MESSAGGI 1. IL CG25 AI CONFRATELLI SALESIANI ACCOGLIAMO LA GRAZIA, CHE CI È STATA DONATA NELLA BEATIFICAZIONE DEL SALESIANO COADIUTORE ARTEMIDE ZATTI 137. Noi, membri del CG25, rendiamo grazie al Padre, che ha voluto illuminare questo Capitolo Generale col dono della beatificazione di tre membri della Famiglia Salesiana: suor Maria Romero Meneses, il signor Artemide Zatti, don Luigi Variara. Su Artemide Zatti, con speciale insistenza, don Juan E. Vecchi ha attirato la nostra attenzione, perché ne facessimo il segno di un rinnovato impegno di tutta la Congregazione, nel riconoscere l’attualità della vocazione del salesiano coadiutore e nel promuoverne lo sviluppo, in fedeltà allo spirito di don Bosco. In lui – come nei salesiani coadiutori martiri già beatificati – si realizza, infatti, a speciale titolo, quella “misura alta” della vocazione salesiana ordinaria, che ci porta alle radici della nostra stessa consacrazione. Numerosi elementi di speranza ci invitano a proporre con convinzione un nuovo impegno. I giovani, che entrano nei nostri noviziati per diventare salesiani laici, mostrano di apprezzare questa vocazione. Ovunque, nel mondo salesiano, ci sono figure di salesiani laici, che vivono la loro vocazione in forma gioiosa ed attraente, esprimendone la pienezza nel complesso mondo della comunicazione, nella formazione al lavoro, nella solidarietà sociale, nell’educazione della fede, nell’audacia missionaria, nella formazione alla salesianità. Giovanni Paolo II – in occasione della beatificazione del signor Artemide Zatti – ha messo in rilievo «la sua incessante e gioiosa attività», «il suo carattere gioviale e la sua particolare competenza, uniti a una disponibilità senza limiti» . Si esprime, infatti, con singolare evidenza, nei confratelli coadiutori, la testimonianza di una vocazione salesiana, che congiunge in sé, attraverso la carità educativa e solidale, i doni della consacrazione e quelli della laicità. Alle comunità religiose essa richiama i valori della creazione e delle realtà secolari; alle famiglie ed ai laici i valori della totale dedizione a Dio per la causa del Regno . Il salesiano coadiutore diventa così protagonista di quella nuova civiltà dell’amore e della vita, cui anela l’uomo del nostro tempo. Il loro speciale legame col mondo del lavoro fa di essi i protagonisti di un’avventura educativa in cui società civile e comunità ecclesiale, valori secolari ed annuncio cristiano si incontrano perché ovunque, attraverso il lavoro, prenda volto l’uomo che Dio vuole. La nostra riflessione sulla “comunità salesiana oggi” ha riconfermato in noi la convinzione che essa è salesianamente più propositiva, quando ne fanno parte salesiani coadiutori e salesiani preti. Non può esservi sforzo di rinnovamento comunitario, che non si traduca anche in rinnovato impegno perché ogni comunità salesiana possa vivere la pienezza della propria identità, con la presenza di coloro che, con doni diversi e complementari, rivelano il volto di don Bosco. Salesiani preti e salesiani laici guardano insieme a don Bosco, per ripresentarlo al mondo. Insieme ne vivono lo spirito e ne perpetuano la missione al servizio dei giovani e del popolo di Dio. Insieme, ed in continuo dialogo fra loro, ciascuno diventa salesiano più vero, perché più radicato nella propria identità vocazionale. Insieme salgono all’onore degli altari. Con la presenza del salesiano laico la comunità salesiana è completa ed acquista piena efficacia. Noi tutti abbiamo sperimentato quanto il confratello coadiutore sappia essere “uomo della comunità”, pronto alle grandi responsabilità come alle piccole diaconie quotidiane, ricco del gusto della “casa”, capace di costruire relazioni semplici e fraterne. «I religiosi fratelli, infatti, ricordano efficacemente agli stessi religiosi sacerdoti la fondamentale dimensione della fraternità in Cristo» . Il CG25 ci invita ad amare le nostre comunità, seguendo l’esempio di A. Zatti, che – per usare ancora le parole di Giovanni Paolo II – espresse un «servizio appassionato, competente e pieno di amore», tanto «puntuale a compiere i suoi doveri comunitari», quanto «completamente dedito al servizio dei bisognosi» . Di lui – autentico costruttore di comunità – si disse che egli non solo era “medico”, ma sapeva trasformarsi in “medicina”, in forza della relazione evangelica, che egli offriva a chi l’avvicinava. Gli eventi ricordati ci incoraggiano e ci spingono a rendere operativo in ogni Ispettoria l’impegno rinnovato, straordinario e specifico per la vocazione del salesiano coadiutore, specialmente nella pastorale giovanile e nella Famiglia Salesiana. È vivo il desiderio che ad essa sia data maggiore visibilità nel mondo della educazione e promozione umana, nei forum e negli incontri giovanili, nelle iniziative, che mirano a far conoscere la vocazione salesiana, nelle équipes e nei consigli dove, ai diversi livelli, si progetta ed anima la vita e la missione dei figli di Don Bosco. La memoria liturgica del beato Artemide Zatti, che incominceremo a celebrare il 15 marzo, e la giornata mondiale annuale della Vita consacrata sono chiamate a diventare – per ogni comunità educativa – occasione di testimonianza e di preghiera, perché questa vocazione continui a fiorire, per il bene dei giovani, e per la pienezza dello spirito di don Bosco. Mentre vi scriviamo questo messaggio, col cuore ancor pieno di entusiasmo per l’esperienza di grazia fatta in questi giorni, chiediamo il sostegno della vostra preghiera, perché sia data efficacia al rinnovato impegno della Congregazione, al servizio della vocazione del salesiano laico. I Capitolari del CG25 Roma, 15 aprile 2002. 2. MESSAGGIO DEL CG25 ALLA FAMIGLIA SALESIANA 138. Carissimi fratelli e sorelle, al termine del nostro Capitolo Generale 25°, desideriamo far pervenire a ciascun Gruppo e ad ogni membro della Famiglia Salesiana un particolare saluto e un vivo ringraziamento. Vi siamo grati per i messaggi e i contributi inviatici, per aver accompagnato con la preghiera e seguito con interesse lo svolgimento del Capitolo e per aver manifestato la vostra gioia e l’augurio più cordiale al nuovo Rettor Maggiore, che è per tutti noi il successore di don Bosco. La festa delle Beatificazioni, recentemente vissuta insieme, rappresenta un momento significativo di riconoscimento da parte della Chiesa. I nuovi Beati – una suora, un coadiutore e un sacerdote – accomunati nella stessa vocazione e dal medesimo slancio apostolico, sono un forte richiamo alla santità di vita per tutta la Famiglia Salesiana. Durante le nostre riflessioni capitolari abbiamo avuto presenti i vostri contributi e le aspettative sulla comunità salesiana: ci auguriamo che nel documento finale possiate trovare delle risposte ai vostri desideri. Le richieste più pressanti che ci avete rivolte nei vostri messaggi sollecitano la nostra capacità di essere guide spirituali e la disponibilità ad accoglierci in reciprocità, come fratelli e sorelle, al fine di offrire ai giovani un’educazione valida e di testimoniare il Vangelo nella società odierna. Questo ci è sicuramente di aiuto nel condividere la ricchezza spirituale del carisma di don Bosco. Nel testo capitolare abbiamo espresso, in vari modi, il nostro proposito di lavorare in rete e di crescere insieme. La complessa realtà del mondo in cui viviamo ci sollecita a condividere sempre più profondamente e corresponsabilmente la spiritualità che don Bosco ci ha affidata, e la missione giovanile e popolare cui siamo chiamati. Consapevoli della nostra particolare responsabilità nella Famiglia Salesiana, di cui don Bosco è padre e guida, intendiamo operare insieme per la crescita delle vocazioni nei diversi Gruppi, testimoniando l’autenticità di spirito e la comunione dei cuori. Il tema vocazionale preoccupa tutti i Gruppi della Famiglia. Da parte nostra abbiamo voluto dedicare attenzione speciale alla vocazione del salesiano coadiutore, figura originale ed essenziale del nostro carisma. Attuando la missione che ci è comune, molti di noi sono impegnati nell’educazione e nell’evangelizzazione dei giovani e del popolo. In scuole, oratori, opere sociali, centri per ragazzi in difficoltà, parrocchie ed altre realtà, operiamo e ci formiamo insieme per servire sempre meglio i nostri destinatari. Nella formazione condivisa poniamo la nostra forza e la nostra speranza. Con la pratica del Sistema Preventivo ci renderemo capaci di essere, nella società e nella Chiesa, una proposta significativa in campo educativo. In questi ultimi anni abbiamo posto grande fiducia nei laici, quali autentici collaboratori e protagonisti: ora stiamo assistendo all’espansione di un movimento laicale salesiano in tutto il mondo. Il nostro Capitolo, riflettendo sulla comunità salesiana oggi, ha confermato l’inderogabile impegno di crescere in fraternità e testimonianza di vita. Il “vivere e lavorare insieme” da fratelli, secondo lo stesso carisma, vuol essere il traguardo e l’esito della vita in comunità, dove l’amore fraterno risulti visibile e forte. Questa forza contagiosa andrà a beneficio di tutta la Famiglia Salesiana, che saprà arricchirsi vicendevolmente per dar vita a un’autentica comunione di fratelli e sorelle, secondo il cuore di don Bosco. Ci unisce con forza anche la testimonianza evangelica, il cui scopo ultimo sta nel portare il Vangelo di Cristo ai giovani e al popolo. Non ci sentiamo soli in questo impegno. La condivisione del carisma e la stessa complessità dell’evangelizzazione ci obbligano oggi a programmare e ad operare insieme. In questo sta la grande ricchezza della Famiglia Salesiana: vivendo esperienze diverse, possiamo leggere la realtà da prospettive differenti e con accentuazioni carismatiche peculiari, da mettere in comune a beneficio di tutti. Il Sistema Preventivo di don Bosco è patrimonio comune nel nostro progettare educazione ed evangelizzazione. Possiamo così raggiungere i nostri destinatari con la stessa intenzionalità educativa e interventi complementari, uniti nel medesimo spirito. Costruiamo perciò una Famiglia viva, che agisce in sintonia e convergenza, per perseguire una meta comune. Lasciandoci poi guidare da quanto abbiamo espresso nella “Carta di comunione” e nella “Carta della missione”, veniamo coinvolti tutti nell’unica missione di don Bosco, con le nostre originali espressioni, ma collegati in un vasto movimento salesiano. In tal modo il nostro donarci sarà anche frutto di quanto riceviamo gli uni dagli altri, consapevoli che «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35). In comune, godiamo della protezione dell’Ausiliatrice, Madre delle nostre comunità e dei Gruppi, la cui devozione si va diffondendo sempre più in tutto il mondo, grazie ai membri della Famiglia. Con fiducia La invochiamo, perché benedica ciascuno di noi, ogni Gruppo e tutti i collaboratori con le loro famiglie. Nelle sue mani affidiamo il futuro della Famiglia spirituale, che tanto ci sta a cuore. E come Capitolo, invochiamo per tutti la benedizione del Signore per intercessione dell’Ausiliatrice, di don Bosco, dei nuovi Beati e di tutti i Santi salesiani. Il Rettor Maggiore e i Capitolari del CG25 Roma, 18 aprile 2002. 3. MESSAGGIO AI GIOVANI 139. Riuniti a Roma, provenienti da tutti i Continenti, noi, Salesiani di don Bosco, scriviamo a voi Giovani, perché siete la ragione della nostra vita. Convinti della parola del Signore: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato», ci siamo confrontati su come migliorare la nostra vita di comunità. Crediamo che il rinnovamento del nostro «vivere e lavorare insieme» sia un grande dono per voi come lo è per tutti noi; e ci auguriamo che lo sappiate leggere come segno di speranza nel vostro impegno per superare divisioni, per cercare la giustizia senza cadere nell’odio, per offrire a tutti aiuto e perdono. Vogliamo essere con voi e per voi nelle situazioni di povertà, nei drammi della guerra, nei conflitti che dividono e ovunque la vita viene minacciata e la crescita impedita. Siamo con voi nella ricerca dell’Amore, che dà senso pieno alla vita e dona felicità. Insieme vogliamo essere «sentinelle del mattino», messaggeri di pace, costruttori di una nuova umanità, attingendo forza dalla Pasqua del Signore. Vogliamo dirvi che le porte dei nostri cuori e delle nostre case sono sempre aperte per voi. I Salesiani del Capitolo Generale 25° Roma, 20 aprile 2002. 4. APPELLO PER SALVARE I GIOVANI DEL MONDO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI SALVIAMO I RAGAZZI, IL FUTURO DEL MONDO «I ragazzi vanno presi sul serio, altrimenti li abbiamo contro o altrove. Non possiamo abusare della loro buona volontà: se chiedono pane, noi diamo pane, ma se chiedono istruzione, formazione, noi non possiamo far finta di niente» (D. Juan E. Vecchi, 8° successore di Don Bosco) 140. Noi Salesiani di Don Bosco viviamo e lavoriamo in 128 nazioni, a diretto contatto con migliaia e migliaia di giovani, ragazzi e ragazze. Come rappresentanti di tutti i Salesiani, siamo radunati in assemblea mondiale e non possiamo tacere per dichiarare con forza che non è più rinviabile l’impegno di lottare con ogni energia a favore dei giovani. Rivolgiamo le nostre parole a coloro che hanno responsabilità nei confronti dei giovani: – ai Responsabili della Politica e dell’Economia, in ogni nazione e anche a livello internazionale; – alle Istituzioni umanitarie, alle ONG, alle Associazioni di Volontariato; – alle Chiese e alle Istituzioni religiose; – alle famiglie; – a chi gestisce e opera nei mass media; – alle agenzie educative. Noi constatiamo in ogni parte del mondo non solo l’umiliazione della povertà in cui vivono milioni di ragazzi, senza famiglia, né casa, né futuro, ma ancor più lo sfruttamento dei minori, resi schiavi ad opera di un mondo di adulti troppe volte insensibile e irresponsabile, artefice di strutture di esclusione. Sono tanti milioni i ragazzi poveri. La povertà può essere vinta. Ma c’è anche un diritto al rispetto della dignità di chi è povero. Noi assistiamo invece a un mondo che infierisce sul povero e lo umilia, impedendo a lui ogni prospettiva di futuro. Siamo convinti che alla radice di tante povertà non ci sono cause naturali, ma chiare ingiustizie, frutto di una visione riduttiva in senso economicistico. L’elenco delle piaghe del mondo giovanile è diffuso e conosciuto: lavoro minorile, ragazzi che vivono notte e giorno sulla strada, prostituzione di minori, pedofilia, violenza e sfruttamento dei giovani, evasione scolastica, diffusione dell’AIDS, analfabetismo, disoccupazione, droga e alcoolismo, emigrazione forzata, bambini soldato, corruzione, bande giovanili: tutti fenomeni in crescita, che chiudono ogni possibilità di futuro per numerose nazioni, molte delle quali schiacciate dal debito estero. Rovinare i ragazzi e i giovani significa impedire completamente il futuro di una nazione e del mondo intero. Noi Salesiani abbiamo ereditato da Don Bosco l’impegno a dare la vita per la crescita e l’educazione dei giovani. È urgente investire molte risorse per questo scopo. Più di una volta Don Bosco (1815-1888), nel chiedere denaro alle persone facoltose per educare i suoi ragazzi poveri, usò parole forti: o apriamo oggi spontaneamente la borsa per aiutare questi giovani, o verranno un domani “a prendere i vostri soldi con il coltello alla gola e il revolver in mano”. Ci confortano anche le parole di don Juan E. Vecchi, l’8° successore di D. Bosco, che recentemente ha lanciato un “j’accuse” verso istituzioni politiche ed economiche disattente o direttamente colpevoli nei confronti dei giovani. Siamo dalla parte dei giovani, perché noi – come Don Bosco – abbiamo fiducia in loro, nella loro volontà di imparare, di studiare, di uscire dalla povertà, di prendere in mano il proprio futuro, ma vediamo che essi sono impossibilitati a farlo perché troppi adulti sono colpevolmente assenti nei loro confronti; non solo non vogliono saperne di investire su di essi, ma addirittura li sfruttano. Siamo dalla parte dei giovani, perché crediamo nel valore della persona, nella possibilità di un mondo diverso, e soprattutto nel grande valore dell’impegno educativo. Ci sorprende positivamente che gli stessi “uomini del denaro” (il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale) abbiano dichiarato che l’unica soluzione è quella dell’Educazione. Noi siamo convinti che è urgente da parte delle Istituzioni spendere molte risorse, denaro e attenzioni per l’EDUCAZIONE DEI GIOVANI: la loro protezione, la difesa dai pericoli, la prevenzione, il loro protagonismo. Educare i giovani è l’unico modo per preparare un futuro positivo per il mondo intero. Globalizzare tutti insieme l’impegno per l’educazione! È questo un compito per tutti gli uomini e le donne che responsabilmente hanno a cuore il futuro dei propri figli e di tutti i giovani del mondo. A una globalizzazione di tipo economico cerchiamo di rispondere con una globalizzazione di tipo educativo, che dia vigore e speranza al mondo giovanile. Il Rettor Maggiore e 231 rappresentanti dei Salesiani nel mondo Roma, 20 aprile 2002. Udienza di lunedì 15 aprile 2002 Cf. CG24, 154 VC 60 Omelia della Messa di Beatificazione