e della risposta a “un determinato momento della storia”. La dimensione principale del Capito Generale è la comunione. Essa si sostanzia di mesi di intensa vita comune, arricchita dalla molteplice provenienza dei capitolari e dalla loro variegata esperienza. Si realizza attraverso l'autenticità e novità dell'incontro personale, che alimenta la gioia di scoprirsi diversi eppure fratelli. Vive dell'interscambio continuo tra uomini che sono coscienti di avere tutti qualche cosa da donare e qualche cosa da ricevere in questo incontro nella casa di Don Bosco. Si alimenta con la forza della liturgia e dell'Eucaristia. Sa esternare i tratti caratteristici dell'allegria salesiana. Così la comunione si esprime nello stile della fraternità tipica delle nostre comunità. In questo clima, quasi per osmosi, avviene la comunicazione più intensa, si apprezza la differenza e l'articolazione delle culture, si colgono le sfide offerte dalle diverse religioni, si evidenzia con gioia la flessibilità del carisma salesiano, ci si china premurosamente sui problemi che toccano tutti i giovani del mondo. Si costruisce la convergenza che si evidenzierà nei gruppi e nelle assemblee, nelle discussioni e nelle votazioni. Questa espressione di comunione coinvolge le singole comunità locali e ispettoriali e le collega tutte. In essa raggiunge la sua massima estensione e intensità quella ricerca di unità che si manifesta e opera nelle comunità sparse per il mondo. Perciò il CG, durante i mesi di seduta, vuol essere in comunione profonda con tutti i singoli confratelli. Le comunità locali e ispettoriali, i tempi e i luoghi dove esse operano restano il riferimento essenziale e continuo della sua riflessione. Da esse parte, ad esse pensa, per esse lavora. Annunciando il sesto Capitolo Generale, il beato don Rua esprimeva il desiderio di comunione con tutti i confratelli del mondo, facendo proprie le parole dell'apostolo: “Non cesso di rendere grazie per ciascuno di voi, facendo memoria di voi nella mia preghiera” (Ef 1,16)[4]. E' legittimo credere che, quanto più saremo uniti, tanto più efficace sarà il CG24 per l'intera Congregazione. Tale esperienza di comunione, e l'unità che essa crea, non è fugace. Non si dissolve ma si diffonde a CG terminato. Senza proporselo, ma con sicura efficacia, un CG plasma dei “testimoni dell'evento”. La partecipazione ad esso non è l'ultimo impegno del capitolare. Egli, in prima persona, in mezzo ai confratelli delle case e della Ispettoria, sarà chiamato a narrare l'esperienza vissuta ed a mostrare quel cuore nuovo salesiano, cui ogni Capitolo tende attraverso l'insieme dei suoi lavori. Trasmetterà la visione universale della Congregazione, i mille volti della sua presenza e l'unità di spirito e di finalità. Ogni capitolare si sente presente al CG, a vostro nome e perché da voi “mandato”; ma coltiva anche la speranza di essere da voi atteso, per rendere quella testimonianza che non Può essere totalmente consegnata né ad un testo scritto, né ad una videocassetta, né al flusso di informazioni che verrà certamente assicurato. La conferma o lo sviluppo di tali informazioni probabilmente li cercherete nelle parole del testimone. Come sintesi conclusiva dei lavori del primo CG, don Ceria riporta le parole del Padre Secondo Franco, S.J., che aveva aiutato i Salesiani nella sua preparazione: “Scopo precipuo dei capitolari - aveva detto - doveva essere di formare la coscienza religiosa dei confratelli”[5]. Ogni Capitolo è un dono fatto alla Congregazione per l'efficacia della sua missione, fatto a ciascuno di noi per crescere nella fedeltà alla nostra vocazione. Se di grazia vocazionale si tratta e non di scadenza istituzionale, allora la preparazione, lo stile di comunione, la volontà di accoglienza e di realizzazione sono gli atteggiamenti spirituali da coltivare, già fin d'ora, dentro di noi. 3. Il significato del CG24 Il CG24 è un Capitolo Generale ordinario. Sviluppa e approfondisce un aspetto della nostra identità e del nostro progetto di azione, già studiati in altre occasioni. In particolare intende collocarsi in continuità col CG23 e potenziarne gli orientamenti che riguardano la corresponsabilità e la formazione dei laici nella direzione dell'educazione dei giovani alla fede. Nei membri del Consiglio Generale come negli Ispettori e Consigli ispettoriali, che hanno vagliato alcune proposte di temi per questo CG, era vivo il desiderio di mantenere un legame organico sia coi precedenti Capitoli sia col cammino percorso durante quest'ultimo sessennio che si è qualificato con iniziative come il “Progetto Laici” e la “Carta di comunione nella Famiglia Salesiana”. Ciò dovrebbe consentire un cammino postcapitolare in sostanziale continuità, ma con un significativo progresso rispetto agli itinerari percorsi fino ad oggi. E' quanto sottolinea il documento precapitolare: “L'orizzonte - dice - è la missione. In questo senso il tema si colloca nell'alveo della riflessione operata dalla Congregazione a partire dal CGS e che ha percorso i Capitoli Generali successivi fino ad approdare al presente Capitolo”[6]. Guardando alla celebrazione del primo CG, Donne n Bosco commentava: “Ciò farà prendere un nuovo aspetto alla Congregazione. Sarà un gran passo. E' bello vedere come di anno in anno si faccia sempre un passo rilevante”[7]. Don Bosco, dunque, si attendeva dal suo primo Capitolo (e giova crederlo anche da questo nostro 24°) un duplice frutto. Quello di dare alla Congregazione un nuovo aspetto, cioè di mettere a punto i lineamenti della sua fisionomia, perfezionando la sua identità; e quello di fare un passo avanti, nella direzione indicata dai segni dei tempi, dall'assetto della Chiesa e dai bisogni urgenti dei giovani. E' appena da notare come la relazione con i laici, messa a tema dal CG24, tocchi la forma sostanziale della Congregazione Salesiana e sia un appuntamento urgente verso cui la Congregazione è chiamata a fare davvero un passo, o forse una corsa, avanti. Basterebbe, a riprova, dare un'occhiata allo spazio che il primo CG del 1877 ha dedicato al tema dei Cooperatori Salesiani. 4. La comunicazione fra la comunità capitolare e le comunità locali Da quanto detto sopra risulta che, nel CG24, è l'intera Congregazione a radunarsi ed esprimersi. Riteniamo questo tra gli aspetti più importanti del nostro Capitolo. Ad esso gioveranno alcune particolari attenzioni da parte delle comunità locali. La preghiera e il sacrificio I frutti che ci attendiamo dal CG24 fanno pensare alla seminagione evangelica. Anche ad essi si applicherà la parabola: Una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra. Subito germogliò perché il terreno non era profondo... Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta[8]. La fecondità dipende dalla grazia e dalle disposizioni interiori. Entrambe si chiedono con una preghiera fiduciosa e costante. Non vorrei che questo invito si sentisse come un ripiego generico o una esortazione di routine. C'è da pensare alle capacità e disposizioni spirituali che si richiedono in ciascun capitolare per comprendere, discernere, purificarsi da attaccamenti impropri, convergere e decidere quello che è più conforme al progetto di Dio. E non di meno agli atteggiamenti di chi riceve il messaggio ed è chiamato ad inverarlo: capacità di ascolto, disponibilità, fiducia, prontezza a provare l'applicazione. E' nella preghiera che lo Spirito Santo ci educherà a collocare in un orizzonte di fede i problemi che stanno al centro della nostra attenzione, a predisporre il cuore all'accoglienza dei frutti del CG24, a ottenere luce e grazia per i confratelli che operano nell'Assemblea capitolare. “Se il pensiero non si fertilizza sul terreno di Dio, è destinato ad appiattirsi sulla dimensione umana, dove si gratificherà in caduche efflorescenze”[9]. Sentiamo la necessità della preghiera soprattutto per la scelta illuminata e libera da ogni considerazione umana dei Superiori che dovranno orientare la Congregazione nel prossimo sessennio. Nella lettera di indizione del CG24, il compianto don Egidio Viganò chiedeva “a tutti i confratelli partecipazione e corresponsabilità, attraverso la preghiera abbondante perché il Signore conceda alla Congregazione i Superiori che l'attuale momento storico della Chiesa, del mondo e dei giovani richiedono[10]. E' forse questo il compito più rilevante e gravido di conseguenze di ogni Capitolo Generale. L'informazione Il Regolamento del CG presta una particolare attenzione all'informazione. Essa verrà affidata a una commissione capitolare e approfitterà della struttura e del personale addetto all'ANS. Oggi ci troviamo ad avere, rispetto ai precedenti Capitoli, un miglior equipaggiamento per comunicare: internet, posta elettronica, fax, ecc. Siamo entrati anche noi nell'epoca della comunicazione a tempo reale. Il CG24 è una eccellente occasione - per chi ne avesse la possibilità e non l'avesse ancora realizzato - per perfezionare i propri strumenti di collegamento con il Centro della Congregazione. Ci auguriamo che l'accresciuta capacità di informazione ci permetta di realizzare e gustare una maggiore comunione. Sappiamo che né gli strumenti né il flusso costante di notizie producono automaticamente tale comunione. Ne abbiamo esperienza quotidiana. Dopo aver visto un Telegiornale, spesso rimaniamo lontani dai fatti e dalle persone che esso ci ha presentato. L'auspicata partecipazione avverrà se, dalle due parti, CG e comunità locali, sulla curiosità di stile giornalistico, volta a ricercare e a dare scampoli di notizie interessanti “dai tetti in giù”, prevarrà lo sforzo di diffondere e ricevere le “buone notizie”, quelle che ci portano al cuore dei problemi, ci danno le dimensioni reali del carisma, ci aiutano a sentire la presenza dello Spirito e ci aprono gli occhi sui tempi e le opportunità che Dio ci offre. E soprattutto se tali informazioni verranno diffuse e valorizzate nelle comunità locali e, per la Famiglia Salesiana, attraverso i mezzi opportuni. L'informazione sul CG24 impegna, dunque, le comunità a verificare e mettere a punto la propria comunicazione interna ed invita ogni confratello, nello spirito delle Costituzioni, a rinnovare l'impegno di partecipazione ai momenti comunitari più significativi. Lo studio Alla celebrazione ed accoglienza del CG24 occorre preparare il terreno anche attraverso un opportuno aggiornamento per ciò che riguarda fenomeni e sensibilità attuali, specialmente in seno alla Chiesa. E' un compito ineludibile di chi viene a Roma, ma anche di chi segue il Capitolo, restando a casa. Di esso fanno parte la lettura dei grandi documenti del Magistero ecclesiale, specialmente i più recenti, gli studi di storia e di spiritualità salesiana, gli Atti dei principali convegni laicali degli ultimi anni, le Costituzioni o Statuti rinnovati delle componenti laicali della Famiglia Salesiana. Si commenta a volte l'eccessiva abbondanza di tali documenti. Ma non è necessario leggerli tutti in questo breve intervallo. Il guaio sarebbe non avvicinarne nessuno. L'insieme offre una grande possibilità di scelta per le persone singole e per la meditazione delle comunità. Lo studio ci consentirà di andare oltre i luoghi comuni concernenti i laici, di approfondire la nostra sintonia con la nuova figura del laico, attesa dalla Chiesa, di scoprire quel che ci unisce ai molti laici di buona volontà, coi quali, anche in questo mondo secolarizzato, siamo chiamati a fare tratti di strada in comune per dare salvezza ai giovani e speranza al mondo. Si tratta, in altre parole, di non considerare concluso, a livello delle comunità, il lavoro di riflessione intrapreso dai Capitoli Ispettoriali, ma di continuare il cammino iniziato, nelle direzioni già individuate. Rileva infatti il documento precapitolare: “Dalla lettura della situazione, compiuta dai Capitoli Ispettoriali, emergono problemi ed interrogativi, che rimandano alla storia salesiana, per confrontarsi e delineare un quadro operativo del futuro. Alcune aree sono state privilegiate: - l'esperienza storica di Don Bosco, letta nella prospettiva del rapporto con i laici; - il vasto movimento di persone coinvolte nella missione salesiana, orientate dal nucleo animatore che viveva a Valdocco; - la spiritualità cristiana nell'interpretazione salesiana della secolarità”[11]. 5. La comunità, soggetto realizzatore del Capitolo Generale Già nello scorso CG23 si è visto che qualsiasi orientamento operativo poggia su un fattore determinante: la qualità della comunità salesiana. Ciò è nella natura stessa della nostra vocazione. L'attività soltanto individuale non raggiunge la pienezza e la capacità di testimonianza e di irradiazione propria della missione salesiana. E, d'altra parte, predisporre piani per la Congregazione o il carisma, senza prendere in conto lo stato delle comunità, non va oltre i generosi ideali. La stessa insistenza di questi ultimi vent'anni sulla progettualità in generale, e sul Progetto Educativo in particolare, suggerisce un essenziale riferimento alla comunità salesiana come soggetto di formazione, proposta e azione apostolica. Ponendosi in ascolto dei contributi giunti dalle Ispettorie, la Commissione Precapitolare sottolinea la centralità che ha la comunità locale nel portare alla pratica eventuali indicazioni di cambiamento: “La missione salesiana si fa, nella pratica quotidiana, progetto comunitario realizzato da una comunità educativa pastorale. Perciò, soggetto responsabile del progetto è un insieme di persone organizzate in comunità educativa, in cui i salesiani SDB costituiscono il nucleo animatore delle altre forze con i gruppi della Famiglia Salesiana che condividono pienamente il carisma di Don Bosco[12]. Non basterà l'individuare l'area laicale come nevralgica per la missione salesiana, né la buona riuscita del CG24, né la forza stimolante di un documento conclusivo equilibrato e ben compaginato per realizzare, insieme ai laici, il balzo in avanti di cui abbiamo parlato. Questo dipenderà invece dalla rinnovata motivazione missionaria delle nostre comunità, dalla vivacità con cui esprimono la spiritualità salesiana, dalla loro capacità di comunicazione e condivisione. La convocazione, la corresponsabilizzazione, l'animazione e formazione dei laici richiederanno una mobilitazione della comunità ispettoriale e locale e della loro capacità di predisporre le condizioni per l'applicazione di quanto il CG24 sarà in grado di stabilire. Per questo occorre, già da subito, verificare la vita delle comunità locali e la loro unione operativa con la comunità ispettoriale; incoraggiare l'abitudine al discernimento, che le porti a fare scelte per concentrare le risorse sugli aspetti più importanti e fecondi; vedere il livello di animazione e di corresponsabilizzazione, che esse esprimono. Particolarmente urgente appare l'impegno di formazione permanente, che porta progressivamente ad una accresciuta coscienza, vitalità e prontezza nel comunicare lo spirito salesiano. “L'emergenza formazione - nota il documento precapitolare - percorre trasversalmente il discorso sui protagonisti della missione, sugli ambienti, le iniziative, le strutture di coordinamento. Emerge ovunque una domanda insistente di formazione insieme, dove salesiani SDB e laici sono contemporaneamente destinatari e operatori di formazione”[13]. Combacia con quanto rileva la Christifideles Laici, a conclusione di un paragrafo dedicato a “La formazione reciprocamente ricevuta e donata da tutti”: “Formare coloro che, a loro volta, dovranno essere impegnati nella formazione dei fedeli laici costituisce un'esigenza primaria per assicurare la formazione generale e capillare di tutti i fedeli laici”[14]. Non è esagerato affermare che ogni salesiano, per il ministero che gli è affidato - e che va dalla scuola alla catechesi, alla celebrazione dei sacramenti, all'assistenza ed al consiglio - è per vocazione formatore di formatori. Allora ognuno deve coltivare “la convinzione, anzitutto, che non si dà formazione vera ed efficace se ciascuno non si assume e non sviluppa da se stesso la responsabilità della propria formazione”[15]. La positiva abitudine all'autoformazione induce il gusto della crescita continua propria ed altrui e diventa un modo caratteristico per rispondere alla spinta dello Spirito, che di tutto si serve per plasmarci ad immagine di Cristo. Questo rapporto tra qualità comunitaria e possibilità di animazione si sta affermando quasi col carattere di una legge. L'hanno recentemente ribadito il documento “La vita fraterna in comunità” e il Sinodo sulla Vita consacrata. Nel primo leggiamo: Per instaurare “relazioni fruttuose, basate su rapporti di matura corresponsabilità”... “è necessario avere: comunità religiose con una chiara identità carismatica, assimilata e vissuta, in grado cioè di trasmetterla anche ad altri, con disponibilità alla condivisione; comunità religiose con una intensa spiritualità, e dalla entusiasta missionarietà per comunicare il medesimo spirito e il medesimo slancio evangelizzatore; comunità religiose che sappiano animare e incoraggiare i laici a condividere il carisma del proprio istituto, secondo la loro indole secolare e secondo il loro stile di vita”[16]. 6. Due livelli di riflessione e di impegno comunitario. La riflessione sul ruolo indispensabile della comunità salesiana porta a trarre conseguenze operative a due livelli. Anzitutto a livello di animazione e governo della Ispettoria, dove si programma il numero delle comunità, se ne approva e verifica il Progetto Educativo Pastorale, se ne determina la consistenza quantitativa e qualitativa in stretto rapporto con la missione consegnata a ciascuna di esse. E' affidato alla responsabilità dell'Ispettore col suo Consiglio il compito di provvedere che ciascuna comunità abbia sufficiente robustezza per garantire la vita comune, l'efficacia della missione, la possibilità di offrire cammini formativi diversificati, la capacità di proposta vocazionale. A livello della comunità locale, poi, occorre coltivare la coscienza che “vivere e lavorare insieme”[17] è il nostro modo proprio di “essere chiesa”, lasciandoci abitare dallo Spirito di comunione, che ci muove ad operare come membra del corpo e tralci della vite. Ed è anche l'unico modo possibile di esprimere le ricchezze del carisma salesiano e del Sistema preventivo. Lo spirito di famiglia, così caro a Don Bosco e alla tradizione salesiana, ha alla sua radice l'esperienza di una comunità che si sente famiglia di Dio, poiché in essa “si riflette il mistero della Trinità”[18]. E famiglia umana, perché l'accoglienza e l'affetto maturo pervade rapporti e clima. Non possiamo, dunque, vivere ed agire come navigatori solitari. Lo dobbiamo fare come apostoli che sanno che la comunione è la loro prima testimonianza e missione. Occorre esaminare quanto lo spirito del “secolo”, col suo soggettivismo di pensiero e individualismo di vita, possa aver eroso la nostra coscienza personale e il nostro stile. E' necessario, quindi, rinnovare l'impegno perché la comunità salesiana diventi casa in cui i confratelli sono felici di vivere insieme, si sentono soggetto di una missione e sostengono chi ha bisogno di vedere che lo Spirito di Dio è, nel creare comunione, più forte della carne e del sangue: le famiglie, le comunità parrocchiali, i gruppi, la gente che vive attorno a noi. Conclusione Camminiamo verso il CG24 in comunione profonda con tutta la Chiesa. Lo sentiamo nelle parole di Giovanni Paolo II: “Una grande speranza anima la Chiesa in questa vigilia del terzo millennio dell'era cristiana. Essa si prepara ad entrarvi con un forte impegno di rinnovamento di tutte le sue forze, tra le quali il laicato cristiano”. Il Santo Padre è convinto - e ne ha tratto la certezza pellegrinando in ogni parte del mondo - che “si può parlare di una nuova vita laicale, ricca di un immenso potenziale umano”, che partecipa “sempre più attivamente anche allo sforzo missionario della Chiesa”[19]. Giunge così progressivamente a maturazione uno dei frutti del Concilio Vaticano II, che ha messo a fuoco come nei laici si manifesta in tutto il suo splendore il volto del popolo di Dio[20]. Il CG24 ci colloca sulla via maestra aperta dal Concilio, che corre fra il continuo ritorno alle fonti[21] per una fedeltà carismatica e la “lettura dei segni dei tempi”[22], attraverso i quali lo Spirito guida la sua Chiesa e richiama la Vita consacrata ad un rinnovamento continuo. A conclusione del terzo Capitolo Generale, tenuto a Valsalice nel 1883, Don Bosco si rivolgeva ai suoi salesiani dicendo: “Tornando alle vostre case saluterete i confratelli e tutti i giovanetti. Portate il pensiero che la gloria della Congregazione è con voi: tutto sta nelle vostre mani. L'aiuto di Dio non mancherà”[23]. E' una parola che vale per noi. “Tutto sta nelle mani vostre”. Tutti insieme prepariamo il CG24, tutti insieme lo celebreremo, tutti insieme ci prendiamo la responsabilità - ciascuno secondo le sue possibilità ed il ministero che gli è affidato - di farne vivere gli orientamenti, salesiani e laici insieme, per la salvezza di giovani. Aff.mo in Don Bosco D. Juan E. Vecchi [1] Verhulst Marcel, SDB, Note storiche sul Capitolo Generale I della Società Salesiana (1877), in “Salesianun” 43 (1981) pag. 849'-382; Wirth Morand, Don Bosco e i salesiani, LDC, TorirnoLeumann, 1969, cap. XXIV, pag. 291- 300 [2] Cost. 147 [3] MB XIII, 251 [4] Lettera circolare del 19-3-1892 [5] cf. MB XIII, 294 [6] Doc. precap. Introduzione n. 1 [7] MB XIII, 243 [8] cf. Mt 13, 4-9 [9] Bosco Valentino, Il Capitolo: momento di profezia per tenere it passo Dio, LDC, To Leumann, 1980, pag, 86 [10] ACG 350, pag. 6 [11] Doc. precap. n. 11 [12] Doc. precap. n. 1 [13] Doc. precap. n. 220 [14] Christifideles laici, n. 63 [15] ib. [16] La vita fraterna in comunità, n. 70 [17] Cost. 49 [18] ib. [19] Giovanni Paolo II, discorso del 21 settembre 1995 [20] cf. LG 32 [21] cf. PC 2 [22] GS 4