Capitolo Generale 23 dei Salesiani di Don Bosco EDUCARE I GIOVANI ALLA FEDE Documenti Capitolari Roma, 4 marzo - 5 maggio 1990 Presentazione Cari confratelli, iniziamo un nuovo sessennio. Lo facciamo pieni di fiducia nel Signore, convinti che il CG23 è stato per noi una visita del suo Spirito. Egli ci guiderà nel cammino da percorrere. L'atteggiamento da coltivare in ogni confratello e in ogni comunità sarà quello testimoniato in modo eminente dal nuovo Beato, don Filippo Rinaldi, così come lo abbiamo approfondito nella circolare di inizio d’anno (ACG 332, gennaio-marzo 1990). 1. Gli Atti del CG23 Vi presento gli Atti del CG23.] Contengono un materiale assai ricco che orienterà la nostra vita e attività apostolica. Vi è raccolta la documentazione ufficiale dei lavori capitolari, ossia: il documento sul tema dell’educazione dei giovani alla fede; le modifiche o aggiunte riguardanti le Costituzioni e i Regolamenti; alcune interpretazioni pratiche di testi della Regola; deliberazioni riguardanti Gruppi di Ispettorie; un orientamento operativo per la nostra presenza in Africa; una breve cronistoria dell’evento capitolare; e la "Lettera ai giovani" richiesta dall'Assemblea al Rettor Maggiore. Troverete, inoltre, vari discorsi e saluti augurali, soprattutto quelli così ricchi di suggerimenti rivolti a noi dal Santo Padre e anche da S. Em. il Cardinale Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. Tutto questo prezioso materiale rappresenta il frutto anche di un lungo travaglio di preparazione, iniziato nel mese di agosto del 1988 con la convocazione del Capitolo (ACG 327) e realizzato con uno sforzo largamente comunitario. I Capitoli ispettoriali hanno prodotto interessanti contributi; la Commissione precapitolare ne ha tratto una fedele e organica radiografia ed ha proposto una stimolante sintesi per la redazione di un possibile testo capitolare, ricca di opportune riflessioni. Hanno influito sui lavori capitolari anche i due volumi della "Relazione del Rettor Maggiore" sul sessennio '84-'90 e delle "Statistiche" generali della Congregazione: essi offrono un panorama concreto e ragionato della nostra realtà, dei progressi, delle aspettative, dei problemi e delle possibilità. 2. Il documento capitolare L'Assemblea capitolare in due mesi di intenso interscambio ha saputo formulare valide conclusioni. E' partita dalla diversità dei contesti in cui operano le nostre comunità, rilevando la complessità della condizione giovanile, interpretando l'atteggiamento dei giovani in relazione alla fede e individuando le sfide universalmente più significative. Alle molteplici interpellanze ha risposto proponendo un cammino educativo, ispirato all'esperienza pedagogico-pastorale tipica di Don Bosco. Per assicurarne poi l'attuazione ha individuato alcune scelte concrete da mettere in pratica. Penso sia utile sottolineare alcuni aspetti che sono come le colonne portanti del tutto. Il prenderli in considerazione faciliterà la retta interpretazione del documento e promuoverà l'applicazione delle sue deliberazioni e orientamenti. 2.1 E' importante anzitutto tener presente che il cammino di educazione dei giovani alla fede si muove nell’ambito della "nuova evangelizzazione" (cf. ACG 331). Questo comporta svariate esigenze. Il requisito di fondo è puntare sull'autenticità della fede, sulla sua interiorizzazione, sulla credibilità di chi la professa, per saper interpretare le novità dei segni dei tempi e per affrontare le sfide dell’irrilevanza, della lontananza, della molteplicità di messaggi e di proposte. Il Santo Padre ci ha detto che l'educazione dei giovani alla fede "è una delle grandi istanze della nuova evangelizzazione, ed è giusto che cerchiate, oggi, strade adatte e linguaggi appropriati, nella piena fedeltà al vostro carisma ed a tutto l'insegnamento della Chiesa" (Discorso al CG, 3). Il documento non si ferma ad esaminare le singole nostre istituzioni, che sono già state trattate in Capitoli precedenti aprendo anche strade a nuove iniziative. L'aspetto prioritario che vuole evidenziare come urgenza più sentita è, propriamente, la nostra capacità di adeguarci, dovunque siamo o saremo, alle interpellanze della cultura emergente e alle sfide dei contesti reali. Urge accendere nei giovani un vivo desiderio della fede cristiana e, una volta acceso, accompagnarli passo dopo passo fino alla pienezza della vita nello Spirito. Per noi la nuova evangelizzazione esige concretamente una "nuova educazione" da ripensare in fedeltà alle origini. La preoccupazione del testo è portata tutta sulla qualità della nostra azione educativa. La chiave di lettura è la proposta di un cammino pedagogico permeato di Vangelo. Ciò significa dedicazione a una crescita progressiva della fede fino alla maturazione, e non soltanto una semina, una proposta occasionale, o qualche gesto o rito tradizionale. Il cammino proposto dal documento capitolare richiede non solo impegno di seminare, ma anche costanza e perizia nel coltivare, e preoccupazione di condurre a compimento: richiede, cioè, una pedagogia della santità veramente originale. 2.2 Soggetto responsabile e per noi indispensabile per accompagnare i giovani nel cammino della fede è la comunità, ispettoriale e locale. Il documento non si sofferma sulla natura e struttura della comunità salesiana, già affrontate con profondità anteriormente, ma sulla sua qualità e credibilità. La comunità deve essere visibilmente "segno" e "scuola" di fede viva. Nel caso che essa non risponda all'appello, il documento capitolare rimarrà carta da biblioteca. Il cammino proposto, infatti, parte dalla fede esplicita della comunità per espandersi e crescere nella fede dei giovani: "dalla fede alla fede!" (cf. Commento del Rettor Maggiore alla Strenna-90). La comunità salesiana è il soggetto primo di tutto il discorso, il filo conduttore che lega le varie parti del testo: essa vive con gioiosa intensità la sequela del Cristo, confessa il suo mistero con la testimonianza consacrata, si sintonizza e scruta con attenzione il contesto in cui opera, scopre in esso i semi di Vangelo, interpreta i desideri di fede, intuisce i passi da fare nel cammino, si dedica a percorrerlo, lo verifica continuamente alla luce della Parola di Dio. Primo destinatario del documento è dunque la comunità; ad essa si rivolge il CG23 affidandole l'impegno della sua realizzazione. 2.3 La credibilità della comunità, nella sua metodologia salesiana per educare i giovani alla fede, è poggiata dal CG23 su due colonne caratteristiche e complementari: "spiritualità" e pedagogia". Si tratta di due dinamismi su cui converge il Sistema Preventivo che Don Bosco ci ha trasmesso "come modo di vivere e di lavorare per comunicare il Vangelo e salvare i giovani con loro e per mezzo di loro. Permea le nostre relazioni con Dio, i rapporti personali e la vita di comunità, nell’esercizio di una carità che sa farsi amare" (Cost. 20). Don Bosco ci ha lasciato un patrimonio ricco ed originale a cui ispirarci: pensiamo a tutta la descrizione dello "spirito salesiano" che è codificata nel capo 2° delle Costituzioni. Questo "spirito" costituisce l'anima del nostro stile di convivenza con i giovani e del nostro procedere con loro nel cammino di fede. Il Papa ci ha parlato di spiritualità sia nel Messaggio iniziale, sia nel discorso del 1° maggio: "spiritualità significa partecipazione viva alla potenza dello Spirito Santo... I giovani devono avere coscienza della vita nuova donata loro nel sacramento del Battesimo e portata a pienezza in quello della Cresima, e sapere che da essa procede quella forza di sintesi personale tra fede e vita che è possibile a chi coltiva in sé il dono dello Spirito" (discorso al CG, 5). Ma la nostra spiritualità si caratterizza come una spiritualità "pedagogica". La qualità pastorale della comunità è misurata dall'evangelizzare "educando". Si tratta di saper coltivare pazientemente il seme gettato nel cuore dei giovani, anche da altri seminatori. La comunità è chiamata tutta a seguire con attenzione i giovani in un dialogo di fede, più in là del semplice adempimento di obblighi istituzionali; in questo non esistono "clichés" che si possano ripetere, ma occorre intensificare la capacità di animare, di coinvolgere, di corresponsabilizzare, ossia di educare. 2.4 La comunità, però, non potrà proporre e sviluppare la fede dei giovani, se non vive in forma attiva e aggiornata la comunione di orientamenti e di iniziative propri della Chiesa. Tra le priorità pastorali proposte dal Concilio Vaticano II e da vari Sinodi posteriori c'è quella dell’animazione dei fedeli laici. Il documento capitolare ne parla in vista dell’educazione dei giovani alla fede. Lo sottolinea anche il Rettor Maggiore nel discorso conclusivo, affermando che questo impegno ci obbliga a collocarci di fatto sulle frontiere della nuova evangelizzazione e della nuova educazione (cf. "Christifideles laici"). Nelle deliberazioni del Capitolo si indicano due spazi precisi per noi in questo tipo di animazione e coinvolgimento: quello della "comunità educativo-pastorale" e quello della "Famiglia Salesiana". In entrambi operano parecchi laici con ruoli, modalità e possibilità differenti. Il CG23 richiede alla comunità, in ognuno dei suoi livelli - locale, ispettoriale, mondiale - d’impegnarsi durante i prossimi sei anni in quest'area di animazione a favore dei giovani. A tale scopo indica compiti concreti sia per le Case che per le Ispettorie, e suggerisce al Rettor Maggiore con il suo Consiglio di "offrire elementi e linee per un "progetto- laici" in Congregazione". 2.5 Il documento, poi, propone come mezzo indispensabile per crescere sia nella "spiritualità" e "competenza pedagogica", sia nell’"animazione dei fedeli laici", quello della formazione permanente. La prima delle deliberazioni capitolari si riferisce proprio alla necessità di saper progredire in questo compito rinnovatore: "Nel prossimo sessennio - afferma- la Congregazione avrà come impegno prioritario la formazione e qualificazione continua dei confratelli. Curerà specialmente l'interiorità apostolica, che è insieme carità pastorale e capacità pedagogica" (n. 221). La formazione permanente è chiamata a mettere a fuoco, ancora una volta, la comunità. Infatti si tratta di ottenere "la testimonianza di una comunità che si rinnova continuamente". Essa è il soggetto privilegiato della nostra crescita qualitativa con la sua testimonianza quotidiana, con la corresponsabilità e il discernimento, con la partecipazione attiva nella comunione della Chiesa locale, con la fedeltà dinamica al Fondatore sconfiggendo i rischi di quel sottile "genericismo" che è stato individuato come un pericolo attuale nella verifica sulla vita delle comunità (cf. Relazione del Rettor Maggiore, 291-298) e che costituisce un aspetto della nostra superficialità spirituale. 3. L'evento CG23 Ogni Capitolo Generale dovrebbe essere, secondo le Costituzioni, "il principale segno dell’unità della Congregazione nella sua diversità" (Cost. 146); dovrebbe, cioè, avere un significato vitale che va ben oltre i suoi stessi documenti. Il CG23 lo è stato senz'altro, anche se ogni evento umano porta con sé degli aspetti meno positivi e delle manchevolezze. In questo Capitolo dobbiamo sottolineare due segni straordinari di peculiare dimensione ecclesiale: la solenne beatificazione del terzo successore di Don Bosco, don Filippo Rinaldi, nella piazza S. Pietro gremita di fedeli, e l'intervento personale del Santo Padre Giovanni Paolo II con il Messaggio iniziale e con la sua storica visita alla sede stessa del Capitolo. Ma ci sono stati, poi, tanti altri aspetti fortemente positivi: la gioiosa vita di famiglia tra tutti i capitolari, gli interscambi delle svariate esperienze (le famose "Buone Notti"!), la sintonia di tutti con lo spirito del Fondatore, la crescente consapevolezza dell’importanza della nostra comunione mondiale, la sensibilità e il rispetto per le diversità culturali, la sensazione mutuamente confessata di vivere una speciale ora di grazia, l'elevatezza di intenzioni promossa fin dall'inizio dal ritiro spirituale guidato dal nostro benemerito vescovo honduregno, Mons. Oscar Rodriguez, e il fatto di essere stato un Capitolo "ordinario" di nuova fattura. Il CG23 è stato davvero un "segno dell’unità della Congregazione"; i capitolari ne hanno portato la promessa di vitalità in tutte le Ispettorie come peculiare dono di questa "visita dello Spirito Santo". Possiamo affermare che per mezzo di questo Capitolo "l'intera Società, lasciandosi guidare dallo Spirito del Signore, (ha cercato) di conoscere, in (questo) momento della storia, la volontà di Dio per un miglior servizio alla Chiesa" (Cost. 146). 4. L'impegno del sessennio Vi invito dunque, cari confratelli, a studiare e a tradurre in pratica quanto il CG23 ci propone per essere "missionari dei giovani". L'applicazione delle sue direttive ed orientamenti ci collocherà in prima fila tra gli operai della vigna: sia perché la Chiesa è alla ricerca appunto di un metodo pastorale adeguato ai tempi nuovi, sia perché Essa sta guardando con priorità alla nuova evangelizzazione dei giovani. Questo ve lo dicevo già nel commento alla Strenna di quest'anno. Bisognerà verificare, poi, se saremo capaci di procedere in avanti; è quanto auspichiamo per tutti: giovani e anziani, sani e ammalati, perché tutti apportiamo tesori di riuscita secondo la misura della grazia che il Signore dà a ciascuno in tanti modi differenti. Il segreto per arrivarci sta nella testimonianza della interiorità apostolica che, con la sua grazia di unità, ci rende "pastori" e "pedagoghi": pedagoghi, perché pastori di giovani; e pastori, perché educatori cristiani. Chiudevo la Relazione sul sessennio 84-90 "sottolineando qual è la condizione di fondo che urge di più per la nostra attività salesiana; la si esprime - scrivevo - con una parola che diviene per noi appello: "spiritualità!"" (p. 272). Infatti, ci dicono le Costituzioni: "Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero" (Cost. 34). Chiediamo all'Ausiliatrice, Stella dell’evangelizzazione, che ci aiuti ad immergerci sempre più nel mistero di Cristo, Fratello e Signore, perché con Lui non camminiamo nelle tenebre, ma abbiamo - per noi e per i giovani - la luce della vita! Roma, 10 giugno 1990, Festa della Trinità D. Egidio Viganò Educare i giovani alla fede Compito e sfida per la comunità salesiana oggi Introduzione [1] La Congregazione salesiana La Congregazione salesiana, sotto la guida dello Spirito Santo e fedele al carisma del Fondatore, ha compiuto in questi anni un cammino di rinnovamento e di definizione della propria identità. Vorremmo ripercorrere per accenni la storia che dalla "missione" salesiana ci ha portato verso il "cammino di educazione alla fede". L'impegno educativo-pastorale della Congregazione, infatti, non è un aggregato di eventi e di azioni che scorrono gli uni sugli altri senza un senso e senza un collegamento; ma è l'insieme delle esperienze che, animati dallo Spirito di Dio, noi abbiamo realizzato nella storia della salvezza. [2] solidale con il mondo e la sua storia La nostra missione di educatori ci fa intimamente solidali con il mondo e la sua storia. Educare infatti vuol dire partecipare con amore alla crescita delle persone e alla costruzione del loro futuro. Noi affrontiamo questa storia alla luce del disegno di salvezza, guidati dalla sapienza della Chiesa che ne è il segno e lo strumento. Le tendenze in atto nel mondo sottolineano la funzione centrale della persona in tutti quei problemi che segnano la vicenda umana. "Siamo testimoni della nascita di un nuovo umanesimo in cui l'uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia". In questo contesto, allora, l'educazione della persona diventa urgente e prioritaria. [3] nel cuore della Chiesa Nel Concilio Vaticano II la Chiesa, guidata dallo Spirito, ha colto i "segni del tempo"; ha svegliato la consapevolezza del suo essere mistero; ha rinnovato la sua interna comunione e ha ripensato la sua presenza nel mondo in vista della missione. Esperta in umanità, si è sentita nuovamente chiamata a educare ed accompagnare l'uomo. Documenti e assise autorevoli hanno offerto orientamenti pratici per realizzare tutto questo. Molto è maturato da allora nella coscienza e nella vita dei fedeli. [4] a servizio della nuova evangelizzazione Negli ultimi anni si è fatto urgente il bisogno di una "nuova evangelizzazione": "nuova nel suo ardore, nel suo metodo, nelle sue espressioni" Essa trova la sua ragione nelle situazioni inedite "ecclesiali, sociali, economiche, politiche e culturali", caratterizzate da una crescente accelerazione del mutamento e dall'accumularsi di questioni che chiamano in causa la responsabilità di tutti. E' nuovo dunque il contesto, sono nuovi anche gli obiettivi generali a cui essa tende: si tratta di rinnovare il tessuto umano della società, accettando di rinnovare anzitutto lo spirito evangelico nelle comunità ecclesiali. La "nuova evangelizzazione" si rivolge alla persona, "centro e vertice di tutto quanto esiste sulla terra" E' consapevole però che il rispetto della persona esige una solidarietà anche a livello mondiale. Di questa solidarietà la carità è l'anima e il sostegno. Persona e società vengono così trasformate da una "nuova cultura", attenta oltre che alle esigenze della morale individuale, alla totalità dei bisogni dell’essere umano. [5] A partire dalla missione (CG20) La Congregazione si è mossa "solidale con il mondo e in comunione con la Chiesa , collocando la sua piccola storia nel grande alveo del cammino dell’umanità. Il CGS ha concentrato l'attenzione sulla "nostra missione specifica". Due sono state le condizioni indicate per realizzarla. La prima era quella di lasciarsi guidare dallo Spirito a riscoprire il carisma del Fondatore, a partecipare intensamente alla vita della Chiesa, a cogliere gli appelli dei giovani nella storia del mondo di cui Egli è il fermento nascosto. La seconda, quella di essere disponibili a ripercorrere con fiducia nuovi "esodi" e nuove scelte. Infatti un atteggiamento di paura di fronte alla vita o di sospetto di fronte alla nuova cultura o di scarso entusiasmo di fronte ai grandi compiti che si profilavano non sarebbe mai stato accettato dalla gioventù. [6] assunta dalla comunità con un progetto (CG21) Sei anni dopo, tutto questo era ormai meglio avvertito dai confratelli. Il CG21 si propose allora di essere più concreto e operativo nell’indicarne le conseguenze. Scorgeva tra le attese dei giovani e la nostra missione una felice coincidenza; e nella dimensione evangelizzatrice, la fondamentale caratteristica della nostra identità. Ma come evangelizzare i giovani? Il CG21 faceva leva su due priorità: la prima era la comunità salesiana soggetto della missione e animatrice di numerose forze apostoliche; e la seconda, un progetto educativo-pastorale. La comunità diventava "centro" di comunione e di partecipazione; e il progetto, cioè il Sistema Preventivo ricompreso e riattualizzato, sarebbe stato il nostro modo originale di rendere reale l'evangelizzazione dei giovani. [7] come consacrazione apostolica (CG22) Il CG22 portò a termine l'elaborazione della nostra Regola di vita e riconobbe definitivamente l'inscindibile unità che intercorre per noi tra missione apostolica, vita comunitaria e professione dei consigli evangelici , facendo di questa "consacrazione apostolica" un’appassionata "scelta di Dio" attraverso l'amore ai giovani, suoi figli. Risvegliando nel loro cuore i sentimenti di filiazione e la convinzione della presenza del Padre, il salesiano compie la sua "esperienza radicale del Vangelo". [8] Nuove sfide Questa lettura della storia salesiana, che è stata ispirata da una profonda comunione con la Chiesa e dalla solidarietà con il mondo dei giovani, specialmente i più poveri, ci ha fatto guardare con concretezza e amore ad essi. Dal loro modo di essere e di vivere sono nate in noi domande urgenti e importanti: che cos'è per loro, oggi, Dio? quale incidenza ha la fede nella loro vita? come impegnare la nostra missione di educatori alla fede in questi nuovi tempi e nelle nuove situazioni? Queste domande hanno mosso la nostra riflessione. Essa è stata arricchita dai messaggi che gli avvenimenti e le manifestazioni giovanili dell’anno centenario ci hanno comunicato. I giovani si manifestano sensibili ai valori di una nuova proposta di vita che trova in Don Bosco il "maestro" capace di proporre "una nuova educazione che è insieme creativa e fedele" . Nacque allora, con naturalezza, e si diffuse il desiderio di fare un cammino di fede insieme a loro, alla luce della pedagogia della santità giovanile salesiana. [9] avvertite da tutte le ispettorie I Capitoli ispettoriali, orientati e sollecitati da queste sensibilità, si sono mossi entro un ambito pratico: quello di verificare l'efficacia dell’educazione salesiana in ordine alla vita di fede dei giovani. Le domande inquietanti che hanno fatto pervenire sono state le domande di sempre; eppure, sotto l'incalzare della nuova epoca, si presentavano nuove nel loro tono e nelle esigenze di concretezza: come va intesa la fede nei contesti in cui essa deve divenire luce e sale? come va riferita all'esistenza personale la vita di fede? che cosa significa oggi educare alla fede? come comunicare la fede e come accompagnare i giovani verso di essa? [10] a cui risponde il CG23 Bisogna costruire un cammino sulla misura dei giovani, pensando a un tipo d’uomo capace di vivere le esigenze della fede nella storia attuale. Così il progetto raggiunge il punto desiderato. A partire da qui si sono individuati tre fondamentali temi che hanno occupato l'attenzione dei capitolari e nei quali si articola la riflessione del CG23: la situazione dei giovani nei propri contesti, il cammino di fede, la spiritualità giovanile salesiana. [11] ispirandosi alla pedagogia del Padre L'educazione dei giovani alla fede si ispira all'azione di Dio: "Con provvida gradualità, (Egli) ha svelato il mistero del suo amore, muovendo gli uomini attraverso la storia e l'antica alleanza verso l'incontro con Cristo. Ha soccorso gli uomini con eventi e con parole ad essi familiari, parlando al suo popolo secondo il tipo di cultura proprio delle diverse situazioni storiche, mostrando la sua "condiscendenza" al massimo grado nel Figlio fatto carne" . [12] testimoniata dal Figlio L'avvento del Signore Gesù raccoglie tutta l'opera educativa del Padre. E' Lui l'Emmanuele, il Dio con noi. Gesù è riconosciuto dai suoi come "Rabbi" e "Maestro" . E' dotato di una sua originale autorità di magistero, è capace di farli riflettere sugli eventi umani liberandoli dai pregiudizi correnti, è attento alla loro formazione ed è pronto ad utilizzare le forme più appropriate della comunicazione. Gesù manifesta in maniera convincente la pedagogia dell’amore, sia nella donazione di sé agli altri, sia nel saper accogliere e difendere "i piccoli e i peccatori", sia nel proporre ai giovani di portarsi oltre traguardi pur buoni verso il cammino esigente e più alto del Regno di Dio. Certamente il Cristo è assai più che un educatore geniale. E' il Figlio di Dio fatto uomo, Colui che dona senso pieno a tutto ciò che ha rilevanza e valore umano. A Lui come a vero e definitivo "Progetto-Uomo" si rivolge ormai la fondamentale opera dell’educazione, che per essere integralmente umana dovrà imparare a divenire veramente cristiana. [13] diffusa dallo Spirito Santo Lo Spirito Santo rinnova e diffonde nella Chiesa questa "sapienza pedagogica". E' Lui che ci conduce a riscoprire Cristo e il suo Vangelo, a ritrovare nella sua originalità lo spirito del Fondatore, a cogliere gli appelli del mondo, a partecipare attivamente alla vita della Chiesa. La Chiesa, esperta in umanità, diventa anche esperta in educazione. Tutto in essa è ordinato alla crescita dell’uomo. Al suo interno sono sempre nati e si sono formati maestri, pastori e dottori che assunsero in forma intensa il suo amore per l'uomo e la sua capacità educatrice. Attraverso la loro opera feconda e tramite istituzioni di inestimabile valore umano e culturale, la storia della Chiesa si identifica in non piccola parte con la storia dell’educazione di molti popoli. [14] perché i giovani abbiano la vita In questo spazio di ampio respiro, in questa missione dalle infinite possibilità ci collochiamo noi Salesiani al seguito di Don Bosco, convinti che è la fede a vincere il mondo , e che "gloria di Dio è l'uomo vivente" . Alla vita dei giovani vogliamo dedicare le nostre energie, accogliendo le parole del Signore: "Io sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza" . Prima parte La realtà giovanile sfida la comunità salesiana 1. I contesti in cui vivono le comunità salesiane Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). [15] Uno sguardo pastorale ai contesti Le nostre comunità, poste dalla volontà di Dio in un determinato ambiente umano, sentono che questo è il luogo concreto in cui viene loro chiesto di esprimere la propria fede come testimonianza credibile e come annuncio di vita. Perciò sono impegnate a comprendere a fondo i contesti in cui sono collocate e a condividere le speranze della gente, facendone un’attenta lettura alla luce della Parola di Dio. Esse rilevano così con maggior chiarezza gli interrogativi che la società e la cultura pongono oggi alla fede. E riescono meglio a capire le condizioni in cui si realizza la crescita umana e religiosa dei giovani, e le difficoltà che essi incontrano nello sforzo di maturare come cristiani. [16] La nostra riflessione sull'educazione dei giovani alla fede muove dunque dall'ambito della cultura vissuta, e cioè dai criteri di giudizio, dai valori determinanti, dai punti di interesse, dalle linee di pensiero, dai modelli di vita . E' una riflessione pastorale. Vuole cogliere la relazione che questi elementi hanno con il "disegno di salvezza" che Dio ha affidato alla sua Chiesa . Utilizza con fiducia il contributo delle scienze competenti e si basa su analisi autorevoli. Ma non si propone di essere esaustiva. Rileva soltanto quegli aspetti, individuati dalle nostre comunità, che maggiormente influiscono sulle crescita dei giovani nella fede. [17] La presentazione dei diversi contesti aiuta a comprendere la complessità delle situazioni in cui le comunità si trovano a lavorare. E fa loro capire che devono prendere in seria considerazione il proprio contesto, se vogliono fare con i giovani un cammino di fede. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che il mondo, pur con le differenze accennate, diventa sempre più un "villaggio", a causa specialmente dei mezzi della comunicazione sociale e della facilità dei trasporti. Tendenze culturali, mode, modalità di vita si diffondono simultaneamente un po' dovunque. Si profila quindi un’epoca in cui diventerà necessario aprirsi ai differenti contesti, percependone i problemi e solidarizzando con essi. I "tipi" di contesti che esamineremo caratterizzano determinate aree geografiche, ma non si trovano in nessuna di esse allo stato puro. E' facile anzi che s'intreccino nella stessa area geografica, condizionandosi e modificandosi a vicenda. Vengono descritti attorno a quattro riferimenti che interagiscono tra loro: il sistema sociopolitico ed economico, alcune tendenze culturali, la religiosità, la situazione giovanile. Sarà proprio quest'ultimo la prospettiva da cui guardare gli altri tre. [18] Contesti segnati da abbondanza di beni materiali Molte comunità si trovano a lavorare in contesti segnati dall'abbondanza di beni materiali. In questi contesti i problemi del cibo, della casa, del lavoro, dell’istruzione e della sicurezza sociale sembrano risolti. Le persone, garantite nelle loro esigenze umane primarie, favorite nell’acquisizione e nell’accrescimento della propria cultura, dispongono degli strumenti necessari per il loro sviluppo integrale. Il sistema politico, a sua volta, tende ad assicurare un ampio margine di libertà e di partecipazione alla vita pubblica. I ceti meno abbienti possono realizzare una migliore crescita economica e sociale. Anche il ruolo della donna è più riconosciuto e meglio valorizzato nei vari ambiti della vita sociale. La tecnologia spinge costantemente verso un maggior benessere, e abbatte alcuni condizionamenti alla libertà. Quando, però, la mentalità tecnologica viene assunta acriticamente, condiziona il modo di pensare ed ogni altro approccio alla vita. Il privato sembra dilatarsi sempre più, particolarmente in ciò che fa riferimento alla morale. Si giunge a non accettare alcuna ingerenza di norme che vadano oltre la pura regolamentazione della convivenza sociale. La società, quando è fortemente segnata dalla logica del profitto, diventa generatrice di povertà antiche e nuove. All'interno dello stesso contesto si consolidano, allora, consistenti minoranze insoddisfatte, e le nazioni più povere risentono pesantemente le conseguenze delle opzioni perseguite in questa logica. Tutto questo non ci lascia indifferenti perché, di fatto, plasma un certo modo di pensare la vita e il rapporto fra gli individui e le società, che incide su tutti, sui più giovani in particolare. [19] La Chiesa è consapevole di essere quantitativamente in minoranza e progressivamente irrilevante nell’ambito della cultura, non senza, talvolta, qualche responsabilità degli stessi cristiani. Ma siamo anche testimoni che cresce il numero delle persone capaci di vivere con intensità e coerenza i valori evangelici, e di esprimere la loro appartenenza ecclesiale. Esse sono convinte che la Chiesa è chiamata ad essere "segno e strumento della salvezza dell’uomo" , e si impegnano con serietà e concretezza in progetti di animazione, solidarietà e promozione sociale. [20] In tale contesto troviamo anche numerose espressioni di religiosità popolare. Consolidatesi lungo i secoli, esse hanno raggiunto livelli di autentica pietà. Sono presenti in non poche famiglie, si possono ancora ammirare in manifestazioni e in luoghi di culto caratteristici. Si diffondono pure fenomeni di nuove forme di religiosità e di sette autonome di ispirazione teosofica, neo-orientale e neo-pagana. [21] Vi sono giovani presenti in modo consistente nel sociale. Si impegnano nei movimenti ecologici e pacifisti, in difesa e per la promozione dei diritti umani, pagando spesso di persona nella lotta contro le varie forme di ingiustizia. Anche se, per mancanza di formazione all'impegno politico, alcuni prendono le distanze dalle formazioni partitiche, questi stessi, magari, li ritroviamo poi decisamente coinvolti in esperienze di volontariato, capaci di lavorare intensamente per la trasformazione della società. I giovani sono inoltre una componente notevole e significativa dei movimenti ecclesiali. D’altra parte, si presentano loro ampie e persino eccessive possibilità di godimento e di esperienze. E' facile allora imbattersi in una ricerca dell’immediato, che favorisce l'incapacità a differire la soddisfazione dei bisogni, e in una visione utilitaristica che annebbia la comprensione di valori, quali la gratuità e il sacrificio. Il tutto è amplificato dalla pressione dei mass-media. In questo clima sociale, non pochi sono spinti a ricercare nuove esperienze, a vivere la loro sessualità come puro piacere, a cercare rifugio nella droga e nell’alcool, a ricorrere alla violenza. [22] Contesti di impoverimento Numerose comunità salesiane si trovano a vivere in società strutturalmente dissestate. Sono società il cui impoverimento economico, politico e culturale si presenta come inarrestabile per il concorso di molti fattori, quali l'ingiustizia e la violenza istituzionalizzate, la dipendenza economica e il debito estero, che appesantisce il divario Nord-Sud. C'è una massa di persone - ed è spesso la maggioranza della popolazione - che si ingrandisce sempre più ad ogni crisi. Essa attende di accedere ai beni indispensabili per vivere umanamente, da persone, senza mai riuscirvi. Beni essenziali sono i minimi della sopravvivenza e della salute, la sufficienza economica, il lavoro, l'istruzione di base, la qualificazione professionale, la giusta retribuzione del lavoro, il riconoscimento dei diritti elementari e la voce per far valere le proprie ragioni nella vita sociale. Elemento determinante di una matura coscienza collettiva e di una coscienza cristiana formata è la consapevolezza che questo stato di cose non è solo provocato, ma è mantenuto e aggravato da fattori strutturali, di tipo prevalentemente economico, gestiti da forze esterne, con forti collaborazioni all'interno della realtà dei diversi paesi. [23] Il popolo, nella sofferta quotidianità della sua vita e nella semplicità delle sue espressioni, conserva ancora e manifesta il patrimonio della sua cultura. Sono valori ricchi di umanità, come la cordialità, l'accoglienza, la solidarietà, il senso della comunione e della festa. Vive una religiosità popolare con un sentito riferimento a Dio; mantiene gesti di devozione e concezioni religiose fondamentali, anche se queste non sempre riescono a permeare la vita personale e a spingere verso un serio e decisivo impegno sociale. [24] Specialmente nelle aree dove la popolazione cattolica è in maggioranza, la Chiesa si è fatta spesso "voce dei poveri", assumendo le loro aspirazioni di libertà e di liberazione a tutela dei diritti umani. Per questa sua decisa opzione preferenziale è divenuta coscienza critica riguardo a determinate scelte politiche ed economiche. In queste difficili situazioni numerose comunità ecclesiali diventano "buona notizia" vissuta, ed espressione di una Chiesa impegnata nella evangelizzazione e nella edificazione del Regno. D’altra parte si moltiplicano e di diffondono le sette che strumentalizzano il naturale sentimento religioso della gente. [25] In questi paesi gran parte della popolazione è fatta di giovani che soffrono queste estreme differenze socioeconomiche ed educative, davanti alle quali reagiscono con atteggiamenti diversi, o di speranza, o di frustrazione, o di ribellione, a volte violenta. Colpisce profondamente il costatare quanto sono numerosi quelli che non sanno cosa sia la giovinezza, perché passano repentinamente da una fanciullezza di miseria a una vita prematuramente adulta, segnata dal bisogno di lavoro, per lo più vissuto precariamente. [26] Nonostante tutto ciò è evidente e significativo il fenomeno di giovani che si aggregano e si impegnano sia nell’ambito ecclesiale che in quello sociale e politico. [27] Contesti di altre religioni Non sono poche le comunità che stanno operando in ambienti fortemente caratterizzati dalla presenza di antiche e grandi religioni come l'Induismo, il Buddismo, il Taoismo, il Confucianesimo, l'Islam e altre religioni tradizionali. Esse, pur nelle reciproche e profonde divergenze, si possono tuttavia raggruppare sotto un denominatore comune: il senso religioso verso il Trascendente. Queste religioni, per secoli e a volte per millenni, sono state sorgenti di energie spirituali. Alcune loro intuizioni e verità fondamentali circa la vita umana, il mondo, il mistero ultimo che sta alla radice di tutto ciò che esiste, esercitano un particolare influsso su molti giovani. Alcune religioni offrono motivazioni valide e a volte sorprendenti per orientare ad assumere le prove della vita. Con l'avvento della tecnologia e del secolarismo anziché declinare o disintegrarsi, si sono rivelate in ripresa. Sembrano addirittura rafforzarsi ed estendere il loro influsso al di là dei loro ambiti tradizionali. [28] Una delle caratteristiche più evidenti di alcune di tali religioni è il loro forte innesto nella cultura, che permette di amalgamarsi bene con la vita del popolo, di permeare tutto il tessuto della società, di ispirarne i comportamenti, favorendo così la formazione di una precisa identità e di un volto ben delineato. Dove si trovano nella necessità di convivere nello stesso contesto plurireligioso, queste religioni inculcano spesso uno spirito di tolleranza, di coesistenza pacifica, di accoglienza e ospitalità, nonostante occasionali esplosioni di violenza, frutto di correnti intransigenti. Accanto agli effetti positivi sulle culture, non si può ignorare un certo loro peso negativo, a volte nei principi, spesso nei modi con cui, in pratica, queste credenze in alcuni ambienti hanno fatto da supporto, lungo i secoli, all'immobilismo di società fortemente discriminanti. Concretamente hanno evidenziato una certa tendenza a negare valori della liberazione, e hanno sancito ed esasperato la divisione delle popolazioni in caste e classi sociali, o la discriminazione tra uomo e donna, tra adulti e giovani. [29] Il quadro socioeconomico delle società in cui tali religioni sono inserite, è molto vario. Vi sono paesi che hanno raggiunto un alto livello tecnologico ed economico; altri sono avviati ad ottenere significativi traguardi di sviluppo; altri ancora mostrano gravi forme di povertà collettiva e gravi carenze nelle strutture politiche. In questi ultimi si lotta perché la maggioranza possa godere di un livello di vita dignitoso. [30] In questi contesti la Chiesa è di fatto una minoranza. La sua presenza risulta disattesa, o addirittura ostacolata. Diventa allora difficile, e a volte impossibile, annunciare apertamente il Vangelo ed offrire la proposta cristiana. Le comunità salesiane sono accettate generalmente per il servizio sociale e culturale che offrono. Situazioni come queste possono generare nei confratelli sofferenza e scoraggiamento. Ma non si chiude la porta al dialogo, pur dovendo riconoscere che non sempre questo atteggiamento risulta facile, perché o non è condiviso da tutti o fatica a trovare la giusta espressione. [31] La gioventù, a sua volta, risente della complessità di queste situazioni. La grande maggioranza della popolazione è al di sotto dei 24 anni. Molti giovani, a causa della povertà, vivono in condizioni di grave precarietà e sono nella impossibilità di accedere ai livelli minimi di istruzione e di preparazione al lavoro. L'insicurezza di fronte al futuro, con un presente insoddisfacente e con altre forme di pressione, spingono alcuni a cercare rifugio nella droga, nell’alcool, nella delinquenza, nel suicidio, nell’emigrazione. Quanti vivono invece in situazioni economiche di favore possono usufruire dei servizi sociali di educazione e di promozione. Ma, anche se impegnati ad ottenere miglioramenti nella vita, sono facilmente esposti alle tentazioni del consumismo. [32] C'è però un aspetto positivo che emerge dalla vita di questi giovani: nell’attuale lotta per la trasformazione sociale, molti di essi svolgono un ruolo di spinta al progresso. Si impegnano a risvegliare la coscienza del popolo, organizzando e mobilitando gruppi che lavorano per la giustizia e la pace, inserendosi essi stessi come operatori sociali e animatori di comunità. [33] Nuovi paesi indipendenti Per il grande impegno della Congregazione di farsi più presente, in questi ultimi anni, nell’area africana, sono aumentate le comunità salesiane che operano in contesti in cui è avviato un processo irreversibile di decolonizzazione. E' un processo avviato dalle recenti indipendenze politiche, ma che richiede anche il superamento di persistenti servitù culturali ed economiche. In questo contesto non è difficile riscontrare, nello svolgimento della vita sociale, una serie di difficoltà dovute all'instabilità politica, frutto di inefficienza, di corruzione dei dirigenti e di ingerenza di potenze straniere. Nel tentativo di favorire un’unità culturale nazionale, sono evidenti gli sforzi fatti per integrare sensibilità di gruppi e tradizioni di tribù che hanno diverso patrimonio culturale. Si osservano anche rilevanti tentativi di amalgamare esigenze culturali locali con forme di vita importate; ma il risultato non è sempre soddisfacente. Esiste, poi, un’autentica tensione, che si tramuta a volte in scontro, tra la fedeltà alle proprie radici e il processo di modernizzazione che avanza, accompagnato dal mito del consumismo. Questo mito, spingendo ad adeguarsi ai comportamenti occidentali, anche nei villaggi più remoti, causa la perdita quasi totale dei valori tribali. [34] In genere l'educazione non è riuscita a proporre modelli propri, capaci di sintonizzarsi con la situazione delle persone e della società locale. I modelli proposti appaiono piuttosto trasposizioni di aspirazioni e programmi pensati per altri contesti. Tutto questo è accaduto mentre è esploso il bisogno di servizi educativi; e nell’impegno di soddisfare tale richiesta non è stata data sufficiente attenzione alla rispettiva qualità culturale e pedagogica. [35] Le società di questi nuovi paesi indipendenti si caratterizzano per il diffuso clima di religiosità, che riveste ogni aspetto dell’esistenza e si esprime sia nella sfera della vita personale che in quella pubblica. Si manifesta come atteggiamento di ammirazione e di apertura al mondo religioso, frammisto tuttavia a forme di paura e di sottomissione a forze sconosciute che inclinano verso la magia. [36] La fede cristiana, e la Chiesa cattolica in particolare, si sono estese con rapidità nel breve spazio di un secolo di impiantazione e di evangelizzazione. Le comunità cristiane e l'organizzazione ecclesiastica si sono avviate ad un crescente consolidamento e all'indigenizzazione. Lentamente ma progressivamente la fede si è incarnata nella cultura locale. Sono abbondanti le vocazioni e molteplici i carismi. Ma dove l'evangelizzazione è troppo recente, insieme ad una crescita di adesioni alla Chiesa, si sono prodotte situazioni in cui la fede è ancora superficiale, con facili sincretismi nella vita pratica. In quanti aderiscono al cristianesimo è ancora debole ed ambivalente l'unità tra fede e vita, soprattutto nell’ambito della morale familiare, dell’economia e della politica. Per molti il punto nevralgico è una solida proposta di catecumenato. Sono numerose le chiese africane cristiane indipendenti e le sette e i movimenti basati su un forte sincretismo religioso. L'annuncio del Vangelo trova ancora un campo disponibile, per cui sono evidenti oggi i progressi dell'evangelizzazione nelle singole nazioni. Ad essa si accompagna, da parte delle comunità cristiane, la ricerca di una propria espressione di fede. [37] I giovani costituiscono la grande maggioranza della popolazione. Ma essi vivono in uno stato di preoccupante e radicale precarietà che interferisce sulla crescita, l'educazione, il lavoro, la scelta religiosa e la vita morale. Determinante è la loro condizione fortemente subalterna nei confronti degli adulti: il giovane africano non conta affatto, meno ancora la ragazza, mentre la presenza salesiana propone la loro valorizzazione. Determinante è anche il massiccio esodo dal villaggio verso la periferia urbana, l'urbanizzazione selvaggia e non governata, la doppia mentalità - tradizionale e moderna che si manifesta nella società. Ci si vuol liberare dai modelli di vita della propria cultura per assumerne altri, dando a questo passaggio il significato di una promozione culturale. [38] Esodo dai regimi autoritari Altre comunità si stanno ricostruendo o ridisegnando dopo lunghi e difficili anni di lavoro apostolico in società fortemente controllate da regimi autoritari. In questo momento esse si dispongono ad accompagnare il passaggio, rapido e imprevisto, verso un diverso sistema di vita sociale e politica. La situazione, carica di speranza, si presenta ancora fluida e in evoluzione. Il nuovo clima di libertà consente partecipazione politica ed espressioni culturali e religiose molteplici. C'è l'impegno a costruire la società in questa direzione. Allo stesso tempo emerge un forte desiderio di beni economici, lungamente preclusi, che spinge a realizzare lo stile di vita tipico dei contesti del benessere. Non mancano voci che mettono in guardia dal rischio di assumerne gli aspetti deteriori. [39] Il fenomeno religioso non si presenta identico in tutti i paesi. Esso è definito da diverse componenti: la tradizione, il ruolo di difesa dei diritti dell’uomo assunto dalle Chiese durante il periodo precedente, l'integrazione tra pratica cristiana e cultura popolare, l'adesione alla fede da parte della maggioranza della popolazione, la difesa dei valori cristiani, lo sforzo continuo e costante della Chiesa di educare nella fede. Pur senza spegnere nei più un fondamentale senso religioso, è certo che il lungo periodo di "ateismo ufficiale", imposto con il sistema scolastico e la pressione culturale, propagandato con ogni mezzo della comunicazione sociale e con la discriminazione politica verso i credenti, ha lasciato una profonda traccia. Il rispetto del patrimonio culturale è assai indebolito. Per questo motivo le sette religiose trovano un terreno favorevole tra la gioventù che ricerca valori permanenti. [40] Si riconosce oggi che comunità, segni e personalità legati al mondo religioso sono stati validi punti di riferimento e di appoggio per le forze che hanno spinto e sostenuto l'esodo da tale sistema. Così la fede cristiana è apparsa come forza storica capace di suscitare coesione e resistenza, impegnata a promuovere efficacemente la libertà e la dignità umana. [41] Il ruolo dei giovani è stato importante. Sono stati costretti a vivere inquadrati dal potere politico, espresso con stili rigidi di educazione e in organizzazioni di regime, sin dalla adolescenza. Molti però non soltanto hanno resistito alle oppressioni di vario genere, ma sono diventati veri apostoli tra i loro compagni. Hanno preso parte da protagonisti e hanno stimolato il cambiamento sociale, specialmente nelle università e nel mondo della fabbrica. Oggi si aprono anche per loro, pur nei limiti delle difficoltà economiche, molteplici possibilità culturali. Non si è conclusa per loro la ricerca sul come orientare le scelte attuali e verso quale sbocco indirizzarsi nel futuro. E' una ricerca impegnativa, soprattutto di fronte al vuoto ideale e culturale che il crollo del sistema ideologico (marxista) ha lasciato, ma che attende di essere rapidamente colmato. [42] Gruppi autoctoni e minoranze etniche Un ulteriore contesto, che rileviamo significativo per la presenza salesiana tra i giovani, è quello in cui vivono alcuni confratelli che operano tra gruppi autoctoni. Ad essi si possono assimilare le situazioni di alcune minoranze etniche. Questi gruppi appartengono a contesti socio-politici più ampi che, di fatto, li tengono ai margini, quando non li escludono del tutto. Essi vivono e si organizzano socialmente in modo diverso dal contesto a cui appartengono. La loro tradizionale forma di vita non viene per lo più valorizzata, e nei loro confronti si manifesta un atteggiamento di sopportazione. Sono considerati una sorta di "riserva archeologica", di "presenza estranea": sono sentiti come una realtà in via di estinzione, come elementi da integrare o da espellere dalla convivenza sociale. Eppure essi presentano valori notevoli e una propria visione del mondo, che oggi interessa particolarmente comprendere e approfondire. Tra le caratteristiche che sono proprie di questi gruppi, emerge un grande amore per la terra, da essi considerata "madre" e spazio vitale garante della loro identità come gruppo umano, vero popolo e autentica nazione. La famiglia riveste la funzione di unità di lavoro, centro dei valori comunitari, difesa contro la disgregazione e il colonialismo. Sanno vivere profondi valori umani e sociali, come uno spiccato senso religioso. E' loro connaturale un atteggiamento contemplativo, uno stile di vita semplice e sensibilità estetica di fronte alla bellezza della natura. La loro espressione aggregativa trova la sua forma migliore nel costituirsi in federazioni, capaci di creare forti solidarietà a difesa dei loro diritti. [43] La Chiesa si fa presente fra loro anche con numerose comunità di religiosi e di religiose. In questi ultimi tempi è diventata un coraggioso "segno e realtà di salvezza" contro i ripetuti tentativi di spogliazione e di distruzione. I missionari si sono fatti attivi promotori del loro sviluppo, li aiutano ad essere protagonisti della loro storia, a prendere coscienza della propria identità culturale e a recuperare le proprie radici. I catechisti e gli altri ministeri sono un valido aiuto per avviare un cammino catecumenale, che li porta ad una fede senza sradicarli dalla loro cultura. Molti giovani, animati e sorretti dalla presenza dei missionari e dei volontari, si sono organizzati in cooperative, capaci di un’attenta coscienza critica e preparati ad inserirsi nel contesto. [44] Le generazioni più giovani hanno potuto godere di una maggiore istruzione. Ed è sorta tra loro, a volte, la tendenza ad abbandonare i gruppi di origine. Alcuni, attirati dalle maggiori possibilità di benessere, emigrano verso la città, e mettono a repentaglio il proprio patrimonio di umanità e di fede, rischiando di assumere dal nuovo ambiente g]i atteggiamenti più negativi. 2. La situazione della gioventù Scrivo a voi, giovani, perché siete forti e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno (1 Gv 2,14). [45] La comunità salesiana si confronta con i diversi contesti perché le interessa capire la situazione in cui si trovano i giovani e come essi vi reagiscono. Ciò non risulta sempre facile. Le competenze educative pastorali sembrano smarrirsi di fronte alla vita dei giovani che si presentano con differenze notevoli, ma anche con tante convergenze. Questa varietà di situazioni comprende aspetti positivi e negativi, che aprono prospettive o comportano rischi per l'educazione alla fede. Alcuni dati della situazione giovanile [46] Le povertà In ogni contesto sono presenti diverse forme di povertà. Esse sovente assumono dimensioni allarmanti per l'estensione e gli effetti devastanti. Per chi le soffre rappresentano un’insidia e, in qualche maniera, un ostacolo allo sviluppo. Per altri, invece, possono far maturare sensibilità nuove rispetto a quelle vissute dal mondo adulto circostante. [47] La reazione dei giovani di fronte a tante forme di povertà non è ovunque identica. Alcuni fra loro diventano combattivi, talvolta violenti, in opposizione ai responsabili dell’organizzazione sociale. Cercano con tutti i mezzi di uscire dalla loro situazione di indigenza e organizzano forme di lotta. In conflitto permanente con la società, non trovano il tempo per aprirsi a fedi diverse dall'ideologia che li domina. Una parte considerevole di gioventù, invece, attende passivamente la soluzione dei problemi, non trovando in se stessa energia e voglia sufficiente per progettare un futuro diverso. Sono giovani senza prospettiva, ripiegati sul presente e preoccupati di sopravvivere. Tuttavia cresce il numero di quei giovani che si pongono come coscienza critica della società civile e religiosa e operano in modo capillare perché si diffonda la consapevolezza delle possibilità reali di cambio. Avvertono i problemi più immediati della loro società e si fanno attenti alle esigenze mondiali nei punti drammatici del divario economico Nord-Sud, delle spese militari, della coesistenza pacifica tra i popoli e della discriminazione sociale. Cercano sentieri nuovi di liberazione, chiedendo sostegno alle comunità civili ed ecclesiali. Li troviamo solidali, impegnati per i fratelli e generosi. Nascono e si sviluppano fra loro molte vocazioni e la Chiesa trova operatori pastorali, catechisti, animatori di comunità, volontari... [48] La voglia di costruirsi Un compito interessante che coinvolge in larga misura la gioventù di tutti i contesti è la voglia di costruirsi oggi una personalità umana valida. Si assiste al venir meno di molti modelli tradizionali. Di fronte alla pluralità di nuovi modelli, i giovani si trovano soli nella ricerca di senso. Si moltiplicano i luoghi e i gruppi che fanno le loro proposte di formazione. Sono così emersi influssi e dipendenze difficili da gestire. I messaggi tecnicamente curati e psicologicamente attenti alle richieste giovanili frantumano il loro mondo interiore e determinano soggetti dalla debole identità. Spesso essi appaiono timorosi, incerti di fronte al futuro e incapaci di decisioni chiare e di lunga durata. [49] La ricerca di nuovi valori Molti giovani, d’altra parte, non si arrendono e non abbandonano così facilmente il sogno di costruire una società diversa e nuova. Si richiamano a nuovi valori, capaci di rigenerare i rapporti interpersonali e di offrire una struttura sociale più ricca. Nel vissuto giovanile emergono alcune insistenze: la centralità della persona, principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali; la riscoperta del valore della uguale dignità e della reciprocità uomo-donna; un modo nuovo di costruire relazioni, basate sulla libertà e sulla giustizia; un insieme di valori collegati alla diversità (ad esempio la tolleranza, l'ecumenismo, il rispetto del diverso) e alla solidarietà (la nuova visione della pace e dello sviluppo, la totalità e la globalità della crescita); una rinnovata attenzione alle realtà culturali e religiose, oltre il progresso tecnologico; una spiccata sensibilità verso i grandi problemi del mondo, favorita anche dalla notevole possibilità che i giovani hanno di incontrarsi con altre realtà e con tradizioni culturali e religiose diverse; una significativa riscoperta dell’ambiente e della necessità della sua salvaguardia. [50] Vi sono, poi, due atteggiamenti che condizionano fortemente il costruirsi di "identità nuove". Sono il "conformismo", inteso come adattamento non responsabile e non critico, incapace di pensarsi in termini di originalità e di novità; e il "pragmatismo", che si presenta preoccupato di ricercare il presente immediato. [51]Domanda di nuovi rapporti Ovunque si riscontra una forte domanda di nuovi rapporti. Essa è, innanzitutto, ricerca di comunicazione, per superare l'isolamento e stabilire un confronto. Non è escluso il desiderio di soddisfare bisogni ed esigenze immediate: si spera di risolvere più facilmente le difficoltà e i problemi della vita quotidiana. Spesso però si tende a rapporti interpersonali stabili e fecondi d’impegni operativi. [52] Il legame con il mondo degli adulti, pur restando problematico, è oggi carico di minor tensione e aggressività, sostituite talvolta però da forme varie di apatia e di disagio. Viviamo, comunque, una stagione di maggior serenità. Con gli altri giovani la relazione si esprime in forme e in spazi spontanei in cui il coinvolgimento risulta molto intenso. Lo "stare insieme" di ragazzi e ragazze è oggi un fatto che si sta sempre più universalizzando. E' vissuto con naturalezza. La condivisione di esperienze, di processi formativi, favorisce la complementarità vicendevolmente arricchente. Non di rado, però, la promiscuità conduce a banalizzare il rapporto. Il legame affettivamente forte può rompersi, quando un’altra relazione sembra rispondere di più alle proprie attese. Le istituzioni educative [53] Nella situazione giovanile merita particolare attenzione il rapporto che i giovani stabiliscono con le istituzioni oggi chiamate "agenzie educative". Un fattore comune da prendere in conto è che i giovani si sentono contemporaneamente "dentro" e "fuori" di esse. Sono "dentro", e, al di là di tutte le apparenze contrarie, il rapporto è consistente. I giovani cercano di utilizzare al massimo l'istituzione ai fini della loro crescita personale. Sono "fuori", e queste "agenzie" hanno un’influenza relativa nelle loro scelte di vita, determinate da criteri che non coincidono con quelli delle istituzioni. [54] La famiglia La famiglia nella crisi delle istituzioni rimane oggi un ancoraggio per i giovani. Rappresenta un rifugio tranquillo e un sincero ambiente affettivo che realizza, ordinariamente, fra gli adulti e i giovani un rapporto positivo di rispetto e di autonomia vicendevole. Ma l'indice della sua valenza educativa e religiosa risulta ridotto. Le nuove appartenenze che il giovane si costruisce al di fuori della famiglia, il distacco culturale che divide giovani e adulti, l'impossibilità per i genitori di poter seguire i figli dopo l'adolescenza, rendono la famiglia piuttosto esterna al processo di crescita. Luogo di affetto e di comprensione, non è più vissuta come primo ambiente di elaborazione culturale. [55] Diverse famiglie nei vari contesti sono investite oggi da una grave crisi segnata dall'indebolimento dei legami interni e da una esagerata ricerca di autonomia. Molti giovani soffrono le conseguenze di questo sfascio familiare, causato dalla infedeltà, dalla superficialità dei rapporti, dal divorzio, dalla miseria, dall'alcoolismo o dalla droga. E' in aumento il numero di persone psicologicamente impreparate alla paternità o alla maternità, incapaci di dare affetto ai figli o al partner. Queste situazioni creano in molti giovani gravi conseguenze che si manifestano in carenze affettive vistose, insicurezze, disadattamento, rischio di devianza. [56] L'istituzione scolastica Nel sistema educativo delle nostre complesse società si nota una prevalenza dell’istruzione e del dato scientifico sulle intenzioni educative e sulla formazione globale della persona. Questo fatto crea un distacco tra sistema educativo e vita, tra insegnamento e formazione globale della persona, e rende difficile l'elaborazione di una cultura personale. L'interferenza, inoltre, di numerose altre "agenzie di educazione" riduce l'influsso di tutte, e relativizza proposte e contenuti offerti ai giovani. [57] le istituzioni religiose Le strutture religiose conoscono oggi un crescente interesse e una rinnovata fiducia, anche se il loro influsso sulle decisioni e sulle scelte di vita dei giovani è soltanto parziale e settoriale. Per comodità di analisi riconduciamo il frastagliato mondo religioso dei giovani a due categorie fondamentali. [58] Una maggioranza di giovani ritiene incompatibile la ricerca che fanno di un nuovo modo di vivere, con la poca flessibilità dell’istituzione religiosa. Essa infatti sembrerebbe non favorire le novità continuamente richieste dalla vita. Perciò, allontanandosi dall'istituzione, questi giovani sono indotti a vivere l'esperienza religiosa come fatto interiore e privato, che non riesce ad incidere in maniera significativa sulla loro vita concreta. [59] Una minoranza sente, invece, fortemente la comunione con le persone che condividono gli stessi sentimenti e orientamenti culturali e religiosi. Sa esprimere con forza e tenacia l'impegno coerente con la propria fede religiosa, la manifesta pubblicamente e cerca di rielaborarne i gesti, i simboli e i contenuti per renderla più espressiva in un mondo che sta mutando. Altre situazioni che influiscono sui giovani [60] Il lavoro Il posto e la qualità del lavoro influiscono notevolmente sui giovani e sulla loro identità personale e sociale. Per molti di essi il lavoro è condizione indispensabile di sopravvivenza per sé e per la famiglia. Segna un nuovo rapporto con gli adulti e procura un posto nella vita sociale. Per altri il lavoro stabilisce anche l'uscita dalla famiglia, una gestione indipendente della propria vita e una conferma sociale delle proprie capacità. In ogni caso, il lavoro crea nel giovane una maggiore sicurezza di sé, nuovi atteggiamenti: sul posto di lavoro nascono solidarietà e amicizie, si scambiano esperienze, si subiscono influssi. In molti casi, l'ingresso nel mondo del lavoro spezza la debole partecipazione alla comunità cristiana e la stessa fede rischia di essere sempre meno influente fino a farsi estranea alla vita. Per un altro verso, cresce il numero di quei giovani che nel posto di lavoro riescono a tradurre concretamente la propria fede in impegno sociale. Non vanno dimenticati due aspetti. I giovani, numerosi in alcuni paesi, costretti a un prolungato stato di disoccupazione o di lavoro saltuario, soffrono un senso di fallimento personale e di inutilità sociale e restano in uno stato di dipendenza economica e familiare. Per molti ragazzi, invece, l'esperienza del lavoro è troppo precoce. E' il fenomeno del lavoro minorile, svolto sovente in condizioni di precarietà, di sfruttamento, senza garanzie per l'incolumità fisica e la salvaguardia dei diritti personali. A questi ragazzi viene precluso l'accesso alle istituzioni educative e ad un minimo di cultura. Possono quindi buttarsi in facili evasioni o, addirittura, in situazioni devianti. [61] Il gruppo giovanile Importanza particolare ha il gruppo giovanile nel cammino di formazione. E', senza dubbio, una realtà diffusa e ricca di prospettive. A contatto con i coetanei, il giovane ritrova criteri di vita e orientamenti pratici, legge i fatti dell’esperienza e li confronta con il passato, si esprime con protagonismo gratificante. Il gruppo rappresenta per molti giovani l'unica via per ricomporre la frammentarietà che insidia continuamente la loro vita. E così la solitudine, che è parte integrante del processo di sviluppo personale, viene più facilmente superata. A volte l'adesione agli ideali del gruppo è parziale e il gruppo stesso diventa piuttosto rifugio od evasione dalle difficoltà che la vita presenta. [62] "La strada" La "strada" rimane sempre un luogo di rifugio per i giovani poveri, separati dalle loro famiglie o emarginati dalla società, e che devono utilizzare qualunque mezzo per sopravvivere. Nei contesti di povertà essa è per molti giovani l'unica casa, l'unico posto di lavoro e l'unica scuola di vita. Ma oggi la strada ha preso una nuova dimensione. La ricerca di nuovi rapporti e il desiderio di libertà portano i giovani a inventare luoghi di aggregazione e di incontro, semplici e di accesso immediato. Indicativo è in questo senso il forte influsso della strada, delle sale di divertimento o di raduno, dove i messaggi si costruiscono, si moltiplicano, o si elidono a vicenda. I giovani vi cercano il piacere dell’incontro e il gusto dello stare bene insieme. Non si incontrano per fare qualcosa, ma per parlare, per condividere, e soprattutto per divertirsi. Cresce la forza e l'incidenza del tempo libero sulla formazione dell’identità personale dei giovani, fino ad eclissare l'importanza delle agenzie educative classiche. La strada e gli altri spazi di aggregazione aiutano a vincere la solitudine, caratteristico prodotto dell’attuale società; suppliscono a carenze affettive di tipo familiare; danno sicurezza personale e offrono possibilità di incontro e di amicizia. Ma nella strada - e negli altri ambienti di spontanea aggregazione è facile lasciarsi catturare da messaggi carichi di sollecitazioni ambigue, che stimolano al godimento dell’immediato, alla massificazione, all'evasione mediante l'alcool, la droga ed altre forme di comportamenti devianti. [63] La comunicazione sociale I giovani comunicano con facilità attraverso quei linguaggi nuovi (musica, TV, videoclips) che creano una nuova cultura, spesso sconosciuta e incomprensibile agli adulti, ma all'interno della quale essi si muovono con naturalezza. Questi linguaggi diffondono modelli di vita e producono continue e abbondanti informazioni sul mondo e i suoi problemi. I giovani ne sono, in genere, grandi utenti. Per alcuni i mass-media sono occasioni positive di crescita. Facendone un uso intelligente, si formano una vera coscienza critica e una mentalità più aperta. Maturano scelte più documentate e impegnative, coltivano sensibilità ai valori della pace, della giustizia e della tolleranza. Altri giovani però e sono tanti - accostano i mass-media acriticamente, esponendosi al rischio di sempre maggiori dipendenze. Sono per loro strumenti di evasione, occasioni di nuovi condizionamenti, di falsi bisogni e di errati modelli di vita. 3. I Giovani di fronte alla fede Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada... un’altra cadde fra i sassi... un’altra cadde tra le spine... e un’altra cadde sulla terra buona... (Mc 4,3-8) Nei contesti e nelle situazioni appena descritti, come guardano i giovani alla fede? Cosa si attendono da essa? Cosa le chiedono? Le loro attese e le loro speranze si presentano diversificate. [64] Giovani lontani Vi sono i "giovani lontani". E' la categoria più numerosa, ma dentro il numero le radici della loro lontananza e le sue manifestazioni sono diverse. Alcuni sono lontani perché, pur essendo vissuti in famiglie fondamentalmente sensibili al fatto religioso, a poco a poco, per influenza di ambienti in progressiva scristianizzazione, si sono trovati ad aver persa la fede senza che ne abbiano fatto un rifiuto cosciente. E' questo un allontanamento silenzioso. Ve ne sono altri che sono lontani, semplicemente perché sono nati in famiglie e in contesti culturali dove il senso della vita, i suoi criteri, le appartenenze sono autonomi e del tutto estranei ai valori religiosi. Altri sono lontani perché, privi delle condizioni fondamentali per vivere, impoveriti ed emarginati, neppure sanno che esistono valori cristiani e religiosi; o, se lo sanno, li sentono senza peso e significato per la loro esperienza di vita presa dall'assillo della sopravvivenza quotidiana. [65] Alla categoria dei "lontani" appartengono anche quei giovani che escludono esplicitamente ogni riferimento religioso. Educazioni sbagliate possono averli fatti passare da una religiosità intensa al suo rifiuto. I motivi sono vari: o per testimonianze negative; o perché di questa religiosità non si è curata pedagogicamente la qualità, la gradualità e l'assimilazione personale; o perché la si è sostituita con l'adesione a sistemi di pensiero o a movimenti politici che non riconoscono la capacità umanizzante dell’esperienza religiosa; o perché, più consumisticamente, essi si sono messi sulla via dell’accumulo del benessere e la fede è diventata, per loro, irrilevante e di ostacolo... [66] Finalmente vi sono giovani che si dicono lontani da Dio, perché lontani dalle pratiche religiose e dalle istituzioni ecclesiali o dal magistero, non dall'impegno etico. Essi offrono una buona base e una sufficiente disponibilità al dialogo. [67] Giovani aperti al discorso religioso Vi sono i "giovani aperti a una certa partecipazione". Essi sentono il bisogno reale, spesso confuso, di un significato per la propria vita e di valori per motivarne le scelte e le azioni. Sono un po' i "giovani del desiderio", sensibili agli stimoli religiosi. Ma sostano anche facilmente in quell'ambito di "religiosità" chiamata "light" ("leggera"), dove vivono sprazzi di emozione e di pratica religiosa in occasione dell’incontro con persone o avvenimenti di eccezione. Di fatto, non si preoccupano di una conoscenza organica del mistero cristiano, né di una pratica coerente con gli insegnamenti della Chiesa. Offrono però una qualche disposizione al dialogo e all 'approfondimento. [68] Giovani della pratica religiosa In qualche modo somiglianti a questi, sia pure con accentuazioni diverse, sono i "giovani della pratica religiosa" non motivata, quelli che compiono con regolarità i gesti religiosi richiesti, ma senza viverne la qualità e la pienezza. E lo fanno più in consonanza col costume sociale che come espressione cosciente della ricerca di Dio e dell’avvento del suo Regno. Non si decidono e non si dispongono, di propria iniziativa, a donarsi a Cristo e ai fratelli, anche per l'insufficiente maturazione della scelta religiosa. Perciò la fede non esplica in loro tutte le sue potenzialità, la vita cristiana non viene accolta nei suoi aspetti profetici di avventura originale, la carità non diventa donazione, testimonianza, servizio ecclesiale, impegno sociopolitico. [69] Giovani impegnati Quello dei "giovani impegnati" è il cerchio più ristretto. Eppure la loro presenza è un vero segno di speranza. Per essi la fede è un dono: è una scoperta, una sorpresa e sempre una gioia. In loro la riflessione sul mistero cristiano è continua, lo sforzo di coerenza è permanente e le varie forme d’impegno apostolico e sociopolitico e le diverse vocazioni, vissute con generosità, danno vita a un’appartenenza alla Chiesa sentita e manifesta. [70] E vi sono, fra questi, giovani che hanno vissuto la loro vita semplicemente, nella bontà e nella dedizione agli altri, fino alla santità. La nostra tradizione li ha conosciuti: Domenico Savio, Laura Vicuña, Ceferino Namuncurá, ed altri. Don Bosco li ha fatti protagonisti straordinari dell'evangelizzazione degli altri giovani. I nostri documenti li indicano come meta di pienezza dell’evangelizzazione . Sono presi da Dio e posti al servizio dei propri compagni e della comunità. La loro esistenza palesa molti aspetti della forza operativa dello Spirito, ed è uno stimolo per le stesse comunità salesiane. [71] Giovani di varie denominazioni cristiane L'incontro con i giovani appartenenti alla varie denominazioni cristiane non è più oggi per noi un fatto eccezionale. La Congregazione si è inserita in aree geografiche tradizionalmente legate a tale confessioni. E sempre più spesso ragazzi e giovani di diverse confessioni frequentano le nostre opere. Si è instaurato recentemente, un po' dovunque, un nuovo clima, con il movimento ecumenico, la tolleranza religiosa e il diffuso desiderio di unità che caratterizza la nostra epoca, per influsso del Concilio Ecumenico Vaticano II. Questi giovani, in ragione della loro fede, riflettono e vivono una tensione spirituale ed esigenze morali per molti aspetti coincidenti con quelle del mondo cattolico. C'è tra loro chi è aperto al dialogo sui valori religiosi, e disponibile a operare insieme a noi per il Regno. Vengono da noi con simpatia, o per scelta personale, o perché le loro famiglie trovano attraente il clima dei nostri ambienti, o per ragioni di convenienza. Per il reciproco rispetto e la valorizzazione della scelta religiosa, si possono superare la diffidenza e la contrapposizione. Ci si stima di più, si solidarizza nella realizzazione di progetti comuni. Ciò non accade, invece, con le sette fondamentaliste, diffuse in diversi contesti. [72] Giovani delle altre religioni I "giovani delle altre religioni" si presentano anch'essi con le caratteristiche proprie dei "tipi" descritti, dai "lontani" agli "impegnati". Molti fra loro ammirano Gesù, ma la maggioranza di essi non sceglie di aderire al cristianesimo. La ragioni sono tante: la paura che, diventando cristiani, debbano separarsi dalla cultura e dalla tradizione del proprio gruppo sociale; il sentimento radicato che il cristianesimo sia depositario di una fede importata e straniera; in alcuni paesi anche la mancanza di libertà religiosa. Influisce pure il fatto che molti cristiani non si impegnano e offrono una testimonianza poco credibile, lottando tra loro pur richiamandosi al medesimo Cristo. Tutto questo pesa, e condiziona i primi movimenti verso la fede. [73] Si aggiunge l'interpretazione che viene data alla crisi morale e religiosa dei paesi tradizionalmente cristiani, quasi che fosse il risultato di un colossale fallimento del cristianesimo, tanto che presso questi popoli si recano anche giovani dell’Occidente in cerca di pace, di armonia, di illuminazione. Il cristianesimo sembra aver poco o niente da offrire, che non si trovi già nelle loro religioni. L'autosufficienza, nata dall'interpretazione - in parte vera e in parte opinabile - di questi fatti, si presenta come difficoltà al dialogo e come impedimento ad accogliere con cuore povero lo scandalo del Vangelo. [74] Nell’insieme, però, queste religioni offrono una buona base di confronto con il cristianesimo. Si tratterà di aiutare a scoprire e aumentare la loro capacità di aprirsi a Dio e alla proposta di fede; di facilitare il discernimento del vero e dell’autentico dal falso e dall'illusorio; di accompagnare i giovani nell’incontro di comunione con Dio, utilizzando il bene che è nella loro fede e nei loro desideri. 4. Le sfide più urgenti Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia, e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? (Mt 16, 2-3) [75] Dalla lettura dei contesti, dalla situazione giovanile e dalla co]locazione concreta dei giovani nei confronti della fede la Congregazione salesiana si sente sfidata a prendere posizione e ad impegnarsi. Ma in quale direzione? Il CG23, nel suo discernimento, ha individuato nei fatti alcune sfide che, a suo giudizio, per la loro gravità, urgenza ed ampiezza, sembrano interpellare più direttamente e fortemente le comunità. Sono sfide che si presentano per una parte come provocazioni alla nostra vocazione di educatori alla fede; e per l'altra come opportunità reali cariche di potenzialità. Sono occasioni nuove che sollecitano la creatività e il coraggio. Esse esprimono in maniera particolareggiata il doppio versante che la fede è chiamata a illuminare e risignificare: la persona e la società; l'identità personale e la universale solidarietà tra gli uomini. Ne vengono indicate cinque: - a sfida della "lontananza-estraneità"; la sfida della "povertà"; - la sfida dell’"irrilevanza della fede nella vita e nella cultura"; - la sfida delle "altre religioni"; - la sfida della "vita". [76] La lontananza-estraneità La sfida della "lontananza-estraneità" dei giovani dal mondo della fede è il dato più universale che risulta dalle analisi condotte. La si riscontra persino in coloro che hanno percorso le prime tappe dell’iniziazione cristiana. Molti giovani, avendo la possibilità di scegliere liberamente, rinchiudono la propria vita in una visione secolarista, che li attrae di più, si appiattiscono sul presente e perdono la coscienza della propria destinazione. [77] I giovani lontani sono numerosi e sono una forte sfida alla comunità salesiana, che avverte di essere più volte lontana da essi, per mentalità e mancanza di comunicazione: - Come raggiungere i giovani superando le barriere fisiche, psicologiche e culturali che ci separano dal loro mondo? - Come entrare in contatto con coloro che, pur essendo nei nostri ambienti, sono lontani e non si interessano della fede? La stessa maniera di vivere e di presentare la fede da parte della comunità viene scossa, ed essa è spinta ad interrogarsi: - La comunità vive davvero la fede come la dimensione che dà il sapore e l'orientamento alla vita? Quali sono le vie che la fanno apparire nel suo vero valore ai giovani di oggi e li aiutano a seguirla? [78] La povertà La condizione sociale di "povertà" interpella e sfida ogni uomo di buona volontà. L'impossibilità o la grande difficoltà pratica di realizzarsi come persone, non potendo usufruire delle condizioni minime per uno sviluppo adeguato, pongono domande serie. Sono domande che diventano ancor più angustianti, quando si giunge a capire che l'impoverimento di molti è in relazione diretta con l'arricchimento di pochi. [79] Chi, come discepolo di Cristo, vede questa realtà con i suoi occhi e la sente col suo cuore è chiamato a "compatire" queste situazioni e a rendersi solidale con chi le soffre. Il carattere profetico della vita religiosa ci domanda di incarnare la Chiesa desiderosa di abbandonarsi al radicalismo delle beatitudini e di testimoniarle. Questo dono dello Spirito ci fa più sensibili al]a sfida della povertà. Colui che è "ricco di misericordia" ci invia ad essere voce di coloro che non hanno voce, a diventare poveri con i poveri, ad assumere la loro causa, a cercare la giustizia per coloro che soffrono ingiustizia, a collaborare per trasformare una realtà che è lontana dal Regno di Dio. [80] Osservando questa condizione sociale di povertà con gli occhi di Don Bosco e costatando come essa distrugga tanti giovani, il cui orizzonte di vita si limita alla ricerca dell’immediato per sopravvivere o ad un ideale svuotato di senso, ci sentiamo sfidati a fare più consistente e qualificata la presenza salesiana tra i poveri. E ci domandiamo: - Come vive la comunità salesiana il radicalismo della beatitudine della povertà, e come la testimonia? Quale educazione e quale vita cristiana presentiamo a quei giovani che vivono in un mondo di povertà, di ingiustizia, di miseria e di abbandono, perché sia significativa e liberatrice? - Specialmente nei paesi del benessere, come educhiamo i giovani a rendersi conto dell’ingiustizia generata dal mondo dell’abbondanza? [81] Uno degli aspetti della sfida è che i giovani emarginati e impoveriti, nella misura in cui si rendono trasparenti al Vangelo, sono essi stessi nostri evangelizzatori: "riconosciamo i valori evangelici di cui sono portatori", ci dicono le nostre Costituzioni . [82] Le comunità salesiane sono chiamate ad essere un segno di speranza per questi giovani. Dal momento in cui condividiamo con essi tutto il nostro amore come educatori che vivono di fede, ci sentiamo obbligati ad uscire dalle situazioni di torpore e di indifferenza. L'incontro quotidiano con loro, arricchito dai segni della presenza di Cristo, produce nelle comunità nuovi stimoli per una fede vissuta con più verità, aiuta a celebrare il Regno e la salvezza, a cercare con realismo nuovi motivi di conversione e di solidarietà, a fare della fede una realtà salvifica della storia. [83] L'irrilevanza della fede L'"irrilevanza della fede nella vita e nella cultura" è un assioma della società "moderna", come se fosse indiscutibile e accertato che l'essere religioso è in antagonismo con le leggi e i dinamismi che muovono l'uomo di oggi nell’economia, nella politica, nella gestione del potere. Nel mondo del benessere, e per riflesso anche in altri contesti, il valore religioso è stato posto ai margini delle componenti della nuova società e degli aspetti che si stimano essenziali al vivere sociale. Per i giovani, specialmente per quelli che vivono in questo clima, la domanda su Dio non è rilevante, e il linguaggio religioso (salvezza, peccato, fede, futuro) è svuotato del suo significato. Non ha senso dunque parlare della relazione fede-vita o fede-cultura. La proposta religiosa non trova più spazio culturale per esprimersi in forma comprensibile. E' l'aspetto drammatico del pur legittimo processo di secolarizzazione. [84] E i giovani credenti? Anch'essi tendono a vivere la loro fede "in privato", senza agganciarla con la vita reale che la rifiuta. Queste situazioni di isolamento, di privatizzazione e di estraneità si vivono e si incontrano seminate dovunque, specialmente dai mezzi della comunicazione sociale. E i giovani ben presto sembrano essere posti di fronte a un’alternativa senza sbocco: - Orientarsi nel sociale ed aprirsi alla vita adulta senza seguire ed ispirarsi a criteri religiosi? O restare fedeli al proprio orizzonte ideale, quello della fede, privilegiando il privato? Anche i salesiani si domandano: - Come educare i giovani nella ricostruzione di una nuova identità cristiana all'interno dei processi di sviluppo dei valori umani? [85] La comunità stessa, di riflesso, rischia di non poter rendere credibile la propria fede e di non poterla trasmettere, se non trova il luogo adatto, la durata sufficiente e il linguaggio necessario per l'educazione alla fede di coloro a cui è inviata. Il luogo non può essere che quello della vita e della storia: è la nuova realtà sociale. La durata è quella delle diverse fasi o età della vita. Il linguaggio, quello capace di comunicare entro la nuova cultura. La sfida è grande, addirittura immensa. Non si tratta qui di dare soltanto una risposta astratta alle domande; si tratta di tutto il dinamismo della vita e della civiltà, si tratta del senso delle varie iniziative dell’esistenza quotidiana e, nello stesso tempo, delle premesse per ogni progetto di educazione che voglia presentarsi come possibile. Si tratta in fondo di poter sperare ancora. [86] L'incontro con le altre religioni L'"incontro con le altre religioni" è una sfida che si fa presente nei diversi contesti descritti, in modi e con caratteristiche distinte, eppure in parte comuni. - Come rendere presente Gesù Cristo, "Colui che è penetrato in modo unico e irrepetibile nel mistero dell’uomo ed è entrato nel suo cuore?" . Dopo 2000 anni il cristianesimo è percepito ancora, in questi contesti, come religione lontana dalle proprie sensibilità culturali e straniera, a volte addirittura considerata pericolosa da alcuni gruppi religiosi di tendenza fondamentalista. Chi si sente minacciato, si chiude e rende vane le possibilità di mutua conoscenza, di collaborazione e di scambio. Un dialogo sincero e pratico, un’attenta e profonda inculturazione della fede cristiana e una coraggiosa evangelizzazione della cultura , una testimonianza della comunità impegnata nella carità e nel servizio con entusiasmo e capacità di sacrificio sono la più valida risposta alla sfida dell’incontro con i giovani di altre religioni. - Come può la comunità realizzare un dialogo sincero e aperto con queste religioni, sottolineando i loro valori positivi, riconoscendo i loro limiti? Come vivere i valori salesiani del Sistema Preventivo, soprattutto l'amore e la bontà, come la prima testimonianza cristiana e la strada migliore per far presente il Vangelo? [87] La vita Le sfide che si sono indicate finora sono individuate nei fatti e provocano inquietudini e opportunità reali. Ma c'è una sfida che è sintesi e matrice di tutte le altre e tutte le attraversa: la sfida della "vita". [88] Molti giovani la sperimentano nelle sue manifestazioni più dolorose: nella fame che cerca il pane; nell’oppressione che cerca la libertà; nella solitudine che cerca la comunione; nella profanazione che cerca la dignità; nello smarrimento che cerca una sicurezza; nell’assurdo che cerca un senso; nella violenza che cerca la pace. Ci sono giovani che sono felici nei loro studi, nella loro famiglia, tra gli amici, nel benessere, nel tempo libero e finiscono col non avere bisogno della fede e di un’altra vita. Ci sono infine quelli che vogliono vivere pienamente. Questo desiderio di vita acquista oggi caratteristiche proprie: ricerca di una nuova qualità di vita, nella quale, superate le necessità primarie, vengano offerte risposte ad altre necessità più personali, relazionali e religiose; sensibilità per la dignità della persona umana e i suoi diritti; ricerca di nuove motivazioni per vivere da uomini veri nel mondo d’oggi. La risonanza di queste sfide coinvolge tutta l'esistenza della comunità salesiana, colpisce ogni aspetto della sua identità e l'obbliga a verificare e a valutare il suo essere ed agire. Misurandosi su Gesù di Nazareth, essa verificherà se mai è al servizio della vita distrutta e minacciata da tante morti, e dovrà ripensare il suo concetto di "salvezza cristiana", illuminata dall'art. 31 delle Costituzioni: "educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell’uomo, orientato a Cristo, uomo perfetto". Seconda Parte Il cammino di fede 1. La comunità dl fronte alle sfide Due di loro erano in cammino... Gesù in persona si accostò e camminava con loro (Lc 24,13.15.) [89] La comunità interpellata La comunità salesiana si sente interpellata dalle sfide. Le coglie con umiltà e con passione pastorale, e si lascia sfidare. E' convinta che non si tratta soltanto di semplici problemi giovanili, ma di "segni dei tempi". Per mezzo di essi il Signore si manifesta e la interpella. La comunità risponde verificando la propria vita, le prospettive e i progetti che l'hanno guidata finora nel suo impegno pastorale ed è convinta di poter andare incontro ai giovani. Nella tradizione salesiana, infatti, si manifesta una felice coincidenza tra ciò che i giovani chiedono e ciò che la nostra consacrazione apostolica è sospinta a dare. [90] ripensa la missione ricevuta Alla radice di questa speranza stanno alcune convinzioni. La missione giovanile, dove ogni confratello e ogni comunità sperimentano la gioia del proprio servizio, ci consente di camminare al passo con i tempi. Noi collaboriamo all'opera di Dio ed a questo fine Egli ci dà la sua grazia e la sua luce. Con le loro sollecitazioni i giovani ci impediscono di fermarci sul passato, ci educano e ci spingono a trovare risposte nuove e coraggiose. L'aurora di una "nuova evangelizzazione" ci convoca ad un impegno per la costruzione di una società più umana e ci chiede, soprattutto, di rinnovare in contesti nuovi, quasi con un salto di qualità, la nostra fede nella Buona Novella portata all'uomo dal Signore Gesù. [91] si impegna a dare una risposta Siamo convinti che Dio opera nella storia, che lo Spirito del Signore risorto è presente dovunque c'è del bene e chiama la comunità a confessare Cristo e a risvegliare la sua propria fede. Non abbiamo risposte puntuali e di sicura efficacia per l'insieme delle sfide o per alcune di esse in particolare. Esse non sono difficoltà passeggere, ma indicazioni di un "cambio di epoca" che dobbiamo imparare a vagliare alla luce della fede. [92] ispirandosi all'esperienza di don Bosco A questa convinzione ci porta anche la nostra esperienza spirituale vissuta al seguito di Don Bosco. Lo Spirito, presente nel suo cuore, attirava i giovani oltre la sua persona, verso Dio. Nella complessità delle situazioni e nella precarietà delle risorse, egli "viveva come se vedesse l'Invisibile" . Seminava con fiducia stimoli di fede, gesti di bontà e formava persone che ne fossero portatori. E' l'esperienza che noi pure vogliamo comunicare oggi ai giovani: la vita, per questa presenza misteriosa dello Spirito, anche nella povertà, porta in sé la forza del riscatto e il seme della felicità. Questo è in sostanza "educare alla fede". Perciò proponiamo di lasciarci convertire dalle loro provocazioni e li aiutiamo a scommettere sulla fede. Nutriamo la fiducia di poter loro offrire un cammino che li porti dal desiderio di vita alla pienezza di essa, a maturare cioè uno stile di esistenza che riproduca quello di Gesù di Nazareth così com'è stato rivissuto da Don Bosco. Questo è in sostanza la "spiritualità giovanile salesiana". [93] sull'esempio del Signore Facciamo tutto ciò sull'esempio del Signore e seguendo il metodo della sua carità di buon Pastore sulla via di Emmaus . Ripetiamo i suoi atteggiamenti: prendiamo l'iniziativa dell’incontro e ci mettiamo accanto ai giovani; con loro percorriamo la strada ascoltando, condividendo le loro ansie ed aspirazioni; a loro spieghiamo con pazienza il messaggio esigente del Vangelo; e con loro ci fermiamo, per ripetere il gesto di spezzare il pane e suscitare in essi l'ardore della fede che li trasforma in testimoni e annunciatori credibili. 2. Il cammino di educazione alla fede Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52). All'incontro di Dio nel giovane [94] L'opera di Dio Educare i giovani alla fede è per il salesiano "lavoro e preghiera". Egli è consapevole che impegnandosi per la salvezza della gioventù fa esperienza della paternità di Dio "che previene ogni creatura, l'accompagna con la sua presenza e la salva donando la vita" . Don Bosco ci ha insegnato a riconoscere la presenza operante di Dio nel nostro impegno educativo, a sperimentarla come vita e amore. [95] riconosciuta Noi crediamo che Dio ama i giovani. Questa è la fede che sta all'origine della nostra vocazione, e che motiva la nostra vita e tutte le nostre attività pastorali. Noi crediamo che Gesù vuole condividere la "sua vita" con i giovani: essi sono la speranza di un futuro nuovo e portano in sé, nascosti nelle loro attese, i semi del Regno. Noi crediamo che lo Spirito si fa presente nei giovani e che per mezzo loro vuole edificare una più autentica comunità umana e cristiana. Egli è già all'opera, nei singoli e nei gruppi. Ha affidato loro un compito profetico da svolgere nel mondo che è anche il mondo di tutti noi. Noi crediamo che Dio ci sta attendendo nei giovani per offrirci la grazia dell’incontro con Lui e per disporci a servirlo in loro, riconoscendone la dignità ed educandoli alla pienezza della vita. Il momento educativo diviene, così, il luogo privilegiato del nostro incontro con Lui. [96] in ogni situazione giovanile In forza di questa grazia nessun giovane può essere escluso dalla nostra speranza e dalla nostra azione, soprattutto se soffre l'esperienza della povertà, della sconfitta e del peccato. Noi siamo certi che in ciascuno di essi Dio ha posto il germe della sua "vita nuova". Questo ci spinge a renderli coscienti di tale dono e a faticare con loro, perché sviluppino la vita in pienezza. Quando la dedizione sembra non raggiungere il suo scopo, noi continuiamo a credere che Dio precede la nostra sofferenza come il Dio della speranza e della salvezza. Punto di partenza [97] Andare verso i giovani Il nostro impegno di educazione dei giovani alla fede si imbatte sovente in un ostacolo: molti giovani non sono raggiunti né dal nostro messaggio né dalla nostra testimonianza. Rimane tra noi e la maggior parte di loro una distanza che spesso è fisica, ma che è soprattutto psicologica e culturale. Eliminare la distanze tra noi e loro, farsi prossimi, accostarsi a loro è dunque per noi il primo passo. E anche in questo Don Bosco ci fu maestro. "Sento, o miei cari - egli scriveva da Roma nel 1884 il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e il non sentirvi mi cagiona pena quale voi non potete immaginare" . Egli si metteva alla ricerca dei giovani: usciva per le strade, sulle piazze; entrava nei cantieri e nei posti di lavoro. Li incontrava a uno a uno e li invitava nel suo Oratorio. Questo amore e i gesti che lo accompagnavano non appartenevano soltanto a un metodo pedagogico, ma erano l'originale espressione della sua fede nel Signore e della sua volontà di annunciare Cristo ai giovani. [98] incontearli dove si trovano Andare ed incontrare i giovani dove si trovano, accoglierli disinteressatamente e con premura nei nostri ambienti, metterci in attento ascolto delle loro domande e aspirazioni sono per noi scelte fondamentali che precedono qualsiasi altro passo di educazione alla fede. [99] valorizzando quanto già hanno Il cammino di educazione alla fede inizia col valorizzare il patrimonio che ogni giovane ha in sé, e che un vero educatore con intelligenza e pazienza saprà scoprire. Egli utilizzerà opportunamente la ragione e la sua sensibilità pastorale per scoprire il desiderio di Dio a volte sepolto, ma non del tutto scomparso dal cuore del giovane. Metterà in gioco la sua carica di comprensione e di affetto, studiando di "farsi amare". L'accoglienza genera, poi, una circolazione di reciproca amicizia, stima e responsabilità, al punto da suscitare nel giovane la consapevolezza che la sua persona ha un valore ed un significato che oltrepassa quanto egli stesso aveva immaginato. E questo mette in azione ogni sua migliore energia. [100] in un ambiente educativo L'accoglienza tocca più profondamente quando a coinvolgere il giovane non sarà solo una persona, ma tutto un ambiente carico di vita e ricco di proposte. Paradigma di ogni nostro ambiente è l'Oratorio: "casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria" . L'ambiente "oratoriano" non è primariamente una specifica struttura educativa, ma un clima che caratterizza ogni opera salesiana. I rapporti improntati alla confidenza e allo spirito di famiglia, la gioia e la festa che s'accompagnano alla laboriosità e al compimento del proprio dovere, le espressioni libere e molteplici del protagonismo giovanile, la presenza amicale di educatori che sanno fare proposte per rispondere agli interessi dei giovani e suggeriscono nel contempo scelte di valori e di fede, ne costituiscono le caratteristiche principali. A questo clima ritorna con nostalgia Don Bosco nella lettera dell’84 da Roma, quando chiede che si rinnovino "i giorni dell’affetto e della confidenza cristiana" fra giovani e salesiani, "i giorni dei cuori aperti con tutta semplicità..., della carità e della vera allegrezza..." . Don Bosco fu inventivo nel creare ambienti in cui fondeva educazione e fede e dove i suoi giovani diventavano missionari dei giovani. Per questo fu sempre esigente circa la qualità educativa dei suoi ambienti, tanto da non esitare a prendere decisioni anche dolorose nei confronti di quei giovani e di quei collaboratori che in qualche modo rifiutassero apertamente o compromettessero il clima educativo. Così, nello stretto rapporto fra l'incontro personale con ogni giovane da parte dell’educatore e la ricca sollecitazione dell’ambiente, maturarono nella storia salesiana esperienze esemplari di santità giovanile. La proposta di vita cristiana [101] Un incontro significativo o l'accoglienza cordiale in un ambiente divengono momenti di inizio di un cammino "verso" la fede o di un ulteriore itinerario "di" fede. Si mette allora alla prova il cuore oratoriano del salesiano, la sua personale esperienza di fede in Gesù Cristo e la sua capacità pedagogica. Nell’orientare verso la fede, lo stile salesiano si muove secondo alcuni criteri. [102] Una proposta di fede all'interno del processo educativo Il processo educativo, in cui ci si impegna per la promozione totale della persona, è lo spazio privilegiato dove la fede viene proposta ai giovani. Questo orientamento è decisivo per definire le caratteristiche e i contenuti del cammino. In esso si valorizzano non solo i momenti "religiosi", ma anche quanto si riferisce alla crescita della persona fino alla sua maturità. [103] I giovani e Cristo Il cammino deve essere tracciato dunque tenendo ben presenti due riferimenti: il travaglio che i giovani devono affrontare nel formare la loro personalità, da una parte; e dall'altra il preciso richiamo di Cristo, che li sollecita a costruirla secondo la rivelazione che si è manifestata in Lui. La vita dei giovani è insieme punto obbligato da cui partire per un cammino di fede, continuo riferimento nel suo svilupparsi e punto di arrivo del cammino stesso, una volta che essa sia stata trasformata e avviata alla pienezza in Gesù Cristo. L'annuncio di Gesù Cristo, sempre rinnovato, è l'aspetto fondamentale di tutto il cammino; non rimane qualcosa di estraneo, di giustapposto all'esperienza del giovane. Diviene in essa via, verità e pienezza di vita. Si ha allora un vero cammino "verso" la fede e un preciso cammino "di" fede che parte da questo riconoscimento: Gesù Cristo si è manifestato come il vero uomo e solo in Lui l'uomo entra totalmente nella vita. Il cammino tende definitivamente ad assicurare e a consolidare l'incontro con Lui, vissuto nella comunità ecclesiale e in una intensa vita cristiana. [104] Un cammino educativo Occorre tener presente che si tratta di un cammino "educativo", che prende i giovani nella situazione in cui si trovano e si impegna a sostenerli e orientarli a compiere i passi verso la pienezza di umanità a loro possibile. E' dunque percorribile anche in quelle situazioni in cui l'annuncio esplicito di Cristo risulta difficile, impraticabile, o dove sono ancora da creare le condizioni minime perché sia ascoltato. In simile stato di precarietà il riferimento al Vangelo fa da ispiratore, indicando valori umani autentici, e dando fiducia alla sofferta e silenziosa testimonianza degli educatori. Proprio in forza di questa logica il cammino pone al centro dell’attenzione alcuni aspetti. [105] che privilegia gli ultimi e ui più poveri 1. Il cammino si adegua a coloro che devono incominciare la scelta salesiana di privilegiare i più poveri è la condizione previa per dialogare con tutti, anche con quelli che sono meno informati sull'"evento" cristiano. Il linguaggio facile e immediato, un ambiente accogliente e lo stile di rapporto familiare rendono accessibile il mistero salvifico e si trasformano in buona notizia e invito per quanti sono lontani. Il collocarsi dalla parte degli ultimi e dei più poveri determinerà non solo l'inizio del cammino, ma ogni ulteriore tappa, fino a quelle conclusive. A colui che ha già percorso un tratto di strada non si può certamente chiedere di partire da capo, ma lo si può invitare a ritornare sempre alle realtà, alle parole e ai segni più semplici e fondamentali, per sostenere con la propria testimonianza ed azione il passo di quanti stanno iniziando. [106] che non finisce mai 2. Il cammino procede sempre verso ulteriori traguardi. Si apre fino a quegli orizzonti di donazione e di santità che lo Spirito sa svelare ai giovani. L'esemplare avventura di Domenico Savio e di Laura Vicuña è paradigma della nostra esperienza educativa, e ci fa riconoscere i frutti straordinari che la vita di fede produce nei giovani. La nostra missione educativo-pastorale risulterà quindi carente tutte le volte che non saremo capaci di scorgere nei nostri ambienti questo dono posto da Dio, o non ci troveremo preparati a sostenere una risposta generosa. [107] che si adegua al passo di ogni giovane 3. Oltre a privilegiare i poveri-ultimi-lontani e ad essere propositivo per i più progrediti, il cammino richiede una terza sensibilità: prendere atto che ogni giovane ha un suo passo, diverso dal passo degli altri, che gli esiti delle tappe non sono uguali per tutti e che, quindi, il percorso va adeguato ad ogni singolo caso. Se la fede è dialogo d’amore di Dio e con Dio; se è un’alleanza da Dio proposta nella concretezza della vita, allora non esistono "clichés" che si possano ripetere. Costituiti dalla iniziativa dello Spirito amici di Dio e dei giovani, ci impegniamo a prevenire, favorire, seguire le loro parole e i loro gesti. [108] Anche i fallimenti educativi possono essere esperienza di ogni cammino. Non li consideriamo fatti accidentali o dimensioni estranee al processo educativo. Ne sono parte integrante e vanno assunti con atteggiamento di comprensione. Sono, in alcuni casi, conseguenza delle gravi condizioni in cui si trovano a vivere certi giovani. [109] Da tutto questo risulta evidente che il cammino deve essere pensato come unico, perché unica è la meta cui è orientato, uniche le indicazioni legate alla natura della fede, e sono costanti alcune caratteristiche dell'esperienza giovanile. Ma non è difficile comprendere che il cammino deve progressivamente determinarsi in itinerari particolari, commisurati sui giovani che lo percorrono. Gli itinerari si presentano appunto come determinazioni più dettagliate di esperienze, contenuti e traguardi, a seconda dei giovani e delle situazioni particolari. [110] Che si realizza in comunità 4. Vi è un aspetto da non trascurare. E' la comunità educativa, composta di giovani e adulti insieme. Essa è il soggetto che percorre il cammino "verso" la fede e "di" fede. Non si possono fare distinzioni del tipo: i giovani sono i "destinatari" della proposta, mentre gli adulti sono da ritenere solo elaboratori tecnici e autorevoli della medesima. Una simile prospettiva riporterebbe tutto il discorso nell’ambito dei servizi professionali, staccati dalla vita. San Paolo ci ricorda come alla fede noi veniamo generati . Il cammino è unico e coinvolgente, sempre. Anche se esso interpella ogni singola persona in ordine alle sue specifiche responsabilità di fronte a Dio, la proposta però è sostenuta da tutti coloro che riconoscono in Gesù il fondamento e il senso della vita. [111] Nella comunità educativo-pastorale tutte le persone, siano esse impegnate in compiti di educazione e sviluppo umano o più esplicitamente sul versante del discorso di fede, sono "educatori dei giovani alla fede". La loro gioia più grande è comunicare ad essi le incommensurabili ricchezze di Cristo . Tutte le risorse e le attività devono concorrere per servire la stessa persona, aiutandola a crescere verso la vita e verso l'incontro con il Signore risorto. Aree di attenzione La meta globale "Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,31). [112] L'uomo orientato a Cristo Ogni tracciato di cammino è sempre definito da si vuol giungere, dalla meta. Dobbiamo aver chiaro quale sia il tipo di uomo e di credente che deve essere promosso nelle concrete circostanze della nostra vita e della nostra società, consapevoli anche che lo Spirito di Gesù Cristo lo va plasmando a partire da una "nuova creazione". [113] In questa direzione ci orientano le nostre Costituzioni: "Educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell’uomo, orientato a Cristo, l'uomo perfetto. Fedeli alle intenzioni del nostro Fondatore, miriamo a formare onesti cittadini e buoni cristiani" . Il primo riferimento di questo testo costituzionale mette a fuoco la sostanziale configurazione a Cristo, Figlio e Fratello, che dona la sua vita per tutti ed è dal Padre risuscitato. Il secondo riferimento invece ("onesti cittadini e buoni cristiani") si rivolge alla realizzazione storica di questo "tipo di cristiano", chiamato a vivere nella Chiesa e nella società in un preciso tempo e in uno spazio determinato. [114] che sa integrare fede e vita Per dire tutto questo, in molti contesti si preferisce utilizzare una formula densa ed espressiva: si parla di "integrazione tra fede e vita". Questa integrazione è la risposta alla sfida più drammatica e provocatrice che abbiamo più sopra evidenziato: l'irrilevanza e la separazione tra la fede, la vita e la cultura che si manifestano contemporaneamente a livello sociale e personale. La meta che il cammino propone al giovane è, allora, quella di costruire la propria personalità avendo Cristo come riferimento sul piano della mentalità e della vita. E' un riferimento che, facendosi progressivamente esplicito e interiorizzato, lo aiuterà a vedere la storia come Cristo, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. Per la fecondità misteriosa di questo riferimento la persona si costruisce in unità esistenziale: assume le proprie responsabilità e ricerca il significato ultimo della propria vita. Posta all'interno di un popolo di credenti, riesce con libertà a vivere intensamente la sua fede, ad annunciarla, e nella vita quotidiana a celebrarla con gioia. [115] Per conseguenza maturano e diventano connaturali quegli atteggiamenti umani che portano ad aprirsi sinceramente alla verità, a rispettare ed amare le persone, ad esprimere la propria libertà nella donazione e nel servizio. E' l'esercizio della fede, della speranza e della carità come stile di vita. Mentalità, vita quotidiana, presenza nella comunità: sono indicati in questo modo i tre campi in cui si misura la veridicità del "buon cristiano" e dell’"onesto cittadino". Il binomio salesiano sottolinea il valore della dimensione comunitaria, sociale e politica della fede e della carità, che porta ad assumere precise responsabilità nella costruzione di una società rinnovata. Le aree [116] Quattro grandi aspetti della maturazione cristiana Il cammino è pensato come progressiva crescita verso questa meta. Ci impegniamo perciò su quattro grandi grandi aspetti della maturazione cristiana che chiameremo "aree". Le possiamo schematicamente indicare come: - a crescita umana verso una vita da assumere come "esperienza religiosa"; - l'incontro con Gesù Cristo, uomo perfetto, che porterà a scoprire in Lui il senso dell’esistenza umana individuale e sociale: il "Salvatore dell’uomo"; - l'inserimento progressivo nella comunità dei credenti, colta come "segno e strumento" della salvezza dell’umanità; - l'impegno e la vocazione nella linea della trasformazione del mondo. All'interno di queste aree dovremo: - coltivare alcuni atteggiamenti da sottoporre a frequente verifica; - individuare alcuni nuclei di conoscenze indispensabili per comprendere adeguatamente la vita cristiana; - scegliere esperienze capaci di mediare e proporre atteggiamenti e conoscenze. [117] che rispondono alle sfide Questi quattro aspetti partono dalle sfide poste alla fede dei giovani e alla nostra missione di educatori da parte dell’attuale situazione culturale e giovanile. Dalle sfide emerge infatti la domanda di vita e la significatività della fede nella maturazione della propria identità e nella storia umana. Il rischio che la fede corre è di restare irrilevante sia per l'esistenza che per il processo storico. Le aree vogliono assumere quello che l'uomo stima come vero valore e deporvi il seme della fede come compimento e senso ultimo. Vogliono, nell’insieme, presentare il Regno inserito nel cuore della storia (la grande storia del mondo o la piccola storia personale) e i veri credenti quali chiamati dall'amore di Dio ad impegnarsi nella lievitazione della storia umana. Così la fede non è disgiunta o giustapposta a ciò che è umano, storico, temporale, secolare, ma, germinando all'interno di tutto questo, lo risignifica, lo illumina, e anche lo trascende allargando i nostri orizzonti al di là della storia. [118] da comprendere bene nel loro significato Le aree non sono e non debbono essere pensate, nella persona o nell’azione educativa, come settori separati. Sono compresenti e si richiamano continuamente a vicenda. Non è accettabile che si consideri prima solo il versante della crescita umana e poi quello della fede. Bisogna riconoscere alla fede una sua peculiare energia in tutta la crescita umana della persona. Il riferimento a Gesù Cristo e alla Chiesa è costante e attraversa tutte le aree, pur sapendo che si esplicita e si concentra in determinati momenti. Quando la Parola di Dio ha riempito la vita, la crescita umana non si arresta, anzi continua e si manifesta con nuove espressioni. Noi abbiamo bisogno di presentare questi contenuti in successione logica, ma ciò non significa che vogliamo indurre a considerarli successivi nel tempo. [119] Qualunque progresso è però impensabile, se la proposta non viene assunta dal soggetto. I contenuti che in ogni singola area vogliamo accentuare non sono "lezioni" offerte dall'esterno, o materiali da lavorare. Sono invece maturazioni che avvengono nella persona in forza delle sue scelte. Va allora prestata molta attenzione perché ogni proposta sia debitamente interiorizzata. L'educazione alla fede viene dunque pensata come umanizzazione, senso della vita, scelta di valori e impegno ecclesiale e sociale. Verso la maturità umana Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (Fil 4,8). [120] Vita e fede si richiamano I giovani ai quali pensiamo per primi sono "poveri". La loro povertà si presenta sotto molte forme: povertà di condizioni di vita, di senso, di prospettive, di possibilità, di consapevolezza, di risorse. E' la vita stessa che si trova depauperata delle sue risorse principali. Non affiora alcuna esperienza religiosa finché non si scopre la vita nel suo vero senso. E, viceversa, ogni esperienza di vera vita libera una tensione religiosa. A partire dall'ammirevole armonia di grazia e di natura così significativamente manifestata nella persona di Don Bosco educatore, è facile per il salesiano comprendere che la fede richiama la vita, e la vita, riconosciuta nel suo valore, sente in certa maniera il bisogno della fede. In forza della grazia non c'è frattura ma continuità tra creazione e redenzione. [121] Il cammino di fede incomincia con il "renditi umile, forte e robusto" sotto la guida materna di Maria e con il sostegno degli educatori. Una prima indicazione per sostenere lo sviluppo di quest'area è l'attenzione alle esigenze caratteristiche di ciascuna fase della crescita: - la fase dell’infanzia che scopre il mondo circostante con meraviglia; - la fanciullezza che si apre a quanto esiste attorno e al rapporto positivo con le altre persone; - l'adolescenza con il desiderio di conoscere se stessi, di accettarsi, di esplorare e sperimentare la propria identità; - la ricerca di orientamento, lo sforzo di raggiungere una sintesi soddisfacente e il desiderio di partecipare e offrire contributi alla vita sociale che è proprio del giovane. [122] i primi passi verso i giovani Per questo non possiamo trascurare, ma dobbiamo prendere in considerazione la particolare situazione di bisogno in cui molti giovani si trovano. La prassi salesiana vuole aiutare a superare quelle carenze radicali, economiche o affettive, che di fatto condizionano la successiva apertura ai valori. In questo impegno la fede viene già proclamata nella testimonianza della carità. Contemporaneamente la persona si scioglie da pesanti condizionamenti e si rende libera. Su questa linea si muove ogni iniziativa che intenda offrire ai giovani condizioni degne di vita, luoghi di distensione, o li prepari ad inserirsi nel mondo del lavoro e ad acquistare una cultura sufficiente. Sono così create le condizioni favorevoli perché i giovani si aprano a ricercare e ad accogliere la verità e il gusto di quegli autentici valori che li conducono alla piena maturità umana e li rendono protagonisti della loro vita . [123] chiedono all'educatore scienza e sapienza Per meglio decifrare problemi ed elaborare proposte giuste in questa prima area, l’educatore alla fede si serve anche delle scienze dell’educazione, utilizzandole con quella sapienza che lo sguardo della fede stessa gli suggerisce. Il panorama dei modelli educativi si presenta intricato. L'educatore alla fede sceglie e organizza i suoi interventi con lo sguardo fisso all'immagine di uomo di cui percepisce il riflesso contemplando il mistero di Dio presente in Gesù di Nazareth. L'uomo maturo è quello che ascolta con attenzione gli interrogativi che la propria vita e il mondo propongono; quello che coglie il mistero che li avvolge e ne ricerca il significato mediante la riflessione e l'impegno. E' questo il modello che la solida tradizione salesiana ci riconsegna, quando fa della religione il punto di riferimento per l'educazione. Ben lo sottolinea "Iuvenum Patris" là dove dice: religione "indica che la pedagogia di Don Bosco è costitutivamente trascendente" . [124] portano ad accogliere la vita In questa prospettiva presentiamo alcune mete da raggiungere e qualche esperienza da proporre. 1. In primo luogo il giovane deve accogliere la vita. Ciò significa anzitutto che deve accettare se stesso. Per alcuni giovani questo avviene in maniera spontanea. Il trovarsi in un mondo di persone che li amano, che dialogano con loro e lavorano nel costruire la storia, piccola o grande, è per essi di grande aiuto. Per altri, invece, è questa la prima e grande scommessa. Pensano - e lo soffrono internamente - che la loro vita non meriti di essere vissuta. Esperienze negative o carenze fondamentali li portano a lasciarla correre o a cederla a basso prezzo. L'educatore della fede deve allora accompagnarli con intelligenza e con cuore, affinché riconoscano il valore inestimabile della vita. Essi ne scoprono così il duplice carattere di dono e di compito. E' un passo indispensabile perché divengano "soggetto" della propria storia, e responsabili della propria crescita. Se vengono offerte loro esperienze positive, se si aiutano a decifrare i condizionamenti culturali e strutturali, personali e collettivi dentro i quali si è svolta finora la loro storia, percepiscono che il cambiamento è possibile, che c'è futuro, che vale la pena sperare. Quando queste prime "chiusure" alla vita vengono superate, è possibile far emergere altri interrogativi, suscitare altri atteggiamenti, mettere in attività altre energie. [125] ad aprirsi agli altri L'idea positiva di sé porta verso una progressiva apertura alle relazioni interpersonali e dà la capacità di comunicarsi agli altri, riconoscendo il loro valore, accogliendo la loro diversità e accettando i loro limiti. Predispone anche a mettersi in rapporto positivo con l'ambiente, con la realtà e il mondo. La pedagogia salesiana affida lo sviluppo di questa dimensione alle attività che i giovani svolgono insieme in un clima di allegria e collaborazione. Lì essi incontrano adulti, capaci di amare le cause più nobili e di trasmetterne l'entusiasmo. [126] a far emergere le aspirazioni profonde 2. Accoglienza della vita, esplorazione, brama di gustarla fino in fondo svelano e fanno toccare con mano la profondità delle aspirazioni umane e i loro limiti. Sta qui un altro passo da compiere e un grappolo di esperienze da proporre, in linea con l'incontro tra vita e fede. L'adulto è ormai capace di esprimere con proprietà questa percezione, mentre l'adolescente e il giovane la vivono ancora confusamente e la soffrono nella propria carne. E' compito dell’educatore mettersi al loro fianco e aiutarli a rendersene conto, vivendo esperienze arricchenti. Tali sono quelle esperienze che chiamiamo di "pienezza", cioè quelle realizzazioni di ideali sognati intensamente come donazione, protagonismo, rinuncia al proprio comodo per servire i più bisognosi, contemplazione della natura o della verità, momenti di realizzazione. Anche le esperienze "del limite e della miseria" sono capaci di far crescere e maturare interiormente: così le personali insoddisfazioni, la coscienza della propria povertà, le situazioni umane di dolore e di miseria. Ma come può un giovane comprendere questo? Ponendosi in ascolto della sua propria voce interiore, e imparando a leggere i fenomeni della convivenza umana. Seguito dall'educatore, egli si apre alla dimensione etica e matura in due direzioni: coglie l'incidenza dei suoi atteggiamenti e delle sue azioni sulla propria vita, e comprende la sua responsabilità verso gli altri con i quali condivide di fatto i beni principali. Separare questi due aspetti o subordinarli l'uno all'altro è far nascere e dar forza alla radice dell’individualismo. Sono due versanti su cui corre la maturazione della persona. [127] a scoprire il senso della vita [3.] Prende così corpo la domanda sul senso della vita e la ricerca del suo significato ultimo. Non si tratta di un problema "intellettuale". Al di là del come riescono ad esprimerlo, molti giovani fanno ricerca di senso, specialmente quando sperimentano nella propria vita una profonda insoddisfazione, a volte radicale, e pensano al futuro. L'insoddisfazione può avere origini e motivazioni diverse: la frustrazione di fronte all'impossibilità di raggiungere un modello di felicità che hanno desiderato, o l'esperienza del vuoto, dopo aver vissuto proposte che promettevano l'appagamento dei propri bisogni. In questo processo di maturazione, gli educatori hanno un ruolo insostituibile. Sono chiamati ad offrire il loro aiuto nella riflessione, rendendo accessibile ai giovani la ricchezza della propria esperienza di adulti. Ci sono alcuni ambienti che offrono per loro natura una riflessione sistematica sui problemi dell’uomo. La prassi salesiana sa mettere a disposizione anche modalità meno formali come valutazioni rapide, ma non superficiali, su eventi e situazioni, o conversazioni spontanee in contesto di distensione e di gioco, o confronti personali opportunamente predisposti. [128] ad anelare al trascendente 4. Nel giovane la domanda e la ricerca di senso diviene "invocazione", desiderio cioè di una risposta, di un orizzonte o di una prospettiva che faciliti la soluzione dell’interrogativo, posto dalla vita, sulla sua origine e il suo termine, sul compito proprio della persona perché essa giunga a pienezza. Ogni processo di educazione dovrebbe avere in questo il suo traguardo. Si compie un’esperienza umana matura, che è anche un’esperienza "religiosa" perché la persona arriva ad immergersi nel progetto di Dio. [129] Risposta alle sfide Questo percorso cerca di venire incontro alle sfide lanciate dalla cultura attuale. Alla logica dell’autosufficienza e del secolarismo propone, infatti, un modo alternativo di essere pienamente uomo. In molti contesti si afferma che il primo passo che i giovani devono fare è quello di percepire il vuoto degli idoli che incombono sulla loro vita e cogliere il manifestarsi di Dio nel creato e nella persona umana. Nasce allora la proposta di ricostruire una identità personale, in un tempo in cui questa sembra spesso in crisi o frantumata. La prassi salesiana sostiene non solo idealmente il valore fondamentale "dell’esperienza religiosa" nella formazione della personalità, ma privilegia nel concreto alcune modalità per farla maturare. Esse sono: la valorizzazione della vitalità e dell’espressione giovanile; la partecipazione ad attività in cui si può sperimentare il proprio valore e la gioia della condivisione; il coinvolgimento in situazioni di bisogno; i tempi di riflessione. Quando il giovane ha raggiunto livelli più profondi e ha scelto la fede come chiave per interpretare la propria esistenza, viene accompagnato e stimolato ad elaborare una visione cristiana organica della vita e della storia. Verso l'incontro autentico con Gesù Cristo lo sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8,12). [130] Pienezza di vita in Cristo Il nostro servizio di educatori alla fede non può certo arrestarsi al livello della crescita umana, anche se cristianamente ispirata. L'educazione alla fede chiede di proseguire verso il confronto e l'accettazione di un evento rivelato: la vita dell’uomo raggiunge la sua pienezza solo in Gesù Cristo. "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" : sta qui la definitiva risposta al grido che sale dall'esistenza in forma di "invocazione". [131] L'incontro con Lui Ma l'incontro con Gesù non è un incontro "qualunque". L'educazione alla fede cerca questo: di prepararlo, di offrirlo, di approfondirlo perché sia un incontro personale nella fede. E' infatti assai frequente riscontrare tra i giovani una vaga simpatia verso la persona di Gesù. Molti sono i messaggi e le immagini di Lui immesse sul mercato dai mass-media, e molti i giovani che conservano tracce di un’esperienza religiosa infantile ed hanno impressioni esterne e generiche sulla vita della comunità cristiana. L'incontro con Cristo resta spesso superficiale e fugace. D’altra parte, un’esposizione sistematica della fede può risultare per questi giovani soltanto una bella teoria, o l'ideologia articolata di un gruppo religioso, non "annuncio e promessa" di salvezza. Attraverso quale cammino mettere il giovane in contatto profondo con Cristo? quali aspetti del suo mistero è meglio sottolineare? [132] tramite la testimonianza Quest'area è fortemente centrata sulla testimonianza dei cristiani. A sollecitare e a sostenere l'incontro di fede con Gesù Cristo si esige la vita vissuta di una comunità credente e la sua interpretazione mediante la parola della fede. Nelle strutture in cui lavoriamo si verificano a volte degli insuccessi, perché ci affatichiamo a trasmettere in maniera impersonale formule di fede che, sganciate dalla loro efficacia per la vita, risultano del tutto incomprensibili. La fede è ricercata e desiderata, quando i giovani si incontrano con un’autentica esperienza evangelica. [133] Ecco alcuni traguardi a cui tendere progressivamente, perché l'incontro con Gesù Cristo superi la sola curiosità e si trasformi in un incontro nella fede. [134] Dai segni 1. Un traguardo, che richiede il suo corrispondente nucleo di contenuti e di esperienze, è percepire i segni di Cristo Salvatore, la sua presenza nella comunità credente e la sua incidenza nella storia umana. Questi segni si trovano: - nelle persone che appartengono alla comunità; - negli atteggiamenti che la memoria di Cristo suscita in loro; - nel culto cristiano celebrato degnamente. E' un traguardo, questo, alla portata di tutti, anche di quelli che sono meno vicini all'evento cristiano. I segni hanno un linguaggio e trasmettono messaggi. La pedagogia li sceglie, li prepara e li presenta perché parlino con forza alla sensibilità dei giovani. Ma ci sono segni e messaggi che sfuggono alle nostre intenzioni. Vengono prodotti dallo stile dell’istituzione educativa o pastorale, dai rapporti delle persone fra loro, dal buon gusto e dal senso religioso che appare nei segni stessi della fede: oggetti, luoghi, gesti. [135] alla testimonianza La percezione dei segni può predisporre a capire la testimonianza dei discepoli di Cristo. I gesti umani e di fede delle persone che stanno vicine ai giovani costituiscono il primo richiamo alla fede. Non ci si riferisce solo ai gesti religiosi, ma anche alla disponibilità per un dialogo con i giovani e alla capacità di impegnarsi nella salvezza dei poveri. La testimonianza rivela ai giovani il valore universale della fede, quando essi vengono a conoscenza di modelli eminenti di carità o di impegno che traggono la loro motivazione e la loro forza dall'amore di Cristo. [136] Dalla testimonianza all'annuncio 2. La testimonianza viene esplicitata dall'annuncio di Gesù, della sua vicenda umano-divina e degli insegnamenti da Lui proclamati. E' un annuncio che da parte degli educatori è una chiara confessione di fede. Le circostanze consiglieranno la via da preferire: la conversazione personale, la catechesi, un sereno dialogo interreligioso. Si deve garantire, comunque, il carattere di "buona notizia". Gesù va presentato come verità che illumina la ricerca del giovane; come vita che stimola le energie di bene; come via che conduce al proprio compimento. In questa stessa prospettiva la Parola di Dio deve apparire ad ognuno come apertura ai propri problemi, risposta alla proprie domande, allargamento ai propri valori, e insieme soddisfazione alle proprie aspirazioni. [137] Dall'annuncio alla scoperta della Persona di Cristo 3. L'annuncio porta a scoprire la presenza di Cristo nella propria vita come chiave di felicità e di senso. Si avvia allora il processo di conversione che, trasformando l'esistenza, conduce all'età adulta quella forma di Cristo che il Battesimo ha impresso in noi. L'annuncio e la scoperta implicano, poi, l'adesione alla Persona di Cristo. Dal Cristo annunciato il cammino di fede procede verso il Cristo amato, contemplato e, finalmente, seguito con l'atteggiamento del discepolo. Non tutto è graduale. Il Maestro propone percorsi nuovi, chiede precise rotture, indica esodi e rilancia nella direzione delle forti esigenze evangeliche. A questo punto del cammino è possibile che avvenga il primo grande cedimento da parte di quanti lo hanno iniziato, non solo per le difficoltà che la fede pone, ma anche per le sviste degli educatori, più preoccupati delle cose che di accompagnare fraternamente il dialogo tra il giovane e Dio. [138] La trasformazione della vita 4. La perseveranza nella conversione e nel seguire Cristo porta, di conseguenza, a rielaborare la propria visione della vita, a viverla in modo nuovo, a rompere con l'alienante atteggiamento di peccato e con i modelli di vita che ne derivano. Si esige una ricomprensione della realtà e una condivisione di quella che fu la passione di Gesù: il Regno di Dio. Per coloro che continuano, alla catechesi deve seguire il confronto della fede con i grandi problemi culturali. Sono i problemi intensamente sentiti, fondamentali per una vera maturazione della mentalità di fede. Questa richiede una precisa coerenza di pensiero e di vita. Tralasciare tale aspetto significa preparare la tante volte deprecata rottura tra fede e cultura personale, tra pratica religiosa individuale ed etica sociale. Ci si impegni dunque nell’accompagnare coloro che prendono in seria considerazione il confronto della propria vita con la fede. [139] Una fede robusta e dinamica 5. La pratica della fede, infine, implica il radicamento di atteggiamenti e comportamenti sostenuti dalle corrispondenti convinzioni. L'educazione alla fede abilita il credente a rendere ragione della propria speranza . La fede che riconosce la presenza e l'amore del Padre fiorisce nell’atteggiamento filiale verso di Lui (la "pietà"). La preghiera è il linguaggio datoci dallo Spirito per rivolgerci al Padre e va sviluppata secondo le diverse forme che la tradizione cristiana ha maturato. La cura della "pietà" ebbe nei tempi passati forme pedagogiche adeguate alla condizione dei giovani di allora. Per noi è oggi urgente ripensare momenti e forme convenienti di iniziazione a partire dalla famiglia stessa. Verso una intensa appartenenza ecclesiale Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (At 2,42). [140] L'incontro con Cristo nella Chiesa L'incontro con Gesù Cristo nella fede ha nella Chiesa il suo luogo privilegiato. Mosso dalla testimonianza viva della comunità cristiana o di qualche credente, il giovane matura attraverso una condivisione piena nel "popolo di Dio". Senza la fede della Chiesa la nostra fede e quella dei giovani sarebbe molto povera. Mancherebbe il riferimento indispensabile per vivere da credenti. Se non si partecipa alla vita della Chiesa, si è lontani dal luogo in cui si sperimenta, in modo privilegiato, il dono della salvezza. L'obiettivo finale di questo percorso si propone di aiutare i giovani a vivere l'esperienza della Chiesa, maturando così il senso di appartenenza alla comunità cristiana. [141] Un'appartenenza che matura progressivamente L'appartenenza dei giovani alla Chiesa non giunge immediatamente a maturità. Se non viene intesa bene dagli educatori-pastori e non viene curata saggiamente, rimane allo stato di simpatia generica, di adesione esterna, di prudente distanza e autonomia. I giovani si muovono oggi con realismo tra appartenenze molteplici e limitate. L'appartenenza ecclesiale può maturare come adesione del cuore e della mente, soltanto se la Chiesa viene percepita come comunione con Dio e con gli uomini nella fede e nella carità, come segno e strumento del Regno. Le istituzioni infatti, civili o religiose che siano raccolgono solamente un consenso parziale ed esterno. Si è capito che la persona è superiore ad esse come valore e come finalità. Soltanto se si percepisce la Chiesa centrata sulle persone la persona di Gesù Cristo, quelle dei credenti e quelle degli uomini da salvare più che sull'organizzazione o sulla legislazione, essa potrà provocare una decisione di fede. [142] Anche sotto questo aspetto vi sono atteggiamenti, contenuti ed esperienze che definiscono un cammino. Essi possono essere descritti partendo sempre dai più poveri rispetto alla fede. [143] Il bisogno di amicizia e di rapporti interpersonali 1. Il primo aspetto è prendere atto del bisogno che i giovani hanno di amicizia e di rapporti interpersonali profondi, di partecipazione e solidarietà; far emergere il loro senso della festa, il gusto dello stare assieme. Gli educatori accolgono questi valori, li approfondiscono, li condividono, partecipando ai momenti in cui i giovani li esprimono e curando di portarli ad un’ulteriore profondità. In pieno accordo con la tradizione salesiana, tutto questo si carica già di significato ecclesiale, se si realizza in un ambiente di ampia accoglienza in cui sia possibile entrare in contatto con i credenti, con i segni ecclesiali e con le comunità cristiane. [144] La "voglia" di gruppo 2. Un altro insieme di atteggiamenti e di con