Salesiani e laici: comunione e condivisione nello spirito e nella missione di don Bosco Capitolo Generale XXIV Introduzione L'evento di grazia del 12 aprile 1846 "Un sito c'è, è di proprietà del sig. Giuseppe Pinardi. Venga e farà un buon contratto. La domenica seguente, solennità di pasqua, si trasportarono colà tutti gli attrezzi di chiesa e di ricreazione e andammo a prendere possesso della nuova località". [1] Felice ricorrenza La felice ricorrenza del 150° anniversario dell'arrivo di don Bosco a Valdocco, celebrata durante il Capitolo Generale, ci ha posti in più attento ascolto delle nostre origini. E' una pagina commovente quella scritta da Don Bosco. Rivela il suo cuore, così simile a quello del Buon Pastore: la passione educativa, l'audacia apostolica, la sofferenza per le prove, l'incertezza per il futuro, l'abbandono alla Provvidenza, la gioia per l'insperato aiuto. Siamo presi da stupore per le meraviglie dello Spirito, ma anche provocati. Pare quasi che Don Bosco ci inviti ad entrare nel mondo da lui creato e attorno a lui cresciuto: quello della comunione nello spirito e nella missione. Egli è lì, circondato da una moltitudine di giovani, nel mezzo d'un prato che deve abbandonare senza sapere dove andare e cosa fare. Ma ecco sopraggiungere certo Pancrazio Soave latore d'una proposta a nome del sig. Giuseppe Pinardi: c'è un luogo in cui radunare i giovani, una modesta tettoia che può diventare cappella, e attorno, una striscia di terra per la ricreazione. La domenica seguente si faranno avanti due signore per offrire i primi aiuti .. Più tardi giungerà Mamma Margherita... e ancora altri! E' la storia d'un amore che si fa contagioso e irradiante, attirando nel cerchio di luce e di forza tante persone, una Famiglia, un Movimento! Noi Salesiani, eredi di quei primi ragazzi che vollero stare con don Bosco per sempre, ci ritroviamo in compagnia di tanti laici, uomini e donne del nostro tempo, che avvertono il medesimo richiamo e chiedono di poter operare con il cuore e lo stile del Padre e Maestro dei giovani. Entrare in quel cerchio di luce e di forza è quanto ci proponiamo di fare con la riflessione capitolare: - partendo dalla situazione attuale della relazione SDB-Laici (prima parte); - proponendo il ricco dinamismo che si sprigiona dal carisma di don Bosco (seconda parte); - proiettandoci verso il futuro per concreti impegni di condivisione nello spirito e nella missione (terza parte). Vogliamo celebrare la memoria di quell'evento con lode riconoscente: [2] O Padre, a Te la nostra lode: per don Bosco il sogno che gli hai ispirato le prove che lo han temprato e i segni che lo han guidato; per quanti han condiviso la sua indomabile passione: uomini e donne, religiosi e laici, in ogni tempo e luogo; per l'umile inizio di Valdocco e per ogni ambiente educativo chiamato ad essere rivelazione e dono del tuo Amore; per l'immensa schiera di giovani che invadono la nostra vita inquietano il nostro cuore perché‚ diventi quello del Buon Pastore. O Padre, a Te la nostra lode: Con Maria nostro potente Aiuto nello Spirito Santo per il Cristo Risorto. Amen. Parte prima Salesiani e laici oggi: la situazione "In sulla sera di quel giorno rimirai la moltitudine di fanciulli che si trastullavano e considerava la copiosa messe che si andava preparando al mio ministero. Mio Dio, esclamai, perché‚ non mi fate palese il luogo in cui volete che io raccolga questi fanciulli? O fatemelo conoscere o ditemi quello che debbo fare". (MO, p. 134) Capitolo Primo Elementi per la comprensione della situazione (nn 3-18) Capitolo Secondo La situazione del rapporto SDB Laici (nn 19-51) Capitolo Terzo Prospettive (nn 52-56) Capitolo primo Elementi per la comprensione della situazione 1. L'orizzonte: insieme nello spirito e nella missione per il servizio ai giovani [3] L'inizio e il modello All'origine della storia salesiana troviamo l'amore di predilezione di don Bosco per la gioventù povera e l'attenzione ai ceti popolari. Animato dalla carità del Buon Pastore, egli convoca attorno a s‚ un grande numero di persone, perché‚ la nuova condizione giovanile, quale appare ai suoi occhi nella città di Torino, chiede una risposta immediata e nuova. Nasce così l'Oratorio di Valdocco, vero "laboratorio" nel quale don Bosco, altri sacerdoti, laici adulti, giovani e alcune donne, prima fra tutte mamma Margherita, vivono quello stile originale e simpatico di predilezione verso i giovani che si chiama Sistema Preventivo. Tale sistema, a Valdocco prima, poi a Mornese ed in altri luoghi, diventa una vera spiritualità, che accomuna educatori e giovani nello stesso cammino verso la santità. E' una spiritualità che vive in maniera del tutto speciale nel cuore e nelle azioni dei membri della Famiglia Salesiana e di un vasto movimento di persone come dono alla Chiesa per la salvezza della gioventù e per la santità di coloro che vi aderiscono. [4] Dimensioni secolare e profetica del carisma La missione giovanile e popolare ha una particolare dimensione secolare "perché‚ è un carisma suscitato nella Chiesa per il mondo" . Il carisma di Don Bosco, proprio perché‚ educativo, ponendosi sul versante della cultura crea una singolare consonanza con i compiti propri dei laici. E' per questo che, divenendo missione, va oltre la comunità SDB e le sue stesse opere. Missione e opere, infatti, non si identificano, anche se l'opera è necessaria come luogo di convocazione e di formazione del vasto movimento che lavora per la gioventù, dentro e fuori delle strutture salesiane, nella Chiesa e nelle istituzioni della società civile. Questa missione ha anche una dimensione profetica per la significatività che assume circa i problemi educativi e sociali e per le prospettive nuove di esistenza a cui apre. L'evangelizzare educando e l'educare evangelizzando si fa messaggio di speranza, lievito e luce non potendo raggiungere direttamente ogni persona n‚ ricoprire materialmente tutti gli spazi e le attività dove l'uomo svolge la sua vita .L'attenzione ai valori secolari fu così viva in Don Bosco da spingerlo a inventare una originale figura di laico consacrato, il salesiano coadiutore. Egli coltiva in s‚ una congeniale propensione a essere fermento apostolico dentro le realtà secolari assunte nella loro autonoma consistenza, per cui la comunità salesiana, "arricchita della sua componente laicale, è capace di accostarsi al mondo in maniera più apostolicamente efficace" . [5] Mediazioni efficaci: CEP e PEPS La missione è unica, ma le sue realizzazioni sono diverse, tante quante sono le situazioni e i contesti storici, geografici, religiosi e culturali nei quali vivono i giovani. Il progetto educativo pastorale salesiano (PEPS) è la mediazione storica e lo strumento operativo, sotto tutte le latitudini e in tutte le culture, della medesima missione. Il progetto, quindi, non è un fatto tecnico, ma un orizzonte culturale al quale richiamarsi continuamente, ed è esigito dalla necessaria inculturazione del carisma. Esso è elaborato e realizzato in ogni opera salesiana da una comunità che noi chiamiamo comunità educativa pastorale (CEP). Questa è l'insieme di persone (giovani e adulti, genitori ed educatori, religiosi e laici, rappresentanti di altre istituzioni ecclesiali e civili e appartenenti anche ad altre religioni, uomini e donne di buona volontà) che operano insieme per l'educazione e l'evangelizzazione dei giovani, specialmente i più poveri. 2. Il contesto: Mondo e Chiesa [6] Incarnazione del carisma Il carisma salesiano, suscitato nella Chiesa per il mondo, deve incarnarsi nelle diverse situazioni culturali per esprimere le sue potenzialità di servizio ai giovani e ai ceti popolari. Nell'incontro con le varie culture può esprimere vitalità e acquistare caratteristiche nuove e arricchenti. 2.1. Nel mondo di oggi [7] Nuovo scenario Gli anni 90 presentano un nuovo scenario economico, politico, sociale e culturale, dopo gli avvenimenti che hanno segnato la fine del conflitto Est Ovest. Alcune di queste tendenze influiscono in modo particolare sulla nostra vita e azione. [8] Primato dell'economico Il sistema economico-politico perseguito dall'ideologia neoliberale, aggrava l'impoverimento, l'ingiustizia e gli squilibri sociali nella maggior parte del mondo, così che grandi gruppi economici transnazionali realizzano enormi guadagni e causano la progressiva esclusione delle aree più povere della terra, con conseguente incremento di nuove forme di miseria. La priorità assoluta data al fattore economico provoca gravi conseguenze: l'eliminazione delle frontiere economiche, la difficoltà di difendere le conquiste sociali dei lavoratori e lo spazio d'azione delle piccole unità produttive, la disoccupazione, la caduta delle retribuzioni, la necessità di emigrare, la limitazione di espressione e di possibilità di azione alle minoranze etniche e ai gruppi che vivono vari tipi di emarginazione. La progressiva esclusione economica e sociale provoca inoltre forme di "impoverimento antropologico", manifestate da un diffuso sentimento di inferiorità che colpisce ceti sociali e intere popolazioni, oppresse culturalmente dall'ideologia dominante ["culturicidio"]. La presentazione massiva e martellante di diversi modelli, crea modificazioni nei processi mentali e nei criteri di valutazione, aggrava la difficoltà di costruire una identità umana e cristiana solida, amplifica l'incertezza del futuro. Allo stesso tempo le nuove possibilità di informazione, intercomunicazione e azione determinano una diversa configurazione delle società e delle convivenze. La globalizzazione economica e i nuovi raggruppamenti di paesi in blocchi potranno avere conseguenze socioculturali, dal profilo ancora incerto e dall'esito oscuro. [9] Ambivalenza della comunicazione L'emergere di una cultura planetaria di natura massificante e di carattere pluralista condiziona la percezione che si ha del mondo e della Chiesa e, prima ancora, il senso stesso della vita. La sfida della comunicazione interpersonale è resa più difficile dall'indebolimento dei valori culturali, e dal proliferare dei linguaggi e di crescenti forme di incomunicabilità. La comunicazione passa attraverso canali nuovi: linguaggi multimediali, mezzi di comunicazione sociale, accesso all'informazione, cibernetica... Ciò provoca modificazioni di mentalità e richiede nuove modalità di apprendimento. Necessitano nuove competenze. Il potere del sapere, i codici della modernità e postmodernità, l'imparare a lavorare in gruppo, l'accesso all'informazione, l'uso critico dei mezzi di comunicazione sociale, sono alcuni dei fattori che richiedono, ai salesiani e ai laici, una migliore competenza e un continuo aggiornamento. [10] Famiglia ed educazione La famiglia e le tradizionali agenzie di educazione sembrano perdere il ruolo privilegiato di un tempo in riferimento alla maturazione della persona. La famiglia, tuttavia, continua ad essere riconosciuta nella sua importanza fondamentale nel campo dell'educazione. Nella nuova situazione culturale si diffonde un'interpretazione soggettivistica della sessualità; si manifestano nuove forme di organizzazione familiare come nuclei affettivi, relativizzando il modello tradizionale del matrimonio e della famiglia. Questo rende incerti e problematici i processi educativi, l'integrazione tra le agenzie di educazione e la stessa capacità educativa degli adulti. In questa situazione della famiglia risuona provocante l'interrogativo di don Egidio Viganò: "Domandiamoci: può un educatore oggi formare la persona dei suoi giovani senza approfondire, chiarire e far rivivere i valori della famiglia?" . [11] Disagio giovanile Il disagio tende ad approfondirsi per effetto delle carenze educative delle istituzioni (specialmente della famiglia, della scuola, della Chiesa, ecc.) e della loro difficoltà a comunicare con i linguaggi dei giovani e riempire la superficialità e il vuoto di valori. In alcuni contesti il disagio giovanile è causato dalle nuove e antiche forme di povertà, dalla mancanza di prospettive di vita, di opportunità sociali, da forme di razzismo sia etnico, che culturale e religioso. Vediamo in tutto questo un segno dei tempi e dunque un appello di Dio a rinnovare la nostra missione educativa. [12] La presenza della donna In tutti gli ambiti della vita sociale, la donna sta acquistando una presenza rilevante che favorisce il riconoscimento dei suoi diritti. Nella Chiesa, la donna si sente chiamata ad assumere un ruolo di partecipazione e di corresponsabilità. In tutti i campi si fa attenzione allo specifico femminile, per l'apporto che può dare ad una migliore qualità della vita e un arricchimento di valori a tutti i livelli. [13] Volto molteplice del fenomeno religioso Constatiamo il permanere di un processo di secolarizzazione che investe non solo la religiosità ma anche aspetti fondamentali della vita: famiglia, educazione, coscienza morale, costume, espressioni culturali. In alcuni contesti sembra quasi che il divino si stia eclissando. E tuttavia assistiamo ad una nuova sensibilità per i valori spirituali e alla ricerca di nuove forme di rapporto con il Trascendente, specie tra i giovani. D'altra parte, il fenomeno religioso assume un volto molteplice, talora incerto e spesso ambiguo. Emerge anche una diffusa indifferenza religiosa, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti istituzionali, con tendenza alla privatizzazione. Quest'ansia dello spirituale porta molte persone, specialmente giovani, verso movimenti e sette che propongono esperienze intense ma problematiche, perché‚ carenti di una visione integrale della persona e di un contenuto oggettivo di verità. Parallelamente troviamo manifestazioni di sincretismo religioso, di superstizioni e altre espressioni di taglio esoterico, reincarnazionista. Particolare presa sembra avere oggi il movimento denominato New Age. Accanto a tutto questo c'è da rilevare una domanda di interiorità e una sete di spiritualità, l'attenzione al dialogo ecumenico, il concorso a incontri di preghiera tra le grandi religioni per la giustizia e la pace nel mondo. [14] Segni di speranza Il nuovo scenario economico, socio-politico e culturale, fa intravedere, tuttavia, a livello planetario, linee di tendenza di sostanziale valenza positiva, anche se devono essere riscattate dalla ambiguità storica, con cui si presentano. Constatiamo, di fatto, l'emergenza di nuove sensibilità trasversali, che concentrano l'attenzione e mobilitano le energie della comunità mondiale. La vasta agenda di mega-eventi, con cui le Nazioni Unite sigillano la chiusura del XX secolo, ne sono la prova e il segno . Sono avvenimenti sovranazionali, che indicano, come cammino di futuro, alcuni presupposti per una nuova presa di posizione etica, sociale e politica. Essi costituiscono una concreta prospettiva di "risposta sociale globalizzante", che riscatta il rispetto personale, la partecipazione comunitaria, la giustizia sociale, davanti alle incertezze del momento storico attuale. Questi si presentano, pertanto, come punti di riferimento obbligato, che danno consistenza e legittimazione ai cosiddetti nuovi soggetti sociali e politici: il bambino, il giovane, la donna, l'individuo, la famiglia, le organizzazioni non governative, le minoranze sociali ed etniche, gli esclusi, ecc. Questa nuova sensibilità si fa carico infine dei problemi più angustianti dell'umanità: il riconoscimento della dignità della persona umana, l'educazione, la politica demografica, l'ecologia, lo sviluppo, la disoccupazione e l'esclusione sociale, la convivenza pacifica in società plurietniche e plurireligiose, la pace. E' dentro questo quadro di riferimento, conflittuale e ambivalente, che la Chiesa come la Congregazione cercano di individuare i loro grandi obiettivi e di tracciare le loro strategie operative, per essere proposta di solidarietà e fonte di speranza. 2.2. Nella Chiesa [15] Nuovo cammino della Chiesa In questo contesto mondiale, alle soglie del 3° Millennio, la Chiesa sta vivendo sempre più consapevolmente il nuovo respiro ecclesiologico nato dal Vaticano II, riprogettando la sua presenza nel mondo contemporaneo, con un intenso sforzo di inculturazione e di coinvolgimento attivo di tutte le sue componenti. Punto di partenza è l'autocomprensione che la Chiesa ha di se stessa come Popolo di Dio, chiamato ad essere fermento nella storia. All'interno di tale Popolo va sempre più evidenziandosi, come segno dei tempi, il protagonismo dei Laici. E' soprattutto l'Esortazione Christifideles Laici che afferma autorevolmente l'identità secolare del Laico, soggetto di evangelizzazione a pieno titolo in seno al Popolo di Dio. Allo stesso tempo, riflessione e prassi pastorale stanno riconsiderando la figura dei ministri ordinati per ricuperare quella genuina del pastore: egli è colui che si pone a servizio di tutte le vocazioni perché‚ si trasformino in ministeri; edifica così la comunione ecclesiale, mentre educa tutti a condividere la missione per la salvezza del mondo. La stessa Esortazione apostolica Pastores dabo vobis ha dato un nuovo impulso al ministero ordinato, posto a servizio di una Chiesa tutta ministeriale. Anche i Consacrati nel cammino postconciliare, la cui ultima tappa è rappresentata dalla recente Esortazione apostolica Vita Consecrata, sono giunti a chiarire la loro identità nella Chiesa e a maturare la convinzione che il loro carisma può essere condiviso con i Laici. Per questo vengono "invitati a partecipare in modo più intenso alla spiritualità e alla missione dell'Istituto medesimo" , dando inizio a "un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato" . La stessa Esortazione riconosce che la "comunione e la collaborazione con i laici" è "uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione" . [16] La sfida della Nuova Evangelizzazione Il progressivo impoverimento in atto nel mondo, il diffondersi della cultura postmoderna e il riconoscimento delle culture emergenti, rapportati con il messaggio di Gesù e con la riflessione del Concilio Vaticano II, hanno indotto la Chiesa a fare una scelta pastorale di qualità: la Nuova Evangelizzazione. Essa è caratterizzata dall'annuncio di Gesù Cristo, dalla promozione umana e dall'inculturazione del Vangelo, nella prospettiva dell'opzione in favore dei poveri e dei giovani. Ciò obbliga la Chiesa stessa a un cammino di conversione perché‚ povertà e libertà diventino segni che rendano credibile il Vangelo delle beatitudini. Nello spirito della Nuova Evangelizzazione - che esige nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni - la Chiesa ha sperimentato in questi ultimi decenni un forte impegno sociale, grazie all'appello profetico di tanti cristiani, del Magistero e delle Assemblee Episcopali nei vari Continenti . Si sta diffondendo un nuovo stile di essere Chiesa. Essa muove i suoi passi verso l'uomo, ne condivide le gioie e le speranze ,( si fa rispettosa delle culture, prende a cuore il futuro dell'umanità: la giustizia e la pace, la famiglia, la vita e i valori etici, l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, la politica e l'economia, i giovani e l'educazione . La Nuova Evangelizzazione si presenta perciò come progetto globale di rinnovato impegno missionario, risposta concreta all'appello dell'Enciclica Redemptoris Missio. [17] Cammino della Congregazione salesiana La Congregazione sente come proprie le preoccupazioni e le speranze dei giovani e della Chiesa, di cui vuol essere un segno efficace, mentre serve il mondo, al quale è stata inviata. Sono oggi motivo di gioia per la Congregazione: - la sua espansione missionaria in Africa, nell'Est europeo, in Asia; - la partecipazione e la condivisione del carisma di Don Bosco e della sua missione da parte di innumerevoli laici, dentro e fuori le opere salesiane; - la presenza del volontariato laico in alcuni settori del Movimento Salesiano: - l'aspirazione, in molti SDB, a una spiritualità più profonda, a una crescita di qualità nella pastorale giovanile e a una maggiore integrazione nella pastorale delle Chiese locali. La Congregazione risente pure degli effetti della secolarizzazione e di altri aspetti ambigui del mondo contemporaneo: - la diminuzione, a volte drastica, delle vocazioni, specialmente di coadiutori, in molti Paesi tradizionalmente cristiani; - la superficialità spirituale che, nella misura in cui si accettano forme di imborghesimento, provoca raffreddamento dello slancio pastorale e l'incapacità di penetrazione nel mondo giovanile; - la presenza di sintomi dell'individualismo, che si manifesta nei progetti personali senza alcun riferimento al progetto comunitario; - la scarsa valorizzazione delle energie educative e apostoliche del laicato, specialmente della donna, dovuta sia alla poca conoscenza della teologia del laicato sia a una certa difficoltà di comprensione del genio femminile. La Congregazione, negli ultimi Capitoli Generali , soprattutto a partire dal CGS, ha assunto una sempre maggiore coscienza di se stessa e della sua missione nella Chiesa e nel mondo. Allo stesso tempo, nell'ambito della sua missione fra i giovani e i ceti popolari, si è impegnata a coinvolgere, in un vasto movimento, persone - particolarmente laici - attratte dal carisma e dalla spiritualità di Don Bosco. [18] CG 24 Il CG24, se da un lato costituisce una tappa significativa nel cammino di rinnovamento, dall'altro vuol essere un punto di partenza: con volto nuovo, la Congregazione salesiana intende avanzare verso il 3° Millennio, coinvolgendo nello spirito e nella missione il maggior numero possibile di uomini e donne, che vogliano con essa lavorare per il Regno, educando ed evangelizzando. Capitolo secondo La situazione del rapporto sdb-laici 1. Desideri e realizzazioni 1.1. Aspetti positivi della relazione SDB-laici [19] Nuova consapevolezza nella comunità SDB I CI evidenziano una notevole convergenza circa la necessità di un rapporto profondo ai livelli operativo ed esistenziale fra SDB e laici. Ci sono realizzazioni positive un po' ovunque. Lo stesso svolgimento dei CI ha sprigionato possibilità inattese. Molti laici si sono coinvolti ai livelli locale ed ispettoriale, per condividere con i salesiani SDB la riflessione sul tema del CG 24. La comunità salesiana è sempre più consapevole di avere un preciso ruolo e compito di animazione e di formazione nei confronti della Famiglia Salesiana e di quei laici con i quali condivide la missione. In contesti diversi della Congregazione si segnalano esperienze significative. Molte comunità stanno riscoprendo, poco a poco, il loro compito e, dopo le prime incertezze, constatano la positività di aver affidato a laici ambiti di responsabilità. Nella misura in cui cresce questa nuova sensibilità e si sottolinea il cammino che le comunità e i singoli salesiani stanno facendo, si chiede insistentemente un più deciso cambio di mentalità per giungere ad una vera accoglienza della presenza dei laici e a una nuova attenzione alla donna, riconoscendo e accettando i valori della complementarità e della reciprocità. In alcuni Paesi in cui la donna è relegata a un ruolo subordinato all'uomo si rileva che il suo coinvolgimento è novità e profezia. [20] Luoghi di relazione più intensa tra SDB-laici La riflessione comune, il progetto condiviso e il rapporto con i laici sono esperienze positive soprattutto nelle cosiddette nuove presenze, sorte come risposta agile e immediata ai problemi posti dal disagio giovanile, dall'emarginazione, ecc. In queste sedi si stanno sviluppando anche le forme migliori di partecipazione laicale e di volontariato. Il rapporto è anche positivo nelle parrocchie, nelle scuole, negli oratori, nei centri giovanili aperti al territorio. Anche qui crescono gli spazi per i laici. Nelle missioni il protagonismo laicale è un fatto consolidato. Potrebbe essere utile, invece, una più pensata e sistematica loro formazione. Merita, inoltre, una speciale menzione - data la sua significatività educativa - l'impegno dei genitori e il ruolo delle famiglie in parecchie nostre presenze, che si esprime talvolta in forme associative riconosciute anche a livello ispettoriale e nazionale. [21] Coinvolgimento progressivo dei laici Il coinvolgimento dei laici nello spirito salesiano è un cammino progressivo verso la comunione. Ha inizio il più delle volte con un incontro più o meno casuale con don Bosco e la sua opera. Si sviluppano, così, atteggiamenti molteplici che vanno dalla simpatia, che nasce dal primo contatto con Don Bosco e con l'ambiente e lo stile salesiano, all'interessamento per una migliore conoscenza del carisma; dall'assunzione dei valori e della forma di vita dei salesiani, alla comunione nello spirito attraverso la scoperta di una vocazione. In tal modo cresce la scoperta "vocazionale" da parte di molti laici: una chiamata a vivere i valori della laicità nella vocazione cristiana e salesiana; un'offerta di tempo, di energie e di competenze per la missione. [22] Partecipazione dei laici nella missione Anche la partecipazione nella missione salesiana si presenta come una realtà variegata, graduale e progressiva: dalla semplice presenza di obbligo, di chi presta un'opera, offre la sua competenza e niente di più o perché‚ fa parte della parrocchia salesiana, alla collaborazione per motivi di lavoro o per libera scelta e alla corresponsabilità di chi si fa carico con noi della comune missione. Il cammino del coinvolgimento porta alla comunione nello spirito; quello della corresponsabilità, poi, alla condivisione della missione salesiana. Comunione e condivisione, coinvolgimento e corresponsabilità, sono le due facce della stessa medaglia. [23] Varietà di laici Nella condivisione della missione giovanile e popolare, i Salesiani entrano di fatto in relazione con una grande varietà di laici collaboratori: cattolici pienamente consapevoli della loro identità, cattolici con pratica religiosa più o meno costante; cristiani non cattolici; appartenenti ad altre religioni; aderenti a gruppi religiosi, anche cristiani con tendenza fondamentalista; laici agnostici o religiosamente indifferenti. Non sono pochi, in tutte le parti del mondo, i laici che condividono l'impegno per i giovani in quanto appartenenti a un gruppo strutturato della Famiglia Salesiana. Tutti costoro, nell'amore ai giovani e a don Bosco, fanno parte, consciamente o inconsciamente, di un "vasto movimento di persone che in vari modi operano per la salvezza della gioventù" . [24] Impegno dei giovani In tutta la Congregazione si sta prospettando sempre più chiaramente un ampio panorama dell'impegno giovanile che evidenzia sensibilità nuove e promettenti prospettive. Questa nuova stagione di coinvolgimento giovanile nella missione salesiana prende il via dalla scoperta della categoria dell'animazione vissuta come riattualizzazione, in termini moderni, dell'intuizione di don Bosco: "I giovani missionari dei giovani". Numerosi giovani attualmente sono impegnati con i salesiani SDB, negli oratori, nei centri giovanili, nelle scuole, nelle comunità ecclesiali, nelle parrocchie, nelle missioni. Sono catechisti, animatori di gruppi, rappresentanti di classe, responsabili di varie iniziative pastorali, culturali, artistiche, musicali e liturgiche. Molte Ispettorie hanno investito tempo e risorse nella formazione dei giovani. Scuole e corsi per animatori giovanili, forme di coordinamento a livello locale, ispettoriale e nazionale, consulte e commissioni giovanili, équipes di pastorale giovanile, pubblicazioni varie come strumenti di collegamento, incontri annuali, feste dei giovani, sono iniziative nate e operanti in molte aree del mondo salesiano. [25] Apporto significativo della donna I nuovi fronti della missione salesiana e la progressiva scoperta del valore della femminilità, l'apertura della comunità al territorio e alla chiesa locale e non ultimo la diminuzione di personale salesiano nelle nostre opere hanno aperto molti spazi educativi e pastorali per la donna nella missione salesiana. Il nuovo clima postconciliare ha portato, quindi, gradualmente ad un maggior coinvolgimento della donna nell'opera e nelle attività dei SDB. La presenza della donna nei nostri tradizionali ambienti educativi, specialmente nella scuola e nei collegi, oltre che nelle parrocchie, negli oratori e nei più recenti luoghi educativi e pastorali, anche con compiti di rilevante responsabilità, ha arricchito l'attuazione pratica del sistema preventivo; ha creato un clima affettivamente più naturale e sereno con i tratti specifici della femminilità a livello di sensibilità, di relazione, di modi di pensare e di agire. Procede lentamente, tuttavia, l'assimilazione dei valori della complementarità e della reciprocità femminile. Un aiuto significativo in questa comprensione ci viene dalle FMA. In non pochi contesti, infatti, già da tempo si stanno realizzando forme diverse di condivisione pastorale, nel pieno rispetto della specificità di ciascuno. [26] Volontariato La realtà del volontariato oggi è molto diffusa tra giovani e adulti ed è di grande attualità in questo momento storico. E' sentita in Congregazione, nella Chiesa e nella società, come un nuovo stile di vita di "apertura all'altro". E' un modo concreto e privilegiato di incontrare laici formati e motivati. E' una sfida che il laicato - cristiano e non - lancia contro le ingiustizie e gli egoismi imperanti. Le modalità di realizzazione del volontariato sono diverse: - all'interno o all'esterno del proprio Paese o ispettoria, - a breve o a lunga scadenza (da un periodo di almeno un mese fino a più anni), - all'interno di progetti approvati e finanziati da enti pubblici oppure al di fuori di essi (patrocinati da organismi privati: comunità, ispettorie, enti locali, Organizzazioni Non Governative, ecc.) Il volontariato costituisce spesso un esito vocazionale significativo ed una valida conferma del cammino educativo percorso dai giovani insieme con gli SDB e della proposta di apertura all'altro offerta dalla pastorale giovanile. I giovani animatori, infatti, si dimostrano sensibili e solidali con il mondo della povertà e dell'emarginazione giovanile: bisognosi in genere, ragazzi della strada, minori a rischio, tossicodipendenti. La disponibilità al servizio porta a varie forme di volontariato e altre scelte impegnative di vita. La creatività e l'impulso giovanile in questo campo ci interpellano e ci stimolano ad andare oltre le esperienze consolidate. Il volontariato giovanile richiede a volte la permanenza del giovane nella comunità salesiana. Le esperienze in questo campo sono generalmente positive. Non sono pochi i giovani che hanno scelto la vita salesiana dopo un periodo di contatto diretto con la comunità e la missione salesiana. Negli ultimi anni, inoltre, molte nostre comunità hanno vissuto esperienze di attività in territori missionari con giovani animatori. E' stato riconosciuto, nelle verifiche, che i primi a beneficiarne sono stati i giovani inviati. In alcuni contesti è anche praticato, in forza dell'obiezione di coscienza, un servizio alternativo a quello militare: si tratta di un impegno giovanile ben definito nel tempo, gratuito, a favore specialmente dei giovani, sia come servizio sociale che come servizio educativo. [27] Gestione laicale e Progetto Ispettoriale Le Ispettorie realizzano la loro missione attraverso attività e opere animate, ordinariamente, da una comunità salesiana locale. In questi anni, tuttavia, diverse Ispettorie, dopo attenta valutazione, hanno scelto di affidare alcune attività o opere alla gestione dei laici, all'interno del progetto e della responsabilità ispettoriali. Si è anche verificata l'accettazione nel progetto e nella responsabilità ispettoriali di alcune attività o opere educative sorte autonomamente e gestite da laici. In alcune di queste è presente la comunità salesiana, in altre no. In vari casi il rapporto SDB laici ha assunto forme giuridicamente riconosciute: - il partenariato: indica un tipo di partecipazione, regolata da un contratto, nella quale laici e religiosi sono messi allo stesso livello per quanto riguarda le responsabilità da assumere; - la tutela: rappresenta un caso particolare di partenariato: la responsabilità organizzativa, gestionale, pedagogica e didattica è completamente assunta dai laici; i salesiani SDB restano garanti, di fronte alla chiesa locale, dell'indole cattolica e salesiana della scuola. [28] Motivi delle scelte I motivi che hanno portato alcune Ispettorie a fare queste scelte sono molteplici: - la nuova ecclesiologia di comunione che riconosce e promuove la dignità, la vocazione, la missione dei "christifideles laici"; - la disponibilità di laici preparati a partecipare alla missione di don Bosco con responsabilità dirette; - la necessità di rendere presente il carisma di don Bosco in una zona; - l'urgenza dei problemi giovanili di un territorio; - le richieste delle chiese locali o di agenzie educative o di altre istituzioni; - la volontà di non chiudere un'attività o un'opera valida e apprezzata, per mancanza di personale SDB qualificato. [29] Esigenze formative e organizzative Queste situazioni hanno determinato nuove esigenze formative per abilitare i laici a garantire l'identità salesiana di una opera o attività e per aiutare i salesiani a riconoscere il coinvolgimento dei laici nello spirito e nella missione di Don Bosco. Tali situazioni richiedono, ovviamente, nuovi modelli organizzativi; quelli ordinari, pur continuando a rispondere a molte circostanze concrete, non possono più ricoprire tutta l'attività salesiana. La stessa comunità salesiana deve ricercare dei criteri adeguati per garantire l'identità carismatica di queste opere gestite dai laici, ed elaborare anche nuovi orientamenti operativi. 1.2. Resistenze e difficoltà nella relazione Accanto ai molteplici segni di una positiva crescita nel rapporto SDB laici, i CI non nascondono il persistere di difficoltà e problemi. [30] Difficoltà degli SDB e delle comunità Le comunità non vivono sempre la necessaria flessibilità per accogliere stimoli e novità provenienti dai laici. In alcune situazioni può prevalere un atteggiamento di difesa, per cui i laici hanno la sensazione di venire, per così dire, frenati nel loro slancio apostolico. In altre la comunità, nel suo insieme, non riesce a stabilire significative relazioni con i laici. Anche la disponibilità per accompagnarli e animarli incontra difficoltà a causa della ridotta presenza numerica dei salesiani SDB, per il fatto che non pochi sono assorbiti da impegni prevalente mente di organizzazione e amministrazione e, soprattutto, perché‚ tutto questo può portare ad una insufficiente significatività della comunità SDB. Nelle difficoltà di relazione Salesiani SDB e laici vengono anche evidenziate, da parte di alcuni capitoli ispettoriali, le differenze di orizzonte culturale e di livelli di vita: una diversa percezione dei valori vissuti dalla comunità salesiana e dai laici nelle loro famiglie, condizioni socioeconomiche, specialmente nei paesi in via di sviluppo, e livelli sociali notevolmente differenti. [31] Difficoltà prevalenti tra i laici Alcune difficoltà di relazione avvertite dai laici vanno attribuite a divergenze sul modo di interpretare il fatto educativo, a scarsa conoscenza della vita consacrata, a carenza nella formazione pedagogica e didattica. A volte il trattamento economico crea tra salesiani e laici, difficoltà di dialogo, di attenzione e di ascolto reciproco, compromettendo così la condivisione della missione. [32] Difficoltà dei giovani Il rapporto SDB-giovani laici non sempre è ricco e profondo. I giovani vorrebbero che i salesiani SDB si occupino meno di mansioni organizzative e avessero più tempo e serenità per incontrarli e guidarli. I Salesiani SDB, d'altra parte, a volte lamentano che l'impegno dei giovani viene vissuto più come una semplice esperienza, quasi una parentesi, e non diviene quindi la premessa per scelte più impegnative. Molte difficoltà, tuttavia, dipendono anche dal fatto che ciò che i salesiani SDB si aspettano non coincide con quello che i giovani offrono o possono offrire. A volte, infatti, diventano prevalenti i limiti legati alla condizione dei giovani: volubilità, incostanza e mobilità tipica della loro età. [33] Lenta integrazione delle donne L'integrazione della donna comporta modificazioni nella cultura istituzionale e nell'azione pastorale, incorpora nuovi aspetti e valori propri del "femminile" e provoca una nuova comprensione dell'identità maschile. Il che può mettere a disagio sia il salesiano che la donna, chiamati ad operare nello stesso progetto. Occorre essere consapevoli che si tratta di un problema che tocca non solo le idee ma l'affettività, le capacità relazionali, le abitudini, con evidenti conseguenze sulla formazione del salesiano, ed anche sullo stile particolare di presenza della donna nei nostri ambienti. E' necessario riconoscere che non c'è stata ancora sufficiente ed opportuna riflessione su questa realtà. La presenza femminile nelle nostre opere è, talvolta, più conseguenza di situazioni culturali e sociali che di opzioni riflesse e comunemente condivise. E' utile anche rilevare che la presenza delle donne nelle nostre opere diventa, qualche volta, prevalente sia tra gli agenti educativi e pastorali, sia tra i destinatari. In alcuni casi questa presenza preponderante potrebbe sfociare in una problematica "femminilizzazione" dell'opera salesiana. [34] Problemi del volontariato Anche l'esperienza del volontariato non è esente da problemi. Quelli più gravi si verificano nei Paesi in via di sviluppo, ma, sebbene con diverse connotazioni, ve ne sono anche nelle esperienze vissute all'interno del proprio Paese. E' da rilevare anzitutto che il volontario non vive sempre una stretta relazione con la comunità di provenienza, n‚ sembra sufficiente la comunicazione tra la comunità che lo invia e quella lo che lo accoglie, sia nella fase della preparazione sia in quella dell'esperienza e del rientro. Particolarmente rilevanti sono i problemi che si presentano al volontario al suo rientro: a) problema giuridico-economico: posto di lavoro/assicurazioni, aspetto sanitario, ecc. Il volontario incontra spesso difficoltà a trovare un posto di lavoro, specie se si tratta - come è auspicabile - di un lavoro che sia in continuità e in sintonia con l'esperienza fatta e con le scelte fondamentali della sua vita; b) problema vocazionale/apostolico: inserimento nel progetto educativo- pastorale locale, ispettoriale, ecclesiale. A volte la comunità non è sufficientemente sensibile alla ricchezza culturale che il volontario porta con s‚ e vorrebbe offrire all'ambiente in cui rientra; c) problema psicologico/affettivo: accoglienza da parte della comunità come espressione di apprezzamento dell'esperienza fatta e preoccupazione per il suo inserimento: a livello familiare, apostolico, lavorativo e nei gruppi di volontariato, possibilmente in collegamento con la Famiglia Salesiana. Particolare attenzione va pure data ai legami affettivi e di amicizia che il volontario ha maturato in luogo di missione; anche in questo egli va accompagnato ed aiutato dalla comunità. 1.3. La relazione salesiani SDB Laici in situazioni particolari [35] Contesti plurireligiosi e pluriculturali In diverse parti e contesti del mondo salesiano si constata un fatto impressionante: la notevole presenza di laici di diverse culture e credenze che partecipano alla nostra missione. Specie in Asia e in Africa, la loro presenza può assumere proporzioni di maggioranza; ma è possibile che il loro numero aumenti anche in Paesi tradizionalmente cristiani. Quello che spesso colpisce, in molti di essi, è la qualità del contributo che offrono, il forte senso di appartenenza, la stima e la venerazione che hanno per la figura di don Bosco e la missione salesiana. [36] Varietà delle situazioni Si deve riconoscere che il panorama di questa presenza laicale pluriculturale e plurireligiosa è quanto mai variegato non solo per provenienze culturali, etniche e linguistiche, ma anche per scelte e collocazioni religiose: c'è chi crede in Dio e chi non crede; chi aderisce alle grandi religioni monoteistiche e chi a nuovi movimenti di ispirazione orientale o postmoderna. Anche tra i cristiani c'è chi fa parte di altre denominazioni e chi, ritenendosi cristiano, aderisce a diverse sette. Alcuni, purtroppo, si rivelano indifferenti o addirittura ostili. Altri, infine, sono persone di buona volontà e rispettose della nostra fede. Il pluralismo culturale e religioso nasconde ricchezze insospettate e può facilitare uno scambio di doni con vantaggio reciproco. Ma esso può dar origine a un facile sincretismo e può anche diventare causa di tensioni, di ostilità e persino di violenza, come penosamente accade nella società odierna. [37] Verso l'unità e l'appartenenza Ciò nonostante, nel cuore umano c'è un desiderio di cercare l'unità nella diversità, di arrivare alle convergenze, di camminare insieme. Tra i nostri collaboratori c'è chi sente fortemente queste aspirazioni e chiede di essere più strettamente collegato a noi nella condivisione della missione giovanile. In alcuni è vivo il desiderio di sentirsi parte della nostra Famiglia, ma provano difficoltà per tensioni provenienti da diversi modi di pensare, di gestire la loro vita e di darne un significato ultimo. [38] Provocazioni e risposte Queste diverse situazioni e problematiche pongono alcuni interrogativi: - Quale rapporto instaurare tra i salesiani SDB e questi laici? - Come fare della CEP, del PEPS e di altre iniziative un luogo di incontro, di crescita, di reciproco arricchimento, ed uno strumento di maggiore efficacia per la missione giovanile? - Come assicurare l'identità salesiana delle nostre opere e delle nostre attività? - Come dare loro un riconoscimento nel Movimento Salesiano? Questi interrogativi costituiscono una vera sfida che chiama in causa le comunità salesiane. 2. Le modalità operative della comunione e della condivisione: CEP e PEPS 2.1. Il cammino fatto [39] Modello operativo comune Nella CEP si manifestano in modo particolarmente intenso e visibile la comunione e la condivisione nello spirito e nella missione di don Bosco tra salesiani e laici. Il modello operativo, condiviso un po' dappertutto, riconosciuto valido e come l'unico praticabile nelle condizioni attuali, è il seguente: "i salesiani come nucleo animatore, il coinvolgimento e la corresponsabilità dei laici, l'elaborazione di un progetto possibile, adeguato ai destinatari, alle forze e al contesto". Il ruolo effettivo dei salesiani in tale modello è però differenziato. In non poche opere essi riescono a costituire il nucleo suddetto; in altre ormai vanno diventando una presenza di accompagnamento e di garanzia; e in altre un appoggio e un orientamento a distanza" . La missione, quindi, non è realizzata solo dalla comunità salesiana; essa è partecipata da un vasto movimento di persone: "Realizziamo nelle nostre opere la comunità educativa e pastorale. Essa coinvolge, in clima di famiglia, giovani e adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un'esperienza di Chiesa, rivelatrice del disegno di Dio" . [40] Problemi emergenti I Capitoli ispettoriali hanno riaffermato il compito della comunità salesiana di essere nucleo animatore della CEP ed hanno constatato positivamente la crescita della coscienza comunitaria a questo riguardo. I cambiamenti attuali hanno però fatto emergere alcune novità e problemi aperti: - l'animazione della CEP non può più riferirsi solamente alla comunità salesiana, ma richiede anche l'apporto dei laici; - è da proseguire il cammino di corresponsabilità di tutta la comunità salesiana nell'animazione della CEP e sono da superare le sue inconsistenze quantitative e qualitative; - sono da cercare le soluzioni circa un chiaro rapporto istituzionale tra la comunità salesiana e la partecipazione dei laici alle decisioni della CEP, in particolare tra il consiglio locale della comunità salesiana e gli organismi di corresponsabilità della CEP; - è da individuare come la comunità salesiana possa essere nucleo animatore in opere in regime di convenzione con l'ente pubblico, come pure in associazioni che hanno un riconoscimento giuridico anche civile, con statuti e consigli di amministrazione propri. [41] Cammino della CEP La realizzazione, anche semplicemente iniziale, della CEP, ha portato risultati positivi: il lavoro dei salesiani SDB è stato maggiormente condiviso; le funzioni e i compiti propriamente laicali hanno acquistato maggiore chiarezza; e gli stessi giovani hanno sentito il beneficio di un arricchimento di presenza educativa. E' migliorata anche l'articolazione dei diversi organismi e consigli che permettono una più attiva partecipazione ed integrazione dei laici. La loro corresponsabilità e partecipazione cresce soprattutto nei centri giovanili, associazioni, gruppi di interesse vario. Questo è dovuto alla crescita del senso di appartenenza alla CEP e di condivisione dell'impegno educativo tra le varie componenti. In alcuni contesti la presenza di persone di altre fedi religiose non sembra creare gravi ostacoli al processo educativo. Può, anzi, talvolta arricchire la CEP. [42] PEPS: mediazione della missione A partire dal CG21 il PEPS è riconosciuto necessario per la realizzazione della missione salesiana. I progetti educativi pastorali sono sempre meglio compresi, sotto tutte le latitudini e in tutte le culture, come la realizzazione storica della stessa missione. E' importante anche sottolineare che i laici hanno espresso il desiderio di un maggior coinvolgimento nella realizzazione del PEPS. L'elaborazione, l'esecuzione e la verifica del PEPS è una opportunità per crescere nella mentalità di vivere e lavorare insieme. Le comunità educative e pastorali che hanno elaborato il PEPS, attualmente lo vivono come criterio e guida dell'azione condivisa, come verifica della loro azione, come strumento operativo di animazione e come spazio privilegiato per la formazione permanente di salesiani SDB e laici. [43] Formarsi operando L'attuazione del nuovo modello operativo ha evidenziato l'esigenza di aggiornamento e di migliore competenza. Ma si è pure verificato che il primo e miglior modo di formarsi e formare alla condivisione e alla corresponsabilità è il corretto funzionamento della CEP. Nelle condizioni di realizzazione ottimale è emersa anche la originalità e fecondità della formazione reciproca. In alcune comunità si è andati più in là: sono stati attivati incontri specifici con finalità esclusivamente formativa e si sono avviate anche esperienze di coinvolgimento in iniziative a carattere religioso (ritiri, celebrazioni, preghiera) di tutti i membri della comunità educativa. 2.2. Difficoltà di realizzazione [44] Non facile avvio Nell'avvio della CEP si sono verificate alcune difficoltà, sia da parte dei salesiani SDB che da parte dei laici, dovute, a volte, alla stessa legislazione civile e alla non chiara comprensione del rapporto tra la comunità religiosa salesiana e la comunità educativa. Bisogna però sottolineare che i rapporti tra comunità religiosa e CEP risentono anche dei mutamenti interni alla stessa comunità religiosa: la diminuzione numerica dei salesiani, l'aumentato fronte di intervento, ritmi di vita, età, salute. Le esperienze attuali, pertanto, sono alquanto diversificate: positive e di avanguardia o di ritardo e di resistenze. [45] Disagio dei consacrati La maturazione postconciliare della vocazione laicale interroga l'identità del SDB nella sua specificità di consacrato. In alcuni SDB si notano sensibilità che destano preoccupazione: - a volte il salesiano SDB può sentirsi sdoppiato: consacrato quando vive la vita comunitaria, laico nel lavoro professionale, senza differenze con i laici; - ad alcuni sembra che il laico possa fare tutto o quasi quello che faceva e fa il consacrato, rimanendo laico; - altri pensano che il bene che fanno come consacrati in una comunità che "limita", lo potrebbero fare con più efficacia fuori, in qualità di laici impegnati; - infine permangono qua e là atteggiamenti di clericalismo che si manifestano nella difficoltà a pensare in chiave di comunità educativa o nella resistenza ad affidare ai laici compiti decisionali e di coordinamento. Del resto, non mancano i laici che esprimono qualche disagio nei confronti dei SDB: talora più che consacrati sembrano imprenditori, amministratori, preoccupati dell'efficienza... Ci si chiede se non abbiano annullato ogni differenza. Si è dunque alla ricerca di un più maturo equilibrio. Se da una parte, nella scoperta attuale della vocazione laicale può manifestarsi una reazione alla presunta superiorità dei consacrati, come più competenti e responsabili nell'impegno educativo e unici portatori del carisma, dall'altra l'insistenza sulla vocazione del laico, deve mettere in evidenza anche l'identità del consacrato come forza dinamica e specifica per l'educazione e l'animazione della CEP. [46] Comunicazione e coinvolgimento La situazione attuale delle CEP evidenzia l'insufficienza della comunicazione, del coinvolgimento e della piena corresponsabilità. L'apertura vicendevole tra salesiani SDB e laici, a volte, si riduce a comunicazione interpersonale, che non trova però il sostegno di una comunicazione istituzionalizzata, all'interno della CEP. Questa situazione fa diminuire la corresponsabilità nella progettazione, e l'assunzione in proprio, da parte di tutti, salesiani SDB e laici, delle conseguenze dei programmi concreti. Non si è ancora riusciti a coinvolgere tutti i membri della CEP, a valorizzare bene le capacità e competenze dei laici e a renderli corresponsabili dell'esperienza educativa e della formazione cristiana. Anche i cooperatori, e altri laici nelle nostre opere che appartengono ai gruppi della FS, non hanno ancora trovato nella CEP una integrazione adeguata alla loro vocazione salesiana. [47] Mancanza del PEPS Il PEPS non è ancora presente in tutte le opere salesiane. L'assenza del PEPS è ostacolo per il cammino d'insieme fra salesiani SDB e laici. A volte, risulta elaborato soltanto da qualche persona della comunità. Corre quindi il rischio di rimanere un documento teorico, poco conosciuto dai laici e da tutti i componenti della CEP. Di conseguenza non diventa il punto di convergenza e di confronto per la collaborazione quotidiana. Ci sono comunità salesiane, poi, che trovano difficoltà ad assumere pienamente il compito di essere centro di comunione e di partecipazione. In questi casi il PEPS non è portato avanti in maniera sistematica e la pastorale è considerata solo un compito dei salesiani SDB o degli animatori pastorali e non un compito dell'intera comunità educativa. 3. Forme di comunione-condivisione e appartenenza: Famiglia Salesiana e Movimento Salesiano [48] Famiglia Salesiana Don Bosco "oltre la Società di S. Francesco di Sales fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e l'Associazione dei Cooperatori Salesiani" . Questi gruppi e altri, nati in seguito, formano la Famiglia Salesiana . L'unità della FS cresce con la comprensione della missione comune a partire dalla specifica vocazione di ciascuno. Il cammino post conciliare ci lascia una eredità preziosa di traguardi raggiunti: la pubblicazione dei documenti ufficiali per ciascuno dei rami della F.S. in ordine all'animazione e alla vita stessa delle associazioni; la Carta di Comunione; la partecipazione di alcuni laici al CG24, segno visibile e profetico di un itinerario di formazione da percorrere insieme. Ma non da tutti è stato assimilato il cambio di mentalità per giungere a riconoscere la comune responsabilità nei confronti della missione giovanile, anche perché‚ non sempre si è messo in atto il discernimento vocazionale all'interno dei vari gruppi di appartenenza, facendo attenzione al ruolo del fedele laico. Ci sono ancora ambiti nei quali un certo paternalismo indebolisce l'autonomia dei laici e la scarsa formazione compromette la corresponsabilità nella missione. [49] Il Movimento Salesiano (MS) Sarebbe un impoverimento e una semplificazione eccessiva se riducessimo alla sola Famiglia Salesiana l'area di influsso della persona e del messaggio di Don Bosco. Fin dagli inizi dell'opera salesiana, infatti, si creò attorno a don Bosco un vasto movimento di persone e di gruppi, uomini e donne, appartenenti alle più diverse condizioni di vita. Lungo la storia il movimento si è contraddistinto per una convergenza spirituale e per una condivisione dell'obiettivo dell'educazione, con un respiro così ampio da allargare il coinvolgimento a chi è fuori dell'orizzonte cristiano. Il modello di Valdocco ha superato i limiti di una cultura e di un territorio e l'obiettivo "buoni cristiani ed onesti cittadini" è stato proiettato in un universo dilatato. Oggi la presenza salesiana si incarna in svariati contesti caratterizzati da un'impostazione pluriculturale e plurireligiosa, realizzando un'ampia gamma di collaborazioni. Volendo utilizzare delle immagini che aiutino a comprenderlo, potremmo dire che come l'eco appartiene alla voce, come ogni flusso d'acqua alla sua sorgente, ogni ramo alla sua radice, ogni cerchio, anche il più lontano e debole, è concentrico all'impulso iniziale, così è di quanti "operano per la salvezza della gioventù" nel nome di Don Bosco. Il MS non è una realtà strutturata con una precisa organizzazione. E' soprattutto una coscienza, uno spirito, una mobilitazione, un'appartenenza affettiva ed effettiva in vista del bene dei giovani. Anche se non dappertutto si ha coscienza, da parte degli SDB e della FS, della ricchezza e vastità della irradiazione del carisma di Don Bosco, questo è molto avvertito da quanti desiderano essere coinvolti nei processi educativi. Due gli indicatori più visibili: a. il volontariato giovanile e sociale inteso come offerta di tempo, dedizione e impegno, supporto e servizio alla pastorale e alla promozione umana; b. il dialogo e il coinvolgimento educativo in atto nei continenti a diversa intensità culturale e religiosa, in un processo interattivo di scambio di doni e di ecumenismo. [50] In tale ampio contesto di MS si inserisce la realtà variegata degli Amici di don Bosco: simpatizzanti, ammiratori, benefattori, collaboratori, consulenti, credenti e non credenti, non cristiani . Con sfumature diverse essi presentano la seguente identità : - rivelano un atteggiamento di simpatia per la figura di don Bosco, il suo spirito e la sua missione; - esprimono il proprio attaccamento a don Bosco; - intendono collaborare, a vario titolo, ad iniziative di bene, condividendo così la missione salesiana. Si riconosce che gli amici di don Bosco si inseriscono in un movimento più ampio dell'attuale realtà della Famiglia Salesiana. La loro inserzione nello spirito e nella missione di don Bosco è di versificata, con svariate gradazioni ed atteggiamenti, secondo l'immagine dei cerchi concentrici: per alcuni si tratta di un coinvolgimento diretto, per altri di partecipazione indiretta. [51] A partire dall'88 e dal CG23, gli SDB, la FS e il MS stanno condividendo un vero e proprio cammino di comunione e di condivisione. I giovani ne sono la parte più sensibile e reattiva, accettando di mettersi in Movimento per vivere la scelta salesiana a servizio dei giovani. Anche se non in tutte le ispettorie si sono raggiunti gli stessi obiettivi e la stessa condivisione, ovunque si è tentato di stabilire con i salesiani SDB una nuova modalità di incontro, capace di aprire sbocchi vocazionali e di promuovere con i giovani nuove frontiere verso i lontani, gli indifferenti, in risposta alle nuove domande e sfide. Il Movimento Giovanile Salesiano (MGS) ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dalla Santa Sede e partecipa agli incontri del "Consilium pro Laicis". E' un movimento a carattere educativo offerto a tutti i giovani, con slancio missionario. I più sensibili sono consapevoli di essere portatori di un patrimonio prezioso per la Congregazione, e chiedono di essere aiutati nella scoperta del progetto di vita e nella scelta di un cammino che renda forte la loro spiritualità e testimonianza. L'anima del MGS non è, infatti, l'organizzazione, ma la spiritualità giovanile salesiana: questa è il punto di incontro tra tutti i gruppi. La spiritualità richiede perciò costante sforzo per la formazione. Particolare riguardo va dato all'orientamento vocazionale dei giovani perché‚ si inseriscano nel mondo ecclesiale e sociale con scelte e impegni che siano risposta ai problemi del mondo d'oggi. Capitolo terzo Prospettive [52] Dal contesto del mondo d'oggi, della Chiesa e della situazione del rapporto SDB-Laici sorgono alcune prospettive che chiedono un fondamento dottrinale per orientare la nostra azione, come significative aperture verso un futuro di novità e di fecondità carismatica. 1. Allargare il coinvolgimento nello spirito e nella missione [53] La missione chiede oggi la convocazione di tutte le forze della Famiglia Salesiana e del vasto Movimento di persone che si muovono attorno a Don Bosco, per affrontare strategicamente l'attuale momento socioculturale e religioso, di valenza pluriforme, attraverso un servizio adeguato, nel contesto della comunità civile locale e della chiesa particolare, luoghi ordinari dell'azione educativa. La relazione salesiani SDB-Laici fa crescere il salesiano come segno profetico della novità del Regno: la sua consacrazione testimonia il primato di Dio e celebra l'amore del Padre nel cuore dell'uomo e nella storia. Il rapporto salesiani SDB-Laici promuove nel salesiano un cambio di mentalità e lo apre ad un nuovo stile di comunione e di condivisione. I laici esprimono nei confronti dei salesiani SDB il desiderio di sentirli più vicini, più solleciti nell'animazione e nel coordinamento, più coinvolti nel loro accompagnamento. Gli stessi giovani premono perché‚ il salesiano li introduca ai problemi della vita e li apra al territorio e alla Chiesa locale, associandoli alla missione con spazi di corresponsabilità. Anche la presenza della donna aiuta i salesiani SDB non solo ad interpretare l'universo femminile, ma a vivere una più completa relazione educativa: infatti uomo e donna aiutano il ragazzo e la ragazza a scoprire la propria identità, ad accettare come arricchente la propria specificità da offrire come dono nella reciprocità. Gli stessi confratelli giovani ricevono più efficace aiuto, quando dalla formazione iniziale sono avviati ad esperienze di collaborazione con i laici sia sul piano pratico, sia sul terreno dell'elaborazione del PEPS. 2. Incoraggiare uno stile nuovo di comunicazione e di corresponsabilità [54] Lo stare insieme in alcuni momenti qualificati, dare più spazio all'incontro e alla condivisione vivifica lo spirito di famiglia, favorisce la reciprocità, intensifica la collaborazione. Si impone uno stile nuovo di comunicazione se si vuol essere efficaci a fronte di sfide complesse quali l'inculturazione, i nuovi contesti e la condizione giovanile. L'apertura al dialogo, al nuovo, alla ricchezza e ai doni dei nostri collaboratori accrescerà la capacità di dare nuove risposte. Questo stile nuovo abilita il laico ad assumersi responsabilità vere nei confronti della missione. L'impegno determina per qualcuno, soprattutto fra i giovani, discernimento vocazionale e l'opzione per una vita di consacrazione. Grazie a questi stimoli, il salesiano prende coscienza di essere segno del primato di Dio nella vita, profezia del Regno, testimone di comunione, operatore di salvezza in mezzo ai giovani e guida di vita spirituale. Già don Egidio Viganò, convocando il CG24, ammoniva: "Affrontare il tema dei laici significa parlare alla comunità salesiana di se stessa, della riformulazione dei suoi servizi ed impegni, del suo modo di essere e di operare... La testimonianza di fedeltà al dono di Dio ricevuto ed espresso da parte di una comunità più attenta alle esigenze e alla corresponsabilità dei laici impegna sul versante dell'identità: il primato della spiritualità" . 3. Promuovere un cammino di formazione comune [55] Missione, inculturazione, dialogo, comunicazione esigono un nuovo stile di formazione per affrontare il contesto circostante, per rispondere ai giovani e per essere corresponsabili con i laici nella missione. I laici, come prima instanza, chiedono l'elaborazione di un piano di formazione per la loro preparazione spirituale e carismatica. In seconda instanza avvertono che la formazione alla comunione e alla partecipazione va realizzata insieme. Insieme va affrontata la mutata condizione giovanile. Insieme ci si rivolge ai vasti contesti plurireligiosi e pluriculturali. Insieme si vive la fecondità della CEP e l'efficacia del PEPS. Insieme si trovano spazi nuovi quali il volontariato o altre esperienze significative. Cresce anche la convinzione che il campo di impegno quotidiano è luogo di autentica crescita: la rete di rapporti messi in atto da una CEP viva e operante è luogo di intensa formazione permanente e tocca gli aspetti umani, pedagogici e salesiani. Questi rapporti veicolano messaggi, abilitano a nuovi linguaggi, favoriscono un ascolto più attento del mondo e della cultura giovanile, specialmente quando la CEP promuove il protagonismo giovanile. [56] Sensibili alle provocazioni che giungono dal nostro mondo, in specie quello dei giovani, alla luce dei doni di Dio e della vocazione cui siamo chiamati, siamo consapevoli dei nostri limiti e per questo invochiamo: Con umile cuore confessiamo o Padre: l'incapacità a cogliere le sfide del mondo giovanile e la fragilità d'una fede che non osa sperare; l'affievolirsi d'una passione che non porta a cercar vie nuove e i tanti timori che fanno da ostacolo al reciproco scambio dei doni le nostre stanchezze e le omissioni e ogni altra nostra povertà. Ma con serena fiducia celebrando la potenza della tua Grazia osiamo invocare: fede matura amore per i giovani audacia apostolica rinnovata creatività ottimismo salesiano volontà di comunione paziente carità! Parte Seconda Salesiani e laici. Memoria e profezia "Quel dabben uomo sembrava che vaneggiasse per la contentezza per avere una chiesa in sua casa. Vi ringrazio, mio buon amico, della vostra carità e del vostro buon volere. Accetto queste belle offerte. Purché mi promettiate che domenica prossima io possa già venir qua con i miei ragazzi". (MO, p. 136) Capitolo Primo Salesiani (SDB) e Laici nel mondo e nella Chiesa (nn 57 - 68) Capitolo Secondo Irradiazione del carisma (nn 69 - 86) Capitolo Terzo Spirito e Missione da vivere insieme (nn 87 - 105) Capitolo primo Salesiani (sdb) e laici nel mondo e nella Chiesa 1. Chiamati dal Padre a lavorare nel suo Regno [57] "A me poi - scrive Don Bosco al suo arrivo a Valdocco - sembrava essere veramente il sito dove aveva sognato scritto: "Haec domus mea, inde gloria mea". E prosegue sottolineando la sollecitudine dell'Arcivescovo nel concedere le facoltà "di cantar messa, fare tridui, novene, esercizi spirituali, promuovere alla cresima, alla santa comunione, e di poter eziandio soddisfare al precetto pasquale a tutti quelli che avessero frequentato la nostra Istituzione" . Dall'intero racconto è facile cogliere che l'"essere Chiesa", il fare "esperienza di Chiesa" è il cuore stesso della proposta educativa di Don Bosco. L'apertura di Valdocco nel giorno di Pasqua del 1846 diventa segno della speciale congiunzione fra l'Oratorio di Don Bosco e la Comunità del Risorto. La missione salesiana è al servizio del grande progetto di comunione che ha avuto inizio nella creazione e che ha la sua pienezza nella Pasqua di Cristo. [58] Creati per vivere e costruire comunione L'uomo creato "ad immagine e somiglianza di Dio" è chiamato ad esistere in relazione, manifestando il dono della comunione trinitaria presente nel suo cuore. Questo dono è anche un impegno . La vita è vocazione a crescere nella comunione con Dio e con gli altri, a sviluppare le risorse personali e a trasformare il mondo e la natura in una casa degna della famiglia umana. Questa comunione si esprime in primo luogo nella relazione tra uomo e donna che hanno la stessa dignità e responsabilità. Si tratta di una relazione reciproca e complementare. Essa si vive soprattutto nella famiglia, soggetto fondamentale della società, comunità di persone che rende visibile e comunica il dono della comunione. [59] In accoglienza della creazione e della storia "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" . Le realtà create hanno una intrinseca bontà, una propria autonomia e consistenza. L'umanità risponde all'iniziativa di Dio, che la chiama a collaborare per la costruzione del Regno nella trasformazione del mondo mediante il lavoro la scienza e la tecnica, nello sviluppo della società attraverso la politica e l'economia, nello sforzo di giustizia e solidarietà tra i diversi popoli. Ne è segno la testimonianza di grandi uomini e donne. Questo progetto manifesta l'unità di tutti gli esseri umani che provengono dalla stessa Sorgente e hanno lo stesso Fine. Dio ama davvero il mondo e coinvolge tutti a lavorare insieme per costruirlo nell'unità e nella pace . [60] In un cammino di riconciliazione Nella storia dell'umanità il peccato distrugge l'unità originaria, frantuma i rapporti interpersonali, avvelena la relazione con la natura, cambia la verità di Dio con la menzogna, fa entrare la morte nel mondo . Tuttavia l'ultima parola non è il peccato e la morte dell'uomo, ma l'amore e la vita di Dio . Da quell'iniziale naufragio dell'umanità incomincia la lunga e non ancora conclusa storia dell'avventura umana, allo stesso tempo profana e salvifica. Frammenti di salvezza sono particolarmente evidenti nelle diverse religioni. Queste manifestano lo sforzo dell'umanità che cerca Dio; una ricerca che pure è mossa dalla grazia e che ha come sua pienezza definitiva il mistero di Cristo . Anche nelle persone di buona volontà e di retta coscienza si scorge la presenza e l'azione di Dio. Questo ci invita collaborare con loro e coi credenti delle diverse religioni alla costruzione di un mondo più umano, giusto e fraterno . 2. Convocati da Cristo per essere segni e strumenti di comunione e partecipazione [61] Cristo incarnato, realizzazione della comunione Con l'incarnazione il Figlio di Dio si inserisce nella famiglia umana; vive come un operaio del suo tempo e del suo popolo; ne assume la cultura e la religione; si fa in tutto simile a noi, fuorché‚ nel peccato . Così santifica i vincoli umani, in primo luogo quelli familiari, e dà valore e nuova dignità a tutte le realtà create che si convertono in strumenti e luogo di comunione con Dio. Gesù Cristo abbatte tutte le barriere e privilegia i poveri e gli ultimi come caratteristica qualificante della sua missione evangelizzatrice. Con la sua Pasqua viene costituito primogenito di tutta la creazione e, per mezzo di Lui, Dio ricostruisce la comunione originale fra tutte le cose, quelle della terra e quelle del cielo . [62] La Chiesa segno e strumento di comunione e di partecipazione Questa nuova realtà è anticipata nella Chiesa, che ha la missione di annunciare e costruire il Regno di Dio. La sua fondamentale vocazione è di essere unita a Cristo . Da questo legame scaturisce la comunione fra tutti , la cui intensità è resa dalle immagini bibliche del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio . E' una comunione che nasce dal Battesimo e dalla Cresima e si nutre di Eucaristia . Ma è comunione fragile: per i peccati personali o comunitari può indebolirsi fino a infrangersi. Il sacramento della Riconciliazione le dà nuovo vigore e nuova vita. [63] La Chiesa fermento del Regno nella storia umana La Chiesa, animata dallo Spirito, sa riconoscerlo e servirlo ovunque si manifesti, perché‚ ogni umana realtà incontri la salvezza. Comunione e missione sono profondamente congiunte tra loro, al punto che la comunione rappresenta la sorgente e insieme il frutto della missione . Tutti i membri della Chiesa, senza distinzione, ognuno con la propria vocazione, sono chiamati a prendere parte attiva e corresponsabile in questa missione. Tutti, con la profondità della loro fede, con la fraternità della vita comunitaria, con la ricchezza dei carismi e con il dinamismo del loro impegno, annunziano il Regno e lo rendono presente. [64] La Chiesa e la sua missione secolare La Chiesa è nel mondo e per il mondo. Ne assume i valori purificandoli ed elevandoli con la novità della Pasqua. Veramente "la chiesa ha un'autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo Incarnato, e che è realizzata in forme diverse per i suoi membri" . In questo momento di profonde trasformazioni della cultura e della società, i credenti sono chiamati a unirsi a tutti gli uomini di buona volontà, per sviluppare i semi del Regno presenti ovunque: segni dello Spirito Santo che opera nella creazione e nella storia. 3. Unità e diversità nella comune missione [65] Ricchezza dei doni dello Spirito La Chiesa riceve da Cristo Risorto lo Spirito del Padre che la rende partecipe della vita trinitaria, la unifica nella comunione e nel ministero, l'adorna con i diversi carismi e doni. Lo Spirito spinge la Chiesa ad aprirsi al mondo e alle culture per trasformarle con la forza del Vangelo e la rinnova nelle differenti fasi d'inculturazione, fino a condurla alla perfetta comunione con il suo Sposo . Per l'azione dello Spirito, la comunità ecclesiale è una comunità organica, caratterizzata dalla presenza di diverse e complementari vocazioni, carismi e ministeri . Essi sono al servizio della crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo. [66] Pluralità di ministeri Tutti nella Chiesa sono consacrati e inviati in forza del Battesimo e della Cresima. Tuttavia il ministero ordinato e la vita consacrata suppongono una forma specifica di consacrazione, in vista di una missione peculiare. I fedeli laici, per la consacrazione del Battesimo e della Cresima, sono chiamati ad essere segni del Regno nel mondo, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. L'indole secolare è l'elemento qualificante della loro esistenza cristiana . Essi vivono nel lavoro, nella famiglia, nella politica, nell'economia, nella scienza, nell'arte, nella comunicazione sociale, la comune vocazione alla santità, con un impegno di promozione umana e di evangelizzazione. Il laico cristiano è dunque un membro della Chiesa nel cuore del mondo e un membro del mondo nel cuore della Chiesa . I ministri ordinati, oltre alla consacrazione fondamentale derivante dal Battesimo, in virtù della unzione dello Spirito Santo ricevuta nel Sacramento dell'Ordine, sono "segnati" da uno speciale carattere, che li conforma a Cristo Sacerdote .( Sono stimolati dalla carità del Buon Pastore a dare la vita per il gregge e a costruire la comunione ecclesiale, che il Vescovo anima e presiede. Il ministero ordinato è al servizio del sacerdozio comune dei fedeli. Le persone consacrate, che abbracciano i consigli evangelici ricevono una nuova e peculiare consacrazione che, senza essere sacramentale, le impegna a fare propria la forma di vita di Gesù e da Lui proposta ai discepoli . La vita religiosa manifesta in modo particolarmente ricco i beni evangelici e il fine della Chiesa che è la santificazione dell'umanità . La loro vita di comunione diventa un segno per il mondo e lo orienta a credere in Cristo . [67] Reciprocità e complementarità uomo-donna in Cristo Il nuovo rapporto con Dio in Cristo provoca novità anche nella relazione profonda tra l'uomo e la donna. Tale novità è chiamata ad essere visibile particolarmente nella vocazione al matrimonio, diventando segno dell'intima unione tra Cristo e la sua Chiesa . Nell'ambito ecclesiale la reciprocità tra uomo e donna è oggi di vitale importanza. Sembra necessaria e urgente una svolta "per dare (alla donna) più spazio nell'insieme della vita sociale, nonché‚ di quella ecclesiale" . [68] Maria icona della Chiesa-Comunione Guardiamo a Maria. Ella è stata chiamata a una particolare comunione con la Trinità che l'ha voluta Madre del Verbo per donarlo al mondo. A lei guarda la Chiesa pellegrina nel tempo. A Lei ha guardato Don Bosco fin dal sogno dei nove anni; da Lei educato, divenne uomo tutto di Dio e tutto dei giovani. Capitolo secondo Irradiazione del carisma [69] "O Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, i nostri Padri ci hanno raccontato l'opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi" . Nel piano di salvezza che Dio attua mediante la Chiesa, noi Salesiani contempliamo il carisma che lo Spirito ha voluto far nascere e diffondere attraverso Don Bosco. Il Signore, con la mediazione di Maria, lo ha chiamato a prendersi cura della "gioventù povera, abbandonata, pericolante" . E lo ha voluto non da solo, ma come Padre di una grande famiglia e guida di un popolo di giovani. Per questo la "sua" storia è anche la "nostra" storia. Guardando a Don Bosco si illumina la nostra capacità di discernimento e aumenta il desiderio di dire ai laici la parola che egli rivolgeva al giovane Michele Rua: "Noi due faremo a metà". 1. Alle origini [70] Adolescenza e giovinezza di Don Bosco Don Bosco si rivela fin da ragazzo grande comunicatore e animatore, capace di coinvolgere e di creare gruppi e associazioni, facendo intelligentemente appello alle energie di tutti. A Chieri, stimato dai suoi compagni come capitano di una piccola schiera, fonda la Società dell'Allegria e, durante le vacanze, esporta il brevetto, fondando anche a Morialdo un'altra società con lo stesso nome. [71] Le esperienze a Valdocco Con uguale determinazione, il giovane prete diocesano fa lo stesso con il gruppo di collaboratori dell'Oratorio di San Francesco di Sales. Suscita condivisione e corresponsabilità da parte di ecclesiastici, laici, uomini e donne. Lo aiutano a fare catechismo, scuola, assistere in chiesa, guidare i giovani nelle preghiere, prepararli a ricevere la prima comunione e la cresima, a mantenere l'ordine, ad assistere in cortile giocando con i ragazzi, a sistemare i più bisognosi collocandoli presso qualche onesto padrone. Nel contempo, Don Bosco si prende a cuore la loro vita spirituale, con incontri personali, conferenze, la direzione spirituale e l'amministrazione dei sacramenti. [72] Nell'apostolato, i collaboratori privilegiati sono i giovani che da tempo vivono con lui e con lui condividono il servizio del prossimo nei più abbandonati. I più attaccati a Don Bosco lo eserciteranno tra i loro coetanei mediante le varie Compagnie: Immacolata Concezione, SSmo. Sacramento, San Luigi, San Giuseppe. Tutti seguono l'esempio di don Bosco; egli addita il modello di dedizione apostolica e di amorevolezza che è San Francesco di Sales, patrono principale dell'Oratorio. Tali esempi trascinano i giovani fino ad atti di vero eroismo. Con alcuni di essi nasce, il 18 dicembre 1859, la Società di San Francesco di Sales. E' una comunità religiosa che, già nei primi anni, si mostra aperta ai valori del mondo, assumendo in se stessa una dimensione secolare, che viene manifestata in maniera specifica dalla presenza di salesiani coadiutori. Questi, in particolare, aiutano a vincolare la comunità salesiana con la società civile, in specie con il mondo del lavoro. Don Bosco non manca di far tesoro anche dei consigli di Urbano Rattazzi, ministro liberale e responsabile di leggi ostili alla Chiesa, che, tuttavia, gli indica la strada politicamente corretta per fondare una nuova società religiosa, i cui membri conservino tutti i diritti civili. [73] Nelle prime stesure delle Costituzioni, Don Bosco prevede di avere dei salesiani che, vivendo nel secolo, possano appartenere alla Società Salesiana, senza la professione dei tre voti, ma procurando di mettere in pratica quella parte del Regolamento che è compatibile con la loro età e condizione. Non potendo però mantenere questo suo progetto, per le difficoltà giuridiche del tempo, il Santo fonda la Pia Unione dei Cooperatori, da lui ritenuta "importantissima", come "l'anima della Congregazione" . Il suo Regolamento è approvato il 24 giugno 1876. Nello stesso tempo, accogliendo l'iniziativa di Carlo Gastini, Don Bosco fonda l'Associazione degli Ex-Allievi, che partecipano alla missione salesiana nella società civile, mettendo a frutto l'educazione ricevuta. Ancor prima aveva costituito l'Arciconfraternita dei Devoti di Maria Ausiliatrice (oggi ADMA), eretta il 5 Aprile 1870, con Breve del Papa Pio IX. [74] La collaborazione femminile Nonostante l'atteggiamento di riservatezza e distacco dal mondo femminile, che don Bosco condivide col clero dell'epoca, egli sviluppa uno stile di delicata e semplice cordialità verso le donne, con cui viene a contatto. La loro presenza è essenziale per la vita dell'Oratorio. C'è mamma Margherita, prima cooperatrice e mamma dell'Oratorio, con cui Don Bosco condivide il governo della casa. Ci sarà più tardi la mamma di don Rua e di Michele Magone. Altre donne della società torinese collaborano con Don Bosco. Offrono il loro aiuto nelle attività domestiche, lo assistono economicamente, gli spianano le vie di accesso agli uffici governativi. Si riconosce così che per realizzare il clima di famiglia la presenza della donna è quanto mai utile. Essa offre una complementarietà di interventi che arricchisce il rapporto educativo e dà una tonalità particolare all'amorevolezza salesiana. La prospettiva, offerta a Don Bosco dalla Marchesa di Barolo di lavorare per le ragazze più povere, lo stimolerà successivamente a fare qualcosa per le giovani. Dopo l'incontro con don Pestarino e col gruppo delle giovani di Mornese, guidate da Maria Domenica Mazzarello, Don Bosco scorge la possibilità di realizzare, a beneficio delle ragazze, ciò che da tempo aveva in cuore. Egli è felice di riconoscere il Progetto di Dio, che con un unico disegno di grazia, aveva suscitato la stessa esperienza di carità apostolica nella Santa, coinvolgendola in modo singolare nella fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice . [75] Patrimonio comune C'è indubbiamente, attorno a Don Bosco, un vasto movimento di persone e di gruppi, di giovani, di uomini e donne, appartenenti alle più diverse condizioni di vita, che condividono con lui alcuni elementi che diventano riferimento autorevole: una spiritualità modellata su quella di San Francesco di Sales; una missione ben definita: la salvezza della gioventù, specialmente quella più povera e abbandonata; un progetto dinamico di educazione e di evangelizzazione: il Sistema Preventivo (Don Bosco tentò anche di scrivere un Sistema Preventivo adatto ai laici); un ambiente in cui gli apporti originali di ciascuno si fondono nella comune finalità: l'Oratorio, caratterizzato da un clima e da uno stile tipico, chiamato spirito di famiglia, dove ciascuno si sentiva accolto, valorizzato, aiutato a dare e a ricevere. Fin dall'inizio, Valdocco è "casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria" . Don Bosco va avanti, non senza tensioni, allargando le frontiere della missione per i giovani poveri ed abbandonati, con l'apertura di nuove opere dentro e fuori i confini dell'Italia. A cominciare dal 1875, organizza le spedizioni missionarie in America Latina, che si susseguono negli anni. I suoi sogni famosi sono quasi l'esplicitazione figurata del vasto universo che egli vagheggia per la sua missione: tutte le terre abitate, da Valparaiso fino a Pechino, passando per l'Africa. 2. Nella tradizione salesiana [76] In continuità Da Don Bosco fino ad oggi, l'idea del laicato e la coscienza del suo ruolo è diventata, sia pur lentamente, sempre più viva nella Chiesa e nella Congregazione. Il Concilio Vaticano II, in particolare, ha disegnato in modo nuovo il ruolo del laico nella Chiesa e nel mondo. A questo appello la Congregazione Salesiana si sforza di rispondere con un crescente coinvolgimento dei laici. [77] I Cooperatori Dai tempi di Don Bosco fino al CGS, non ci sono stati rilevanti cambiamenti nella comprensione della vocazione dei Cooperatori. Il CG19 e specialmente il CGS hanno portato una svolta radicale di mentalità. Essi non possono essere visti come semplici benefattori o esecutori. Vanno riconosciuti piuttosto come pienamente corresponsabili della missione salesiana, e indicati come figure di riferimento per i laici dell'ampio movimento salesiano. In questo senso è stato approvato il nuovo RVA nel 1986. [78] Gli Ex-allievi/e Già nel 1898, con l'intervento di Don Rua, gli exallievi hanno accolto l'invito di formare associazioni delle singole case, sul modello dell'Oratorio di Valdocco. Nel luglio del 1909, fu redatto lo Statuto di Federazione Internazionale. Tale Federazione che ebbe particolare impulso sotto il rettorato di Don Rinaldi, è divenuta Confederazione mondiale nei primi anni del rettorato di Don Ziggiotti: associazione civile, che raggruppa gli exallievi senza distinzioni etniche e religiose. Ultimamente si sono aggiunte le exallieve provenienti dai nostri ambienti riconosciute a pieno titolo nel nuovo statuto confederale. Tale statuto definisce con chiarezza l'identità dell'exallievo/a e apre nuovi orizzonti nel campo della missione salesiana. [79] Istituti secolari Nel 1917, alcune ragazze (presso l'Oratorio FMA a Torino) esprimono a Don Rinaldi il desiderio di consacrarsi a Dio, rimanendo nel secolo, col nome di Zelatrici di Maria Ausiliatrice. Più tardi si chiameranno Cooperatrici Oblate di San Giovanni Bosco e oggi Volontarie di Don Bosco (VDB). Nel 1965 l'autorità diocesana di Torino le riconobbe come Pia Associazione, e nel 1971, come Istituto Secolare di diritto diocesano. Nel 1978 sono state riconosciute come Istituto Secolare di diritto pontificio. Salesianità, secolarità, consacrazione sono i cardini della loro vocazione. Il Rettor Maggiore con il suo Consiglio le ha dichiarate appartenenti alla FS in senso stretto. Dopo il CG23 ha cominciato a svilupparsi un gruppo maschile di consacrati nel mondo denominati Volontari Con Don Bosco (CDB). [80] Altri gruppi laicali Don Bosco diede vita anche all'Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice coinvolgendola, con impegni accessibili alla maggioranza della gente semplice, nella spiritualità e nella missione della Congregazione. Recentemente è sorto un altro gruppo laicale formato solo da donne: l'Associazione Damas Salesianas. [81] Elementi comuni nella Famiglia Salesiana I gruppi appartenenti alla Famiglia Salesiana "sono partecipi di una vera parentela spirituale e di consanguineità apostolica" caratterizzata dalla condivisione dello stesso spirito salesiano e da alcune idee forza. Sono abitualmente ricordate le seguenti: - il radicamento nel mistero di Cristo e l'affidamento a Maria, - il senso della Chiesa, - l'unione con Dio e lo stile di preghiera, - la carità pastorale per la missione giovanile e popolare - un'attenta sensibilità alle interpellanze della nuova evangelizzazione, - la grazia di unità, - l'ascesi della bontà, - l'ottimismo e la gioia della speranza, - il lavoro e temperanza, - lo spirito di iniziativa . [82] Il Bollettino Salesiano Don Bosco concepì il Bollettino Salesiano come strumento di collegamento, animazione, formazione e coinvolgimento di tanti laici, che guardavano con simpatia alla sua opera. Oggi il Bollettino, che si stampa in numerose edizioni nelle diverse aree geografiche del mondo, rappresenta uno strumento di comunicazione prezioso per una più piena condivisione dello spirito salesiano e un più aggiornato coinvolgimento nella missione educativa ed evangelizzatrice del Movimento e della Famiglia Salesiana. 3. Linee emergenti [83] Coinvolgimento di forze apostoliche Pur condizionati dall'ecclesiologia del tempo, Don Bosco e i Salesiani hanno diffuso il carisma, cercando di coinvolgere, nell'educazione dei giovani, le persone più svariate. Pensando alla storia recente: - l CG19 ha guardato ai laici con prudenza accettando alcuni esterni come insegnanti e scegliendoli tra i migliori CCSS ed Ex-Allievi. Restavano ai salesiani le mansioni chiave nelle strutture educative. - Il CGS ha ripensato il cammino e la missione salesiana alla luce del Vaticano II, cercando "un'ampia unione di forze apostoliche nell'unità articolata e varia di una famiglia" . - Il CG21, ispirandosi alla Esortazione Apostolica EN, ha messo davanti alla comunità salesiana la sfida dell'evangelizzazione. La comunità viene sempre concepita come animatrice della CEP, in funzione della realizzazione del PEPS. In essa, salesiani e laici sono evangelizzati ed evangelizzatori. - Tale apertura è confermata e allargata dal CG22, nel testo definitivo delle Costituzioni . - Il rapporto SDB/Laici raggiunge una significativa maturazione nel CG23, focalizzato sull'educazione dei giovani alla fede. La comunità SDB diventa animatrice e formatrice della CEP e della FS , con il compito preciso di elaborare il Progetto Laici. [84] Laici animatori Le persone che, da Don Bosco in poi hanno partecipato alla missione salesiana, hanno avvertito il bisogno di una convergenza spirituale, nella consapevolezza di aver ricevuto e di dover condividere un dono. Di esse, un gran numero si sente impegnato ad incarnare il carisma, con Don Bosco e con i tempi. Condivide l'obiettivo dell'educazione e si prodiga a preparare i giovani ad occupare degnamente un posto nella società. Per molti, il coinvolgimento e la corresponsabilità abbracciano anche la finalità evangelizzatrice, realizzando integralmente il progetto del Sistema Preventivo. Tra questi, alcuni sono giovani che si impegnano in varie modalità di animazione a favore dei loro coetanei. E' cresciuto così, in questi ultimi anni, il Movimento Giovanile Salesiano e in particolare la nuova esperienza del Volontariato. [85] Laici amici di don Bosco Don Bosco ha sempre avuto tanti amici sparsi nel mondo e negli ambienti più vari. Col passare degli anni non sono diminuiti di numero, n‚ si è attenuato il legame col nostro Padre e Fondatore. Essi vogliono tenere vivo lo spirito di Don Bosco e assicurare l'espansione della missione salesiana. Si offrono per aiutare la Famiglia Salesiana a conoscere la situazione reale dei giovani, e per tentare di rispondere alle sfide che essi pongono. Questi amici mettono a disposizione entusiasmo, tempo, possibilità economiche e volontà di collaborazione. [86] Laici oltre le strutture Grazie all'impegno di tanti laici la missione salesiana oltrepassa l'istituzione, si diffonde al di là delle strutture e delle opere salesiane. Entra così in contatto con altre realtà ecclesiali, con la società civile, soprattutto con i giovani in situazione, dialogando con le culture e le tradizioni dei popoli. Grazie a ciò il carisma si diffonde ovunque. Capitolo terzo Spirito e missione da vivere insieme 1. Alla radice della nostra unità [87] Nel far memoria degli inizi di Valdocco abbiamo incontrato non solo il cuore pastorale di Don Bosco ma anche la sua capacità di coinvolgimento: grazie all'apporto di ecclesiastici e di laici chiesa, camere e cortili diventano realtà. Questo evento ci invita a rinnovare il cuore oratoriano e ci spinge ad una comunione più profonda con tutti quelli che, in modo strutturato o personale, vogliono portare avanti il carisma di Don Bosco. Insieme ci mettiamo umilmente e con vigilante attenzione al servizio dell'umanità, impegnandoci, con rinnovato entusiasmo a dare autenticità alla nostra vocazione, perché‚ la missione salesiana possa dare con maggior pienezza il suo contributo alla Chiesa e al mondo. [88] Lo spirito che ci è donato A questo scopo, siamo chiamati a condividere nella FS, con tutti i laici, non solo il compimento materiale del lavoro quotidiano ma, in primo luogo, lo spirito salesiano, per poter diventare corresponsabili della missione, nelle nostre opere ed al di là delle loro frontiere. Questo spirito, come già presentato dal CGS (n. 85 e ss.), è un complesso di aspetti e di valori del mondo umano e del mistero cristiano che diventano il nostro proprio stile di pensiero e di sentimento, di vita e di azione, centrato sulla carità pastorale. Don Bosco attira simpatia e suscita partecipazione di laici impegnati. Egli ci invita a fare con loro un itinerario spirituale, che, a partire dallo spirito salesiano, condiviso a diversi livelli, possa arrivare a scelte di fede e a una spiritualità vissuta e comunicata. La comunicazione di tale spirito è compito anzitutto dei consacrati: "In qualunque attività o ministero siano impegnate, le persone consacrate ricorderanno, pertanto, di dover essere innanzitutto guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno in questa prospettiva il talento più prezioso: lo spirito" . Noi siamo consapevoli che questa è una vera e propria scuola di santità. Si coglie subito la ricchezza dello spirito salesiano quando, tradotto in vita concreta, diventa spiritualità. Di essa vogliamo riconsiderare alcune caratteristiche principali . 2. Elementi della spiritualità 2.1. L'amore preferenziale per i giovani, specialmente i più poveri [89] Incontrare Dio nei giovani Condividere lo spirito e la missione salesiana vuol dire, prima di tutto, sentirsi coinvolti nella scelta dei giovani. "Noi crediamo che Dio ci sta attendendo nei giovani per offrirci la grazia dell'incontro con Lui e per disporci a servirlo in loro, riconoscendone la dignità ed educandoli alla pienezza della vita" . In questo servizio educativo, laici e salesiani fanno esperienza della dimensione contemplativa della loro fede, capace di scoprire l'azione dello Spirito nel cuore dei giovani . Partecipe del cuore di Dio, il discepolo di Don Bosco capisce meglio l'importanza e l'urgenza della propria vocazione: rendere presente ai giovani l'amore di Cristo. Spinto da questo amore, si dedica totalmente alla loro integrale educazione . Lavorare per i giovani, specialmente i più poveri, è pertanto la carta di identità della vocazione salesiana, l'elemento più coinvolgente del nostro carisma, il punto di partenza per un itinerario di maggiore e più profonda condivisione dello spirito salesiano e del Sistema Preventivo. [90] Carità pastorale Per realizzare questa vocazione, salesiani SDB e laici aprono un dialogo cordiale con tutti gli uomini di buona volontà che vogliono migliorare la situazione dei giovani, specialmente più poveri, nel mondo di oggi. Seguendo l'esempio di Don Bosco, essi scelgono per s‚ e propongono agli altri la carità come mezzo e metodo fondamentale della missione. In questo lavoro potenziano valori importanti della spiritualità salesiana come la generosità, la solidarietà, la semplicità, la gratitudine, la fedeltà, la gioia e l'ottimismo anche nell'ora della croce, esprimendo così la dimensione pasquale della vita cristiana. 2.2. Spiritualità della relazione: spirito di famiglia [91] Don Bosco uomo di relazione Il primo dono che don Bosco fa ai suoi è quello di una relazione umana serena e accogliente. La padronanza di s‚ gli permette di donarsi con straordinaria efficacia e di dare, gradualmente, alla propria relazione un contenuto pastorale e sacramentale. La qualità dell'incontro educativo sta in cima ai suoi pensieri. "Tutti quelli con cui parli diventino tuoi amici", suggerisce , ed "essere amico di don Bosco" significa tutto a Valdocco: impegno spirituale, felicità interiore, collaborazione educativa, gioia di famiglia. E' sua convinzione che lo spirito salesiano "deve animare e guidare le nostre azioni ed ogni nostro discorso". Lo dice con forza nelle lettere a don Cagliero e a don Costamagna dell'agosto 1885: "Il sistema preventivo sia proprio di noi. (...) Carità, pazienza, dolcezza (...) Ciò valga per i salesiani fra loro, fra gli allievi, ed altri, esterni od interni". "Studia di farti amare", mormora a don Rua, lasciandogli quasi un testamento ed indicandogli il segreto dell'arte del Buon Pastore. Don Bosco consegna, dunque, al termine della vita, come una convinzione profonda ed una preziosa eredità, l'intuizione raccolta nel sogno dei 9 anni. E, nel prediligere le "virtù relazionali" - come cardini del dialogo educativo e della collaborazione operativa - don Bosco si dimostra eccellente discepolo di San Francesco di Sales. [92] Un bisogno degli uomini d'oggi Oggi si lamenta una diffusa assenza di relazione e la solitudine fa più paura della morte, specie ai giovani ed agli anziani. Le scienze umane descrivono l'uomo come un essere di relazione. Già a partire dal grembo materno, egli è impastato di relazioni. Una relazione positiva lo costruisce e lo fa felice, una negativa lo deprime e lo può distruggere. In ogni caso, la relazione sta al cuore di ogni approccio educativo, di ogni sforzo di collaborazione, della serenità familiare come dell'efficacia di una comunità educativa pastorale. "Bisogna farsi fratelli degli uomini nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori, padri e maestri. Il clima del dialogo è l'amicizia, anzi il servizio" . [93] La risposta salesiana: l'amorevolezza L'ascolto dei laici e dei giovani ci fa convinti che c'è grande voglia di rapporto. E che ci sono in Congregazione numerose esperienze che fondano la speranza di poter crescere in tale direzione, esprimendo in pienezza - insieme ai laici e primariamente nei loro confronti - le ricchezze dell'amorevolezza salesiana e dello spirito di famiglia che ne deriva. Essa può rischiare di essere degradata a puro strumento tecnico, captativo e manipolatore della personalità dell'altro, sia giovane che adulto. Per questo va riempita di carità fino ad essere trasformata in espressione di autentica spiritualità relazionale. Ne è frutto e segno quella castità serena, così cara a don Bosco, che regge l'equilibrio affettivo e la fedeltà oblativa. Così rinvigorita e purificata, la relazione educativa si esprime nell'incontro personale, costruisce un ambiente formativo stimolante, incoraggia al cammino di gruppo, accompagna la maturazione vocazionale. 2.3. Impegno nella Chiesa per il mondo [94] La forza del "da mihi animas" e la Nuova Evangelizzazione Il "da mihi animas" riempie la vita di quanti si ispirano a don Bosco, segnando il rapporto con Dio, le relazioni con i fratelli, l'intervento nella storia per un personale contributo. Interessa la contemplazione non meno che l'azione, la volontà di fare il bene e l'impegno a ricercarne i mezzi necessari. Come salesiani, esprimiamo il significato della nostra esistenza nell'ardore della carità pastorale. Ai nostri giorni si percepisce una crisi culturale di notevoli proporzioni, la sfida della Nuova Evangelizzazione. Cuore della risposta è l'inculturazione del Vangelo: essa diventa un'esigenza pressante per la Chiesa. Salesiani e laici sono chiamati a prendere sempre più coscienza dell'ambito in cui devono operare: la cultura e l'educazione. [95] La sfida della cultura contemporanea Oggi si assiste a un'accresciuta sensibilità sociale, civile e politica. Essa impegna quanti si ispirano a don Bosco ad avere la sua stessa attenzione ai movimenti e ai cambi culturali. La politica del Pater noster diventa così progettazione di una società rinnovata attraverso il lavoro svolto con competenza e coscienza, l'elevazione culturale e la fede gioiosa, per fare di tutti gli uomini figli uguali dello stesso Padre. In questo compito la coscienza rinnovata del laicato riporta in primo piano la responsabilità di tutti gli uomini di buona volontà. Si impongono alcune urgenze: la famiglia come "santuario della vita", il rispetto per la dignità della persona e i suoi diritti, la diffusione di una cultura della solidarietà e della pace, la promozione umana che porta a condizioni di vita più giuste, la difesa dell'equilibrio ecologico. Va riproposto e sostenuto l'inserimento nella politica diretta, vissuto con spirito di servizio, per far crescere la giustizia e la fraternità, riportando l'attenzione sui più poveri e sugli ultimi . [96] Insieme verso un rinnovato impegno apostolico Il discernimento delle culture come realtà umana da evangelizzare esige un nuovo tipo di collaborazione fra tutti i responsabili dell'opera di evangelizzazione. Salesiani e laici cristiani sono chiamati a mettere in azione la forza ricevuta nel battesimo: la fede; ad affidarsi a Dio con atteggiamenti di certezza: la speranza; e a porre come segno distintivo dell'appartenenza a Lui la disponibilità verso tutti: la carità. Siamo impegnati a far sì che la fede annunciata, vissuta e celebrata in pienezza, arrivi a farsi cultura: i valori culturali autentici, vagliati ed assunti alla luce della fede, sono necessari per l'incarnazione nella stessa cultura del messaggio evangelico. Per adempiere questo compito la CEP "diventa esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il progetto pedagogico contribuisce ad unire in sintesi armonica il divino e l'umano, il Vangelo e la cultura, la fede e la vita" . In questo orizzonte nuovo, ispirato dalla Parola di Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa, si può portare avanti la novità evangelica che pone al centro la salvezza della persona, il servizio, l'orientamento verso il Regno. Per i Salesiani è un invito ad approfondire la loro radicalità nella "sequela Christi" e per i laici a progredire nella sintesi tra l'accoglienza del Vangelo e l'azione concreta. Il programma di vita condensato nelle beatitudini che presentano i valori del Regno e del Padre Nostro possono essere proposti anche a coloro che appartengono ad altre religioni. 2.4. Spiritualità del quotidiano e del lavoro [97] La vita ordinaria luogo di incontro con Dio Don Bosco proponeva ai suoi primi collaboratori, così come ai giovani dell'oratorio, una maniera per vivere in profondità il Vangelo, senza staccarsi dalla vita: vivere alla presenza di Dio. La vita di ogni giorno costituiva così per Don Bosco lo spazio naturale di perfezionamento di tutti gli uomini, il luogo di risposta alla vocazione umana e cristiana, e per noi Salesiani anche religiosa. L'intuizione del valore del quotidiano ci porta a valorizzare con i laici tutto il creato come dono di Dio: la vita, la natura, le cose materiali prodotte dall'uomo, i rapporti interpersonali. Solidali con il mondo e con la sua storia , condividiamo con i laici le difficoltà e le gioie provenienti dal contesto sociale in cui siamo inseriti, cercando insieme di trovare in esso i segni della volontà di Dio. [98] Il dono del lavoro e la professionalità Don Bosco insegnava ai suoi giovani di impegnare il tempo in compiti utili alla vita personale o comunitaria in forma sana, educativa e creativa. Egli stesso fu esempio di una vita tutta dedita al lavoro e volle che i suoi Salesiani si caratterizzassero per lo spirito di intraprendenza e laboriosità. Guardando a questa esperienza, vediamo in Valdocco una vera scuola del lavoro: in essa si è sviluppata una pedagogia del dovere che educa a questa forma pratica di vivere la spiritualità. Il lavoro, concepito come parte integrante del progetto di Dio su tutti gli uomini, ci porta a difendere la dignità di ogni lavoro e dell'uomo come soggetto di esso. Questa consapevolezza valorizza lo sforzo congiunto e individuale dei Salesiani e dei laici per educare i giovani. Da noi, e secondo le caratteristiche della nostra vocazione specifica, si esige professionalità, cioè la maggior perfezione possibile nel proprio lavoro. Ciò comporta di assumere volonterosamente la fatica, l'impegno costante e la formazione permanente richiesta. La disciplina e il senso del dovere diventano per noi cammino di ascesi, misura concreta della nostra maturazione spirituale. 2.5. Il Sistema Preventivo: in permanente ascolto di Dio e dell'uomo [99] Un approccio pedagogico continuamente rinnovato Siamo convinti che il principale apporto al cambiamento del mondo per l'avvento del Regno è l'impegno per l'educazione. "Non c'è dubbio, come afferma Giovanni Paolo II, che il fatto culturale primo e fondamentale è l'uomo spiritualmente maturo, cioè l'uomo pienamente educato, l'uomo capace di educare se stesso e di educare gli altri" . Il contributo originale che possiamo offrire alla causa dell'educazione si chiama Sistema Preventivo. Esso mostra la sua permanente vitalità nel saper rispondere alle sfide più diverse. Nelle molteplici situazioni in cui si trova ad operare, esso abbisogna di continua ricomprensione. Questa urgenza intendeva indicare don Egidio Viganò, quando parlava di nuovo sistema preventivo. Elemento essenziale di tale novità è la condivisione tra salesiani SDB, laici adulti e giovani di una prassi educativa pastorale sempre in dialogo con le acquisizioni delle scienze e con i diversi contesti in cui operiamo. [100] Elementi centrali del Sistema Preventivo Per garantire fedeltà e fecondità occorre riconsiderare le intuizioni originali di Don Bosco. Egli è convinto che "questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, religione e sopra l'amorevolezza" . Siamo chiamati a guardare, in modo nuovo, ai tre fondamenti da lui indicati. a) Ragione Nel pensiero di Don Bosco ragione è sinonimo di ragionevalezza e persuasione, viste in opposizione a costrizione e imposizione. Essa aiuta a valutare tutte le cose con senso critico e a scoprire il valore autentico delle realtà terrene, rispettandone l'autonomia e la dignità secolare. Abilita a scoprire e condividere il grande sforzo dell'uomo, nell'incessante e faticoso processo di personalizzazione e di socializzazione. Più a fatti che a parole Don Bosco ci ha mostrato che, alla radice del suo sistema educativo, c'è un solido umanesimo ed un genuino apprezzamento delle realtà creaturali. Ciò fa del SP un sistema aperto, ricco di speranza nell'uomo, capace di fare i conti con le diverse situazioni culturali. Comporta perciò un'attenzione particolare ai contesti, una previa lettura della situazione dei giovani e una articolazione degli interventi educativi attraverso la elaborazione del PEPS. Si potrà così tracciare un cammino educativo equilibrato, evitando gli opposti rischi del "minimalismo" che ha paura di proporre, o del "massimalismo" che brucia le tappe ed impone pesi insopportabili. b) Religione La religione, intesa come fede accolta e corrisposta, rappresenta il punto di incrocio fra il Mistero di Dio e il mistero dell'uomo, legato alla fragilità della sua storia e della sua cultura, ma anche sollecitato dalla sicura chiamata di Dio. La coscienza di una tale realtà ci invita ad imitare la pazienza di Dio, incontrando giovani e laici "al punto in cui si trova la loro libertà" . Se da una parte dobbiamo riconoscere che la terra di missione si è estesa ad ogni parte del mondo, dall'altra dobbiamo essere pronti ad imboccare cammini di educazione alla fede mirati e graduali. Nei contesti cristiani è ancora possibile realizzare il SP con una certa pienezza ed aiutare fedeli laici adulti e giovani a scoprire il Volto di Gesù. L'ascolto e l'annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e specialmente dell'Eucaristia e delle Penitenza, l'impegno della carità e della testimonianza, la felicità di vivere sotto lo sguardo di un Padre amoroso sono ancora mete educative possibili e da proporre senza troppe timidezze, all'interno di un atteggiamento serenamente ecumenico . Nei contesti secolarizzati, dove la cultura sembra muta ed incapace di parlare del Padre di Gesù Cristo, occorrerà educare le invocazioni di trascendenza e le grandi domande di senso poste dalla vita e dalla morte, dal dolore e dall'amore, senza nascondere il raggio di luce che a noi viene dalla nostra fede . Nei contesti delle grandi religioni monoteistiche e di quelle tradizionali, il primo dialogo educativo sarà coi laici più vicini per riconoscere insieme a loro la grazia presente in esse, incoraggiare il desiderio di preghiera e valorizzare i frammenti di Vangelo e di sapienza educativa presenti nella cultura, nella vita, nella esperienza dei giovani . Spesso ci troviamo ad operare con giovani e laici, con uomini e donne di buona volontà che non manifestano una esplicita appartenenza religiosa. Allora il SP ci muove a ricercare ed accogliere la scintilla di verità deposta nel cuore d'ognuno, a promuovere quel "dialogo di vita" - specie "nella sollecitudine per la vita umana" e nella "promozione della dignità della donna"- "che prepara la via ad una condivisione più profonda" . c) Amorevolezza Essa si esprime come accoglienza incondizionata, rapporto costruttivo e propositivo, condivisione di gioie e di dolori, capacità di tradurre in "segni" l'amore educativo. Oltre che invitare il singolo educatore ad una presenza cordiale e fedele tra i giovani, impegna la comunità a creare un autentico spirito di famiglia. Esprime anche quella carità pastorale che promuove nuova cultura educativa "offrendo uno specifico contributo alle iniziative degli altri educatori ed educatrici" . Insieme ai laici, che si ispirano a don Bosco, abbiamo un dovere esplicito di cercare le vie e i modi migliori per trapiantare la genialità di don Bosco nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della politica, della vita sociale. Essa potrà allora dare vita a quella nuova educazione, che apre la strada alla nuova evangelizzazione. Con speciale attenzione occorrerà studiare strategie per consegnare il sistema preventivo alle famiglie, aiutandole a illuminare le aspirazioni e i problemi di oggi, a creare un ambiente di allegria, dialogo e solidarietà, trasformandole così in autentiche "chiese domestiche". 3. Una pedagogia per vivere insieme spirito e missione di Don Bosco [101] Formarci insieme Realizzare la comunione e la condivisione dello spirito e della missione di don Bosco comporta per noi, salesiani SDB e laici, pur nel rispetto delle norme della Chiesa , un rinnovamento nei processi formativi. E' necessario un cambiamento di mentalità: crescere insieme, formarci insieme. Don Bosco raccomandava ai laici cooperatori: "Bisogna unirci tra noi e tutti con la Congregazione. Uniamoci dunque con il mirare allo stesso fine e con l'usare gli stessi mezzi per conseguirlo. Uniamoci dunque come una sola famiglia con i vincoli della fraterna carità" . Crediamo che da questa novità di metodo dipenda gran parte del frutto che ci ripromettiamo. [102] Pedagogia del cuore oratoriano e della missione Il primo passo per noi salesiani SDB e laici è quello di conoscerci apprezzandoci sia in quello che abbiamo in comune come nelle nostre differenze. Il punto di incontro è la condivisione del cuore oratoriano e dello stile del Buon Pastore. Esso è fonte profonda di unità per tutti i chiamati a lavorare con don Bosco. Lo spirito salesiano, vissuto con sensibilità e accentuazioni diverse, va comunque a tutti illustrato nei suoi elementi essenziali. Ma la riflessione teorica non basta. Con Don Bosco crediamo che il comune lavoro ci offre le migliori opportunità metodologiche per formarci insieme. Nel condividere la missione ogni persona, ogni CEP e ogni gruppo salesiano fa esperienza concreta del Sistema Preventivo, acquistando la capacità di imparare dalla vita . [103] Condividiamo un itinerario di formazione L'impegno nella formazione condivisa si deve fare cammino aperto a tutti, adatto al passo di ogni persona e rispettoso delle ricchezze di ogni vocazione. Bisogna anche determinare progressivamente itinerari particolari, programmati insieme. Questi si presentano come determinazioni più dettagliate di esperienze, contenuti e traguardi, a seconda delle situazioni particolari . Consideriamo importante coltivare in tali itinerari alcuni atteggiamenti: - una attenta presa di coscienza dei nostri comportamenti relazionali e comunicativi, - la pazienza dell'ascolto e la disponibilità a fare spazio all'altro, - la scelta di dare fiducia e speranza, - la disponibilità ad entrare nella logica dello scambio dei doni, - la prontezza a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà, - l'assunzione della quotidiana disciplina che valorizza l'essere insieme, - la prontezza alla riconciliazione. In questo camminare insieme promoviamo anche delle metodologie che aiutano a crescere nella spiritualità e nella prassi salesiana: - la Parola di Dio messa al centro della propria esistenza , - l'esperienza della vita quotidiana come spazio concreto dell'incontro con Dio , - la conoscenza e la pratica del SP in tutte le sue componenti, - l'assimilazione dei valori salesiani attraverso il metodo della esperienza con i suoi diversi momenti: vivere, riflettere, comunicare e celebrare . [104] Santità condivisa Il 22 aprile 1996 si chiude a Torino, con grande gioia di tutti, il primo passo nel cammino di riconoscimento della santità di Mamma Margherita. Questo fatto ci fa pensare alla santità vissuta a Valdocco sotto un profilo particolare. Alcuni di quelli che hanno condiviso la vita della prima comunità salesiana, sono stati riconosciuti dalla Chiesa come testimoni di santità. Ciò attesta che a Valdocco si respirava un clima particolare: la santità era costruita insieme, condivisa, reciprocamente comunicata, tanto che non si può spiegare la santità degli uni senza quella degli altri. Il traguardo di una formazione realizzata insieme che don Bosco, la Chiesa e soprattutto i giovani d'oggi aspettano da noi salesiani e laici, è il dono della nostra santità, personale, ma anche della CEP e della FS: una santità condivisa . [105] Memoria Con gioia abbiamo fatto memoria della ricca tradizione, dalle origini ad oggi, dono dello Spirito per la nostra missione. Memoria: per celebrare le meraviglie del Signore per conservare con Maria nella mente e nel cuore per ridire il "da mihi animas" nei cammini del tempo per condividere con i laici il cuore oratoriano per irradiare il carisma oltre ogni frontiera per sostenere ovunque la speranza dei giovani per ritornare a Valdocco e di lì ripartire. Parte terza Verso il futuro Corsi tosto dai miei giovani; li raccolsi intorno a me e ad alta voce mi posi a gridare: Coraggio, figli miei, abbiamo un oratorio più stabile del passato; avremo chiesa, sacrestia, camere per le scuole, sito per la ricreazione. Domenica, domenica, andremo nel novello oratorio che è colà in casa Pinardi. E additava il luogo. (MO, p. 136) Capitolo Primo Aree di impegno (nn 106 - 148) Capitolo Secondo Comunità educativa pastorale (nn 149 - 179) Capitolo Terzo Situazioni particolari di novità (nn 180 - 186) Capitolo Primo Aree di impegno 0. Introduzione [106] Il CG24 offre all'impegno degli SDB nuove prospettive per vivere la missione oggi. Desidera suscitare convinzioni profonde e promuovere comportamenti rinnovati. A tale scopo ritiene suo dovere cogliere i segni dei tempi nelle attuali strategie di evangelizzazione e di educazione. Dopo aver considerato la realtà socioculturale del mondo sempre più secolarizzato e colpito dalle molteplici forme di povertà giovanile, l'ecclesiologia conciliare di comunione e la comune responsabilità alla missione della Chiesa, la crescita di stima per lo spirito di don Bosco e l'impegno a viverlo nel mondo da parte di laici sempre più numerosi, il CG24 intende: - fissare l'attenzione sul nuovo rapporto SDB laici, quindi sulla conseguente esigenza di un cambio di mentalità e di stile di vita, in un cammino di santità e di impegno comune; - impegnare le comunità locali e ispettoriali a realizzare questo nuovo rapporto nell'interazione con i vari gruppi di laici, particolarmente con i membri della FS, della quale gli SDB sono e devono sentirsi parte integrante ; - indicare gli Ispettori e i Direttori come principali responsabili di tale impegno in seno alle loro comunità; - rendere partecipi di questo progetto gli altri membri della FS, in particolare le FMA e i CCSS, sollecitandoli a condividere la comune responsabilità carismatica; - privilegiare la CEP come luogo di vita e di azione, convocandola e strutturandola intorno ad un PEPS condiviso; - promuovere il Movimento Salesiano, nel quale sono coinvolti i giovani (MGS), gli animatori, i volontari, le famiglie, i collaboratori, gli amici di Don Bosco; - indicare i prossimi sei anni come il tempo per l'attuazione degli impegni operativi qui formulati, affidando alle Ispettorie il compito di studiarne l'applicazione secondo le diverse situazioni locali; - suscitare e coordinare lo scambio di idee e di esperienze ai livelli locale, ispettoriale e mondiale. Concretamente, il nuovo rapporto SDB-Laici si realizza attraverso processi e strategie tra loro interdipendenti: - Il COINVOLGIMENTO convinto e sincero tra i SDB e Laici, - che matura nella CORRESPONSABILITA' concreta ed effettiva, - con la necessaria COMUNICAZIONE, reciproca e trasparente, - qualificati da un'adeguata FORMAZIONE mutua e complementare. 1. Allargare il coinvolgimento [107] Fin dall'inizio della sua attività apostolica don Bosco ha coinvolto nella missione molti laici nella prospettiva di una condivisione talmente stretta da pensare ad una Congregazione di religiosi con voti e vita comune (Salesiani) e di laici (Salesiani esterni) legati dall'unica missione a servizio dei giovani secondo le loro possibilità. Oggi il coinvolgimento dei laici nella missione educativo-pastorale di don Bosco è un dato di fatto, anche se il più delle volte si tratta di una presenza prevalentemente professionale od occasionale che dovrebbe maturare in una scelta cosciente. E' urgente allargare e qualificare il coinvolgimento dei laici disponibili a entrare a fare parte di quel vasto movimento di persone che lavorano per la salvezza dei giovani, dentro e fuori le strutture salesiane, nella Chiesa e nelle istituzioni civili . 1.1. Obiettivo [108] Passare da una semplice accettazione dei laici ad una effettiva valorizzazione del loro apporto peculiare nell'educazione e nella pastorale. 1.2. Orientamenti [109] Responsabilità nel coinvolgimento L'impegno ad allargare il coinvolgimento è di tutti coloro che di fatto, a diverso titolo e livello, già condividono lo spirito e la missione di don Bosco. Una responsabilità tutta speciale tocca agli SDB, in ragione della loro identità e del compito che il Fondatore ha loro affidato di essere animatori del Movimento che da lui trae origine. [110] Testimonianza comunitaria La volontà di apertura e di coinvolgimento della comunità SDB si esprime anzitutto attraverso la testimonianza comunitaria di spiritualità salesiana e la capacità di accoglienza, di accompagnamento e formazione nei confronti di tutti coloro che intendono vivere lo spirito e la missione di don Bosco. [111] Verso una maggiore condivisione Particolare attenzione va data ai laici collaboratori, ai membri della FS, soprattutto ai CCSS, a quelli del Movimento Salesiano, come pure ai genitori e alle famiglie dei giovani. Va favorita la condivisione degli ideali educativi attraverso l'esperienza diretta di responsabilità nella CEP e attraverso piani organici di formazione permanente. [112] I giovani Oltre che destinatari, i giovani sono soggetti attivi e protagonisti nella misura in cui crescono nella condivisione della nostra missione. Oggi si aprono loro nuovi campi di coinvolgimento, quali l'animazione dei gruppi giovanili e il volontariato. [113] Laici di altre religioni e non credenti Anche i laici di altre religioni, i non praticanti e i non credenti, meritano la nostra sollecitudine. Partendo dalla loro disponibilità al coinvolgimento, essi sono chiamati a crescere nella condivisione valida anche se parziale, dei nostri obiettivi educativi e sociali. Tale condivisione va promossa anche con tutti coloro che lavorano per il bene della gioventù. [114] Attenzione alle forme di comunicazione Per il coinvolgimento ha notevole importanza curare l'immagine presso l'opinione pubblica e diffondere i motivi e i valori della missione, non soltanto con adeguata informazione, ma soprattutto attraverso modi concreti e significativi di presenza sul territorio. 1.3. Impegni operativi A livello locale [115] La comunità locale preveda un programma di coinvolgimento con tempi e modalità concrete di attuazione, adatte alle diverse situazioni e presenze: a. promuova insieme ai laici la conoscenza dei tratti caratteristici dello spirito salesiano e dei contenuti tipici della laicità, attraverso lo studio, il confronto e l'esperienza concreta di partecipazione a momenti significativi di vita in comune: giornate di formazione, incontri di fraternità, condivisione della mensa, celebrazioni e feste, momenti di preghiera e di reciproco ascolto; b. valorizzi l'apporto insostituibile dei genitori e delle famiglie dei giovani in modo continuativo ed effettivo anche favorendo la costituzione di comitati ed associazioni che possano garantire ed arricchire con la loro partecipazione la missione educativa di don Bosco; c. curi la significatività nel territorio e nella Chiesa locale, con adeguate modalità di informazione, con esperienze di partecipazione sistematica od occasionale, con altre persone e gruppi che condividono con noi l'impegno di formazione dei giovani specialmente poveri. A livello ispettoriale [116] A livello ispettoriale L'Ispettore con il suo Consiglio: a. solleciti la conoscenza e il contatto con i laici che vivono e operano con lo spirito di Don Bosco al di fuori delle nostre strutture; b. programmi con loro alcuni momenti di scambio, incoraggiando l'impegno di servizio a favore della gioventù; c. studi, in accordo con i relativi organismi delle FMA e dei CCSS, le possibilità e i modi più consoni a favorire il coinvolgimento dei laici nella comune missione. 2. Promuovere la corresponsabilità [117] Il coinvolgimento pieno e responsabile dei laici nella missione della Chiesa e della Congregazione fa crescere la corresponsabilità. Ciò significa rispettare i compiti che corrispondono alla vocazione laicale e aiutare ciascuno a sentirsi impegnato nel lavoro educativo e pastorale. Non bastano solo fatti o situazioni nei quali si coinvolgono i laici, ma occorre una presa di coscienza da parte degli SDB circa la necessità di promuovere la corresponsabilità. Si tratta di creare o d'intensificare un rapporto nuovo tra gli SDB e i Laici, rispettoso dell'identità e della funzione propria di ognuno, senza confusione di ruoli. La corresponsabilità, che si esprime nel dialogo, nel lavoro d'équipe, nell'organizzazione di strutture e organismi adeguati e nella ricerca di risorse economiche, è da promuovere a tutti i livelli. Essa si manifesta soprattutto nella CEP e nei suoi organismi di governo e di animazione. 2.1. Obiettivo [118] Promuovere esperienze, attitudini, processi operativi e strutture di corresponsabilità che favoriscano la comunione e la condivisione nello spirito e nella missione di don Bosco. 2.2. Orientamenti [119] La CEP e il PEPS Luogo proprio ed efficace di esercizio della corresponsabilità dei laici nell'unica missione che si rifà a don Bosco è la CEP, nella quale SDB e Laici insieme fanno esperienza di comunione e condivisione, elaborando, attuando e verificando il PEPS. [120] Itinerario di partecipazione attiva L'esercizio della corresponsabilità è un processo di tutta la CEP che mette al centro i giovani e le loro necessità. Tutti i suoi componenti percorrono un cammino di discernimento, partecipando attivamente alla ricerca di soluzioni, nell'ottica del progetto educativo-pastorale. [121] Punti forza A tal fine è indispensabile promuovere: a. il dialogo sereno e progressivo sui contenuti e le motivazioni del lavoro educativo-pastorale, favorendo momenti di fraternità e di convivenza tra SDB e Laici; b. il lavoro in gruppo, progettando obiettivi, tempi e modalità concrete di comunicazione e di confronto, che prevedano anche l'analisi dei bilanci economici preventivi e consuntivi; c. la necessaria integrazione tra le esigenze dell'attività educativa e pastorale e quelle della vita familiare, sociale e politica, soprattutto dei laici, utilizzando al meglio tutte le forme di gestione collegiale già prescritte dalle istituzioni o dal diritto proprio; d. la chiara attribuzione dei ruoli e delle funzioni dei salesiani SDB e dei laici, secondo le disponibilità di tempo, le diverse vocazioni, le competenze professionali e i livelli di maturazione spirituale, con particolare attenzione ai laici più giovani e ai membri della FS . [122] Volontariato Una forma significativa di corresponsabilità per i laici, soprattutto giovani, è il volontariato. Il servizio educativo svolto per un determinato periodo e a tempo pieno, inseriti in una comunità SDB o in una comunità di volontari, nell'ispettoria di origine, in altre ispettorie o in terra di missione, rappresenta un'esperienza molto significativa per i laici che condividono il progetto di Don Bosco. 2.3. Impegni operativi A livello locale [123] La comunità SDB: a. valorizzi, come strumenti di formazione alla corresponsabilità, le strutture interne della Comunità SDB: il consiglio della comunità, il giorno della comunità, l'assemblea dei confratelli; b. consolidi la CEP: faccia in modo che tutti i membri che la compongono abbiano parte attiva nell'elaborazione, attuazione e valutazione del PEPS; garantisca il funzionamento degli organi collegiali di partecipazione (consigli, équipes direttive e di coordinamento, organismi amministrativi e finanziari); renda i laici partecipi nei compiti decisionali (prospettive pedagogiche e pastorali, nuovi campi di missione, implicanze economiche, costruzioni e ristrutturazioni); favorisca, secondo le circostanze, l'assunzione di responsabilità direttive da parte di laici competenti; c. curi l'apertura alle iniziative educativo-pastorali promosse dai gruppi laicali della FS e, per quanto possibile, presti loro l'aiuto necessario. [124] Per quanto riguarda il volontariato, la comunità locale: - sia aperta ad accogliere quanti chiedono di far esperienza di volontariato sia in patria che all'estero; - segua i volontari che prestano servizio nell'opera, curandone la formazione, rendendoli partecipi della vita di comunità e guidandoli nell'esercizio delle responsabilità educative. Per quelli che rientrano dall'estero: - li accompagni nell'acquisizione di un giusto equilibrio psicologico-affettivo, attraverso una fraterna accoglienza nell'ambiente familiare, ecclesiale e sociale; - tenga conto dell'aspetto economico, aiutandoli ad inserirsi nel mondo del lavoro e favorendo possibilmente quegli impegni che sono in sintonia con la loro scelta di vita. A tutti i volontari: - faccia la proposta vocazionale concreta di adesione a uno dei gruppi della Famiglia Salesiana (SDB, CC.SS, FMA, VDB, CDB...). A livello ispettoriale [125] L'Ispettore con il suo Consiglio: - solleciti incontri e riunioni con i responsabili salesiani e laici dei diversi settori di attività per programmare e valutare insieme il cammino dell'azione educativo-pastorale; - stabilisca il quadro generale delle norme e dei criteri per il buon andamento delle attività e del rapporto SDB-laici e delle iniziative da loro promosse; - studi e, se necessario, promuova la realizzazione di progetti insieme con i gruppi della FS o altri gruppi laicali. Per questo susciti la costituzione e favorisca il buon funzionamento della Consulta locale della FS, dentro la quale e in forma condivisa, si studieranno le necessità dei giovani del territorio e si elaboreranno progetti comuni; - sperimenti, dove è possibile e conveniente, diverse forme di gestione, per. es. affidando alcune opere salesiane alla guida dei laici, sempre fatta salva la significatività salesiana di esse. [126] Per quanto riguarda il volontariato: - aiuti i confratelli e le comunità a riconoscerne l'importanza per la missione salesiana; - rediga e metta in opera un piano ispettoriale che secondo gli orientamenti del documento "Volontariato e Missione Salesiana" contenga una proposta articolata, da inserirsi nel progetto educativo- pastorale, sia per la preparazione dei volontari, sia per l'accompagnamento durante il loro servizio, sia per l'accoglienza e la valorizzazione al loro rientro; - tenendo conto dei problemi relativi alla cessazione del servizio e in particolare del rientro di coloro che sono stati all'estero: * favorisca incontri periodici tra loro e con altri giovani e adulti, per la diffusione della cultura del volontariato; * i aiuti a fare una rilettura critica della loro esperienza e una riprogettazione della loro vita alla luce delle novità che ritrovano in se stessi e nel nuovo ambiente che li accoglie; * favorisca i contatti con la comunità presso cui i volontari hanno prestato il servizio, perché‚ sia assicurata la continuità dell'esperienza. A livello mondiale [127] Il Rettor Maggiore con il suo Consiglio: a. promuova il buon funzionamento degli organismi mondiali di animazione e di coordinamento tra i diversi gruppi della FS, tenendo conto della loro autonomia e della comune missione, in ordine alla corresponsabilità; b. verifichi, insieme agli altri membri della FS, l'opportunità di promuovere la Consulta mondiale della FS; c. faccia conoscere iniziative ed esperienze di collaborazione tra SDB e laici. 3. Valorizzare la comunicazione [128] L'allargamento del coinvolgimento e la promozione di corresponsabilità domandano capacità e valorizzazione della comunicazione, sia nelle comunità SDB, sia nelle relazioni SDB-Laici; c'è grande desiderio e attesa per l'attuazione di rapporti capaci di coinvolgere la vita e l'esperienza delle persone, dei gruppi e delle comunità. Valorizzare la comunicazione richiede di prendere coscienza della nuova situazione culturale in cui ci si trova: si assiste, infatti, ad un'invasione massiccia di messaggi e di mezzi che creano mentalità e condizionano comportamenti. La comunicazione è indispensabile alla missione, e nello stile salesiano richiede presenza e dedizione apostolica negli educatori, impegno a coltivare rapporti vitali con le persone e i gruppi che condividono con noi la missione educativo-pastorale di don Bosco. 3.1. Obiettivo [129] Valorizzare la comunicazione in tutte le sue forme ed espressioni: comunicazione interpersonale e di gruppo, produzione di messaggi, uso critico ed educativo dei mezzi della comunicazione sociale. 3.2. Orientamenti [130] Comunicazione interpersonale e tra gruppi La cura della qualità e della crescita della comunicazione, interna ed esterna alla Comunità SDB, sviluppa atteggiamenti e capacità di ascolto, apertura, duttilità ed empatia per saper stare con i giovani come educatori e comunicatori della fede. La comunicazione all'interno della CEP, della FS e di altri gruppi diventa un'efficace opportunità per maturare insieme nella capacità di rapporto e di condivisione per vivere i valori del Sistema Preventivo. [131] Evangelizzare ed educare è comunicare La fede cristiana è per sua natura comunicativa: è ascolto e risposta alla Parola, tramite la mediazione dei linguaggi umani. L'inculturazione del Vangelo e l'evangelizzazione delle culture esigono uno sforzo per entrare in comunicazione con i valori del tempo e dei luoghi. L'educazione per sua natura è relazione, comunicazione. Il sistema preventivo, facendo appello alle risorse dell'intelligen