CAPITOLO GENERALE XX della Congregazione Salesiana A cura di don Juan E. Vecchi e CSPG - Roma Roma, 31 gennaio 1972 Carissimi, Nel giorno dedicato dalla Chiesa a celebrare il «Dies Natalis» del nostro Santo Fondatore, a meno di un mese dalla conclusione del nostro Capitolo Generale Speciale, ho la gioia di presentarvo i Documenti che ne sono il frutto, se non unico, certo il più sostanzioso e concreto. Sono Raccolti in due volumi, dei quali uno, che vi presento, contiene gli Orientamenti dottrinali-pastorali oltre a quelli operativi, l'altro le Costituzioni e Regolamenti che, come è ovvio, hanno il valore normativo e direttivo universale tutto loro proprio. In apertura a questo volume degli ORIENTAMENTI desidero farvi alcune considerazioni che mi sembrano importanti per la valutazione ed attuazione di essi, come di tutto il lavoro realizzato nel nostro Capitolo Generale Speciale. Nel volume delle Costituzioni e Regolamenti troverete pure una mia breve presentazione; mi pare che giovi per introdursi alla loro lettura. 1. SENSO DEL CAPITOLO GENERALE SPECIALE. Il Capitolo XX è stato senz'altro il più lungo della nostra storia, ma dobbiamo anche riconoscere che ad esso era stato affidato dalla Chiesa e quindi dalla Congregazione un mandato straordinario e delicatissimo. Pensando quindi alla mole e novità del lavoro che si è dovuto affrontare, alla serietà e profondità con cui lo si è affrontato, sette mesi non parranno lunghi. Del resto tante altre Congregazioni hanno dedicato al loro Capitolo Speciale ancora maggior tempo, anche se lo hanno dovuto dividere in due sessioni. Riscoperta della nostra identità Il Capitolo, proprio per dare sostanza e fondamento non superficiale ma sicuro al Rinnovamento richiesto dalla Chiesa e per tanti aspetti imposto dalla profonda evoluzione avvenuta nella società fra i giovani destinatari della nostra missione, ha voluto rivedere in profondità la nostra identità alla luce delle realtà di oggi, secondo le direttive della Chiesa Conciliare, in risposta alle istanze provenienti dalla stessa Congregazione. Il Capitolo Generale Speciale è stato, come dissi a conclusione delle sessioni Capitolari, un grande evento spirituale ecclesiale e salesiano di straordinaria importanza nella storia della nostra famiglia, un fatto di larghissima collaborazione responsabile, accompagnato e illuminato continuamente dalla preghiera corale di migliaia e migliaia di anime interessate spiritualmente ad una presenza efficace dello Spirito Santo in tutti i lavori del nostro Capitolo. Guardando indietro, mi pare di poter dire che, malgrado le deficienze, le debolezze e gli errori, frutti dei limiti dell'uomo, il nostro Capitolo è stato permeato di Spirito Santo. Non era certamente un compito semplice da affrontare: se ne ebbe sempre chiara la coscienza lungo tutto lo svolgimento. Fedeltà a Don Bosco Per questo il leit motiv che ha accompagnato in ogni passo il nostro Capitolo è stato: «guardare a Don Bosco oggi» Come deve operare lo spirito di Don Bosco nelle circostanze e situazioni, nelle difficoltà di oggi e di domani, di fronte alle trasformazioni profonde e celeri della società secolarizzata del nostro tempo? Il Capitolo si è sforzato di comprendere sia il compito che la Provvidenza ci propone oggi, sia il cuore, il genio, il carisma soprannaturale con cui Don Bosco rispose alla missione che la Provvidenza gli affidava per la Società del suo tempo. Ma anche nei momenti di particolare difficoltà e tensioni, guardando sempre a Don Bosco, abbiamo avuto la chiara consapevolezza che la vitalità della Congregazione e il successo del suo apostolato negli anni venturi dipenderanno in maniera determinante dall'indirizzo che il Capitolo avrebbe impresso alla sua attività, e ancor più dal volto con cui la nostra Congregazione si presenterà nella Chiesa, ai giovani di oggi, al mondo e, prima ancora, a Dio. Tutti questi interrogativi e queste inquietudini, che ci hanno accompagnato senza sosta e spesso hanno portato a stati di profonda sofferenza, anche per la naturale diversa valutazione dei problemi e delle relative soluzioni, trovano una risposta, non dico completa e perfetta in assoluto (le cose umane non possono avere tale pretesa), ma, a mio parere, molto chiara ed esauriente negli Orientamenti che vi presento. Essi, pur senza avere un valore normativo, sono tuttavia di fondamentale importanza in quanto contengono le idee»: sono esse che in definitiva conducono la vita. Le stesse Costituzioni e i Regolamenti hanno nelle pagine di questo volume le loro motivazioni, i principi da cui promanano; gli orientamenti operativi poi ne sono i corollari concreti. Come vedete, si tratta di documenti della massima importanza per ogni Salesiano. Superare le tentazioni 1) I preconcetti della sfiducia e della delusione. Il celebre fisico Einstein soleva dire che è più facile rompere l'atomo che non un preconcetto. Ci può essere forse un preconcetto (non saprei in che misura diffuso) che, per motivi diversi e forse anche opposti, porta a svalutare a priori il valore intrinseco di tutto il lavoro del Capitolo Speciale. Non sto ad enumerare gli pseudomotivi - o meglio - le apparenti ragioni che si vorrebbero mettere avanti a giustificazione di simili atteggiamenti: dico solo che un simile comportamento, comunque motivato, sarebbe di gravissimo danno alle Comunità, perchè comprometterebbe l'efficacia dell'immenso lavoro compiuto e degli indicibili sacrifici di ogni genere a cui la Congregazione ai vari livelli si è sottoposta; sarebbe un atto di sfiducia e di poca docilità verso la Chiesa che ha voluto il Capitolo Generale Speciale proprio per il Rinnovamento della Congregazione; sarebbe infine un atto di orgogliosa presunzione individuale di fronte al pronunciamento dell' Organo Supremo della Congregazione. E' da aggiungere che chi ragionasse e agisse così non si potrebbe riconoscere come figlio di quel Don Bosco che fu sempre pronto ad attuare con filiale generosità ogni disposizione della Chiesa e del Papa, né amante della Congregazione, la quale ha bisogno in questo momento di vedere tutte le forze dei suoi figli tese unitariamente verso il Rinnovamento. 2) La strumentalizzazione dei Documenti. E' avvenuto, purtroppo con grave danno nella Chiesa, per i Documenti Conciliari che spesso, estrapolati dal contesto, siano stati interpretati arbitrariamente in appoggio a idee e a linee di azione del tutto soggettive, in assoluto contrasto con il contesto e con la mens degli stessi Documenti Conciliari. Invito tutti ad evitare un simile comportamento nei confronti del nostro Capitolo Generale Speciale. Esso con l'insieme dei suoi Documenti è un corpus armonico inscindibile, anche se non tutti hanno lo stesso valore normativo, e se per forza di cose i Documenti e gli Orientamenti hanno spesso una stesura stilistica diversa, un'angolazione dei problemi ed una presentazione redazionale varia l'una dall'altra: ma, anche se talvolta può mancare l' omogeneità, c'è sempre l' organicità globale tra i singoli Documenti. Non vien meno per questo la loro validità. Non sarebbe ammissibile che del Capitolo Generale Speciale si volesse accettare solo ciò che serve ad appoggiare la propria tesi personale o i propri orientamenti di vita e di pensiero. Per motivi, che chiamerei di onestà e di rispetto alla verità, il Capitolo Generale va accettato per tutto quello e in tutto ciò che nei suoi documenti oggettivamente insegna, senza parentesi e senza forzature, evitando sottolineature o silenzi di comodo o comunque interpretazioni che non si possono onestamente desumere dal contesto e da tutta la mens del Capitolo, quale risulta dall'insieme dei Documenti stessi. Il nostro dovere Ma io, carissimi, amo sempre pensare che il vostro atteggiamento, giovani o anziani che siate, Coadiutori o Sacerdoti, da veri figli di Don Bosco e della Congregazione, è quello che ci chiedeva Paolo VI nella cordialissima udienza concessaci il 20 dicembre scorso. Sappiamo - Egli diceva - che nelle lunghe e laboriose discussioni del vostro Capitolo avete elaborato i canoni del vostro aggiornamento. Sappiamo con quanta ampiezza e competenza avete trattato i diversi problemi; a noi non resta che raccomandare di far tesoro di tanto studio e di dare volenterosa applicazione alle prescrizioni a cui vi siete impegnati. In pratica: perché la paterna e chiara parola del Papa diventi per ciascuno feconda realtà, portandoci a quella volenterosa applicazione delle prescrizioni a cui Egli ci invita, occorre tenere presenti alcune considerazioni che in realtà ne sono condizioni e premesse. E' vero: come non sono i Documenti ma le persone che fanno la storia, così sono e saranno i Salesiani e non uno o più volumi di documenti che rinnoveranno la Congregazione. Ma è anche vero che per divenire persone atte a realizzare questo impegno storico del Rinnovamento è condizione indispensabile anzitutto conoscere seriamente tutti i Documenti per assimilarne i contenuti e quindi calarli nella realtà esistenziale dei singoli e delle comunità ai vari livelli. a) Leggere, anzi, studiare i Documenti Capitolari non è solo un'esigenza di docilità allo Spirito e di gratitudine per la sua presenza feconda nel Capitolo, ma è anche un vero dovere intimamente legato alla nostra professione religiosa. Oggi, infatti, il Salesiano non potrebbe essere fedele alla sua vocazione se in qualsiasi modo rifiutasse di passare attraverso il Capitolo Generale Speciale XX. Chi volesse prescindere da questi Orientamenti e più ancora dalle Costituzioni e Regolamenti rinnovati, lasciatemelo dire, verrebbe meno a quella fedeltà viva e dinamica a Don Bosco che ci chiede la Chiesa oggi. Ecco allora la parola d' ordine per tutti. Ognuno trovi il tempo per leggere personalmente questi Documenti, ma con una lettura pacata, sistematica, approfondita, che consenta di assorbire i molti valori dei vari contenuti; si leggano in comunità, soffermandosi a commentare, a dibattere, a confrontare anche certi punti per poterne puntualizzare la portata e gli impegni che derivano: siano letti specialmente con completezza e serietà nei Consigli Ispettoriali e nelle Commissioni preparatorie ai Capitoli Ispettoriali. Una tale lettura servirà a dare la chiara percezione dello spirito che permea tutti i Documenti e in pari tempo mostrerà senza equivoci i motivi, le dimensioni e i limiti di tutti quei poteri demandati, in virtù del decentramento e della sussidiarietà, a vari organi nelle Ispettorie. Si eviteranno così errori di impostazione, eventuali omissioni e vuoti nello studio e nelle soluzioni dei vari problemi che Ispettorie o Conferenze Ispettoriali dovranno affrontare. Ho accennato ai Capitoli Ispettoriali: essi avranno una funzione di notevole importanza per l'attuazione di tutto il Capitolo Generale Speciale nella Ispettoria. E' questo lo scopo per cui saranno indetti e organizzati, è questo l'ambito dentro cui ogni Capitolo Ispettoriale dovrà agire: non altro. Non ha dunque il compito di proporsi nuovi problemi, ma solo di studiare e trovare i modi più atti per attuare il Capitolo Generale: così, se ben preparato e condotto, offrirà un efficacissimo apporto al Rinnovamento della Ispettoria. b) Assimilare profondamente. Ho insistito sulla lettura dei Documenti, ma è evidente che essa non può essere fine a se stessa. Come ho accennato, dovrà servire primariamente a fare assorbire e assimilare tutta la ricchezza dei Documenti, affinché dalla convinta accettazione intellettuale, i contenuti e lo spirito dei Documenti si trasformino e vengano calati nella vita: infatti lo scopo ultimo di tutto l'immane lavoro del Capitolo è appunto questo: portare i Salesiani ad essere i realizzatori e gli operatori convinti ed entusiasti del Rinnovamento sia personale che comunitario, così come è uscito dal travaglio fecondo dello stesso Capitolo. Carissimi, ricordiamolo bene: non saranno le impazienze o le intemperanze dei contestatori, né le profezie di sventura dei nostalgici di cose passate ma non più valide, a rinnovare la Congregazione, ma il lavoro paziente e generoso di quanti con animo umile ma aperto e disponibile avranno saputo riascoltare la voce di Don Bosco attraverso tutti i Documenti Capitolari, specialmente in quelle che risultano come le grandi strutture portanti del Rinnovamento. LE STRUTTURE PORTANTI DEL RINNOVAMENTO POST-CONCILIARE. Sinora ho parlato del Rinnovamento in termini ampi e conseguentemente piuttosto generici. Ma gli impegni del post-Capitolo esigono scelte operative ben determinate ed una concretezza e gradualità nella azione che, delimitando l'ampiezza dei temi globali del Capitolo rispondono al bisogno di convogliare e concentrare, almeno per i prossimi anni, su poche linee essenziali tutto lo sforzo del nostro Rinnovamento. Secondo una promessa fatta ai Capitolari nella fase conclusiva dei lavori, perché si evitino dispersioni di energie e l'impegno di tutti in Congregazione sia omogeneo, irrobustendo nella Congregazione l'unità nello sviluppo, desidero indicarvi cinque grandi linee su cui dovremo concentrare nei prossimi anni tutta la nostra attenzione e indirizzare gli sforzi concreti. Indicherò assai brevemente il senso di ognuna di queste linee. I Documenti Capitolari ne illustrano largamente i contenuti. Qui si vuole solo mettere in evidenza quali dovranno essere i centri di convergenza del concreto lavoro post-Capitolare. 1. Senso vivo della presenza attiva di Dio. Nel 1° art. delle nuove Costituzioni proclamiamo la nostra convinzione che la nostra Società è nata non da solo progetto umano ma per iniziativa di Dio e che la presenza attiva dello Spirito è il sostegno della nostra speranza e l'energia per la nostra fedeltà. In queste parole dobbiamo vedere sintetizzato il primo centro di convergenza del nostro impegno postCapitolare di rinnovamento: partire dalla intensificazione personale e quindi comunitaria del senso vivo della presenza di Dio tra noi. E' riposta qui la base insostituibile di un'autentica vocazione salesiana. Sarebbe un gravissimo e irreparabile errore spostare su altri elementi il punto basilare del nostro Rinnovamento. Lo stesso Capitolo Generale Speciale, mentre tiene conto di tutte le risorse umane della Congregazione e del concetto sociologico della sua azione, pone sempre in evidenza che i Salesiani sono mossi dall'alto attraverso i vari strumenti con cui Dio agisce ordinariamente per i suoi piani. Contro il pericolo di guardare solo agli elementi ed agli strumenti umani lo stesso Capitolo Generale Speciale, specialmente attraverso le nuove Costituzioni, fa un richiamo vivo e stimolante, più frequente che nelle antiche Costituzioni, all'aspetto sovrannaturale della presenza di Dio nella Congregazione. Essa infatti non è una qualsiasi associazione benefica o sociale, ma una grande comunità di anime consacrate, unite nella carità per una Missione del tutto sovrannaturale. Vengono qui opportune le parole rivolteci da Paolo VI: «Se il desiderato aggiornamento non riconducesse il dinamismo apostolico ad un più intimo contatto con Dio, ma portasse a cedere alla mentalità secolaresca, ad assecondare mode ed atteggiamenti effimeri e mutevoli o mondani, a mimetizzarsi col mondo nelle sue forme e senza discernimento, allora sarebbe il caso di riflettere seriamente sulle severe parole del Vangelo: Se il sale diventa scipito, non vale più a nulla, serve solo per essere buttato via e calpestato dagli uomini. Lo spirito del vostro Santo Fondatore, che in vita fu così aperto ai bisogni delle anime giovanili ma sempre così unito con Dio, sembra a noi che oggi vi chieda soprattutto questo particolare impegno: e siamo certi che voi, come sempre, più di sempre, ne asseconderete l'impulso.»(Discorso di Paolo VI ai membri del Capitolo Generale Speciale). Tutto questo importa in concreto per noi uno sforzo energico per ridonare di fatto il primato assoluto alla vita di fede (Cfr Cost. 52). Tale primato si ottiene attraverso un duplice costante esercizio, quello di una preghiera rinnovata e quella di una vita quotidiana di testimonianza (Cost. 2; 54). 2. Missione Giovanile e Popolare L'art. 3° delle nuove Costituzioni ci ricorda che con la missione si specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e il posto che occupiamo tra le famiglie religiose: essa dà il suo tono concreto a tutta la nostra vita (Cost. 3). Nei lunghi mesi di lavoro capitolare ci si è preoccupati di ridefinire, con la maggior precisione possibile, la Missione che Iddio ha affidato a Don Bosco ed ai suoi figli nella Chiesa. Essa appare come il punto focale di tutta la nostra vocazione. Da essa parte l'iniziativa e la creatività per una vera crescita della fedeltà ella nostra vocazione. Dobbiamo pensarci seriamente: il Rinnovamento della nostra missione giovanile e popolare condiziona la totalità di un vero aggiornamento della Congregazione. Se ci sono quindi degli anacronismi, se riscontriamo umilmente delle infedeltà da correggere, se ci sono delle sfide della storia a cui oggi siamo chiamati a rispondere, se c'è bisogno di crescere e di progredire, dovremo concentrare l'attenzione della nostra fede e della nostra ricerca sulla missione specifica di noi Salesiani nella Chiesa. E' qui che troviamo il parametro sicuro e definitivo della nostra identità. II Capitolo Generale Speciale, oltre a darcene le ragioni, ci indica anche tre grandi strade da percorrere per rinnovare la nostra Missione giovanile e popolare. Queste strade noi dovremo decisamente percorrerle superando difficoltà, abitudini, pregiudizi. Esse sono: - La strada dei poveri (Cost. 10; specie 87-88-89). - La strada della catechesi (Cost. 20; Regol. 12). - La strada delle Missioni (Cost. 20; 24). Ma per raggiungere con amore la gioventù povera, e per renderci ad essa credibili, per lo stesso risveglio in Congregazione dello spirito missionario e di evangelizzazione, per esser sensibili all'urgenza della nostra fondamentale missione di catechizzare, dobbiamo farci anzitutto un cuore povero che viva ed ami quella povertà vera che, rendendoci liberi, ci fa disponibili per le anime sotto tanti aspetti povere. Perciò la lotta contro il borghesismo, sia personale che comunitario, in tutte le sue multiformi espressioni, deve essere condotta in questo postCapitolo senza alcuna falsa indulgenza. Tante grandi e meravigliose conquiste spirituali del nostro domani, crediamolo, dipendono da qui: sento che è Don Bosco a ripetercelo. Leggiamo dunque attentamente gli articoli delle Costituzioni corrispondenti a queste strade, illuminandoli con gli orientamenti e vedremo aprirci un panorama concreto di avvincente lavoro: sarà appunto questo coraggioso ritorno a Don Bosco, a quello dei prati di Valdocco, che ridarà fiducia ed entusiasmo alla nostra vocazione. La sincerità poi e la efficacia degli impegni postCapitolari ognuno di noi - secondo le sue peculiari responsabilità - potrà misurarle verificando il suo cammino per queste strade maestre della Missione Salesiana. 3. Costruzione della comunità Un terzo centro di vigoroso e fattivo interesse indicatoci dal Capitolo Generale Speciale ai fini del nostro Rinnovamento è certamente la dimensione comunitaria della nostra vita salesiana, affermata come esigenza fondamentale e via sicura (Cost. 67) nella realizzazione della nostra vocazione. La comunità di cui parla il Capitolo Generale Speciale è quella Religiosa, cioè quella i cui membri vivono uniti anzitutto dal vincolo della carità e della comune consacrazione e missione. Già il Capitolo XIX se ne era occupato e aveva dato nuovo e largo spazio alla vita comunitaria. Nella costruzione della comunità religiosa il Capitolo Generale Speciale sottolinea l'aspetto della Comunione di fraternità, da ottenersi nelle singole case (Cost. 58-59-60) e la speciale importanza che viene ad acquistare in Congregazione la Comunità Ispettoriale (Cost. 64-106-187- 180-196 Regol. 1-4-7-44-47-52-62-64-90-95-172-177). In questo campo bisognerà concretare gli sforzi su due piani: quello della corresponsabilità e partecipazione dei soci nelle attività della Congregazione (Cost. 25), e quello della sussidiarietà e decentramento che faccia sviluppare e crescere l'unità viva della Congregazione nella variante pluralità delle situazioni (Cost. 126). Tutto questo importerà un accresciuto e vigile senso del significato profondo di questi principi a cui si è ispirato il Capitolo alla luce del Vaticano II. Sarebbe grave danno appigliarsi a qualche frase staccata dal suo contesto, per dedurne illazioni ben lontane dai principi del Capitolo XX. Esso, ad esempio, valorizzando la Comunità, non ha mai inteso annullare il valore e la funzione dell'autorità. Il Capitolo Generale XX mette in evidenza la realtà della comunione tra i confratelli per cui essi partecipano di tutti i beni spirituali della comunità e di tutte le responsabilità apostoliche. Il Salesiano, cioè, non è un isolato che persegue una finalità individuale con la sua personale iniziativa, ma vive insieme agli altri nella carità, agisce con gli altri in attività comuni, porta il suo contributo alla vita spirituale della comunità e ne riceve aiuto e conforto, condivide le responsabilità della comunità nella ricerca, nel prendere le decisioni, nella attuazione delle attività. Mentre il Salesiano compie il proprio ruolo nella vita della Comunità, egli rispetta quello degli altri, in primo luogo quello dell'autorità. Questa concezione della Comunità è, di fatto, quella che corrisponde alla concezione propria di Don Bosco, che ha sempre pensato alla Comunità Salesiana come ad una famiglia. Ma per attuare la famiglia di Don Bosco non bisogna procedere con spirito di rivendicazione dei propri diritti, mortificando quelli degli altri o esasperando il contrasto tra autorità ed ubbidienza. La famiglia salesiana (e cioè la nuova Comunità voluta dal Capitolo Generale XX) si attua se si parte dal principio di voler valorizzare tutte le forze spirituali dei confratelli, di volerle unite dal vincolo soprannaturale dell'amore per il Padre celeste e dalla comune missione. Nella Comunità Salesiana, giova ancora ricordarlo, l'elemento fondamentale è la carità: solo quando ci sia la presenza operante della carità si attuano serenamente le altre forme di partecipazione. 4. Valorizzazione e rilancio della «Famiglia Salesiana». I Salesiani - dice il documento 1 (N. 151) - non possono ripensare integralmente la loro vocazione nella Chiesa senza riferirsi a quelli che con loro sono i portatori della volontà del Fondatore. Per questo ricercano una migliore unità di tutti, pur nell'autentica diversità di ciascuno. Sono vari i gruppi che vivono dello stesso spirito di Don Bosco. L'art. 5 delle Costituzioni rinnovate ci dice che tali gruppi insieme a noi formano la Famiglia Salesiana. In essa abbiamo particolari responsabilità (Cost. 5). Ed eccoci di fronte a un'altra grande direttrice di marcia del nostro rinnovamento per questi prossimi anni, un altro indispensabile punto di convergenza del lavoro postCapitolare. E' urgente ridonare alle nostre comunità la dimensione di nucleo animatore di altre forze spirituali e apostoliche: ne trarranno esse stesse grandi vantaggi spirituali e apostolici. Questa è stata una delle caratteristiche della carità pastorale di Don Bosco. Non mi soffermo qui sugli impegni e rapporti nostri con i singoli e diversi gruppi della nostra famiglia. Ma sento di dover richiamare la vostra attenzione su una nostra precisa responsabilità fattasi oggi più grave, anche perché è una delle esigenze del rinnovamento ecclesiologico del Vaticano II: l' ora dei laici nella Chiesa, Popolo di Dio. Non possiamo continuare ad ignorare o far languire, svuotandolo, questo preciso impegno che poi si traduce, come accennavo sopra, in nostro prezioso interesse. Parlando di nostri laici, intendo riferirmi in particolare ai COOPERATORI SALESIANI. La duplice dichiarazione del Capitolo Generale Speciale ai Cooperatori ed ai confratelli deve servire di piattaforma concreta per l'attualizzazione del progetto originario di Don Bosco sul Cooperatore Salesiano. Appunto nel progetto di deliberazioni preparato personalmente da Don Bosco per il I Capitolo Generale della Congregazione si leggono parole come queste: Un'associazione per noi importantissima, che è l'anima della nostra Congregazione, è l' Opera dei Cooperatori Salesiani. Sono parole profondamente impegnative. In quest' ora della nostra storia in cui fra l'altro sentiamo il bisogno di essere affiancati e integrati da laici formati e imbevuti del nostro spirito, non possiamo permettere che la parola del nostro Padre resti ancora una volta vana retorica: l'unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche traendo dalle profetiche affermazioni di Don Bosco tutte le feconde e rinnovatrici conseguenze. 5. Cura dell'unità nel decentramento La nostra Comunità non è solo quella locale o quella ispettoriale: l'una e l'altra sono cellule vive del grande organismo che forma la grande Comunità mondiale: la Congregazione tutta (Cost. 6-63-123-130-131-132- 135-152-160-161). Una Comunità che nei prossimi sei anni deve essere costruita con particolare impegno. Il motivo che ci chiede di concentrare qui sforzi ed attenzione del nostro Rinnovamento lo si trova appunto nella fase di decentramento in cui entra la Congregazione con il Capitolo Generale Speciale: fase assai delicata. Rileggiamo gli articoli costituzionali e regolamentari che demandano ai Capitoli e alle Conferenze Ispettoriali dei nuovi importanti compiti. Come si può constatare, il decentramento implica, pur nei limiti segnati dalle Costituzioni, forme e impegni pluralistici che, se non sono equilibrati da più profonde esigenze di unità, potrebbero portare irreparabili danni, vera disgregazione, un processo di dissolvimento alla Comunità mondiale, cioè alla Congregazione. Questo, certamente, come è stato ripetuto in Capitolo, nessuno io vuole, ma non bastano i buoni desideri: in questo campo specialmente, bisogna operare con vigile saggezza per evitare passi che possano compromettere quell'unità che è conditio sine qua non per la vita e l'avvenire della Congregazione. C'è bisogno dunque che, mentre si costruiscono le comunità ai vari livelli, ci si preoccupi direttamente e con fatti concreti di tutto quanto serve a costruire e mantenere l'unità vitale della Congregazione a livello mondiale contro eventuali tendenze centrifughe da non confondersi col vero decentramento. E' una gravissima responsabilità da tenere ben presente nei prossimi anni soprattutto da parte di Ispettori e relativi Consigli, ma non solo da essi. Lo sforzo comune dovrà concentrarsi su due piani complementari: L'identità dello spirito nella stessa Missione (Cost. Cap. 6°), la vincolazione permanente e viva con il Rettor Maggiore e il suo Consiglio (Cost. 130-131-132-135-145). Se è vero, come si afferma nelle Costituzioni che riecheggiano l'insegnamento del nostro Padre in fedeltà alla nostra costante tradizione, che il Rettor Maggiore è il Centro di Unità e che Egli, in comunione col Consiglio Superiore, promuoverà una costante e rinnovata fedeltà dei soci alla vocazione salesiana (Cost. art. 1303, si comprende facilmente come sia essenziale che in ogni parte della Congregazione ci sia e si alimenti in tutti i modi questa concreta vincolazione. Qui sarà la nostra forza, di qui verrà la sicurezza di camminare e progredire con Don Bosco. CONCLUSIONE Carissimi, ho voluto indicarvi quelle che mi sembravano le strutture portanti del nostro Capitolo Generale Speciale, e questo non tanto per spiegarvene i contenuti quanto perché vediate l'importanza e quindi l'urgenza delle scelte operative su cui si dovranno concentrare tutti i nostri sforzi nei prossimi sei anni. Esaminando bene, si può dire che su queste cinque grandi linee confluisce e da esse promana l'insieme di principi, di norme e direttive contenute nei Documenti Capitolari. Avete dunque nelle vostre mani un materiale ricchissimo e quanto mai interessante per farvi operatori del Rinnovamento della Congregazione. Avanti, dunque: il tempo della ricerca, delle discussioni e dei confronti è finito. La Congregazione, nel suo Organo Supremo, ha concluso tutta una fase faticosa ma feconda, e ci presenta ora il frutto di tutto questo immane comune lavoro. Da oggi comincia in Congregazione il tempo di operare, attuare, eseguire; ognuno, nell'ambito delle sue mansioni e responsabilità senta il dovere e la gioia di dare a tal fine i suo personale contributo. Ma ricordiamo ancora una volta che il Rinnovamento non avverrà attraverso programmi anche i più elaborati a attraverso rotture puramente esteriori e non facilmente assimilate, ma attraverso gli atteggiamenti interiori: sono essi che animano e determinano le espressioni di vita. Il Rinnovamento sarà vero e autentico quando avremo la sicurezza di aver ritrovato e riprodotto Don Bosco in noi. Amo pensare che Don Rua, alla cui beatificazione ci andiamo preparando e al quale affidiamo tutta l' opera del nostro postCapitolo, non ci parlerebbe diversamente. La Vergine Ausiliatrice, sempre maternamente presente a tutte le svolte decisive della Congregazione, sia in questo nuovo cammino della nostra storia la stella che dà sicurezza e conforto. Sono per tutti affezionatissimo D. LUIGI RICCERI Rettor Maggiore Parte Prima SEZIONE PRIMA La nostra missione apostolica Documento 1 I SALESIANI DI DON BOSCO NELLA CHIESA Identità e vocazione attuale della Società Salesiana «La vita religiosa, per rinnovarsi, deve adattare le sue forme accidentali ad alcuni cambiamenti che toccano, con rapidità ed ampiezza crescenti, le condizioni di ogni esistenza umana. Ma come giungervi mantenendo quelle forme stabili di vita (1) riconosciute dalla Chiesa, se non mediante un rinnovamento dell'autentica ed integrale vocazione dei vostri Istituti. Per un essere che vive, l'adattamento al suo ambiente non consiste nell'abbandonare la sua vera identità, ma nell'affermarsi, piuttosto, nella vitalità che gli è propria. La profonda comprensione delle tendenze attuali e delle istanze del mondo moderno deve far zampillare le vostre sorgenti con rinnovato vigore e freschezza. Tale impegno è esaltante, in proporzione delle difficoltà.(2) INTRODUZIONE IL NOSTRO RINNOVAMENTO RIATTUALIZZARE IL DONO SPIRITUALE DELLO SPIRITO SANTO A DON BOSCO E AI SUOI FIGLI A) LA CHIESA SI RINNOVA SOTTO L'INFLUSSO DELLA SPIRITO SANTO 1 1. Lo Spirito Santo rinnova la Chiesa a) Giovanni XXIII ha raccontato che l'idea e la decisione di riunire un concilio gli sono venute improvvisamente il 25 gennaio 1959 come una esplosione di primavera: sentiva il fatto come un'audace docilità a un impulso dello Spirito.(3) Lo Spirito Santo che guida, unifica, istruisce e dirige la Chiesa(4) è difatti 1'ispiratore di tutti i suoi rinnovamenti soprannaturali: Manda il tuo Spirito e tutto è creato e rinnoverai la faccia della terra.(5) Il Concilio, radunato nello Spirito Santo(6) ha approvato, decretato e stabilito il contenuto di tutti i documenti nello Spirito Santo. Ha ricordato con precisione nei suoi testi che lo Spirito spinge la Chiesa a ringiovanirsi e a non cessare di rinnovarsi.(7) 2 b) In che cosa consiste essenzialmente questa opera rinnovatrice? Già Paolo VI l'indicava nell'enciclica Ecclesiam Suam (6 agosto 1964): lo Spirito aiuta la Chiesa da una parte a conoscersi meglio e a rinnovarsi interiormente, dall'altra a rivolgersi più decisamente al mondo per meglio adempiere a suo riguardo la propria missione di salvezza. Questa duplice intenzione ha segnato tutti i lavori del Concilio.(8)più chiaramente la Chiesa si presenta d' ora in poi come un sacramento o segno e strumento della presenza salvatrice e riconciliatrice di Cristo nel mondo,(9) e vuole presentare l'autentico messaggio del Vangelo in un linguaggio accessibile all'uomo d' oggi.(10) 3 2. Lo Spirito Santo rinnova gli istituti religiosi a) Gli Istituti religiosi, prima di essere oggetto di autentificazione dall'autorità gerarchica, sono nella Chiesa il frutto speciale del'impulso carismatico dello Spirito, sia nei loro Fondatori, sia nella loro realtà di Istituti, sia in ciascuno dei loro membri.(11) E' dunque naturale che il rinnovamento della Chiesa trovi negli Istituti religiosi un luogo privilegiato di applicazione: Questo rinnovamento della vita religiosa deve attuarsi sotto l'influsso dello Spirito Santo e la guida della Chiesa.(12) 4 b) Sulla linea di quanto ha affermato per la Chiesa, il Concilio indica con la massima chiarezza in che cosa consiste il rinnovamento della vita religiosa: Comporta il continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e all'ispirazione primitiva degli Istituti, e nello stesso tempo l'adattamento degli Istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi(13) E' fondamentale comprendere bene questa definizione. Secondo il pensiero dei Padri conciliari, questi due elementi non sono da considerare come separati e successivi, ma costituiscono piuttosto un unico movimento vitale che ha come due poli: un ritorno alle fonti e l'adattamento alle mutate condizioni dei tempi. Si tratta di incarnare più realisticamente nel mondo attuale una vita religiosa che si vuole più autentica. Si chiariscono così il senso dei quattro principi del rinnovamento indicati in PC 2: nel ritorno alle sorgenti si deve curare la fedeltà allo spirito del Vangelo e all'intenzione del Fondatore; nell'adattamento all'attualità occorre mantenersi sensibili al moto di rinnovamento della Chiesa e all'appello del mondo. 5 c) A questi principi se ne aggiunge un quinto, che si rivolge direttamente ai singoli religiosi e al quale spetta sempre il primo posto, perché condiziona e unifica la realizzazione degli altri quattro: è il rinnovamento spirituale. Esso consiste fondamentalmente nell'attitudine di ascolto e di docilità allo Spirito Santo: Il carisma della vita religiosa... è il frutto dello Spirito Santo che sempre agisce nella Chiesa. E' precisamente qui che trova la sua risorsa il dinamismo proprio di ciascuna famiglia religiosa.(14) Lo Spirito vivente conduce i religiosi a riscoprire Cristo e il suo Vangelo, perché Lui è il Maestro interiore; aiuta a ritrovare lo spirito del Fondatore, perché è Lui che tale Fondatore ha chiamato e arricchito di doni; fa partecipare vivamente alla vita della Chiesa, perché Egli ne è la Pentecoste permanente; e, infine, abilita a cogliere gli appelli del mondo, perché Egli ne è il fermento nascosto, che lavora misteriosamente nel cuore di tutti gli uomini.(15) 6 3. Lo Spirito Santo ispiratore del nostro rinnovamento Partiamo da questo atto di fede: lo Spirito che ha suscitato san Giovanni Bosco come padre e maestro degli adolescenti e che per mezzo di lui ha fatto fiorire nella Chiesa nuove famiglie religiose(16) vuole ancora oggi ispirare i membri di queste famiglie e aiutarli a realizzare meglio la loro missione nella Chiesa. Sotto il suo impulso, devono approfondire la conoscenza genuina del loro spirito primitivo(17) e percepire di nuovo i valori evangelici che Don Bosco perseguì come ideale della sua vocazione, ma proprio affinché possano riattualizzarli nel mondo di oggi, secondo tutti gli adattamenti necessari. L'importanza e la complessità di questo compito richiedono qualche chiarimento. B) DON BOSCO, DOCILE ALLO SPIRITO SANTO, HA REALIZZATO LA SUA VOCAZIONE NEL CONTESTO DEL SUO TEMPO. 7 1. Don Bosco, «uomo di Dio» Don Bosco è stato senza dubbio un grande uomo carismatico che Dio ha suscitato nella Chiesa. L'intensità della iniziativa divina in lui si manifesta non soltanto nella sua santità personale, solennemente riconosciuta dalla Chiesa, ma anche nella sua opera di fondatore, essa pure riconosciuta dalla Chiesa nella approvazione ufficiale delle Costituzioni dei Salesiani e delle FMA e dell'associazione dei Cooperatori Salesiani. 8 Per riconoscerlo come strumento di Dio, la Chiesa ha usato prima di tutto il criterio fondamentale della saggezza cristiana: l'autenticità evangelica delle virtù e opere del nostro Padre. Ma è anche legittimo per noi osservare come lui stesso, nello sviluppo della esperienza) acquistò la certezza di essere condotto dalla Provvidenza Anzi volle che i suoi figli non perdessero mai di vista l'intensità di questo intervento divino. A questo scopo scrisse il documento Memorie dell' Oratorio: A che potrà servire questa cosa? ... A far conoscere come Dio abbia Egli stesso guidato ogni cosa in ogni tempo.(18) 9 2. La vocazione di Don Bosco: suo ruolo nella Chiesa Nel corso della sua vita tanto complessa, Don Bosco svolse un certo numero di attività legate a situazioni transitorie, come quella per esempio di servire da intermediario tra la Santa Sede e il governo italiano dopo il 1870. Ma ciò che qui ci interessa sono le linee fondamentali della sua vocazione di fondatore, cioè l' opera che lo Spirito di Dio gli ha ispirato di fondare non solamente per il presente, ma anche per il futuro della Chiesa: 10 a) chiamato per una missione permanente: un servizio di carità pastorale per i giovani, soprattutto poveri, e la classe popolare. A Giovanni Bosco, giovane prete torinese nel 1841, lo Spirito Santo diede una sensibilità speciale per percepire, attraverso diverse esperienze, la sventura e i pericoli nei quali si trovavano i giovani, che sradicati dalle loro campagne, accorrevano in una città in pieno rinnovamento sociale, politico e religioso. Fu chiamato così a consacrare la sua vita per aiutarli a divenire onesti cittadini e buoni cristiani, e per creare, a tale scopo, una serie di opere di carità corporale e spirituale rispondenti alle loro necessita. Il suo zelo si volse pure verso quegli adulti del basso popolo, specialmente dei paesi di campagna,(19) insidiati da una corrente di anticlericalismo, e senza una cultura, specialmente religiosa. più tardi, infine, la sua carità fu stimolata dalla miseria materiale e spirituale delle lontane regioni pagane. Lo Spirito gli fece scoprire gradualmente che questa missione complessa si doveva dilatare nello spazio e nel tempo, a beneficio di popoli diversi e di numerose generazioni; 11 b) chiamato a realizzare questa missione secondo un particolare stile di vita e di azione. Lo stesso Spirito gli donò lo zelo apostolico e la bontà di cuore di San Francesco di Sales, così da poter personificare in Sé, attraverso l'apporto delle sue ammirevoli qualità umane, un particolare stile di vita, di azione, di preghiera, di rapporti pastorali, che egli avrebbe inculcato a tutti i suoi figli e ai suoi collaboratori. In particolare diede vita ad un sistema di educazione tutto penetrato della carità di Cristo; 12 c) chiamato a fondare la Congregazione salesiana ed altre Istituzioni religiose. Una tale missione da realizzarsi con un tale spirito, come duraturo servizio ecclesiale, esigeva uomini capaci di lavorare con Don Bosco e istituzioni atte ad assicurarne la continuità nella fedeltà dinamica. Sotto l'impulso dello Spirito, Don Bosco comprese ben presto che questo pesante compito poteva poggiare solo su uomini che vi si consacrassero interamente; lo Spirito stesso fece nascere nel cuore dei suoi primi discepoli la chiamata alla consacrazione totale nella vita religiosa. La vita di Don Bosco si identifica in parte (soprattutto dal 1859 al 1874) con la fondazione paziente della Società Salesiana. più tardi, avendo avuto la certezza essere volontà di Dio che si occupasse anche delle fanciulle.(20) fondò la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA). Infine era sua ferma convinzione che il più grande numero possibile di cristiani dovessero unire le loro forze per il bene delle anime, soprattutto dei giovani poveri. Comprese allora che la Società salesiana doveva essere come il lievito animatore di un vasto movimento di carità, in cui uomini e donne sarebbero stati partecipi della sua missione, e del suo spirito, ognuno secondo il proprio stato di vita: così nacque l'associazione dei Cooperatori, terza istituzione portatrice del suo carisma. Veramente a Don Bosco Dio ha dato un cuore vasto come l'arena del mare... Sperò contro ogni speranza, e divenne padre di molte nazioni.(21). 13 3. Aspetti permanenti e contingenti nelle realizzazioni di Don Bosco. a) Sottolineare, come noi abbiamo fatto, l'ispirazione divina nella vita di Don Bosco, non significa, in alcun modo, che la sua opera e le sue realizzazioni si debbano divinizzare e siano intoccabili. L'azione o i doni dello Spirito non sono cose, perfette in sé e trasmissibili. Essi sono nelle persone: da una parte lo Spirito che agisce liberamente, dall'altra creature sempre limitate e sempre storicamente situate, che ricevono questo influsso e vi rispondono nei limiti della loro libertà e delle contingenze storiche. Un carisma è sempre concretamente a incarnato, e quindi le sue manifestazioni esteriori sono sottomesse al movimento delle realtà umane. 14 b) Don Bosco seguì l'ispirazione del Signore facendo sempre coincidere la sua azione e le sue opere con le esigenze del tempo e del luogo.(22) L'azione divina non impedì che egli si nutrisse della teologia e della spiritualità del suo tempo.(23) Partecipe della coscienza che la Chiesa aveva di se stessa sotto il pontificato di Pio IX, sensibile al tipo di società preindustriale e politicamente liberale dell'italia tra il 1848 e il 1880, la sua opera si rivolse ai giovani di un ben definito contesto socioeconomico e religioso, ed assunse le forme allora più opportune. Le stesse istituzioni religiose che egli fondò seguirono le esigenze canoniche dell'epoca... Tutto ciò è più che naturale. 15 c) Da tutto questo nasce una costatazione importante: nella vita, pensieri e opere concrete di Don Bosco, e a maggior ragione nelle opere, tradizioni e strutture della Congregazione del passato, è anche necessario operare un discernimento: - tra ciò che corrisponde alle intenzioni permanenti di Dio sulla Congregazione, colte attraverso il Fondatore, la realtà vitale ed essenziale della sua missione, del suo spirito e della sua istituzione: tutto questo non solo non deve cambiare, ma deve incessantemente essere riscoperto, purificato e migliorato; - e ciò che è espressione dei condizionamenti variabili e delle forme storiche concrete nelle quali si è incarnata questa realtà vitale-essenziale. Alcune di queste forme contingenti, ancora pienamente valide, devono essere conservate; altre, decadute o inadeguate, devono essere sostituite o rinnovate sotto la spinta dello sviluppo dogmatico-ascetico, pastorale e canonico della Chiesa, e del nuovo contesto socioculturale del mondo, e in particolare dei giovani. Così la missione, lo spirito, la vita religiosa, e l'istituzione salesiana, sempre identiche nella loro realtà profonda, potranno esprimersi nelle forme nuove che permetteranno loro di raggiungere il loro SCOPO OGGI, al servizio della Chiesa e degli uomini del nostro tempo.(24) C) I SALESIANI DOCILI ALLO SPIRITO SANTO DEVONO REALIZZARE LA LORO VOCAZIONE NEL CONTESTO DI OGGI 16 1. Difficoltà del compito Questo compito di discernimento e di rinnovamento è difficile, delicato e urgente. Difficile soggettivamente perché il suo processo mette psicologicamente alla prova e non si fa senza una dose di coraggio e di spirito di sacrificio (è più facile fermarsi ai modi abituali di pensare o di fare). Delicato oggettivamente, perché non si vede sempre di colpo, né sempre con chiarezza, quali sono gli aspetti permanenti e gli aspetti contingenti di una realtà tanto complessa come la nostra Congregazione. La posta in gioco è importante: sopprimere o cambiare un aspetto essenziale porterebbe a sopprimere la vera Congregazione salesiana per formarne un'altra; non cambiare e non rinnovare quanto si deve, sarebbe impedirle di essere la Congregazione salesiana oggi. Bisogna dunque essere fedeli nel progresso vitale. E infine questo compito è urgente e grave, perché quella attuale è un'epoca di una straordinaria evoluzione: il mondo subisce mutamenti rapidi e profondi;(25) la Chiesa opera svolte decisive ... e essa stessa ci comanda di rinnovarci per aiutarla nella sua missione. Cosa fonda la nostra speranza di poter superare le difficoltà per raggiungere questo discernimento e questo rinnovamento? Il primo luogo la presenza attiva dello Spirito Santo nella comunità di quelli che Lui ha chiamati al seguito di Don Bosco. 17 2. Colui che ha ispirato Don Bosco è presente per aiutarci ancora L'affermazione d'una specie di permanenza della presenza attiva dello Spirito nella Congregazione si fonda nel fatto che questo stesso Spirito ha manifestato, nel carisma di fondazione, la sua volontà di dotare la Chiesa di un corpo specializzato per il servizio dei giovani poveri. Essendo logico con se stesso, fedele, generoso, si è in qualche modo impegnato a dare figli e discepoli al nostro Fondatore: lungo il tempo, non cessa quindi di chiamare altri cristiani per continuare la sua missione. L'esperienza secolare della Congregazione (e segnatamente la presenza in essa di molti uomini di Dio) ci invita a pensarlo, e la Chiesa ce ne dà assicurazione. Ora è questa presenza dello Spirito che fonda oggi la nostra speranza di essere fedeli a Don Bosco e alla sua missione: tra di noi è attivamente presente Colui stesso che ha suscitato e guidato Don Bosco. Al livello più profondo realizza la nostra unione con Don Bosco, e quindi la nostra comunione di salesiani. E come ha condotto Don Bosco a realizzare la sua missione in profonda coerenza con la Chiesa e il mondo del suo tempo, così oggi conduce anche noi a realizzarla in coerenza col mondo odierno. Egli vuole aiutarci, con un unico movimento, ad essere con Don Bosco e coi tempi (Don Albera), meglio ancora a essere Don Bosco oggi. 18 3. Quest'azione dello Spirito richiede da noi attenzione e collaborazione continua. Tutto questo lavoro dello Spirito è un invito alla nostra libertà. Un dono dello Spirito non può mai essere un deposito statico, né un insieme di costumi o di regole, pur certo rispettabili; non può trasmettersi automaticamente attraverso qualche rito, dottrina o abitudine che sia, neanche attraverso l'appartenenza materiale alla Congregazione. Non possiamo neppure riposarci in modo imprudente e temerario sulle meraviglie passate. Il dono dello Spirito alle persone diventa efficace nella misura in cui esse sono docili e generose nelle risposte e nella vita, ogni giorno. Si può benissimo resistere allo Spirito,(26) spegnere lo Spirito,(27) che allora potrebbe affidare ad altri la missione salesiana... Il nostro primo compito è, dunque, la conversione spirituale: riconoscere la nostra insufficienza per rivolgerci verso lo Spirito senza cui non possiamo far NIENTE di valido per il Regno di Dio, e metterci in un atteggiamento di supplica, di ascolto e di docilità. Per operare il discernimento e il rinnovamento necessari, gli storici non bastano, né i teologi, né i politici, né gli organizzatori: sono necessari gli uomini chiamati spirituali,(28) uomini di fede, sensibili alle cose di Dio e pronti all' obbedienza coraggiosa, come lo fu il nostro Fondatore. La vera fedeltà a Don Bosco consiste non nel copiarlo esteriormente, ma nell'entrare nella fedeltà di Don Bosco allo Spirito Santo. Tutto questo deve essere fatto comunitariamente, perché io Spirito di verità è anche lo Spirito di carità: si manifesta alla comunità radunata in suo nome nell'amore. Appare allora un secondo compito, incluso nel precedente: i diversi membri insieme, ciascuno secondo il proprio dono e la propria responsabilità, devono ricorrere con umiltà e lealtà ai criteri della presenza autentica dello Spirito: persone, opere, esperienze sono da giudicare secondo la loro coerenza al Vangelo,(29) al senso comune del Popolo di Dio,(30) al magistero, ai valori profondi della tradizione salesiana, alle urgenze del momento. La certezza prudente, ma relativa, a cui si giunge è sufficiente per andare avanti con pace e speranza, ma obbliga anche a restare sempre attenti insieme all'azione misteriosa di Dio. 19 4. La docilità allo Spirito legge fondamentale PERMANENTE della Congregazione. Quest'atto di fede primordiale nella presenza . dello Spirito ci fornisce allora il massimo criterio del nostro rinnovamento: non si tratta di rinforzare una istituzione ecclesiastica, sia pure molto venerabile, ma di riattualizzare un dono di Dio alla sua Chiesa. Ci fornisce anche il principio di base permanente di tutta la vita della Congregazione: alza il suo sguardo al livello del mistero dell'azione divina che si serve di poveri uomini; e le permette d'acquistare lo stile di vita e di azione che assicuri ad un tempo la più grande santità dei suoi membri e la più grande fecondità del suo apostolato. Tale stile caratteristico potrebbe esprimersi così: gli elementi istituzionali, le strutture, le forme organizzative, le leggi scritte e anche gli interventi dell'autorità non sono fini ma mezzi necessari per il servizio della vocazione e della missione date dallo Spirito, e d'altra parte non esauriscono mai le esigenze concrete suggerite dallo Spirito. Egli è il grande Vivente: nella misura in cui Lo si ascolta, Egli ispira il riadattamento incessante dei mezzi, impedisce la routine, ispira fini e modi concreti d'azione che non sono mai totalmente indicati in anticipo nei programmi ufficiali. Indichiamo alcuni aspetti di questa vita in riferimento allo Spirito, ma molto brevemente, perché saranno ripresi in altri documenti. 20 a) Stile di mutue relazioni. Prima di essere una istituzione, la Congregazione e, ai suoi diversi livelli, una comunione di cristiani che hanno ricevuto il dono di una identica vocazione. L'azione dello Spirito ispira, dall'interno, il loro stile di vita fraterna e di esercizio dell'autorità; li fa entrare insieme in uno stesso movimento di dedizione apostolica; fa anche l'unità e il dinamismo di tutti i membri della famiglia salesiana. 21 b) Stile di lavoro apostolico. Dinamismo e entusiasmo: ci sentiamo immessi e corresponsabili in una iniziativa di vina; lo Spirito è questo soffio della Pentecoste che infonde coraggio, audacia, fortezza d'animo nella sofferenza. Realismo e creatività: lo Spirito ci invita a mantenere flessibili ed adeguati i mezzi di azione per la salvezza concreta degli uomini. Attualità ecclesiale: ci fa percepire il senso della nostra vocazione originale nella Chiesa e ci ispira il modo più concreto di renderle il servizio che essa attende da noi. 22 c) Stile di vita personale. Sul piano interiore: esigenza di ascolto dello Spirito, di docilità ai suoi impulsi, quindi di continua conversione fino alla santità intesa come la realizzazione del piano di Dio sul singolo consacrato. Sul piano degli impegni: il salesiano mette in azione tutte le sue risorse personali; ma sa anche agire come membro della comunità, ricordando che lo Spirito dona i suoi carismi non per l'individuo, ma per la comunità, in vista dell'incremento della carità.(31) Infine la gioia di appartenere a Dio per sempre è un incomparabile frutto dello Spirito Santo, che voi avete già assaporato. Animati da questa gioia... sappiate guardare con fiducia all'avvenire.(32) CAPO PRIMO LA MISSIONE E I SUOI DESTINATARI(33) 23 PREMESSA Perché la parola missione, piuttosto che fine? La Chiesa adopera questo termine trattando del suo mistero;(34) ciò significa che, nel prolungamento della missione del Figlio e dello Spirito Santo, essa (e ogni organismo autentico in essa) non pone da Sé il fine da raggiungere, ma lo riceve da Dio Padre e quindi si sente obbligata a ricercarlo con maggiore urgenza e zelo.(35) Inoltre questo termine richiama anche coloro verso i quali la Chiesa è mandata per realizzare un tale scopo: gli uomini da salvare. Parlare della missione dei Salesiani significa dunque evidenziare fin dall'inizio il senso della loro vocazione e della loro presenza nella Chiesa; Dio li chiama e li invia per rendere un servizio specifico nella Chiesa: cooperare direttamente alla salvezza integrale dei giovani, soprattutto poveri. Di qui l'importanza del tema che tenta di stabilire con chiarezza la carta d'identità dei salesiani oggi. A) ALCUNI RICHIAMI DOTTRINALI SULLA MISSIONE La nostra missione partecipa alla missione del popolo di Dio, che è, a sua volta, partecipazione alla missione del Figlio: Come il Padre mi ha mandato così anch'io mando voi.(36) 24 1. Dimensione teologale di ogni missione nella Chiesa. a) Situazione della missione. - Nella missione ci sono due poli in continua e viva tensione: Dio e il mondo. Il centro di gravitazione è Dio. perché la missione dipende tutta dalla sua iniziativa e ha come scopo finale condurre il mondo fino alla pienezza della vita divina. L'unità di questa tensione è infrangibile perché Dio ama il mondo in un modo così definitivo che ha inviato suo Figlio a salvarlo.(37) Il Cristo sintetizza in sé questa tensione: con il suo essere di Figlio divino, diventato vero uomo, non può esistere né agire se non in relazione simultanea con entrambi i poli. La Chiesa intera, Corpo di Cristo, unita vitalmente al suo mistero pasquale, partecipa anche necessariamente del suo mandato di Servo del Padre e di Buon Pastore degli uomini. Nel Vaticano II la Chiesa ha ripreso viva coscienza che il suo essere mistico si identifica concretamente con la sua missione dinamica. 25 b) Obiettivi della missione. - L' obiettivo specifico di questa missione, la Chiesa lo ha espresso, nel Concilio, in questi termini: La Chiesa è, in Cristo, un sacramento o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano.(38) E' in primo luogo il segno visibile e la testimone del Cristo vivente e del suo amore redentore; perciò deve rinnovarsi sempre perché il segno di Cristo risplenda più chiaramente sul volto della Chiesa.(39) E' , in secondo luogo, lo strumento dell'azione di Cristo che per mezzo di essa realizza il regno del Padre. La Chiesa stessa è il germe reale e crescente di questa doppia comunione degli uomini con Dio e tra loro; essa compie la funzione di segno e di strumento sotto due forme complementari e indissolubili: propagare direttamente la fede e la salvezza, e ordinare tutto l'universo a Cristo:(40) La missione della Chiesa non è soltanto portare agli uomini il messaggio e la grazia di Cristo, ma anche impregnare e perfezionare tutto l' ordine temporale collo spirito evangelico.(41) La missione autentica supera quindi ogni dualismo che scinderebbe l'evangelizzazione dalla promozione umana. Infine notiamo che questo compito a favore degli uomini torna a gloria del Padre: la missione suprema della Chiesa è quella liturgica. L'apostolato stesso è concepito da San Paolo come una liturgia,(42)che viene direttamente espressa nell'azione eucaristica. 26 c) Spiritualità della missione. - Questa situazione mediatrice di ogni apostolo e questi suoi compiti suppongono in lui una consacrazione da parte di Dio e richiedono da lui atteggiamenti interiori precisi: una intensa presenza a Colui che chiama e la disponibilità per essere il suo strumento e, nello stesso tempo, un'intensa presenza di servizio per coloro a cui è mandato.(43) L'uno e l'altro sono resi possibili ed armonizzati solo dall'energia della carità che lo Spirito Santo diffonde nel cuore.(44) Carità unica ma con la interna subordinazione dei suoi aspetti, ossia con la dipendenza della carità verso Dio. così l'apostolo, preservato da ogni pericolo di secolarismo, può vivere un'autentica mistica di partecipazione alla missione e al cuore stesso di Cristo apostolo del Padre.(45) 27 2. Dimensione ecclesiale della nostra missione a) Triplice senso ecclesiale della nostra missione. 1. La nostra missione non è diversa dalla missione della Chiesa, ne è soltanto una partecipazione, un aspetto determinato, un ministero particolare; riceve quindi tutta la autenticità e la forza della sua inserzione nella missione globale della Chiesa. La dottrina conciliare al riguardo è chiara: un Istituto religioso è un dono carismatico con cui lo Spirito Santo arricchisce la Chiesa perché compia la sua opera. 2. A proposito degli Istituti attivi, il Concilio aggiunge che il loro sacro ministero e le loro opere di carità sono stati loro affidati dalla Chiesa e devono essere esercitati in suo nome.(46) E' vero che l' origine primaria della missione della nostra Società è la libera iniziativa dello Spirito Santo, ma questa missione interiore e invisibile deve essere riconosciuta ufficialmente dalla Gerarchia, e inserita visibilmente nella missione concreta della Chiesa.(47) Perciò mentre manteniamo l' originalità del nostro carisma, lavoriamo con il senso dell' obbedienza e dell'unità della Chiesa. 3. Infine è chiaro che lavoriamo per la Chiesa: i giovani e gli adulti, a cui siamo mandati, dobbiamo formarli membri della Chiesa, coscienti della loro responsabilità. Va così respinto ogni atteggiamento che rinchiudesse attorno a noi i nostri giovani, gli exallievi, i cooperatori, ecc... 28 b) Compito di servizio alla Chiesa locale e universale. Il Concilio indica tra i criteri di rinnovamento degli Istituti religiosi una partecipazione più impegnata a tutto l'attuale movimento pastorale della Chiesa.(48) Una caratteristica di questo movimento è il risalto dato alla Chiesa locale come prima responsabile e organizzatrice della missione per un determinato gruppo di uomini. Una più concreta inserzione nella pastorale d'insieme del luogo richiede da noi decentramento e pluralismo. Questo va fatto alla luce di una ecclesiologia di collegialità in cui il senso della nostra esenzione viene rinnovato e approfondito.(49) L'esenzione assicura una particolare disponibilità di servizio a favore degli impegni della Chiesa ai vari livelli (diocesano, nazionale o regionale e universale); inoltre contribuisce a mantenere l'unità della Congregazione, tanto più necessaria quanto più diversificato diventa il pluralismo delle situazioni.(50) 29 c) La comunità, primo titolare della missione. - Cristo ha affidato la sua missione alla Chiesa globalmente presa e in essa in modo speciale, al collegio apostolico guidato dal primato di Pietro. Nella Chiesa, la missione salesiana, a partire dal Fondatore, vien affidata non al singolo, ma alla Congregazione intera e alle sue comunità ispettoriali e locali. Ne consegue che ogni salesiano riceve una parte della missione salesiana da compiere a titolo di membro, e quindi in stretta solidarietà con i suoi confratelli;(51) perciò ogni servizio nella comunità, anche se non è apostolato diretto, partecipa di detta missione ed è un servizio e una testimonianza dalle dimensioni ecclesiali. 30 3. Compimento concreto della missione: unità di missione pluralismo di pastorali Una missione non si compie fuori della Chiesa e del mondo, ma viene incarnata e compiuta nella pastorale concreta. All'articolo 6 dell'aD GENTES il Concilio afferma che questo compito (di tutta la Chiesa) è uno e immutabile in ogni luogo e in ogni situazione, anche se in base al variare delle circostanze non si applica allo stesso modo. Le differenze non nascono dalla natura intrinseca della sua missione, ma solo dalle circostanze in cui la missione stessa si esplica. Tali condizioni dipendono sia dalla Chiesa (dal suo grado di presenza) sia dai popoli, dai gruppi o dagli uomini, a cui la missione è indirizzata.(52) Tale affermazione è preziosa per aiutarci a risolvere il nostro problema dell'unità e del pluralismo: unità della nostra specifica missione, ma anche differenziazione pastorale e creatività apostolica. La pastorale è la concretizzazione operativa della missione sotto la guida dei pastori. Questo suppone sensibilità ai segni dei tempi e senso di adattamento al determinato momento storico e alla situazione locale. Ne deriva necessariamente un pluralismo di pastorali, ossia di scelte concrete della Chiesa (universale e locale) nel triplice servizio profetico, liturgico e di guida della comunità.(53) così si spiegano le pastorali diverse secondo l'età, il sesso, il contesto socioculturale, il grado di fede, la pastorale d'insieme del paese. L'apostolato, nel senso usato nel decreto AA, è più ampio della pastorale. E' ogni attività cristiana vincolata con la missione salvifica della Chiesa, ma che si realizza a un livello che può stare anche più in là della coordinazione dei pastori e dell'impegno specifico della comunità ecclesiale (ad es. l'azione sociale di un cristiano). In un' ora di rinnovamento la fedeltà stessa alla missione richiede che si risvegli nel cuore degli apostoli la creatività dell'invenzione pastorale e dell'iniziativa apostolica affinché essa sia riattualizzata, sotto l'impulso dello Spirito, con apertura e con coraggiosa audacia.(54) La fedeltà alla nostra missione richiede una vera comprensione delle realtà concrete che circondano la comunità salesiana, una valutazione evangelica e salesiana di tali realtà ed infine un impegno personale e responsabile nell'apostolato. B) IL NUOVO CONTESTO DELLA NOSTRA MISSIONE OGGI Non è nostro compito fare qui un trattato sociologico e dottrinale sul mondo e sulla Chiesa di oggi; vogliamo richiamare soltanto alcuni aspetti fondamentali che bisogna tenere presenti nel rinnovamento della nostra missione. Questi aspetti certo non si riscontrano ugualmente nei diversi paesi dove lavoriamo, ma sono fatti dinamici, che a scadenza più o meno lunga, interessano tutti. 31 1. Il mondo oggi. Ricordiamo solo, tra gli altri, tre fatti decisivi. a) Mondo in via di secolarizzazione(56) Se si ha cura di distinguere tra secolarizzazione (processo storico) secolarità (qualificazione obiettiva) e secolarismo (dottrina erronea), si può dire che la Chiesa conciliare stessa ha riconosciuto conforme al disegno di Dio il processo di secolarizzazione, cioè l'aspirazione dell'uomo a prendere in mano la propria storia e tutto il creato; ha visto legittima la secolarità, cioè l'autonomia dell' ordine temporale quale la spiega il Concilio,(57) che è autonomia reale, ma aperta al riconoscimento del Dio-Amore, Principio e Fine; ed ha respinto invece il secolarismo che nega o misconosce una tale dottrina. Questo fa sì che sempre più la Chiesa si astenga dall'intervenire in modo categorico e ufficiale non soltanto nella cultura e nella scienza, ma anche nell' organizzazione sociale-politica della vita. D'altra parte, numerosi servizi di ordine culturale e sociale, assunti una volta dalla Chiesa, sono ora garantiti dalla società civile. Quali le conseguenze per la Chiesa di oggi? Un fatto decisivo per il compimento della sua missione: un nuovo tipo di presenza e di azione. La Chiesa si rivolge verso il mondo per amarlo con la carità di Dio e per camminare con lui condividendo la sua sorte.(58) Non vuole né sostituirsi al mondo nel compimento delle sue responsabilità, né usare il potere temporale, né apparire con strutture esteriori potenti. La sua presenza si fa discreta, più direttamente spirituale come il fermento e quasi l'anima della società umana (ivi); e soprattutto non è mossa da alcuna ambizione terrena; essa mira a questo solo: a continuare l' opera stessa di Cristo, il quale è venuto... a servire e non ad essere servito.(59) Questa sua presenza umile la Chiesa la giudica più necessaria che mai, e la vuole intensa, per poter rendere al mondo il doppio servizio compreso nella sua missione: penetrare con lo Spirito evangelico(60) tutti i problemi concreti di questo mondo secolarizzato, soprattutto per mezzo dei laici, e portare esplicitamente il messaggio e la grazia di Cristo.(61) così fa fronte al pericolo attuale del secolarismo e dell'ateismo, e aiuta gli uomini ad aprirsi ad una fede diventata più personale e più difficile, perché non più preservata e trasmessa da un contesto sociologico di tipo sacrale. Tutto questo incide anche direttamente sulla missione salesiana. 32 b) Mondo in situazione d'ingiustizia (62) Uno dei problemi più scottanti del nostro mondo sia per i suoi aspetti quantitativi e qualitativi, sia per le gravissime tensioni sociali che ne emergono è quello del sottosviluppo e della disuguaglianza fra gli uomini. Il sottosviluppo non è soltanto uno stadio di arretramento generale; è fondamentalmente il frutto di strutture economiche, sociali e politiche di dominazione, e l' oppressione e lo sfruttamento dei poveri sono il risultato di decisioni deliberate dei gruppi che hanno la ricchezza e il potere. Congiungendosi all'esplosione demografica e allo sviluppo delle scienze e delle tecniche, l'accrescimento disordinato della produzione fa sì che la società moderna sia una macchina per la fabbricazione di poveri. Esiste così lo scandalo di una crescente opposizione tra paesi e classi dell'abbondanza e paesi e classi della miseria. Folle immense mancano dello stretto necessario... Molti mancano quasi totalmente della possibilità di agire di propria iniziativa o sotto la propria responsabilità.(63) I popoli attanagliati dalla fame chiamano in causa i popoli ricchi.(64) I poveri stanno prendendo coscienza della loro situazione(65) e lo sforzo per la loro promozione umana viene fatto collettivamente. Quali le conseguenze per la Chiesa di oggi? Un più deciso atteggiamento evangelico a favore dei poveri: il rifiuto di tutto ciò che sarebbe un compromesso con qualsiasi forma di ingiustizia sociale;(66) il dovere positivo di destare le coscienze di fronte al dramma della miseria e alle esigenze della giustizia sociale del Vangelo e della Chiesa (ivi); un amore concreto e privilegiato per i poveri stessi, con l'aiuto diretto e soprattutto con una educazione al senso della loro dignità; infine la testimonianza del proprio distacco dai beni terreni. Tutto questo deve far vibrare intensamente una Congregazione che si indirizza con priorità ai giovani più poveri (e agli adulti del ceto popolare) in vista di un aiuto spirituale e corporale, e i cui membri consacrati a Dio con la povertà evangelica, sono invitati a sentire il grido dei poveri(67) come un appello urgente all'azione. 33 c) Mondo alla ricerca della sua unità nel pluralismo L'altro problema scottante, legato al precedente, è quello della promozione della pace e della costruzione della comunità dei popoli.(68) L'intera società umana è giunta a un momento sommamente decisivo nel progresso della sua maturazione. Mentre a poco a poco va unificandosi e in ogni luogo diventa ormai meglio consapevole della propria unità(69) e della mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà, violentemente viene spinta in direzioni opposte a causa di forze tra loro contrastanti.(70) C'è, insomma, l'anelito a costruire una vera comunità internazionale(71) in cui ogni nazione sarà riconosciuta coi suoi originali valori e ricchezze materiali e culturali, di modo che fra tutte si instauri una vera cooperazione in spirito fraterno. In tale contesto la continuazione di guerre diventa un altro scandalo nel nostro mondo. Quali le conseguenze per la Chiesa di oggi? Una più viva coscienza e attualizzazione della propria cattolicità. La Chiesa può e deve aiutare molto questo movimento dei popoli verso la loro unità nell'espressione delle legittime diversità, perché è consono con il suo mistero e la sua missione. Il Vaticano II ha restituito il loro valore alle Chiese particolari: la loro varietà non impedisce l'unità del popolo di Dio; la realizza piuttosto con una comunione di carità e di servizio mutuo, sotto la presidenza del Successore di Pietro. così nasce il consenso universale della fede, viene realizzata la missione universale e consolidata la fratellanza di tutto il genere umano.(72) Lo spirito di cattolicità anima le Chiese locali e la Chiesa universale nel dialogo ritrovato coi fratelli separati e con le religioni non cristiane.(73) Tutto questo tocca direttamente una congregazione esente e internazionale, e le impone di ricercare l'accordo tra pluralismo legittimo e unità. 34 2. I giovani oggi in questo mondo e in questa Chiesa. I giovani in astratto non esistono. Esistono soltanto giovani inseriti e impegnati nel loro ambiente di origine, e dipendenti da esso. E' una semplice costatazione che aiuta a capire due cose: - Dai tempi di Don Bosco ad oggi il mondo ha sperimentato profondi e rapidi mutamenti...; una vera trasformazione sociale e culturale.(75) I giovani sono cambiati nella stessa misura. E l'esperienza, oggi, ci fa scoprire una gioventù in continua evoluzione. - E' quasi impossibile parlare della gioventù: ci sono mille gioventù concrete il cui volto riflette la situazione del paese a cui appartengono. Ma è forse possibile delineare alcuni tratti piuttosto comuni, nella misura in cui l'umanità stessa incomincia ad unificarsi. I mezzi di comunicazione sociale permettono un'informazione universale e immediata; c'è un'aumentata e progressiva partecipazione di tutti a valori comuni. 35 a) «L'enorme peso che ha preso nel mondo il problema dei giovani» Il fatto più notevole è l'importanza che i giovani hanno assunto nella società moderna: 1. Demograficamente, il numero dei fanciulli, degli adolescenti e dei giovani è cresciuto in modo straordinario per la diminuzione della mortalità infantile. Si è calcolato che i giovani dai 15 ai 24 anni che nel 1960 erano 520.000.000 saranno 1.120.000.000 nel 2000. Accanto all'importanza quantitativa della gioventù, bisogna sottolineare la sua significazione qualitativa. La gioventù costituisce il costante rinnovamento della vita dell'umanità anche nel senso culturale e spirituale. L'aumento e l'ascesa dei giovani è impressionante soprattutto nei paesi del terzo mondo. La speranza di poter studiare e lavorare più facilmente provoca un'emigrazione in massa verso le grandi città con conseguenze di inadattamento e di emarginazione sociale. Il problema della gioventù urbana, già avvertito da Don Bosco, ha oggi dimensioni nuove: più le città sono popolate, più fanno per noi, scriveva Don Bosco al vescovo di Frejus.(77) 36 2. Socialmente i giovani hanno preso coscienza di Sé come di un gruppo originale e consistente. Hanno i loro valori, il loro senso di autonomia, linguaggio, ideali e costumi loro. Si distaccano più rapidamente dalle loro famiglie; vivono accompagnandosi volentieri tra loro in gruppi spontanei di ragazzi e di ragazze; per natura non sono razzisti. Pur avendo, a secondo del popolo a cui appartengono, un loro proprio volto psicologico-sociale, a poco a poco si costituiscono in una specie di Internazionale Giovanile, con interessi, ideali comuni e anche con tendenze regressive (per es., concilio dei giovani a Taizè, cantieri di lavoro internazionale, protesta giovanile che unanimemente contesta il sistema sociale stesso, convegno di musica pop...). C'è dunque un problema attuale per gli educatori, quello di avvicinare e di conoscere i giovani. Forse è l' ora di concepire un modo nuovo di convivenza: come farsi accettare nel loro mondo? 37 3. Politicamente la gioventù è sempre più oggetto di cura da parte dei governi La scuola con i suoi gradi diversi, l'apprendistato e la formazione professionale, lo sport e gli svaghi diventano dappertutto settori importanti dell' organizzazione nazionale (alcuni paesi hanno un ministero della gioventù e non soltanto dell'insegnamento). Il patrimonio di forza e di speranza costituito dai giovani provoca in molti paesi il loro indottrinamento, l'allestimento politico e anche quello partitico. I giovani stessi prendono coscienza di questo fatto. In alcuni paesi il diritto di voto è già concesso a 18 anni. D'altronde, nei paesi sviluppati sono divenuti anche un potere d'acquisto e c'è un settore economico che si indirizza ad essi per sfruttarli. Nasce dunque un problema grave di responsabilità collettiva degli adulti a riguardo della formazione dei giovani e del senso che essa deve avere: sono utilizzati, messi dentro modelli prefabbricati o sono educati in modo disinteressato e liberatore? 38 4. Ecclesialmente essi sono per lunga tradizione soggetti d'interesse e di cure da parte della Chiesa. La Storia della pedagogia conta molti grandi cristiani, anche santi, tra cui Don Bosco. La nostra epoca ha visto nascere i movimenti apostolici giovanili fortemente incoraggiati dal Concilio: I giovani debbono divenire i primi e immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi e fra di loro l'apostolato, tenendo conto dell'ambiente sociale in cui vivono.(78) Il Concilio si è occupato anche direttamente del problema dell'educazione cristiana e della scuola.(79) L' 8 dicembre 1965, il suo ottavo e ultimo messaggio fu indirizzato ai giovani: E' per voi, giovani, per voi soprattutto, che la Chiesa con il suo Concilio ha acceso una luce, quella luce che rischiara l'avvenire, il vostro avvenire. Nello stesso messaggio, la Chiesa trova nei giovani un segno di se stessa, un segno della novità racchiusa nel Vangelo che annuncia il nuovo senso di tutte le cose, rinnova e ringiovanisce l'umanità. però, nei paesi di tradizione cristiana, il problema di fondo è quello della fede stessa. La gioventù è il luogo privilegiato dell'incontro difficile tra la Chiesa e il mondo, il punto più sensibile del processo di secolarizzazione. Sorge, quindi, il problema decisivo di formare giovani che vengono da un mondo e che dovranno vivere in un mondo in cui la fede non è più quasi naturale, ma diventa oggetto di una scelta personale: come favorire questa scelta? Don Bosco si è interessato concretamente ai giovani e ha saputo adattarsi a loro come erano nel suo ambiente. Anche noi, spinti dallo stesso amore e dalla stessa volontà di servizio, dobbiamo scoprire il cuore della gioventù che incontriamo. Uno sguardo veramente salesiano saprà indovinare tutte le ricche possibilità dei giovani e poggiando su questo fondo come fece Don Bosco potremmo condurre a buon termine il nostro lavoro educativo. 39 b) La situazione critica dei giovani della società agiata Nei paesi sviluppati è bene in vista la crisi di questa gioventù diventata forza nuova e decisiva. Questa crisi sorge, almeno in parte, dal fatto che i giovani si sentono sprovvisti di un appoggio sufficiente della famiglia e di ferme norme morali sia per difetto di religione sia per assenza di tradizione familiare. Viene originata anche dal tipo di società in cui i giovani entrano e che crea in loro desideri immensi che poi non permette di soddisfare. La critica dei giovani verso gli adulti scava e allarga il divario tra le generazioni, rendendo difficile il dialogo. Gli adulti reagiscono spesso con la sfiducia, l'incomprensione e l'autoritarismo, oppure, al contrario, con la paura, la debolezza, la rinuncia. In questo contesto l'educazione è opera molto ardua. 40 1. L'impulso vitale che sentono. - Lo sviluppo materiale e culturale ha creato nei giovani di oggi una straordinaria e ambigua volontà di vivere e di sperimentare le possibilità offerte alle loro energie. Vogliono vivere personalmente, al di là delle forme tradizionali, dei modelli ufficiali che sono loro presentati, come responsabili di una esperienza nuova che sia tutta loro. Vogliono vivere interamente, al di là delle leggi, considerate banali costrizioni. Vogliono provare tutte le esperienze offerte e ricercarne sempre di nuove (la straordinaria seduzione della droga). Vogliono provare l'efficacia della loro azione, sensibili alle grandi cause per la costruzione di un mondo migliore. Un problema attuale molto grave: un educatore che abbia atteggiamento di paura di fronte alla vita, che non è entusiasta, non sarà mai accettato da questa gioventù. Ma essa, forse, è anche pronta per ascoltare Colui che ha detto: sono venuto affinché abbiano la vita, in abbondanza.(80) 41 2. Le forze alienatrici che subiscono. - La società dei consumi offre loro un contesto di sollecitazioni tanto vario e contrastante che raddoppia l'ambiguità del loro impulso vitale e, tragicamente, impedisce di acquistare la vera libertà e la vera identità. Sono tuffati in un clima tecnicista, che li chiude alla dimensione umana e spirituale delle cose e dei problemi, e al senso della gratuità (a l'uomo unidimensionale); in un clima relativista che destruttura in loro i sistemi tradizionali di verità e di valori per farli dubitare di tutto; in un clima edonista che li rende schiavi del denaro, del conforto, di una sessualità disordinata, di svaghi troppo facili; in un clima di propaganda molestante, in cui la massificazione dei mezzi di comunicazione sociale, l' opinione pubblica, gli slogans, la moda, i divi e le dive del giorno... li rendono passivi impedendo loro di realizzarsi; infine in un clima che tende al secolarismo e all'ateismo, che rende loro difficile la fede e la fedeltà alla fede. Il problema che si pone all'educatore è l'esigenza di trovare e di far accettare alla loro vita la presenza di forze liberatrici. 42 3. Il disagio che sentono, fino alla contestazione. Tutto questo impedisce ai giovani di entrare nella società con la sicurezza di cui hanno bisogno e con l'iniziativa che desiderano avere. Spesso si trovano davanti a degli adulti che li trattano come oggetti, passivamente, piuttosto che riconoscerli nella loro personalità; che parlano in modo moralistico, piuttosto che dar loro l'esempio di una vita diritta; che li sfruttano, piuttosto che infondere loro fiducia e renderli corresponsabili. La conseguenza più grave è che molti di questi giovani 51 ritrovano senza punti di appoggio; non li trovano negli adulti, né in se stessi, sganciati, come sono, da una adesione ferma a principi e valori di pensiero e di condotta. Isolati, disorientati, deboli, inquieti davanti all'avvenire, pieni di contraddizioni si uniscono tra loro per rivolgersi contro gli adulti, con la critica amara, con l'evasione, con comportamenti strani, a volte con la contestazione violenta: manifestano ad un tempo il loro rifiuto del tipo di società che è loro imposto e la loro propria insicurezza. Raramente ci sono stati tra noi tanti giovani spiritualmente poveri e pericolanti e tanto profondamente poveri. Si impongono all'educatore due gravi problemi: essere vicini a questi giovani e comportarsi in maniera che abbiano fiducia in lui e trovino in lui un appoggio sicuro; capire il fondo della ribellione giovanile e contestare con loro, pacificamente ma con forza, la società attuale in tutto ciò che in essa non è umano né cristiano. 43 4. Le risorse e le esigenze di cui dispongono per la loro liberazione. L'educatore deve aiutare questi giovani a sviluppare in essi alcune risorse, prima che esse vengano svuotate dal male: il gusto della grandezza e dell'autenticità, il senso della solidarietà e della fratellanza; la sensibilità ai valori sociali di giustizia, di concordia universale, di aiuto ai più miseri. Col maturare della coscienza della propria personalità, spinti dall'ardore della vita e dalla loro esuberanza, assumono le proprie responsabilità e desiderano prendere il loro posto nella vita sociale e culturale.(81) Facendo questo, hanno coscienza di essere responsabili e creatori del loro proprio destino, Poiché agiscono sulla società e sulla Chiesa in cui sono chiamati a vivere e ad operare domani. La forza liberatrice più potente è senza dubbio la fiducia degli adulti, specialmente dei genitori e degli educatori, e la fortuna di trovare in loro i testimoni e le guide, che insegnano i valori, e soprattutto la fede, con la loro vita più ancora che con le parole; educatori saldi, sicuri, lieti di aver ricevutola verità, ma che non cessano mai di ricercarla. Molti giovani di oggi sono come gli oziosi della parabola evangelica: aspettano la voce di qualcuno che faccia loro sentire i grandi appelli umani e cristiani: Andate anche voi nella mia vigna.(82) 44 c) La situazione tragica dei giovani degli ambienti più poveri Ma ci sono altre masse di giovani che non contestano, non perché non ne hanno i motivi, ma perché non ne hanno la forza. Si trovano nei paesi del Terzo Mondo. Si è calcolato che tre quarti dei giovani del mondo abitano in paesi sottosviluppati; però si trovano anche in alcune zone dei paesi più sviluppati, specialmente alla periferia delle grandi città, nelle città di emergenza e negli ambienti del proletariato e del sottoproletariato (chiamato talvolta Quarto Mondo).(83) Sono essi i sacrificati all'espansione, perché lo stesso sviluppo genera disuguaglianza sociale e povertà. In questa povertà potremmo distinguere due gradi. La povertà-emarginazione: è il processo secondo il quale individui e gruppi, già vulnerati nella loro esistenza materiale e sociale, sono a poco a poco scartati dai circuiti economici e politici, fino ad essere emarginati dalla società alla quale sembrano appartenere. Giunta al suo termine, questa emarginazione diventa povertà-esclusione, miseria fatta dal cumulo infernale dei fattori della povertà. E questo, che esiste per alcuni gruppi nel mondo occidentale, si ritrova analogamente, però su scala nazionale, nella società del Terzo Mondo. Qual è questo cumulo di fattori di povertà, di cui milioni di fanciulli e di giovani sono vittime? Il povero-abbandonato è colui al quale è capitato, riguardo all'istruzione, di rimanere analfabeta; colui che non essendo qualificato per un lavoro professionale, non trova da impiegarsi ed ha quindi i redditi più bassi; colui che ha scarsa possibilità di avere un alloggio decente; colui nel quale la mancanza di beni materiali e culturali, i ripetuti smacchi e le continue umiliazioni hanno ucciso ogni responsabilità creatrice e ogni interesse di valori; colui che si sente escluso dalla società viva, e quasi non rappresentato nelle istituzioni pubbliche. Nei fanciulli e giovani di tali ambienti si verificano ritardi nello sviluppo psichico e mentale, con inevitabili disturbi della personalità; la più tragica povertà di questi giovani sarà, in una parola, l'impossibilità di diventare un uomo. Oggi immensi gruppi di giovani non possono vivere la loro giovinezza, perché sono immediatamente integrati nel sistema di produzione o sfruttati da es so: passano direttamente dalla fanciullezza all'età adulta. Si può affermare che la maggior parte di queste persone fra i 14 e i 25 anni non sono mai stati giovani e non lo saranno mai.(84) Il problema qui è di sapere se i figli di Don Bosco hanno qualche provvidenziale missione verso questa categoria di giovani poveri che aspettano dei liberatori attraverso i quali potranno riconoscere il Salvatore. In sintesi. Possiamo costatare che l'insieme della gioventù, soprattutto povera, è oggi un vasto settore degno dello sforzo dei Salesiani: la nostra Congregazione ha oggi più che mai un servizio specifico opportuno da rendere alla Chiesa e al mondo. C) I DESTINATARI CONCRETI DELLA NOSTRA MISSIONE 45 1. Priorità assoluta ai «giovani», e tra loro, priorità assoluta ai giovani «poveri e abbandonati».(85) Questa doppia priorità appare chiaramente nella vita, nelle parole e nei sogni di Don Bosco, nelle nostre Costituzioni,(86) nella nostra tradizione,(87) nella coscienza dei confratelli di oggi.(88) Cinque punti sono da chiarire: 46 a) «giovani» La Chiesa chiama Don Bosco adolescentium pater et magister. La nostra Società pensa di essere mandata proprio ai preadolescenti, agli adolescenti, ai giovani, secondo l'età che nei diversi paesi e nelle diverse culture corrisponde a questa tappa decisiva della vita umana. Non si esclude che ci si debba occupare dei fanciulli; questo impegno resta però occasionale, e come preparazione alla tappa seguente. 47 b) «poveri, abbandonati e pericolanti»(89) 1. Quali poveri? Quelli che sono colpiti da qualunque forma di povertà: - dalla povertà economica, fonte di tante altre privazioni e che perciò occupa il primo posto delle nostre preoccupazioni; - dalla povertà sociale e culturale, sentita come frustrazione (Non sono riconosciuto, accettato; non ho ciò che ho diritto di avere) e come alienazione (Dipendo dall'altro, non posso esprimermi secondo le mie iniziative); - dalla povertà affettiva (orfano, non bene accettato dai suoi), morale e spirituale (senza conoscenza dei valori e soprattutto del vero Dio; fortemente esposto al peccato). 48 2. I più poveri e abbandonati. Don Bosco stesso usa frequentemente l'espressione, in particolare nell'articolo 1 delle Costituzioni.(90) C'è quindi anche una priorità nella priorità: l'aiuto ai più bisognosi. ciò si verifica: - quando l'una o l'altra delle povertà sopra accennate è sperimentata a un grado speciale di gravità: i giovani che, nella miseria, hanno fame, sono analfabeti, non hanno quasi possibilità di vita normale, se non sono aiutati; i giovani tormentati da problemi religiosi e morali, i giovani disadattati sulla via della delinquenza, usciti di prigione, disperati, non credenti o atei, drogati. - quando vi è accumulazione di queste forme di povertà: ciò si verifica spesso nei paesi del Terzo Mondo e nelle grandi città dei paesi sviluppati (gioventù proletaria e sottoproletaria delle bidonvilles, gioventù emigrata; Quarto Mondo).(91) Molti confratelli pensano che anche in un contesto in cui lo Stato interviene in forme generali per attuare la giustizia sociale, rimane sempre un margine di giovani e di poveri non raggiunti da queste riforme. Il compito dei figli di Don Bosco è proprio quello di andare verso coloro che nessuno aiuta e di testimoniare che Dio ama e vuole salvare i più perduti. Il mondo ci riceverà sempre con piacere fino a tanto che le nostre sollecitudini saranno dirette ai fanciulli più poveri, più pericolanti della società. Questa è per noi la vera agiatezza che niuno verrà a rapirci.(92) 49 3. I giovani del ceto popolare che si avviano al lavoro(93) L'esempio di Don Bosco e una lunga tradizione indirizzano la nostra missione verso quei giovani che, anche se non vivono in condizioni di miseria, appartengono ai ceti popolari meno fortunati: gli apprendisti e i giovani operai delle città e delle campagne. Spesso sono pieni di risorse umane e cristiane da sviluppare a vantaggio loro e del loro ambiente. 50 c) Le vocazioni Il CG XIX ha ricordato chiaramente, tra gli scopi della Società, la cura speciale dei giovani che danno segni di vocazione sacerdotale o religiosa.(94) Il Concilio stesso ha richiamato l'urgenza di questo impegno.(95) La preoccupazione di Don Bosco al riguardo fu quella di suscitare vocazioni in ambienti organizzati con questo scopo. Egli pure aiutò giovani anche più maturi (Figli di Maria) che, presentando speranza di vocazione, per la loro povertà non potevano fare gli studi necessari in un ambiente adatto. Sotto la sua cura sorsero vocazioni per le sue opere, per le diocesi e per altre congregazioni. Questa nostra caratteristica deve rimanere. Tuttavia l'evoluzione della Chiesa verso una diversificazione delle vocazioni, in coerenza con la promozione del laicato, e la nostra tradizione ci spingono anche verso quei giovani capaci di diventare apostoli laici.(96) Bisogna notare che la Congregazione non si rifiuta per qualsiasi ceto di persone, ma preferisce di occuparsi del ceto medio e della classe povera come quelli che maggiormente abbisognano di soccorso e di assistenza (97) Così i giovani delle classi benestanti, in situazioni normali, non sono esclusi dalla nostra missione. Ma, potendo essi trovare educatori in altre Congregazioni, se vengono da noi li dobbiamo accettare solo con lo scopo manifesto di coltivare in essi il senso del servizio e dell'apostolato, da esercitare poi nel loro ambiente e a favore dei poveri. 51 d) Le giovani Qui ci chiediamo soltanto se la nostra missione è indirizzata anche alle giovani. Una risposta opportuna sembra richiedere due affermazioni complementari. La nostra missione è diretta senza dubbio ai ragazzi: le nostre opere e le nostre attività sono concepite per loro. D'altra parte dobbiamo tener conto di una doppia serie di fatti. Siamo condotti ad occuparci delle ragazze nei diversi tipi di responsabilità pastorale che noi stiamo accettando sempre più (parrocchie, missioni, cappellanie di gruppi misti, ad es. nelle scuole statali, o quelle delle opere delle FMA). Inoltre, la vita sociale di oggi (diversa nei vari paesi) mette i giovani in contatto quasi permanente con le loro compagne. La convivenza mista sta diventando un'esperienza di cui bisogna prendere atto.(98) Sorge dunque l'esigenza pedagogica di un'educazione integrale dei nostri giovani. In essa tutti i valori della vita (amore, bellezza, ecc.), visti alla luce del disegno divino, saranno elementi preziosi per maturare la personalità del giovane. In determinati ambienti sorgerà l'esigenza di un impegno specifico per un'educazione mista. ciò comporta per noi la responsabilità di una cura più diretta anche delle giovani. Il problema del come (discrezione, senso soprannaturale, stretta collaborazione con le educatrici, ecc.) è importante ma va trattato altrove.(99) 52 e) Cosa significa «priorità»? Abbiamo preferito usare questa parola per tradurre specialmente usato da Don Bosco. L'importanza e l'urgenza dei bisogni dei giovani e l'apostolato che vi corrisponde è la ragione stessa della nostra scelta prioritaria. Tra le esigenze pastorali della Chiesa la priorità per i giovani qualifica oggettivamente la nostra missione e la specifica in modo più preciso. Abbiamo detto che vi sono dei gradi nella priorità (giovani, giovani poveri, giovani più poveri), per cui le urgenze concrete sono senza dubbio da prendere in considerazione. La preferenza si situa al livello psicologico di quelli che sono mandati: è nello stesso tempo un motivo della missione e una conseguenza. E' possibile affermare la priorità dei giovani in tutti i casi perché anche nei salesiani che sono direttamente consacrati agli adulti, si suppone una preferenza cordiale per i giovani, una mentalità sensibile ai loro problemi e una cura speciale per loro ogni volta che se ne presenta l' occasione. 53 2. Gli adulti destinatati complementari della nostra missione Che gli adulti sono destinatari complementari della nostra missione ce lo assicurano Don Bosco e le nostre tradizioni, che prendono forma di legge nelle Costituzioni e che si ritrovano, largamente, negli Atti del CG XIX(101) e nelle risposte dei confratelli.(102) Il problema è complesso: a quali adulti e qual è il senso di questa missione? E' vista per se stessa e in se stessa, aggiunta parallelamente a quella verso i giovani o si articola con essa, in funzione e come integrazione dell'apostolato giovanile? Anche la risposta è complessa. Le ragioni per cui andiamo verso gli adulti possono chiarire in parte questa complessità: 1. Lo zelo di Don Bosco, tanto ardente e vasto, lo ha spinto a lavorare direttamente per l'elevazione del livello culturale, umano e religioso degli adulti del basso popolo.(103) 2. La Chiesa ha insistito spesso per farci accettare alcune responsabilità apostoliche verso gli adulti, soprattutto quando si è trattato di parrocchie in zone povere. Vengono poi ragioni più direttamente legate alla nostra missione salesiana. 3. In molti casi l'educazione dei giovani è tanto legata alle condizioni concrete dell'ambiente familiare, sociale, anche politico, che non si può far qualcosa di utile per loro senza lavorare anche al progresso collettivo di questo ambiente, e quindi per gli adulti. 4. L'ampiezza e la complessità della promozione integrale della gioventù e le esigenze della pastorale d'insieme ci inducono a compiere la missione anche con un'azione indiretta, agendo cioè sul più gran numero possibile di adulti e di organismi che hanno influsso sulla gioventù.(104) In questa prospettiva si pongono il nostro interesse e la nostra responsabilità a riguardo dei laici, nostri collaboratori diretti, e dei cooperatori salesiani. Alla domanda: Ci occupiamo degli adulti per se stessi o in funzione dei giovani?, rispondiamo quindi SI a tutte e due le alternative. E possiamo distinguere questi adulti in due grandi gruppi: 54 a) Gli adulti dei ceti popolari Non siamo mandati per un'azione diretta a qualsiasi categoria di adulti, ma chiaramente a quelli del basso popolo.(105) In questo settore quindi, come già in quello dei giovani, la preferenza di Don Bosco va ai poveri, che hanno bisogno di essere aiutati in modo speciale per la loro promozione umana e religiosa. Di modo che questa missione educatrice si congiunge a quella operata a favore dei giovani: c'è un'unità interna tra la nostra missione giovanile e quella popolare. Questo spiega il fatto che, là dove abbiamo una missione direttamente rivolta agli adulti, troviamo spontaneamente lavoro educativo da svolgere anche a favore dei giovani poveri dell'ambiente. Capita specialmente nelle parrocchie, che dobbiamo preferire nelle zone popolari e povere. Il problema attuale è quello di prendere coscienza del nuovo contesto in cui vive questa gente e del senso nuovo attuale del termine popolo (o ceto popolare). Sulla bocca di Don Bosco voleva significare quasi solamente quella categoria socioculturale e socio-religiosa di gente semplice, a cui si doveva insegnare un po' di cultura, il catechismo e le buone devozioni. Oggi designa anche una categoria socioeconomica e sociopolitica, che possiede la coscienza di classe (e talvolta di lotta di classe). Designa infine ambienti specifici, diversi gli uni dagli altri: rurali, emigrati, ecc... ciò comporta da parte nostra una vera conversione di mentalità e un adattamento conveniente della pastorale se vogliamo portare efficacemente la luce del Vangelo. Inoltre tra gli adulti oggetto delle nostre cure poniamo gli Exallievi. 55 b) Gli adulti responsabili dei giovani Siccome la prima educazione è data dalla famiglia e in molti casi proprio dalla prima educazione dipende la promozione umana del giovane, i salesiani aiuteranno il meglio possibile, anche con scritti e conferenze, i genitori, specialmente giovani, nell'educazione cristiana e umana dei loro figli. I laici responsabili diretti dei giovani hanno anche loro un influsso determinante sulla evoluzione dei giovani. Per questa ragione, moltiplicheremo con essi contatti e incontri. Possiamo anche essere mandati a numerose altre persone di livello socioculturale più elevato, le cui responsabilità sociali e politiche, e le diverse competenze scientifiche e pastorali possono influire molto sulla situazione sull'educazione dei giovani.(106) 56 3 I nostri destinatari nei paesi di missione Merita un accenno a parte, perché ha occupato nella mente di Don Bosco e nelle nostre tradizioni un posto tutto speciale, solennemente ricordato dal Capitolo Generale XIX (107) e riaffermato dai confratelli.(108) Senza essere annoverata tra le Congregazioni esclusivamente missionarie, la nostra Società, nel pensiero del suo Fondatore, è autenticamente e a essenzialmente missionaria. Si potrebbe dire che questo aspetto costituisce un'applicazione privilegiata e una posizione avanzata della nostra missione verso il ceto popolare e verso i giovani poveri, perché, nella maggioranza dei casi, il servizio missionario è indirizzato a popoli ancora non cristiani con preferenza a zone materialmente e spiritualmente povere, in cui s'incontra una gioventù numerosa e un campo apostolico dagli orizzonti immensi. 57 4. Conseguenzee psicologiche e pratiche per il salesiano La specificazione dei diversi destinatari della nostra missione manifesta nel salesiano un'esigenza di speciale aderenza ai giovani poveri ed anche agli adulti del ceto popolare. Il salesiano è in simpatia spontanea con queste due categorie. Presente e solidale con esse, ne apprezza le qualità, i gusti, gli interessi, le iniziative legittime. Dà alla sua vita uno stile giovanile e sa adattarsi all'ambiente popolare. Sono alcuni tratti del suo spirito originale.(109) Ma, aver affermato la priorità della missione giovanile, non significa che gli altri settori diventino marginali e meno salesiani. Quelli di noi che si consacrano all'apostolato tra gli adulti sono tanto salesiani quanto quelli che si dedicano ai giovani: tutti sono mandati dallo stesso Cristo e mettono in opera lo stesso dono dello Spirito. CAPO SECONDO IL SERVIZIO RESO DALLA NOSTRA MISSIONE A) PROSPETTIVA GENERALE 58 1. Dio ci chiama e ci invia come «segni-testimoni» del Suo Amore salvatore In coerenza con la missione della Chiesa, cui partecipiamo,(110) possiamo così descrivere la nostra missione: i Salesiani sono nella Chiesa come segni-testimoni dell'amore privilegiato di Cristo per i giovani, soprattutto poveri; amore che in definitiva mira ad operare il loro incontro (comunione) con Dio Padre e tra di loro, figli dello stesso Padre.(111) Mediante la dedizione, la gioia, la fiducia, il dinamismo, devono far percepire ai giovani soprattutto poveri che questo Cristo non è soltanto un personaggio del passato, ma il Risorto vivente e presente, che li raggiunge e li chiama per amarli, aiutarli, perfezionarli, salvarli ed unirli; così danno la prova che la salvezza agisce oggi per ognuno di loro L'amore di Cristo è un amore che propone se stesso alla libera risposta di ogni uomo, e invita ad una risposta sempre più completa. L'intensità della liberazione è proprio misurata dalla qualità di questa risposta di amore. I Salesiani, quindi, non possono compiere la loro missione se non partecipando alla carità salvatrice di Cristo per i giovani; e la loro carità, divenuta pastorale educativa, mira a suscitare una risposta di libera fedeltà all'amore ricevuto: Io conosco le mie pecore ed esse conoscono me;(112) è questo il nucleo centrale dello spirito salesiano e del sistema preventivo di Don Bosco. 2. Come testimoni del Cristo, i Salesiani educano i giovani e gli adulti del ceto popolare alla loro promozione integrale cristiana 59 a) Ampiezza e integralità del servizio salesiano La nostra missione partecipa dell'ampiezza del servizio reso da Cristo e dalla Chiesa all'uomo visto nella sua vocazione integrale.(113) Cristo è venuto a salvare l'uomo intero: nel Vangelo rivela la sua carità attiva non soltanto insegnando la Parola e perdonando i peccati, ma guarendo gli ammalati e nutrendo le folle. La Chiesa ha ripreso coscienza nel Vaticano II della sua ampia responsabilità di lavorare per il Regno di Cristo, in una missione che comprende due aspetti inseparabili: evangelizzare e santificare gli uomini nella loro realtà penetrando l' ordine temporale con lo spirito evangelico per orientarlo verso il Cristo-Re.(114) Don Bosco, lo sappiamo, ha voluto il bene totale dei suoi giovani. Ha stabilito che scopo della sua azione è ogni opera di carità spirituale e corporale;(115) e il frutto atteso da queste opere è fare dei giovani onesti cittadini e buoni cristiani, renderli felici in questa vita e nella vita eterna. 60 b) Unità (soprannaturale) della missione salvatrice salesiana, nella distinzione dei due tipi di servizi resi. La nostra complessa missione partecipa dell'azione di Cristo e della Chiesa, che è unitaria. Certo, dal punto di vista del risultato oggettivo, guarire e nutrire il corpo, e illuminare o guarire l'anima sono azioni di ordine diverso, che toccano la felicità umana e terrena dell'uomo, e quella sovrumana ed eterna. Il Concilio afferma chiaramente l'unica vocazione dell'uomo alla comunione con Dio in Cristo,(116) ma riconosce la legittima autonomia delle realtà terrene.(117) Concretamente, un salesiano sa benissimo distinguere tra il servizio di dare ricovero, vitto e vestito(118) agli orfani, e quello di donare il perdono di Dio con la Penitenza sacramentale. però questa distinzione è assunta in una reale unità superiore. Non ci sono due missioni, l'una naturale, l'altra soprannaturale. C'è un'unica missione di natura religiosa (cristiana, ecclesiale, apostolica, salvifica) che tende a realizzare la compenetrazione della città celeste e quella terrestre;(119) si tratta di comunicare la vita divina, e rendere più umana la famiglia e la storia degli uomini.(120)questa unità la si può percepire da diversi punti di vista: a) Unità del Regno di Cristo e del disegno del Padre che richiedono la diversità di questi servizi. Il progresso terreno è ordinato all'avvento del Regno di Dio. L' ordine spirituale e l' ordine temporale, sebbene siano distinti, tuttavia nell'unico disegno divino sono così legati che Dio stesso intende ricapitolare in Cristo tutto il mondo,(121) Tutti i valori terrestri, l'amore, la dignità dell'uomo, la fraternità e la libertà resteranno anche nel Regno, ma trasformati e purificati.(122) b) Unità del giovane da amare nella sua unica vocazione integrale (= diventare un vero uomo, un uomo completo adottato come figlio di Dio), e da servire concretamente, in tutti i suoi bisogni, per promuovere la sua salvezza totale. c) Unità del salesiano che ama i giovani con la coscienza di essere mandato da Cristo, e che vive la sua carità e il suo spirito evangelico nella diversità delle mansioni. Se la promozione umana e l'evangelizzazione sono compiute in un unico movimento di carità (= la missione integrale salesiana che realizza le opere di carità spirituale e corporale), si eviterà tanto lo spiritualismo angelista quanto il sociologismo orizzontalista. Crediamo che il Da mihi animas di Don Bosco legava indissolubilmente i due aspetti, con un punto di insistenza sull'aspetto religioso. Questo legame intrinseco viene ribadito oggi dal Concilio: La Chiesa ha il dovere di occuparsi dell'intera vita dell'uomo, anche di quella terrena in quanto connessa con la vocazione celeste,(123) Scopriamo inoltre che il livello umano e il tipo di vita terrestre condizionano parzialmente la fede; infatti occorre un po' di felicità terrena per scoprire l'amore che vuole la salvezza integrale dell'uomo, un minimo di libertà e di cultura per accettare la fede. A sua volta la fede trova nella vita terrestre il suo contesto concreto di applicazione. Ad Gentes dice che la presenza di servizio disinteressato tra gli uomini è la prima tappa e, in un certo senso, una tappa permanente dell' opera missionaria stessa. L'annuncio del Dio di amore va sempre accompagnato dai segni della sua autenticità: l'amore in atto. La nostra missione si fonda sulla visione pienamente umana e pienamente cristiana dell'uomo; e il nostro rinnovamento consiste nel dedicarsi specialmente ai giovani, per aiutarli ad essere se stessi, a vivere autenticamente la propria esperienza umana e cristiana, facendo loro trovare nell'amicizia col Redentore il fulcro animatore della loro completa formazione (124) 61 c) Come esprimere questa unica e complessa missione Si potrebbe scegliere la parola evangelizzazione, ma il linguaggio abituale (in senso stretto) la riserva all'annuncio che si propone di suscitare quel primo atto di fede,(125) con cui gli uomini aderiscono alla parola di Dio(126) e credono al Cristo. Abbiamo scelto due espressioni complementari. 1) Promozione integrale cristiana: promozione indica il processo di sviluppo della persona; integrale indica tutto l'arco di questo processo, fino alla figliolanza divina e alla santità; cristiana indica che la fonte e l'energia che animerà tutto il processo è la stessa carità di Cristo. 2) Educazione liberatrice cristiana: esprime l' opera da fare e lo stesso processo dal punto di vista del salesiano educatore; liberatrice sottolinea l'aspetto dinamico del processo storico di crescita dell'uomo a partire dalla situazione di schiavitù in cui si trova: schiavitù multiforme di ordine materiale, psicologico, intellettuale, sociale, e soprattutto etico-religioso (con il riferimento alla schiavitù del peccato, come lo descrivono il Vangelo e San Paolo; da questa schiavitù Cristo ci ha liberati). Parliamo di educazione liberatrice cristiana perché si tratta di un'attività apostolica che viene realizzata secondo lo spirito del Vangelo riletto alla luce del Vaticano II. Don Ricceri nella sua lettera sul sottosviluppo afferma che quest' opera liberatrice deve giungere a far maturare uomini con una personalità integrale, capaci di liberarsi, ma anche di essere liberatori dei loro fratelli; uomini capaci di farsi portatori della speranza cristiana, anche quando l' orizzonte umano offre pochi motivi di speranza.(127) Inoltre l'espressione indica che l'educazione deve essere liberatrice non soltanto negli obiettivi, ma anche nei metodi, coll'appello continuo alla responsabilità e alla partecipazione personale dell'educando.(128) B) IL COMPITO DI EVANGELIZZAZIONE 62 1. Come testimoni di Cristo i Salesiani educano i giovani e gli altri destinatari della loro missione a ricevere e a vivere la fede cristiana fino alla santità. Il Concilio insegna che la missione della Chiesa per tutti gli uomini mira a condurli con l'esempio della vita, con la predicazione, con i Sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà ed alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilità di partecipare in pieno al mistero di Cristo(129) 20 Sinteticamente tutta l' opera si riduce a manifestare il messaggio di Cristo (evangelizzare) e a comunicare la sua grazia (santificare).(130) L'esempio e le direttive di Don Bosco e la nostra tradizione hanno visto i Salesiani dedicarsi a tale opera con uno zelo entusiasta e instancabile, coscienti della grandezza divina del servizio reso sia ai giovani che agli adulti. La fedeltà dinamica alla missione ricevuta esige da noi di continuare tenendo conto del contesto attuale della Chiesa e del mondo. I punti essenziali sono:(131) 63 a) Destare e coltivare la fede Accogliendo i giovani e gli adulti secondo il loro grado di vita spirituale, dobbiamo preparare il terreno per farli incontrare con Cristo; presentare quindi esplicitamente il disegno di Dio e il mistero del suo Figlio Salvatore, fino a che le menti e i cuori si schiudano a Lui con una fede sincera. Viene, in seguito, la cultura di questa fede coll'insegnamento adeguato della dottrina del Vangelo e della Chiesa, di modo che il cristiano sappia rendere ragione a chiunque della sua speranza (132) Questo è il momento o l'aspetto particolare della pastorale della Parola, in cui i salesiani devono avere una particolare competenza. 64 b) Iniziare all'incontro con Dio e alla vita liturgico-sacramentale La prima espressione della fede è l'adorazione del Padre in spirito e verità. Il Salesiano educa alla preghiera come incontro amoroso e intimo con Gesù Salvatore e col Padre. In questa strada la Vergine Maria è un' ottima guida. La vita cristiana giunge poi alle sue espressioni più significative nei Sacramenti e nella partecipazione liturgica. Il salesiano sovente deve preparare giovani e adulti al Battesimo e alla Cresima (talvolta al Matrimonio). Ma alla Penitenza e soprattutto all'eucaristia, centro della vita liturgica, dedicherà una cura particolare a causa delle loro ricchezze di grazia e delle loro risorse di eccezionale valore per l'educazione umana e cristiana. Questo è l'aspetto della pastorale liturgica e sacramentale, altro settore in cui i Salesiani devono impegnarsi a fondo. 65 c) Aprire al senso della Chiesa e del servizio umano Questa educazione integrale che si fa in un contesto ecclesiale, tende a sviluppare l'amore alla Chiesa, della quale ognuno si sentirà membro attivo. Il frutto supremo della formazione è ottenuto quando i giovani o gli adulti, trovando ognuno il proprio posto nella Chiesa e nella società, danno il loro apporto all'aumento del Corpo mistico: promuovono l'elevazione in senso cristiano del mondo(133) e si impegnano per la giustizia e la pace, evitando quello che la GS annovera tra i più gravi errori: Il distacco tra fede professata e vita quotidiana.(134) Questo è l'aspetto della pastorale ecclesiale dei gruppi e dei movimenti di formazione e d'azione apostolica, e la pastorale delle vocazioni, altro settore privilegiato dell'azione salesiana. In sintesi. Ogni intervento educativo pastorale esige la compresenza di questi tre aspetti della pastorale in reciproca integrazione. L'armonico svilupparsi di queste tre dimensioni maturerà delle autentiche personalità cristiane. Quindi la nostra missione non mira che a formare dei santi. La figura di Domenico Savio, sorta proprio all'inizio dell' opera salesiana, ci ricorda questo con forza e con speranza. Non è inutile rilevare che Domenico Savio è uno dei frutti migliori del sistema preventivo. Questo metodo pastorale salesiano è in coerenza perfetta con lo scopo dell'educazione cristiana: appoggiandosi ragione, religione e amorevolezza, fa appello alle forze interiori più profonde dell'uomo, di modo che l'educando possa diventare un uomo libero e un cristiano cosciente, ridestando in se stesso, con la grazia di Dio, le energie necessarie per costruire ]a sua personalità e dedicarsi al servizio di Dio e degli altri. 66 2. Come testimoni di Cristo i Salesiani cooperano a piantare la Chiesa in gruppi umani non cristiani L' originalità del compito missionario richiede che sia indicato a parte questo aspetto importantissimo della missione salesiana. Si tratta infatti di incarnarsi in un gruppo umano determinato che non crede ancora o non crede più in Cristo, e di realizzarvi l'evangelizzazione e la fondazione della Chiesa (135) In questo vasto contesto trovano totale applicazione tutti i compiti precedenti. Questo è l'aspetto della pastorale missionaria.(136) C) L'IMPEGNO DEI SALESIANI PER LA GIUSTIZIA NEL MONDO Nella spirito delle beatitudini evangeliche i Salesiani si impegnano in una azione intensamente educativa che testimoni e promuova la giustizia nel mondo. 67 Premessa: l'urgenza attuale per l'avvento della giustizia nel mondo L'agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come la dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè della missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni stato di cose oppressivo.(137) Uno dei segni dei tempi è la presa di coscienza, soprattutto da parte dei giovani, dell'ingiustizia che impedisce l'equilibrio della società e la realizzazione di una totale liberazione dell'uomo. Il sottosviluppo, l'analfabetismo, la miseria e la fame nel mondo sono oggi di tale ampiezza e gravità che non è sufficiente un soccorso immediato, ma occorre agire sulle cause profonde di tale situazione. Si tratta infatti di strutture che spesso ostacolano gravemente o addirittura impediscono l'essenza del Vangelo predicato e vissuto: non permettono ai poveri e agli oppressi di scoprire in loro l'immagine di Dio, né di credere che il Regno sia arrivato in questo mondo, né di avviarsi verso il cammino della salvezza integrale. Sono dunque strutture di peccato.(138) D'altra parte la promozione umana dei poveri, per essere tale, richiede che siano loro a prendere coscienza della situazione, e che i cambiamenti siano fatti da loro stessi, collettivamente uniti. Tutto ciò significa che vengono aiutati da persone e da istituzioni che lavorano per la giustizia. Qui un ruolo di primaria importanza spetta alle comunità cristiane.(139) In tale situazione, qual' è il compito dei salesiani(140) che il Cristo manda tra i giovani soprattutto i più poveri, e a quali condizioni la loro azione rimarrà apostolica e salesiana? Don Bosco distingueva un doppio impegno possibile sulle strutture sociali: a) un impegno dall' orizzonte ampio, dove la Politica (con la P maiuscola) è la politica del Pater Noster: questa è inerente all'evangelizzazione cristiana intimamente connessa con la promozione integrale della persona umana; qui i salesiani operano principalmente con il loro compito educativo; b) una visione più ristretta, limitata entro le prospettive dei partiti politici, dalla quale Don Bosco volle assolutamente l'astensione sua e dei suoi figli. Se vogliamo andare avanti - diceva Don Bosco - bisogna che non si parli mai di politica, né pro né contro.(141) La nostra risposta oggi nella linea dell'impegno per la giustizia nel mondo si pone in un contesto culturale nuovo: non viene sollecitata da motivi contingenti di fazioni politiche e di ideologie del momento, ma dalle esigenze che pone oggi all'educatore cristiano la formazione integrale del perfetto cristiano e dell' onesto cittadino: sono la Chiesa e il mondo che ci chiedono di formare uomini capaci di portare la giustizia nel nostro mondo denso di gravi problemi.(142) 68 a) Azione intensamente educativa verso i giovani e verso gli adulti responsabili della liberazione di poveri. 1) Verso i giovani ai quali siamo mandati. La nostra collaborazione per lo sviluppo è principalmente l'educazione, la qualificazione e la formazione degli uomini che sono i fattori principali dello sviluppo.(144) La nostra prima responsabilità concerne la massa dei giovani che hanno bisogno di un'educazione aperta e completa: comprensione dell'attualità sociale, conoscenza della dottrina della Chiesa, formazione alla responsabilità civica, sociale e politica, iniziazione ad un impegno progressivo di servizio concreto. La nostra azione educativa si innesterà così nella realtà circostante suscitando cristiani impegnati per la liberazione dei loro fratelli. Come Don Bosco, siamo particolarmente sensibili ai bisogni di coloro che rimangono emarginati dalla società perché analfabeti: Un analfabeta è uno spirito sottoalimentato,(145) Collaboriamo con gli organismi nazionali e internazionali che promuovono tra i poveri l'educazione di base e l'alfabetizzazione, affinché questi nostri fratelli emarginati possano liberarsi dalla schiavitù dell'ignoranza e partecipare alla vita socioculturale. 69 2) Verso gli adulti impegnati per la giustizia. Come pastori dobbiamo illuminare e stimolare i laici all'impegno per la giustizia (i parrocchiani, i movimenti cristiani, gli exallievi, i cooperatori, i laici nostri collaboratori...). E' compito dei pastori enunciare con chiarezza i principi evangelici e magistrali e alimentare la vita spirituale e il senso apostolico di questi adulti o dei loro gruppi.(146) Perciò è nostro urgente dovere approfondire la dottrina sociale per renderci capaci di un compito così delicato.(147) 70 b) L'impegno per una testimonianza di giustizia nel mondo, riflesso nel nostro impegno educativo. Il nostro impegno educativo per la giustizia nel mondo, quindi, diventa credibile nella misura in cui ogni salesiano, singolarmente, ed ogni comunità, a tutti i livelli, sono autentici testimoni della giustizia. Il Sinodo dei Vescovi ricorda che nell'uso delle cose temporali non si deve mai giungere a rendere ambigua la testimonianza evangelica che la Chiesa deve rendere. E benché in generale sia difficile stabilire un limite tra ciò che è necessario per il retto uso e ciò che è richiesto dalla testimonianza profetica, non c'è dubbio, però, che si debba ritenere fermamente il principio: la nostra fede esige da noi una certa parsimonia nell'uso delle cose, e la Chiesa è tenuta a vivere e ad amministrare i propri beni in modo da annunciare il Vangelo ai poveri. Se al contrario la Chiesa si presenta come uno dei ricchi o dei potenti di questo mondo, risulta diminuita la sua credibilità.(148) La testimonianza esterna dei valori evangelici che sostengono la nostra vita religiosa è una dimensione permanente del nostro essere, ed è essa stessa una forma efficacissima di educazione: si educa più per quello che si è che non con quello che si dice. La nostra missione per i giovani, soprattutto i più poveri, richiede alle nostre comunità un tipo di presenza e di atteggiamento globale verso i poveri stessi e verso il movimento (più o meno organizzato) con cui essi tentano di conquistare i loro diritti ad una vita più umana. Come religiosi dobbiamo testimoniare lo spirito delle beatitudini: il Signore ci ha dato questa speciale vocazione, e gli uomini esigono da noi questo servizio. Perciò l'impegno nostro per la giustizia nel mondo non deve offuscare mai la chiarezza di questa testimonianza, che ognuno realizzerà secondo il dono ricevuto dallo Spirito. La nostra testimonianza-servizio per la giustizia sorge dalla carità e mira ad una più profonda comunione tra gli uomini. 71 c) Un'azione efficace per l'avvento della giustizia in coerenza con gli orientamenti della Chiesa locale e della nostra Congregazione. Precisiamo subito che il nostro impegno per la giustizia nel mondo non significa affatto un impegno di partito, che compete ai laici e non ai religiosi o ai sacerdoti.(149) In questo campo sorgono necessariamente divergenze e contrasti, e gli educatori e i pastori non possono compromettere la Chiesa in tali opzioni, anzi hanno il dovere di curare l'unità del popolo di Dio.(150) ciò impedisce (anzi esige) che come Gesù Cristo e la Chiesa, anche noi ci dedichiamo di preferenza a servire con predilezione coloro che soffrono, i poveri e gli oppressi, i quali per tanto tempo son vissuti in situazioni apertamente contrarie alla loro condizione e dignità di figli di Dio.(151) L'anelito ad una giustizia nel mondo non scaturisce in noi dall' odio di classe, né propugna un'azione violenta, ma rimane espressione di carità attinta dalle sorgenti evangeliche. L'azione specificamente cristiana dei fedeli per la giustizia è nel loro modo di vivere il Vangelo (nelle famiglie, sul lavoro, nelle scuole, nella vita sociale, culturale e politica). E' evidente che l'educazione, ossia la formazione dei cristiani, rappresenta il prioritario contributo della Chiesa. Ma un'autentica educazione rifiuta qualsiasi dicotomia tra fede e vita, non è: un'informazione, ma cambiamento del cuore verso la giustizia e verso l'amore di Dio e dell'uomo; e non ammette compromessi con istituzioni che non sono al servizio della giustizia e lo sviluppo integrale. Essa deve rendere gli uomini capaci di analizzare e criticare le situazioni ingiuste che esistono nella loro società, cercando nuove forme di vita collettiva. Deve, altresì, consentire una liberazione degli uomini dalla manipolazione tramata ai loro danni e rendere gli stessi davvero padroni del proprio destino.(152) Mettiamo in risalto alcuni aspetti che interessano particolarmente noi salesiani ora a livello della Congregazione come tale, ora a livello di comunità ispettoriale locale, ora a livello individuale. 72 1) Scegliamo la linea del progresso dei popoli. La lotta contro il sottosviluppo appartiene all'essenza stessa della Congregazione salesiana. Essa si sente quindi impegnata a fondo in questa lotta. Ma lo deve fare secondo il suo carisma, cioè nella linea, nello stile, nello spirito di Don Bosco, e quindi con coraggio, con intelligenza, con realismo, e sempre con carità... E' e deve essere un principio vitale saturo di implicanze che si deve tradurre in linea di azione.(153) 73 2) Rifiutiamo ogni compromesso con qualsiasi forma di ingiustizia sociale(154) e ogni collusione con la ricchezza e la potenza,(155) E' la forma più elementare di testimonianza evangelica per una società più giusta. Nella predicazione, nella catechesi orale e scritta, nelle relazioni pastorali, dobbiamo avere il coraggio di denunciare le ingiustizie e di ricordare tutte le esigenze di un Vangelo che impegna la vita personale e collettiva.(156) 74 3) Collaboriamo per la promozione del mondo operaio e degli emigranti. La nostra missione giovanile e popolare implica: un'attenzione per la realtà sociale e storica del mondo operaio; lo sforzo di scoprire i suoi valori educativi, umani ed evangelici; la preoccupazione di collaborare coi movimenti dediti all'evangelizzazione di questo ambiente, non trascurando che il valore principale a cui dobbiamo tendere è che i poveri stessi prendano responsabilmente in mano la loro promozione umana e cristiana. Analogamente collaboriamo con gli incaricati della pastorale degli emigrati. La nostra vocazione salesiana reclama la nostra presenza presso questi fratelli che aspirano ad una vita più umana in situazioni molto disagiate. Non sarà difficile a noi, Congregazione internazionale, di prestare un servizio qualificato soprattutto per l'assistenza e l'educazione dei figli degli emigrati.(157) 75 4) Adottiamo uno stile di vita povera: liberarsi da una mentalità borghese.(158) Questo aspetto viene trattato ampiamente nel documento sulla povertà salesiana. Qui ricordiamo soltanto che la nostra povertà religiosa esige uno stile di vita austera che ci permetta di inserirci tra i giovani poveri sull'esempio di Cristo incarnato. 76 5) Poniamo alcuni gesti profetici, che manifestino più chiaramente il nostro amore privilegiato per i poveri con modalità aderenti alla realtà di oggi. Paolo VI dice ai religiosi: Il grido dei poveri... induce certuni tra voi a raggiungere i poveri nella loro condizione, a condividere le loro ansie lancinanti.(159) Anche noi abbiamo molto bisogno di ciò che lo spirito vuol dirci attraverso la voce dei poveri. E' in accordo col nostro spirito e con la nostra missione oggi che alcuni di noi vadano a vivere tra i più poveri, se l'analisi comunitaria della situazione dimostra che questo è il modo più vero di lavorare, dal di dentro, alla loro formazione umana e alla loro evangelizzazione. Parimenti può essere opportuna l'esperienza di alcuni salesiani operai che vogliono raggiungere meglio gli operai, adulti e giovani, se questo modo di fare è richiesto dalle esigenze della missione locale> in coerenza con la pastorale d'insieme e in pieno accordo con la gerarchia. Tutto questo sia lasciato all'approvazione, e, meglio, alla iniziativa degli Ispettori e del Consiglio Ispettoriale, sempre in accordo con l'episcopato della Chiesa locale. 77 d) Lo spirito apostolico del nostro impegno per la giustizia nel mondo Il nostro impegno per la giustizia è un elemento della nostra missione, compiuta da gente consacrata a Dio, e in riferimento permanente al Vangelo. Quindi deve essere realizzato sempre in spirito autenticamente religioso e apostolico in stretta unione con l'evangelizzazione; infatti: 1) ha come sorgente e anima viva la carità del Cristo Salvatore; 2) ha come motivazione le esigenze del Vangelo e la volontà di soccorrere Cristo stesso nei poveri: avevo fame, mi avete nutrito;(160) 3) ha come SCOPO di cooperare alla missione della Chiesa che tende ad animare l' ordine temporale con lo spirito evangelico; 4) ha come effetto immediato cooperare alla manifestazione di un aspetto particolare dell'amore di Cristo e della sua opera di salvezza; 5) ha come stile quello di Don Bosco: una bontà dialogante fatta di ragione, religione, amorevolezza, per cui l'impegno per la giustizia nel mondo si pone nel contesto più ampio di una promozione integrale e di un'educazione liberatrice cristiana. Per questo l'annuncio esplicito del Regno viene fatto ad ogni uomo qualunque sia il suo livello di sviluppo umano. In sintesi. La nostra vera missione richiede un doppio legame: non separare mai l'assistenza immediata ai poveri dall' opposizione alle cause esterne della povertà collettiva; e non separare questo sforzo di promozione umana dall'autentica evangelizzazione dei poveri e dei ricchi. In altre parole: non evangelizzare gli individui senza mirare all'evangelizzazione collettiva del loro ambiente. 78 D) LAVORO INSERITO NELLA PASTORALE DELLA CHIESA LOCALE La natura, L'ampiezza e la complessità della nostra missione richiedono che essa venga compiuta come un' opera d'insieme, in cui le diverse responsabilità sono esercitate in spirito di col laborazione. I confratelli chiedono con insistenza una inserzione più completa della nostra azione in quella della Chiesa locale,(161) e, all'interno delle nostre comunità, si augurano una cura più viva della corresponsabilità apostolica nel rispetto della figura e del compito particolare di ognuno, compresi i nostri collaboratori laici. 79 1. La nostra missione è compiuta al servizio della Chiesa locale a) Natura ecclesiale e missionaria della Chiesa locale 1) I singoli Vescovi sono il visibile principio e fondamento dell'unità nelle loro Chiese particolari, formate ad immagine della Chiesa universale, e in essa e da esse è costituita l'una e l'unica Chiesa cattolica.(163) Ogni Chiesa particolare o locale concretizza per una porzione di credenti il mistero intero e la missione della Chiesa stessa. Ne consegue che la Chiesa locale è la prima e diretta responsabile e organizzatrice della missione per tale gruppo di uomini. Perciò il Vaticano II raccomanda ai religiosi di collaborare nei vari ministeri pastorali, tenute tuttavia presenti le caratteristiche di ciascun Istituto. Ed i Superiori religiosi, per quanto possono, stimolino i loro dipendenti a prestare tale collaborazione....(164) La esenzione permette ai religiosi di essere più disponibili per un gruppo di Chiese particolari con una presenza carismaticamente differenziata. Questo vuol dire che il nostro servizio salesiano si deve inserire nella pastorale della Chiesa locale. I giovani e gli adulti a cui siamo mandati sono membri del popolo di Dio: noi andiamo loro incontro e li accogliamo per educarli come membri della Chiesa locale. 80 2) D'altra parte, una Chiesa locale non esiste soltanto per ragioni di praticità nell' organizzazione dell'annuncio evangelico e della vita cristiana, ma anzitutto per realizzare la cattolicità della Chiesa. Ha la funzione originale di ordinare a Dio le ricchezze umane di tale popolo e di farle servire a un'espressione particolare della grazia redentrice. Perciò occorre adattare la pastorale generale della Chiesa al carattere concreto e ai bisogni speciali di questo popolo, organizzandolo in una pastorale locale. Quindi la nostra pastorale giovanile aperta al ceto popolare, pur restando autenticamente salesiana, deve inserirsi nella pastorale d'insieme; deve prestare un servizio originale, ma anche deve ispirarsi, coordinarsi e realizzarsi in stretta collaborazione con tutti i responsabili della regione. L'unità della nostra missione qui si articola in un pluralismo di pastorali. L'equilibrio tra la fedeltà al nostro carisma e la disponibilità alla pastorale della Chiesa locale(165) darà ad ogni Ispettoria salesiana (o gruppo di Ispettorie) una fisionomia originale e una particolare unità pastorale. 81 b) Inserzione del nostro servizio della missione della Chiesa locale Il nostro lavoro è sempre servizio reso alla Chiesa locale, ma questo servizio può essere fatto sotto due forme principali. 1) Servizio pastorale nelle istituzioni pastorali stesse della Chiesa locale. La Chiesa locale ha un livello più o meno alto di organizzazione nei diversi settori della pastorale (catechetica, liturgia, associazionismo, cura delle vocazioni, scuole, movimento ecumenico...). Gruppi di Salesiani possono rendere alla Chiesa locale servizi validi mettendosi direttamente a sua disposizione nei settori che corrispondono alla loro missione: evangelizzazione dei giovani e degli adulti del ceto popolare. In alcuni ambienti sarà un gruppo che riceverà la responsabilità integrale di un servizio pastorale (come avviene per le parrocchie); altrove, invece, saranno singoli confratelli che, d'accordo con la comunità, porteranno il loro contributo in un servizio complesso. La Chiesa locale inoltre deve garantire l'animazione evangelica delle realtà temporali. Ordinariamente questo compito è realizzato dai laici; ma può accadere che la presenza di religiosi o di sacerdoti venga riconosciuta opportuna o necessaria. Perciò alcuni salesiani possono essere chiamati sia per il servizio religioso dei movimenti apostolici di laici responsabili, sia per una presenza in istituzioni civili di educazione, di cultura, di servizio sociale..., soprattutto per la promozione dei più poveri. Tutto questo viene indicato qui non per descrivere diverse forme possibili di apostolato salesiano, ma per sottolineare il modo corresponsabile e cooperante con cui compiamo la nostra missione nella Chiesa. In tali casi i salesiani saranno in collaborazione più diretta e permanente con i responsabili diocesani, dove spesso potranno trovarsi nella posizione più umile di servitori. 2) Servizio salesiano alle nostre istituzioni rispondenti alle necessità locali. 82 Questo è il caso comune delle nostre opere attuali Qui basta ricordare che la nostra relativa autonomia (che ha i suoi vantaggi) non può mai significare autosufficienza pastorale, ma deve apparire come forma valida di servizio e partecipazione alla missione della diocesi o della religione. ciò è richiesto sia per la natura stessa dell' opera, che deve corrispondere a veri bisogni locali, sia per il mod