APPLICAZIONE DEL PROGETTO NELLA REGIONE ITALIA – MEDIO ORIENTE PRIORITÀ DI ANIMAZIONE INTERVENTI NELLA REGIONE 1. PRIMATO DELLA VITA SPIRITUALE NELLA COMUNITÀ 1.1 Qualificare i direttori delle Comunità ad assumere la proposta del CG25 e ad essere veri animatori spirituali dei confratelli attraverso il colloquio personale e i momenti più tipici di comunicazione spirituale (ad es. ritiri, conferenze spirituali, Buone Notti…) Iniziative concrete: ? Convegno dei direttori nel 2002: approfondimento sui contenuti del CG25. ? Curare il Corso per i nuovi direttori, valorizzando soprattutto i nuovi contenuti del CG25. ? EESS dei direttori d’Italia insieme, in due o tre turni nel 2004, possibilmente predicati dal Rettor Maggiore. ? Convegno direttori nel 2005, riprendendo ancora, con verifica di quanto attuato, la proposta del CG25. 1.2 Curare la formazione di animatori spirituali della preghiera comunitaria capaci di introdurre alla “Lectio divina” e alla “comunicazione spirituale”. Iniziative concrete: ? Un Corso nazionale di formazione per tali Confratelli. ? Un Corso di EESS specifico per tali animatori, al fine che siano anche abilitati a guidare EESS qualificati sul piano della proposta spirituale. ? Attraverso il Settore formazione, proposta di sussidi per l’animazione di una preghiera e di una meditazione della Parola “rinnovata”… 1.3 Offrire proposte (a livello di esperienze formative e a livello di sussidi) per rivitalizzare nelle Comunità la Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e del Sacramento dell’Eucaristia. 1.4 Valorizzare - nelle riunioni ispettoriali e nelle Comunità - la pratica del discernimento comunitario alla luce della Parola di Dio e delle Costituzioni. 1.5 Favorire, attraverso gli Esercizi Spirituali, attraverso gli interventi degli Ispettori e dei Direttori, una “rivisitazione” della vita di don Bosco e un approfondimento della sua spiritualità. Iniziative concrete: ? Invitare gli Ispettori a curare le loro comunicazioni ai Confratelli (interventi, lettere…), tenendo presente questa attenzione. ? Valorizzare - per i Salesiani, per i collaboratori Laici, per la Famiglia Salesiana e per i Giovani - i luoghi tipici della spiritualità salesiana. ? Periodicamente offrire EE.SS. sulla figura di Don Bosco e nei luoghi di Don Bosco. ? Curare presso i Confratelli la diffusione di studi critici e spirituali sulla figura del nostro Fondatore. ? Offrire ai Direttori materiali di approfondimento della Spiritualità salesiana. ? Riprendere, anche assieme ai Giovani e alla Famiglia Salesiana, i convegni di approfondimento della Spiritualità Salesiana, valorizzando anche le figure degli ultimi nostri Santi e Beati. ? Invitare i Confratelli più anziani a “narrare” la loro storia salesiana e a recuperare, in momenti di comunicazione, il loro ricordo dei nostri confratelli santi… 1.6 Nella proposta degli EE.SS. curare alcune categorie particolari (ad es. i catechisti della scuole) e su tematiche specifiche (es. lectio divina). 1.7 Nelle proposte di corsi di aggiornamento e di rinnovamento spirituale la scelta dei temi sarà preferibilmente verso i seguenti: “la proposta del CG 25”, “la Lectio divina”, “il discernimento”. 1.8 Invitare i direttori e le comunità a operare nel progetto comunitario alcune scelte che abbiano vera forza di testimonianza. 1.9 In sede di Presidenza CISI e a livello ispettoriale compiere, ogni anno, una verifica sui punti sopra indicati. 2. TESTIMONIANZA DI COMUNIONE E FRATERNITÀ NELLA COMUNITÀ 2.1 Curare la “qualità” delle comunità, soprattutto attraverso la nomina di direttori e vicari. 2.2 Formare i Direttori a porre molta attenzione alle relazioni umane, con la valorizzazione di tutti i confratelli, evitando di isolare gli anziani e favorendo il cammino dei più giovani. L’invito sarà soprattutto a curare: ? ascolto e confidenza (si sottolinea che il “colloquio” è un impegno-dovere di ogni Direttore, ma non meno di ogni confratello); ? animazione dei momenti fraterni (momenti di comunicazione e di gioia fraterna); ? giornata della comunità (darle un tempo reale e più importanza, come momento di condivisione, e curare soprattutto la qualità della proposta); ? spirito di famiglia (la cura costante del clima comunitario); ? gestione positiva dei conflitti che vengono a crearsi nel cammino comunitario. 2.3 Fornire indicazioni a Ispettori e Direttori per un accompagnamento dei casi più difficili di Confratelli. 2.4 Riconsiderare il tenore di vita delle nostre comunità, con una particolare attenzione ad uno stile di sobrietà e di povertà religiosa. 2.5 In sede di Presidenza CISI e a livello ispettoriale compiere, ogni anno, una verifica sui punti sopra indicati. 3. RI-SIGNIFICAZIONE DELLA PRESENZA SALESIANA TRA I GIOVANI. 3.1 Come obiettivo prioritario insistere con i confratelli salesiani sul valore educativo e carismatico della presenza tra i giovani, anche fisicamente. 3.2 Invitare le comunità ad un continuo confronto con il territorio, con particolare riferimento ai bisogni dei giovani. 3.3 Rivedere annualmente il PEPS della Comunità, chiedendo a tutti i Confratelli di tenerlo come punto di riferimento e oggetto di verifica. 3.4 Identificare nelle Ispettorie comunità “di qualità”, nelle quali i giovani possano essere accolti per un’esperienza significativa condividendo coi SDB preghiera, esperienze di animazione, momenti di vita fraterna. 3.5 Altre proposte per una “risignificazione” della nostra presenza tra i giovani: ? Proporre periodicamente ai confratelli delle Comunità approfondimenti od esperienze culturali sugli ambienti e sui costumi dei giovani di oggi. ? Curare che i Salesiani che operano in un territorio siano presenti in organismi o gruppi di lavoro che determinano politiche di animazione o di educazione dei giovani. ? Promuovere lo spirito di missionarietà “a livello interno” alle varie presenze ed opere, nel territorio e a livello italiano, ed anche come apertura alla missione “ad gentes”. ? Favorire, per confratelli e giovani, esperienze di solidarietà e di volontariato a favore di giovani o popolazioni svantaggiate. ? Creare occasioni (scuole di preghiera, ritiri, EE.SS.) di preghiera comune dei SDB coi giovani. ? Favorire che il Direttore innanzitutto e anche altri salesiani siano disponibili al servizio di direzione spirituale. ? Proporre itinerari pedagogici di formazione graduale, ma profonda ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione. ? Chiedere la presenza costante di un coadiutore all’interno dell’équipe di animazione vocazionale. ? Valorizzare le proposte di animazione a livello nazionale, le proposte attuali delle associazioni CNOS e quelle delle singole Ispettorie. ? Coltivare il senso della “Comunità aperta”, che valorizza le offerte di collaborazione da parte dei laici ed in particolare dalla Famiglia Salesiana. 3.6 In sede di Presidenza CISI e a livello ispettoriale compiere, ogni anno, una verifica sui punti sopra indicati. 4. FORMAZIONE: IMPEGNO PERSONALE E COMUNITARIO 4.1 Offrire sussidi di riflessione in vista dell’elaborazione di un progetto personale di vita. 4.2 Offrire sussidi di riflessione in vista dell’elaborazione di un progetto della comunità salesiana. Elaborazione di un sussidio agile, a livello nazionale, con frequenza trimestrale, da distribuire in tutte le comunità (stampato e via internet). 4.3 Fornire alle comunità la possibilità reale (confessori – direttori di spirito, anche da case viciniori…) di un accompagnamento dei SDB (in particolare dei più giovani). 4.4 Distribuire i confratelli anziani in modo tale da garantire ad essi una vita dignitosa e serena, in vere comunità salesiane, a misura d’uomo, non confinate in un deserto pastorale, ma capaci di fare ancora tesoro dei molteplici doni d’ognuno, irradiando testimonianza religiosa e presenza pastorale. 4.5 Proporre, nella formazione iniziale e permanente, la specificità del modo di essere coi giovani: la presenza reale, continua, preventiva, animatrice. 4.6 A livello ispettoriale ed in sede di Presidenza CISI compiere, ogni anno, una verifica puntuale sull’attuazione di quanto proposto dalla Programmazione. ELEMENTI SPECIFICI DEL PROGETTO DELLA REGIONE ITALIA – MEDIO ORIENTE AREE DI ANIMAZIONE OBIETTIVI PROCESSI INTERVENTI 1. ANIMAZIONE VOCAZIONALE 1. Promuovere un’intensa animazione vocazionale, in stretto collegamento con la Pastorale Giovanile, a favore di tutti i giovani e per la promozione di tutte le vocazioni. 1.1 Considerando la dimensione vocazionale come parte integrante della pastorale giovanile: l’orientamento vocazionale è il “coronamento della nostra azione educativa pastorale” (Cost. 37) 1.1.1 Formulare o rivedere il Piano ispettoriale di animazione vocazionale, organicamente collegato con il Progetto educativo pastorale ispettoriale. 1.1.2 L’Animatore vocazionale ispettoriale sia membro dell’équipe di PG e operi in stretto collegamento con il Delegato PG. 1.2 Assumendo un concetto ampio di vocazione, senza temere che questo possa nuocere alla specifica promozione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata: si tratta invece di attuare una strategia teologicamente meglio fondata e pedagogicamente più efficace (cf. Nuove Vocazioni per una Nuova Europa, 26d). 1.2.1 Nelle varie proposte e iniziative realizzate a livello locale e ispettoriale si assicuri la gradualità e la progressività dell’annuncio vocazionale: * la chiamata alla vita; * la chiamata alla fede; * la chiamata ad essere discepoli di Gesù; * la diverse vocazioni nella Chiesa; * la chiamata a vivere nella Chiesa secondo una vocazione specifica. 1.2.2 Valorizzare le occasioni di annuncio e di catechesi vocazionale nel corso dell’anno (giornata della vita, giornata della vita consacrata, giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, giornata missionaria mondiale, celebrazioni di ordinazioni, professioni religiose, matrimoni, ecc..), per promuovere una “cultura vocazionale”. 1.3 Scegliendo di impegnarsi per tutte le vocazioni nella Chiesa, poiché “nella Chiesa del Signore o si cresce insieme o non cresce nessuno” (cf. Nuove Vocazioni per una Nuova Europa, 13c). 1.3.1 Partecipare agli organismi ecclesiali di pastorale vocazionale (CDV, CRV, CISM), per superare la tentazione della chiusura e dell’autosufficienza. 1.4 Passando dalla preoccupazione di avere vocazioni per la Congregazione, al servizio da rendere alla persona di ogni giovane, affinché possa scoprire e realizzare la sua personale vocazione, qualunque essa sia. 1.4.1 Abilitarsi e impegnarsi nell’accompagnamento personale dei ragazzi e dei giovani, nella varietà e nella complementarità delle sue espressioni: * la presenza tra i giovani, con l'impegno di conoscerli e di condividere la loro vita, in clima di familiarità, di affetto e di confidenza; * la presenza animatrice nei gruppi, dove sono possibili consigli, suggerimenti, dialoghi e provocazioni commisurati a ciascuno; * gli incontri brevi e occasionali, che mostrano l’interesse dell’educatore per la singola persona e per il suo mondo; * il dialogo personale cercato, frequente e sistematico, che diventa vera e propria direzione spirituale; * l’accompagnamento sacramentale nella Confessione- Riconciliazione. 1.5 Operando affinché l’attenzione vocazionale sia presente in tutto il cammino di educazione alla fede, individuando alcuni atteggiamenti vocazionali tipici per ciascuna fascia d’età e alcune esperienze significative da proporre. 1.5.1 Assicurare la continuità nei percorsi di educazione alla fede tra preadolescenti, adolescenti e giovani, con itinerari adeguati progettati e verificati. 1.5.2 Promuovere, a livello locale e ispettoriale, esperienze di particolare valenza vocazionale: * preghiera e confronto con la Parola di Dio (ritiri, esercizi, “scuola” di preghiera, “scuola” della Parola, ecc.), * carità e servizio, * volontariato missionario. 1.6 Credendo nell’importanza della testimonianza personale e comunitaria come prima e fondamentale strategia di annuncio vocazionale. 1.6.1 Visibilizzare maggiormente il nostro “vivere e lavorare insieme”, con scelte opportune di orari, luoghi, ambienti, ecc. 1.6.2 Rendere le comunità aperte e accoglienti, ospitando volentieri, occasionalmente o per periodi prolungati, giovani impegnati e/o in ricerca vocazionale. 1.6.3 Realizzare periodicamente la preghiera per le vocazioni, coinvolgendo laici, famiglie e giovani. 1.7 Passando dall’orientamento vocazionale offerto a tutti, all’accompagnamento vocazionale specifico per le vocazioni alla vita matrimoniale, laicale e consacrata. 1.7.1 Verificare le varie proposte della pastorale giovanile nella loro capacità o meno di essere propositive dal punto di vista degli “sbocchi vocazionali”. 1.7.2 Attivare itinerari di formazione e di accompagnamento specifici e differenziati per giovani fidanzati, giovani orientati alla vita salesiana laicale (Cooperatori), e alla vita consacrata salesiana (laicale e sacerdotale) maschile e femminile. 1.8 Sentendosi responsabili del carisma salesiano che ci è stato affidato, attraverso la cura particolare dei giovani orientati alla vita consacrata salesiana. 1.8.1 Nei cammini specifici (Gruppi Ricerca o simili, Comunità Proposta o simili, Prenoviziato) si abbia cura di tutte le dimensioni, in vista di una crescita integrale: * equilibrio psico-sessuale e maturazione affettiva; * scelta fondamentale di Gesù Cristo; * formazione cristiana di base (preghiera, sacramenti, catechesi); * spiritualità apostolica e passione educativa; * conoscenza di don Bosco e dell’opera salesiana. AREE DI ANIMAZIONE OBIETTIVI PROCESSI INTERVENTI 2. FORMAZIONE DEI SALESIANI E DEI LAICI COLLABORATORI 2.1 Promuovere una “formazione di qualità”, a partire soprattutto dalla Ratio e dai contenuti del CG25 2.1.1 Mentalizzando i Confratelli sulla necessità di una formazione continua. 2.1.1.1. Favorire l’approfondimento personale e comunitario del testo della Ratio. 2.1.1.2 Curare con costanza proposte interne e indicare “occasioni esterne” per un continuo aggiornamento umano, spirituale, relazionale, professionale… 2.1.1.3 Programmare con cura e sistematicità i cammini formativi con la comunità. 2.1.2 Sottolineando la necessità di curare profondamente gli aspetti di maturità umana e relazionale. 2.1.2.1 Favorire incontri periodici con esperti su problemi legati alla maturità umana. 2.1.2.2 Curare l’aspetto relazionale. 2.1.2.3 Valorizzare le esperienze di fraternità. 2.1.2.4 Esperienze di confronto sui nodi problematici della comunità. 2.1.3 Proponendo innazitutto la necessità di una formazione spirituale profonda che sia sorgente di autentico rinnovamento. 2.1.3.1 Cura della proposta spirituale…Esercizi…Ritiri… 2.1.3.2 Proposte nuove: meditazione in comune, lectio divina, omelia partecipata… 2.1.3.3 Proposte di approfondimento della spiritualità salesiana. 2.1.4 Stimolando i Confratelli e Comunità a programmare percorsi di formazione permanente legati alla loro vita e al loro lavoro apostolico. 2.1.4.1 Stimolare i confratelli allo studio e al confronto culturale. 2.1.4.2 Curare gli strumenti formativi (incontri, biblioteche, sale riviste). 2.1.5 Abilitando ad una lettura della cultura e della storia di oggi per una migliore comprensione dei giovani e degli altri destinatari che ci sono affidati. 2.1.5.1 Conoscenza critica della cultura di oggi. 2.1.5.2 Attenzione agli aspetti giovanili. 2.1.5.3 Sforzo di traduzione educativa della cultura di oggi. 2.2 Curare la formazione dei Direttori, come primi formatori delle Comunità 2.2.1 Offrendo tempi adeguati per l’approfondimento di contenuti e metodi di formazione. 2.2.1.1 Corsi e possibilità adeguate per chi deve formarsi. 2.2.1.2 Una formazione nuova, condivisa e partecipata. 2.2.2 Abilitandoli ad un rapporto relazionale positivo con i confratelli. 2.2.2.1 Cura del rapporto umano. 2.2.2.2 Recupero del colloquio coi confratelli. 2.2.3 Abilitandoli a gestire in maniera propositiva le occasioni di formazione in loco dei Confratelli. 2.2.3.1 Abilitare alla comunicazione. 2.2.3.2 Abilitare alla conduzione di un gruppo. 2.2.3.3 Alla gestione di un consiglio o di un’assemblea. 2.2.4 Abilitandoli ad essere vere guide spirituali dei confratelli. 2.2.4.1 Formare alla direzione spirituale. 2.2.4.2 Fedeltà ai momenti comunitari di direzione spirituale: ad es. “Buona Notte”. 2.2.5 Abilitandoli anche ad una gestione sapiente dei numerosi anziani, dei giovani e dei rapporti generazionali. 2.2.5.1 Conoscenza dei giovani e degli anziani. 2.2.5.2 Abilitare alle mediazioni in caso di conflittualità o di difficoltà comunitaria. 2.2.6 Abilitandoli ad essere convinti propositori della conoscenza di Don Bosco e del Carisma Salesiano. 2.2.6.1 Conoscenza della spiritualità salesiana. 2.2.6.2 Sistematicità di confronto con le Costituzioni… 2.2.6.3 Approfondimento dei documenti della Congregazione. 2.3 Curare la formazione dei nostri collaboratori laici 2.3.1 Curando la scelta e l’assunzione dei laici nostri collaboratori. 2.3.1.1 Definire in ogni Ispettoria i criteri di riferimento per la scelta dei nostri collaboratori laici. 2.3.1.2 Affidare la scelta definitiva al Direttore della Comunità. 2.3.2 Aiutandoli a conoscere e condividere lo Spirito di don Bosco. 2.3.2.1 Impostare dei corsi introduttivi per i nuovi assunti. 2.3.2.2 Proporre un cammino sistematico di formazione permanente in campo pedagogico-salesiano e negli specifici campi professionali. 2.3.3 Coinvolgendoli in esperienze di fraternità e di preghiera. 2.3.3.1 Condividere momenti di formazione, di riflessione, di convivialità, di preghiera. 2.3.4 Coltivando la chiarezza e la trasparenza sul piano lavorativo, in modo da evitare situazioni difficili che possono ingenerare distacco e difficoltà nei servizi che esplicano. 2.3.4.1 Curare la correttezza dei contratti. 2.3.4.2 Chiarire le situazioni di conflittualità non appena si manifestano. 2.3.4.3 Affidare all’Economo della Casa le situazioni più difficili, senza compromettere la “paternità” del direttore. AREE DI ANIMAZIONE OBIETTIVI PROCESSI INTERVENTI 3. RIDIMENSIONA- MENTO E RICOLLOCAZIONE DELLA PRESENZA SALESIANA NELLA REGIONE 3.1 Promuovere una “politica” reale delle opere e delle risorse salesiane. 3.1.1 Leggendo situazioni e statistiche in modo tale da considerare con oggettività le nostre possibilità. 3.1.1.1 Fare uso delle statistiche nella loro realtà e cercare di comprenderne il messaggio. 3.1.1.2 Operare proiezioni a medio e a lungo termine. 3.1.1.3 Riflettere sulle opere attuali e sulla loro significatività. 3.2 Operare scelte concrete di ridimensionam ento 3.2.1 Facendo una lettura realistica della consistenza delle nostre forze nel territorio. 3.2.1.1 Prendere atto delle situazioni di “squilibrio” tra opere e personale effettivamente disponibile. 3.2.1.2 Considerare l’immissione reale di nuove vocazioni. 3.2.1.3 Considerare i tagli possibili e necessari. 3.2.2 Formulando delle proiezioni “probabili” per un certo numero di anni. 3.2.1.1 Guardare al futuro e affrontare in forma preventiva le situazioni più difficili. 3.2.2 Prendendo in considerazione il flusso dei Confratelli provenienti da altre Ispettorie estere. 3.2.2.1 Evitare di lasciare ai singoli Ispettori l’iniziativa. 3.2.3.2 Concordare con la CISI un piano organico ed il relativo coordinamento, in accordo con le direttive proposte dal RM e dal suo Consiglio. 3.3 Affrontare insieme il futuro del volto di Don Bosco in Italia. 3.3.1 Coltivando una maggiore solidarietà tra le diverse Ispettorie. 3.3.1.1 Definire tra gli Ispettori criteri per uno scambio agile di personale, soprattutto in situazioni di difficoltà. 3.3.1.2 Contribuire con il personale delle diverse Ispettorie ai Centri di formazione e alle realtà più significative a livello nazionale e salesiano. 3.3.2 Diminuendo il numero delle Comunità, senza impoverire troppo il territorio di presenze pastorali. 3.3.2.1 Studiare la distribuzione di opere e personale salesiano nel territorio nazionale. 3.3.2.2 Formulare una mappa di presenze equilibrata nel territorio, con particolare attenzione alle Regioni più sguarnite o più povere. 3.3.2.3 Chiudere le opere che non esprimono vera significatività o che impongono sforzi eccessivi per una conduzione dignitosa. 3.4 Operare una ridefinizione delle Ispettorie d’Italia. 3.4.1 Ripensando la distribuzione delle Ispettorie nel territorio nazionale soprattutto nel centro-Italia. 3.4.1.1 Studiare il problema in una piccola commissione. 3.4.1.2 Dibattere il problema tra gli Ispettori d’Italia. 3.4.1.3 Proporre possibili soluzioni al RM entro il 2005. 3.5 Operare scelte di ricollocazione. 3.5.1 Tenendo conto delle particolari necessità di certi ambiti sociali o del territorio. 3.5.1.1 Interrogarci sulle attese non accolte del territorio e della Chiesa. 3.5.1.2 Considerare cosa si può lasciare per un eventuale cambio di servizio. 3.5.2 Impostando le nuove presenze con formule agili, senza strutture che possano eccessivamente condizionare le nostre scelte. 3.5.2.1 Curare la “quantità” e qualità della comunità. 3.5.2.2 Optare per strutture “leggere”. 3.5.2.3 Verificare anche la ricaduta di significatività del nostro lavoro pastorale. 3.6 Porre la dovuta attenzione alla gestione del patrimonio economico. 3.6.1 Affrontando il tema del patrimonio; valutando con attenzione le operazioni di vendita di immobili; evitando una dispersione di beni in situazioni di crisi. 3.6.1.1 Promuovere iniziative di studio sul tema. 3.6.1.2 Proporre orientamenti a livello CISI. 3.7 Aprire il confronto e la collaborazione con le altre due Regioni salesiane d’Europa 3.7.1 Riflettendo insieme sulla realtà sociale e giovanile 3.7.1.1 Creare occasioni di scambio tra gli Ispettori e i delegati di PG d’Europa. 3.7.1.2 Promuovere momenti comuni di riflessione sulla missione salesiana in Europa. 3.7.2 Prospettando insieme proposte di futuro. 3.7.2.1 Identificare problematiche di interesse comune. 3.7.2.2 Elaborare proposte di formazione comune. AREE DI ANIMAZIONE OBIETTIVI PROCESSI INTERVENTI 4. RAFFORZARE E SOSTENERE L’ISPETTORIA DEL MEDIO ORIENTE 4.1 Intensificare il rapporto con l’Ispettoria MOR. 4.1.1 Curando un contatto più intenso. 4.1.1.1 Visitare (da parte del Regionale e dei Consiglieri di settore) con maggiore frequenza l’Ispettoria. 4.1.1.2 Conoscere più da vicino la realtà e le difficoltà della stessa Ispettoria. 4.2 Dare attuazione ad un progetto di solidarietà. 4.2.1 Elaborando con il Consiglio MOR un progetto di sostegno nel quale saranno coinvolte le Ispettorie d’Italia e altre… 4.2.1.1 Identificare le priorità in vista di un sostegno. 4.2.1.2 Puntare ad interventi che diventino fecondi nel futuro, dal punto divista apostolico e vocazionale. 4.2.2 Reperendo e formando confratelli che possano rinforzare l’Ispettoria MOR, secondo il progetto predisposto. 4.2.2.1 Impegnare la Regione Italia unitamente, se possibile, alla Regione Europa Nord e altre Ispettorie per un intervento “di forza”. Scopo: reperire confratelli disponibili ad impegnarsi come missionari nel MOR. 4.2.3 Attuando un intervento straordinario e fissandone anche tempi e modalità di verifica. 1